Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Il piacere è un fenomeno elementare delta vita che per se stesso non si può definire. Esso è una sensazione, e gli elementi essenziali che lo costituiscono sono quindi l'impressione di un agente qualunque esterno o interno sopra un punto sensibile del nostro corpo, la modificazione particolare risentita dal centro nervoso e la coscienza della sensazione. Il fenomeno succede quindi nei dominii del sistema nervoso; e come qualunque sensazione, può avere la prima origine nei nervi afferenti e nel centro cerebro-spinale. Talvolta il piacere sorge direttamente in un nervo sensorio modificato in modo particolare, e i centri nervosi non partecipano all'azione che avendone la coscienza. - Altre volte, invece, sono i nervi che trasmettono al cervello un'impressione che, modificata in più modi, produce un piacere; oppure è lo stesso centro che, elaborando antichi materiali raccolti dai sensi, origina sensazioni piacevoli. In questi due casi il piacere si produce nel cervello stesso e può irradiarsi ai nervi periferici a scaricarsi di una soverchia tensione o ad esprimere la sua particolare fisonomia. Il carattere, per cui la sensazione del piacere differisce da qualunque altra, ci è sconosciuto; e deve consistere certamente in un mutamento particolare del sistema nervoso, che sfugge ai nostri sensi. - Questa modificazione specifica può formare l'elemento di un'unica sensazione o può associarsi a moltissimi altri mutamenti particolari, per cui ne vengono altrettanti piaceri, gli uni diversi dagli altri, ma che pur tutti si accordano per un carattere che è loro comune. Il piacere è quasi sempre una sensazione esagerata, una manifestazione di esuberanza di forza locale o generale. Il suo godimento esige un consumo di energia, ed esso presenta, come tutti gli altri fenomeni della vita, una parabola. Il piacere cresce fino ad un punto massimo e poi decresce per scomparire affatto. Tanto più breve è la linea che congiunge questi diversi stadii, tanto più intenso è il piacere, e viceversa. Alcuni piaceri hanno linee tanto estese di aumento e di decrescimento, che il dispendio di forza che si consuma per goderli si distribuisce sopra un corso indefinito di tempo; e la sensazione, arrivata al punto massimo di decrescimento, può risalire sùbito per formare una nuova parabola. In questi casi la linea tracciata dalla sensazione può sembrar quasi retta, come avviene di un arco di cerchio amplissimo. Un'osservazione microscopica diligente mostra però come questa linea, retta in apparenza, presenti a lunghi intervalli degli avvallamenti e delle cime, che stanno ad indicare le ondulazioni dei gradi del piacere. In ogni modo ogni classe di piaceri ha la sua data somma di energie, la quale non si può aumentare che a scapito dei materiali serbati ad altre gioie. I labili delirii dei sensi consumano con voracissima fiamma il combustibile destinato a mantener sempre vive le calme gioie dell'intelletto; e la mente avida di aspirare ai piaceri sublimi, che non si trovano se non ad una certa altezza, si innalza sulle ceneri del sentimento e dei sensi. Qui, come in molti altri casi, l'intensità equivale all'estensione. In generale il piacere presenta sempre la ragione in se stesso e accompagna la soddisfazione di un bisogno. Quando esso non ha un fine diretto, contribuisce ad abbellire la vita e quindi concorre al fine supremo di far amare l'esistenza e di difenderia da potenze avverse. Quando invece il piacere è causa o effetto di un male, noi ci troviamo in condizioni patologiche. Nel primo caso l'uomo, essendo libero, usa di un bene, del quale può fino ad un certo punto disporre, e quindi presenta un fenomeno di patologia morale. Nel secondo caso, invece, una lesione organica dei centri sensorii o dei nervi periferici inverte l'ordine delle cose e fa sorgere un piacere dalla presenza di male. Ecco quindi stabilite due classi di piacere, cioè i fisiologici e i patologici. I primi sono conformi alle leggi ordinarie dell'organismo, e quindi anzichè offenderlo, tendono a preservarlo e migliorarlo; mentre i secondi costituiscono sempre una deformità o una malattia. Questa distinzione ci sarà resa più chiara dai casi particolari. I piaceri non esistono per sè, ma sono stati d'animo e di corpo delicati e misteriosi, che noi non conosciamo che a mezzo della nostra coscienza; essi sussistono isolati, ma formano dei momenti o dei fenomeni semplici della vita, e per poterli studiare è opportuno dividerli in varie classi, prendendo per base della classificazione le fonti dalle quali essi provengono.
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