I miei amici di Villa Castelli
Autore: Ciarlantini, Franco - Editore: Fr. Bemporad & F.°- Editori - Anno: 1929 - Categoria: paraletteratura - ragazzi
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
LA FALCIATURA Che giornate serene! L'aria è asciutta, calda ma non afosa: il cielo è senza nubi e senza vento. I cuori sembrano più leggeri: l'inverno è ormai dimenticato. Si respira un buon odore come di miele e tratto tratto il forte ronzio di un bombo o di un calabrone ci dice che tutti gli insetti lavorano nei campi alacremente. L'erba è alta e lega i piedi quando si pasa attraverso un prato. Le farfalle bianche, gialle ed azzurrine dondolano sui calici dei fiori, o fuggono a sciami appena qualcuno s'avvicina. È l'ora di prender le larghe e lucide falci messorie e di radunare la prima mèsse odorosa che lascerà il posto ad un'altra pure odorosa se non altrettanto tenera. Ecco uomini, donne, fanciulli, sono nei prati; si ode il rumor della cote che riaila le falci; si ode iI fruscìo regolare degli steli recisi. Nell'aria si sparge l'odore dell'erba falciata. Ben presto il sole asciuga gli umori dell'erba, scolorisce i fiori che al mattino eran lieti delle tinte vivaci: il prato verde è scomparso e rimangono cumuli di fieno che i fanciulli e le donne vanno rivoltando coi rastrelli. Qualcuno intona degli stornelli, gli altri fanno coro. Sul mezzogiorno le campane suonano l'Angelus Dei: gli strumenti del lavoro vengono deposti, mentre le labbra mormorano una preghiera. È sera. L'erba viene raccolta in grossi cumuli e caricata sui carri. I bovi aggiogati guardano gli uomini lavorare e intanto ruminano le erbe mangiate. Ecco, un contadino inforca col tridente una enorme bracciata di fieno e la butta sul carro: com'è stato bravo! Non un fuscello gli è caduto. È una gara: anche le donne aiutano. Alcune hanno la forza e l'abilità di un uomo. Quando il carro è colmo, le donne e i fanciulli vi salgono sopra, in alto, come su un trono. Gli uomini invece seguono i buoi, cantando e schioccando la frusta per incitare le bestie a camminare.
I SOLDATI Stamane da Villa Castelli son passati i soldati. Mario stava accudendo ad alcini suoi lavori di vimini quando udì un suono di fanfana. Era un suono fievole, lontano, e pareva or si or no cessare. Pensò dapprima di esseresi sbagliato, ma poi accorse sulla strada. Allora vide alzarsi più alta la polvere, poi distinse in essa delle persone che camminavano in fila, e poi capì ch'erano i soldati. Venivano certo dall'aver compiuto una marcia e forse andavano ad accamparsi non lontano dal paesino. Mario si sentì tutto commosso: ecco, si avvicinano con le loro divise giallo-verdi, col loro zaino, col fucile e col volto fiero abbronzato dal sole e bagnato di sudore. In mezzo a tratto tratto si notava un ufficiale. Che voglia avrebbe avuto Mario di toccare quei soldati, di maneggiare, esaminare da vicino ciò che essi portavano! E come gli sarebbe piaciuto essere uno di loro! Le trombette intanto segnavano il passo e il ragazzo si sentì spinto ad accompagnare per un tratto di via quei giovani forti, ma ben presto dovette tornare. Quando Mario avrebbe potuto fare altrettanto? Quando avrebbe potuto indossare la bella divisa e far sapere a tutti elle anche lui era forte e pronto ad obbedire? Il suono della fanfara ormai lontano, non si percepiva più e Mario rientrò nel suo cortile con la tristezza di dover attendere fino a vent'anni prima di essere soldato che sognava di diventare.
FRANCO CIARLANTINI
Carte d'autore online