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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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Perché la tortura era squisita e ineffabile; quell'intimità forzata, sorta a un tratto per la bizzarria delle vicende, m'aveva ripiombato nella passione dalla quale con tanti sforzi, con tanta costanza, andavo appunto in quei giorni cercando di liberarmi. V'era quasi giunto: l'amore non più alimentato dai convegni, dalle voluttà, dall'armonia dei pensieri e dei desiderii, cominciava a illanguidire; mi dicevo già che Clara aveva avuto ragione e che il momento di finirla era venuto; non mi lasciavo sfuggir qualche piccola avventura, con l'onesto proposito di meglio dimenticar la giovine; mi abituavo all'idea di vederla sposa ad un altro e mi promettevo di non turbare la sua nuova felicità; ero virtuoso, infine, e quasi rassegnato. Ma la notte passata con lei nel racconto del delitto ch'ella ignorava; il mio trionfo, la sua fede nelle mie parole, e l'abito da ballo il quale dopo tanto tempo mi aveva ricordato in parte le sue grazie; e quella sua comparsa in casa mia; e la devozione ch'ella mi significava con le parole e con gli atti, fino ad offrirsi quando io appena facessi un'allusione all'amore rinato, quasichè ella avesse voluto compensarmi e rassicurarmi; tutto questo aveva soverchiato l'opera diuturna e laboriosa della ragione. La riamavo con violenza, e non volevo turbarla; la desideravo con un impeto furioso, e la rifiutavo di continuo. Qualche volta, veramente, la mia condotta mi sembrava stupida. Anzi, ripensandoci, oggi mi sembra più stupida che mal. Clara si offriva ad ogni istante, ed io la respingeva con un bel gesto quasi ieratico! Ero offeso dalle sue parole e dalla sua sincerità: ella mi si sarebbe data semplicemente per farmi piacere. Ma io voleva ch'ella pure sentisse una passione, la quale era spenta nella sua anima; volevo, modestamente, ch'ella fosse tuttora innamorata di me, come io era innamorato di lei; e poiché ella non sapeva fingere, non mi prometteva un entusiasmo straordinario, io rifiutava anche il gaudio non comune di stringerla fra le braccia, d'illudermi, di animarla per quanto mi era possibile. Se mi avveniva d'incontrarla a passeggio, alle Cascine con miss Lucy, e se intorno a lei sentivo vagare il desiderio degli uomini, come un alito infuocato, io mi diceva: - In ogni modo, è mia: ella lo ha promesso, e quando me ne verrà il capriccio..... Ma il capriccio non veniva mai, perché c'era l'amore, nella sua forma più desolante e cancrenosa, l'amore triste e flebile, l'amore egoistico suscettibile, l'amore che pretendeva un'infinità di cose piccole, senza avvedersi che la cosa principale, il possesso della donna, già stava nel suo pugno. Non mai come allora io mi son persuaso che i veri innamorati sono sciocchi e insopportabili; in tutta la loro maniera di condursi non si trova alcuna traccia di quella graziosa malizia, di quella elegante filosofia epicurea, che fa del gaudente un uomo spesso assai perdonabile e simpatico. Alla tavola dell'amore, i veri innamorati non pensano che a procurarsi nel più breve tempo possibile un'indigestione spaventosa; i buongustai si contentano di meno e godono assai di più. Quando io ripenso ai miei atteggiamenti di quei tempi, comprendo che donna Clara deve essersi annoiata molto, pur dominandosi e non lasciandosi mai spazientire. Ella dal suo canto, mi faceva da sorella con una pertinacia meravigliosa; mille volte le sue piccole mani mi accarezzarono i capelli e il volto, e le sue labbra si posarono castamente sulla mia fronte, pur persuadendomi a possederla così com'era, come poteva darsi; e mille volte io ripetei il gesto ieratico: - Senz'amore, giammai! Fuori, nella società che frequentavamo, si susurrava del nostro amore scandaloso e pazzesco; Clara aveva avuta qualche noia; io udiva giungere al mio orecchio il brusìo delle allusioni discrete; il barone era diventato verde come un limone acerbo, e secco come una canna d'India.... E noi due, Clara ed io, ci si trovava in casa mia, ad ore e giorni fissi, ella per farmi da sorella, io per ripetere il gesto. Lentamente, la cosa divenne intollerabile. Un giorno o l'altro non avrei resistito a quelle sue devote profferte e me la sarei presa, morta, fredda, senz'anima, tanto per finirla con l'orrore di quella situazione..... Ma ero innamorato, e per isfuggire al pericolo, io usciva di casa quando giungeva lei..... Il barone Lorenzo non la seguiva più; era così certo ch'ella veniva al convegno!..... Non c'era dunque bisogno di eseguir la commedia appuntino, ed io la modificava, andandomene. Prendevo una carrozza e faceva una corsa fuori di città, al Galluzzo, alla Certosa, a Fiesole, qualche volta con un tempo abominevole. Clara rimaneva in casa mia, a leggere. Quanto lesse, quella disgraziata, in meno di un mese! Un giorno, esauriti tutti i romanzi, la trovai che leggeva " De consolatione philosophiae "in latino, senza capirne una saetta. - Ecco un libro - mormorai - che si direbbe scritto pel mio caso! A poco a poco, anche Clara aveva quasi dimenticato lo scopo di quei convegni finti; veniva da me per abitudine, e non trovando più nulla da leggere, una volta si condusse dietro anche miss Lucy, per fare un po' di conversazione. Oh! - disse miss Lucy, guardandosi in giro - bello, il vostro càmero!

XIV

Il maleficio occulto