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I miei amici di Villa Castelli

Autore: Ciarlantini, Franco - Editore: Fr. Bemporad & F.°- Editori - Anno: 1929 - Categoria: paraletteratura - ragazzi

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IL LUPO E LA CAPRA Un Lupo e una Capra pensarono di fare tutto in società. Il primo anno decisero di seminare del grano. Giunto il momento dei raccolto la Capra, per andar d'accordo, domandò al Lupo se volesse il mucchio dei chicchi o quello della paglia. Il Lupo che si stimava furbo, disse pronto: - Il mucchio più grosso - E la Capra rideva mentre mangiava il buon grano. E il Lupo si strozzava a buttar giù la paglia. L'anno dopo i due amici decisero di seminare le rape. Questa volta il Lupo arrivato al raccolto, credendo di essere furbo, decise di prendere tutto il bel verde del campo. E la Capra ebbe tutte le belle rape bianche. Anche questa volta il Lupo si pentì di essersi sbagliato nella scelta. La Capra al terzo anno domandò al Lupo: - C'è un bel raccolto di cavoli. Quale parte volete? Quella di sopra o quella di sotto?- Il Lupo che aveva, sbagliato prima nel chiedere il disopra delle rape disse svelto: - Questa volta voglio la parte di sotto.- Figuratevi l'allegria della Capra nel mangiare la bella foglia e l'umiliazione del Lupo nel mangiare le stoppose radici dei cavoli! Tanta fu la sua rabbia, che non volle più, stare in società con la Capra.

LO STAGNO Come fa caldo! Nelle case sono rimasti appena i bambini lattanti con chi li accudisce. Tutti sono nei campi, e nelle ore dei solleone si riposano all'ombra degli alberi folti. Mario e Sèrafo però oggi non son restati con gli altri ma sono andati allo stagno seguiti da «Moschino ». Quanti ronzii intorno all'acqua morta! Le libellule non si stancano di oscillare nell'aria con le loro ali d'argento e poi di scendere fino allo specchio d'acqua. Mario e Sèrafo per la gran calura provano una tentazione: Se scendessero nell'acqua, par così bassa; e giocassero un po' a chi sa farne schizzare di più addosso al compagno? Già han rimboccato i calzoni, già stanno per discendere fra le canne e le foglie grasse galleggianti. «Moschino» intanto guarda i due fanciulli come li interrogasse: forse s'accorge che stan per commettere qualche malefatta. Ma a Sèrafo viene in mente un'idea biricchina; se facesse fare il bagno prima a «Moschino»? Non ci pensa due volte, prende la bestia a mezza vita e la butta nell'acqua. Per fortuna «Moschino » si divincola e Sèrafo non può gettarlo lontano dalla riva. Ecco che la povera bestia si mette a guaire lamentosamente, a zampettare con furia senza poter muoversi dal posto ov'è caduto, anzi, a mano a mano si dimena per salvarsi, affonda adagio adagio nel fango. Ora sì, Sèrafo e Mario han paura: «Moschino» è perduto, «Moschino » sta per morire. Sèrafo capisce il pericolo, capisce che guai a non far presto: la bestiola affonda nello stagno! Si leva in fretta la sottoveste, e tenedo un capo nella mano cerca di lanciare l'altro capo a «Moschino » perchè lo addenti. «Moschino » ha già capito e asseconda Sèrafo. Ecco; i due fanciulli tirano il cane a riva e «Moschino » tutto sporco di fango, ma salvo, si agroppa con forza e fa festa a chi lo ha salvato. Esso non sa che i due bambini, che ora s'allontanano allegri e contenti, dovrebbero ringraziar lui. Se avessero ceduto alla tentazione, povere le loro mamme!

FRANCO CIARLANTINI