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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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Occulto! Egli era e rimaneva l'uomo occulto. Chi gli aveva detto che un nemico lo aspettava in casa? Nessuno; ed egli l'aveva sentito nell'aria, per istinto, col fiuto dell'animale rapace; e non s'era fatto vivo, e improvvisamente, senza una ragione chiara e necessaria, quella sera aveva mutato abitudini. Egli agiva così, quasi avesse un sesto senso, il senso del pericolo o l'intuizione meravigliosa di quanto stava per avve[n]ire. Ah, senza dubbio, tre anni addietro, egli aveva in tal modo presentito tutto il dramma che andava tessendosi intorno alla fragile sua vittima; e aveva sondato con uno sguardo l'anima del futuro assassino, e ne aveva indovinato la capacità, il divenire fatale. Innanzi a un collegio di giurati, questo fenomeno d'intuizione non era giudicabile, non era forse nemmeno comprensibile. Chi poteva affermare con l'esattezza necessaria a ottenere una condanna, chi poteva affermare che quell'uomo percepiva quanto era impercettibile a uomini comuni e ch'egli aveva sentito la morte aleggiare sordamente intorno alla testa della sua donna e l'aveva lasciata giungere, spalancando la porta all'ospite paurosa? M[a] pur così pensando, quella sera non mi volli dar vinto; e per due ore, fino alle dieci, entrai in tutti i ritrovi pubblici, nelle trattorie, nei teatri, cercando il barone; e a poco a poco la stanchezza, l'ira, l'impazienza, mi ridussero a non aver nè fede alcuna nell'opera mia, nè limpidità di pensiero. Dopo le dieci, se il caso me l'avesse fatto incontrare, non avrei forse osato parlargli, perché non ricordavo più quel che volevo dirgli: ero esausto. " Ma sì, la sposi - dicevo a me stesso, tornando - la sposi, poiché ne ha diritto, essendo più forte di me; egli non possiede nulla, all'infuori di un'abilità prodigiosa nelle guerriglie della vita; e l'uomo abile deve trionfare. " Se la porti via la sua preda: io l'ho difesa, gliel'ho contrastata accanitamente; stasera avrei fatto miracoli, avrei bruciato davvero le ultime cartucce... Ma c'è qualche cosa che lo protegge, contro cui non posso nulla: c'è l'ombra, intorno a lui, che me lo sottrae... Io gli conierei una medaglia: Dieu protège le baron Se l'intendano tra loro: io son vinto!" Mi trovai innanzi alla casa di Clara quasi senz'avvedermene. Salii. Per le scale incontrai Geltrude. - Venivo da lei - ella mi disse. - E' la terza volta che donna Clara mi manda. Vada, vada presto; la signora è inquietissima. - Ah, m'ero dimenticato! - esclamai, battendomi la fronte. - La signora ha ragione; aspettava una notizia, e me n'ero dimenticato. Entrai nell'appartamento. Clara, in un lungo abito grigio a riflessi argentei, mi aspettava in salotto - Ma dove siete stato? - ella esclamò, non appena Geltrude ci lasciò soli. - lo era sulle spine. Sono più di sei ore che mancate da casa vostra; appena io partii, voi usciste: eran le quattro meno un quarto; ora son le dieci e mezza. Vi sentivate male, dovevate coricarvi e siete andato a passeggio! Non ho diritto a saper nulla, ma poiché mi avevate promesso una riga, l'aspettavo; ho mandato da voi tre volte; nessuno ha saputo dirmi niente; io temeva per voi, dopo quella sfuriata... Non vi chiedo come abbiate impiegato il tempo; ma una negligenza tale per l'amica vostra... Insomma, dove sei stato, che cosa hai fatto, chi hai visto, con chi hai parlato?... Non ne posso più! Ella si esprimeva con frasi tronche, quasi sibilanti, squadrandomi dalla testa ai piedi. Io doveva aver l'aspetto dì un reduce dalla caccia al cignale, da una di quelle cacce, però, in cui il cignale incute al cacciatore lo spavento, che è la caratteristica leggendaria della selvaggina. - Sono venuto appunto per rassicurarvi, - dissi con voce malferma. Sto bene; ho un appetito eccezionale, perché ancora non ho pranzato! No, no, vi prego - obbiettai, vedendo ch'ella stava per chiamare. - Non vi disturbate: troverò da mangiare in qualche trattoria... Volevo solo rassicurarvi. - Ma non mi rassicurate punto, con cotesto viso, con le vostre parole... - Ora vado a pranzo, poi a riposare, - dissi stendendole la mano, domani ci vedremo e ci parleremo. - Non potete tornare stasera medesima? - No: è tardi; non dovete più commettere imprudenze. Si rimarrebbe fino all'alba, di nuovo, e sono pazzie imperdonabili.... Strinsi la piccola deliziosa mano ed uscii mentre Clara si chiedeva smarrita, ad alta voce: - Ma che ha? Che cosa è diventato? La poveretta non sapeva che, al vederla, avevo sentito il sangue corrermi alla testa; e che, mentre parlavo, mi ronzava negli orecchi un sussurro, un brusìo molesto, una voce: Clara, al suo amico Lorenzo.....

XVI

Il maleficio occulto