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I miei amici di Villa Castelli

Autore: Ciarlantini, Franco - Editore: Fr. Bemporad & F.°- Editori - Anno: 1929 - Categoria: paraletteratura - ragazzi

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LA VEGLIA La sera dei giorni di festa a Villa Castelli la gente si riunisce a veglia in casa degli amici o dei parenti. Gli uomini siedono intorno alla tavola e ragionan fra di loro le donne e i bambini stanno volentieri intorno ai camino e fanno cuocere le castagne sotto la cenere o ascoltano le novelle. Nonna Giuditta sa le storie più belle ed i bambini non la lasciano mai in pace perchè essa le racconti. Quando la cara vecchina è stanca, dice che non ne sa più; ma i bambini si mettono a protestare ed ella con pazienza ricomincia. In una domenica di gennaio, ella raccontò una bellissima fiaba che ora vi ripeterò.

"PESCIOLINO, INCOLLA" C'era un tempo un caro fanciullo ch'era rimasto senza la madre, e il babbo gli aveva dato una matrigna cattiva e brontolona. Questo fanciullo si chiamava Raniero e non faceva proprio male a nessuno. Era molto timido e la gente credeva che invece fosse molto superbo. Per questo gli facevano mille sgarberie. Abituato ad essere trattato male, il mondo gli sembrava una sola cattiveria, e non osava più nemmeno sorridere. Nel piccolo paese, dalla matrigna alla fruttivendola, dal mugnaio al padrone di casa, dal sagrestano al lampionaio, tutti avevano da dire qualche cosa contro il povero orfanello. Era una congiura! Un giorno la matrigna, indispettita perchè Raniero aveva esclamato: - Ah, se ci fosse la mia cara mamma! - gli ordinò di recarsi alla fontana ad attingere acqua con un canestro. - Fa presto - gli intimò - o ti aizzo il cane! - Pensate che paura, povero ragazzo! E non c'era da disubbidire, ché la cattiva donna picchiava senza pietà e lo faceva persino mordere dal cane. L'acqua cantava nella fontana e a momenti pareva ridesse della sorte disgraziata del poverino il quale, dopo un po' scoppiò in un pianto dalla disperazione. A un tratto si scosse: una vecchia gli aveva posato una mano sulla spalla - Non temere, - gli disse - son qui per aiutarti. So tutto; so che sei buono e che nessuno ti vuol bene. Ma tu seguita a far bene, che col tempo diverrai potente e sarai rispettato da tutti. - Raniero, fattosi animo, rispose che in quel momento nulla desiderava di più che accontentare la matrigna per non essere picchiato. Allora la vecchia pronunciò alcune parole misteriose vicino alla fontana e dall'acqua guizzò fuori un pesciolino tutto rosso punteggiato d'oro. Ella lo prese e lo diede al fanciullo: - Prendi questo pesciolino, - disse - esso ha una virtù: quando tu mormori : «Pesciolino, incolla » tutto quello che tu vorrai resterà incollato e nessuno potrà più staccarlo. Soltanto tu, toccando le persone con l'ago che ora ti dono, potrai liberarli. - E scomparve. Quel giorno la matrigna rimase sbalordita vedendo rincasare Raniero col canestro pieno d'acqua. Il pesciolino aveva fatto il miracolo di incollare i giunchi come se fossero tutt'uno. Però il ragazzo non disse a nessuno dell'incontro fortunato e per molto tempo si servì del pesciolino rosso punteggiato d'oro solo per cose buone, e sempre di nascosto. La matrigna cominciava ad essere meno aspra con lui, a dargli un po' più da mangiare e a lasciargli maggior libertà. Ma i vicini no, erano sempre gli stessi sgarbatacci, dispettosi e prepotenti. Per molto tempo Raniero sopportò in pace. Un giorno però, era già grandicello, perdè la pazienza e, ricordandosi della virtù del pesciolino punteggiato d' oro, volle vendicarsi, una volta per tutte. Uno strano e rumoroso corteo attraversò tutto il paese, richiamando gente alle finestre e sulle porte: e tutti ridevano da smascellare! Davanti: Raniero con l'asinello e il carretto carico di cavoli dietro, le oche attaccate ai cavoli che facevano qua qua qua e starnazzavano, alle oche seguivano i due cani più cattivi del luogo che facevano bau bau bau, poi la cattiva ortolana carica di panieri che urlava ohi ohi ohi! quindi il padrone dispettoso tutto sudato e con i capelli ritti sul capo che fulminava con i suoi ohibò ohibò ohibò! e dietro a lui il panettiere con la pala del pane, il lampionaio con l'accendifanale seguìto dal suo fido garzone e ancora un asino che faceva jà jà jà jà con sopra un monellaccio che non s'era potuto più staccare. A un certo punto ecco che raggiunge il rumoroso corteo una carrozza tirata da quattro Era la carrozza della principessa Mestizia. A veder tale spettacolo, lei che non aveva mai mossa la bocca a sorriso, si mise a ridere così di cuore e così forte che pareva davvero una pazza. E siccome il ragazzino ch'era sopra il ciuco fece per aggrapparsi alla carrozza che gli passava accanto, e Raniero in quel mentre diceva «pesciolino incolla», anche la carrozza rimase attaccata. Una fiaba della nonna. Figuratevi l'arrivo al Castello Reale! A quel baccano indiavolato il Re si fece in sul ponte levatolo con tutta la Corte. Visto che la figlia rideva in quel modo, il Sovrano fu così lieto dell'avventura che chiamò a sè il giovanetto e si fece raccontare l'avvenuto. - Tu solo, - disse il Re - sei riuscito a far ridere mia figlia, e siccome avevo bandito di darla in isposa a chi fosse riuscito a vincere la sua cupa mestizia, sin da questo momento tu sei il suo fidanzato e alla mia morte mi succederai sul trono. - Così avvenne che Raniero da povero orfanello, maltrattato e deriso, entrò nel Castello Reale con onori di principe. Mi ero dimenticato di dirvi che, prima di salire le scale del Castello Reale, egli toccò con l'ago regalatogli dalla vecchina le oche per sciogliere il corteo e fece un bel sorriso di saluto a tutti i suoi persecutori che rimasero sbalorditi, e tornarono alle loro case insieme con gli asini, le oche e i cani, mogi mogi.

FRANCO CIARLANTINI