I miei amici di Villa Castelli
Autore: Ciarlantini, Franco - Editore: Fr. Bemporad & F.°- Editori - Anno: 1929 - Categoria: paraletteratura - ragazzi
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L' ORTO Dl CECCO L'orto di Cecco è tra i più belli del vicinato. Le piogge hanno giovato alle piante. Che magnifici ortaggi! Si vedono spinaci, ravanelli, piante di popone, di zucche, di fagioli, di cavolfiore, di carciofi, cavoli cappuccio, cavoletta, insalata riccia, lattuga, indivia, insalata romana, piselli, baccelli (o fave) sèdani, cipolle, agli, porri, peperoni, pomodori, patate e carote. Anche le fragole, allineate lungo i viottoli, sono in fiore e presto avranno il graditissimo frutto. Come è bello un orto ricco di tanta roba! Si capisce che l'ortolano ha lavorato bene il terreno e curato le piante; così avrà la soddisfazione di avere un bel raccolto.
NEL CORTILE Nel cortile della casa di Mario, a primavera, la popolazione dei volatili, aumenta. Uccelli grandi e piccini e d'ogni specie. Le galline, che hanno covato pazientemente, escono con la loro famigliola di pulcini. Come è attenta la chioccia quando vigila i suoi piccini! Li chiama a raccolta con un grido speciale, se trova qualche verme o qualche grano tenero ; poi col chioccolare continuo, avverte i pulcini inesperti che non devono allontanarsi da lei e se si avvicina un gatto o un cane, allora diventa aggressiva e mentre affronta ardita chi vuole offenderli, fa scudo di sè ai piccolini. Questi, a sera, si raccolgono tutti sotto le sue ali a godere il tepore del suo corpo: ed è una meraviglia vederla accoccolata nel paniere mentre di sotto un'ala, tra le penne fan capolino una testina giallognola, un beccuccio impertinente, due occhietti neri neri di pulcini irrequieti! Anche le anitre, le oche, sono cresciute di numero. Le anatrelle gialle gialle e dondolanti, nome piccole cune, hanno preso dimora, lungo il giorno, nel fossatello che scorre dietro la stalla e mai non si tediano di sentir l'acqua scorrere attraverso le loro zampette palmate con cui sembrano tenersi a galla. Quando la massaia le chiama sull'aia col grido ripetuto: «nane.... nane.... nanee....» esse escono in fila dall'acqua come scolarette obbedienti e sempre col loro movimento di culla, corrono al richiamo. Ma appena han mangiato il becchime non attendon molto: una di esse si mette a capo fila, le altre la seguono per due e via tornano nel loro fossatello. Si direbbe che giochino le anatrelle e voglian far vedere ai bambini come sono ubbidienti. Il tacchino però è il vero padrone del cortile. Egli passeggia con gran superbia tra i polli che gli lasciano il passo e, tratto tratto, sfoggia la sua ruota di penne bianche, cineree e nere: sembra un pallone dipiume che fremono, mentre, battendo il terreno con le zampe, par che dica: «Qui comando io!». I ragazzi allora gettano un fischio e il povero tacchino sembra andare in collera. La sua testa a bitorzoli bluastri, s'accende, diventa di color rosso così vivo da parer tutta insanguinata. Ma la collera passa presto e a poco a poco il tacchino riprende le sue passeggiate in su e in giù per l'aia. La massaia non dIimentica nemmeno i suoi colombi: mattina e sera getta loro mancita di granone, ed essi escono dalle colombaie, scendono dai tetti delle rimesse, si radunano in gruppo con un largo ventilare di ali e si affrettano a beccare i grani sparsi al suolo. Alcuni sono cenerini, altri candidi, altri color tortora: i più belli hanno come un collare di penne verdi dorate e le zampine rosee. Vi sono colombi tranquilli che lasciano in pace i compagni e becchettano la loro parte con moderazione, ve ne sono altri che vogliono tutto il grano per sè, e s'affannano e si fanno largo per paura di non mangiare abbastanza. Proprio come certi bambini....
FRANCO CIARLANTINI
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