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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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XII

Nell'uscire da quella casa, vidi sul marciapiede opposto muoversi un'ombra e allontanarsi rapidamente: colui che fuggiva così, svoltando subito per via della Spada, quasi sepolta nell'oscurità, aveva una figura alta e snella e portava un soprabito chiaro, il quale non mi sembrava ignoto. - Ah, - pensai, borbottando a fior di labbra, - se mi hai aspettato fino ad ora, hai fatto davvero una bella vigilia d'armi! Tu crederai ch'io esca dalle braccia di Clara, ch'io torni da un convegno, ch'io abbia ancora nelle carni il profumo di alcova.... Oh imbecille!: per te, ho fatto di meglio: ti ho strappato lo sgabello di sotto i piedi, come si usa coi pari tuoi, quando si lanciano nel vuoto..... Ho distrutto il tuo paziente edificio d'ipocrisia e di menzogna: ti ho tolta la maschera, o uomo dal rostro inquietante! E seguitai a parlare, avviandomi a casa, in preda a un'alterazione di nervi, forse conseguenza della grande stanchezza. Eran le quattro del mattino. Gettandomi sul letto, non chiusi occhio. Avevo nelle vene e nei polsi un'inquietudine divorante: pensavo che la donna, sola, abbandonata a se stessa, poteva ricader nei dubbi, trovar delle lacune in quanto le avevo narrato, esser ripresa dalla necessità volgare delle prove. Se, per caso, il barone avesse potuto riavvicinarla, s'ella si fosse lasciata sfuggire una parola, un accenno, egli avrebbe trovato chi sa quali frasi, chi sa quali gesti, per distruggere a sua volta la mia opera! Quantunque la riamassi d'un tratto con l'impeto di mille fiamme, io non nutriva illusioni sul carattere di Clara. Era facile alla passione; mobile, intelligente, nervosa, s'assimilava agevolmente le idee altrui e le riviveva con intensità; un uomo forte e imperioso la dominava. Io aveva, anzi, perduto il suo amore per questo: la tenerezza soverchia m'impediva di dettarle la mia volontà, e non sentendo il freno, non avendo a temermi, a poco a poco s'era trovata libera e indipendente. In realtà, non aveva alcun bisogno di me, per essere sola; così ella m'aveva detto un giorno, molto tempo addietro, con la sincerità crudele e rara ch'ella metteva in tutte le cose sue. Nella mia implacabile ostinazione stava dunque il segreto della vittoria: ripetere, rammentare, approfondire indelebilmente nel cervello di Clara la convinzione del maleficio occulto di cui l'uomo era stato capace: far balzare dall'ombra il misfatto che vi si celava, perché sfolgorasse agli occhi di lei come stava intero innanzi agli occhi della mia mente; l'opera caparbia e tenace che mi spettava. Ma non ebbi nemmeno a cercarla, Clara. Quel medesimo giorno in cui l'avevo lasciata sull'alba, la vidi giungere da me, verso il tramonto. Io abitava in due camerette, Lungarno Acciaioli, e stavo alla finestra guardando il fiume bieco e giallastro per recenti pioggie. I colori sul Ponte Vecchio, sulle case antiche di fronte, e giù, a destra fino a Ponte alla Carraja, avevano una delicatezza squisita; e quella luce, quell'ora, quella torpida calma, svelavano l'anima della città, in altri giorni così cupa e veemente di passioni insaziabili. Vidi giungere Clara; la vidi alzar la testa e sorridermi: qualche passante levò la testa pure, guardando ov'ella guardava. - Che cosa avviene? - le dissi, correndole incontro per le scale, come un ragazzo. - Nulla; son venuta a trovarvi - ella rispose, mentre continuava a salire. - Vi spiace? E quando fu nella mia camera, ella seguitò: - Alle cinque è venuto il barone: gli feci dire ch'ero indisposta; egli restò a gironzare per via Tornabuoni; io allora mi son vestita e sono corsa qui, fingendo di non vederlo, ritto innanzi a un caffè. Egli mi segue, naturalmente. Dalla finestra potreste scorgerlo certo. - Grazie! - mormorai. - E' inutile ch'egli veda me. - Avete ragione - disse Clara tranquillamente sedendosi. - Egli deve credere che mi siate corso incontro abbracciandomi, baciandomi, portandomi in giro per la camera, come una statuetta di gesso. Rimarrò qui un'ora, un'ora e mezza, quanto basta. - Quanto basta a che cosa.? - domandai. - Ma.... a convincerlo ch'io vi amo più che mai.... - Per bacco! - dissi ridendo. - Vi ha vista entrare quì; che cosa potrebbe imaginare se non un convegno? Rimanete anche fino a stanotte, se vi par necessario. - Ah no, per esempio! - esclamò la giovane. - Sapete che non ho ancora dormito un istante? Dopo il vostro racconto, avevo quasi paura, lo confesso: ogni scricchiolar di mobili mi dava un colpo al cuore. Vedevo ladri e assassini ovunque. - Tanto più che il barone stava ad aspettarmi in istrada - interruppi. - Davvero? - disse Clara con un gesto di meraviglia. - Era facile prevederlo; voleva sapere esattamente quanto sarebbe durato il nostro colloquio e per questo rimase appostato fino alle quattro di stamane. - E vi ha veduto uscire di casa mia? - Se io ho veduto lui....! Non è arrivato in tempo a scantonare, ed io lo riconobbi. - Clara stette silenziosa un poco; quindi osservò: - Se l'avessi saputo, vi avrei risparmiato la noia della mia visita. - Repetita juvant Un colloquio fino a tarda ora della notte poteva anche insospettirlo: la vostra visita, oggi, ha invece la forma di un convegno amoroso, un po' ardito; i sospetti natigli ieri, oggi prendono tutt'altro colore; non teme più ch'io vi dica ciò che so di lui! crede di trovarsi innanzi ad un rivale qualunque.... E' una cosa diversa. Clara si guardò attorno. - Sapete, - disse improvvisamente, - son venuta qui senza avvisarvi, perché voi mi assicuraste mille volte che non ricevete nessuno; per ciò non ho temuto d'interrompere qualche visita più divertente. - Avete fatto benissimo, osservai. - Ora avete la prova che non ho mentito. Per voi la casa è aperta a qualunque ora. Ma non potremmo lasciar le cerimonie inutili, Clara? Seguitate a scusarvi, come se aveste sbagliato l'uscio..... La donna sorrise..... - Mi date un libro da leggere? - domandò, guardando la biblioteca aperta. - Un'ora e mezza sarà lunga. - Non volete parlare con me? - chiesi alla mia volta. Clara tornò a sorridere; parve impacciata. - Avete detto di non far cerimonie. - rispose. - Ebbene, senza cerimonie, vi assicuro che preferisco leggere. Non vi offendete; siete un bel parlatore; ma preferisco leggere. - Come volete, - dissi. - Ed io tornerò alla finestra. - No, alla finestra no! - interruppe Clara. - Il barone è nella via, a spiarci.... Se vede voi alla finestra, non ci capirà più nulla! - E' vero - osservai ridendo. - Io devo portarvi in giro per la camera, come una statuetta di gesso! Da tanto tempo ho perduto queste abitudini!..... Che libro desiderate? - seguitai, avvicinandomi alla biblioteca. - Il primo che vi viene sott'occhio. Nel recarle il libro le diedi uno sguardo. Era vestita di nero. - Cotesto abito lo conosco, - dissi. - L'avevate alle Cascine, ieri quand'eravate in carrozza con lui. Vi sta molto bene. - Si, mi sta bene - ella ripetè, guardandosi istintivamente la gonna e le maniche. Si levò, si mise dentro la luce dorata del tramonto che prorompeva nella camera dalla finestra aperta. I capelli scintillarono; la figura scultoria rimase un breve istante incorniciata in quella luce di fiamma. - Ho visto, ho visto! - dissi, mordendomi le labbra per non annoiarla con qualche frase di rammarico. Ella tornò a sedere e cominciò a leggere; io, in una poltroncina molto lungi dalla sua, fumavo, guardandola di tratto in tratto. La mia statuina di gesso faceva una lettura assai disattenta; era preoccupata: le mani a poco a poco le si abbandonavano col libro, ed ella si perdeva a pensare, gli occhi sbarrati nel vuoto. - Pare un sogno! - esclamò di repente. - Che cosa? - domandai con inquietudine. - Che cosa? Tutto! Tutto pare un sogno; da stanotte, mi sembra di vivere una vita nuova..... Chinò la testa sul libro e continuò la lettura. - C'è la finestra con le persiane spalancate, - osservai dopo qualche tempo. - Ciò non si usa in un convegno. Volete che chiuda? Accenderò il lume. - No: mi fa melanconia - rispose la giovane, continuando a leggere. - Piuttosto, avete chiuso la porta a chiave? - Me ne sono dimenticato. Del resto, è un particolare ch'egli ignorerà. - Non si sa mai..... - mormorò Clara, senza alzar gli occhi dal volume. - Supponete che egli abbia l'imprudenza di salire in casa mia? - La gelosia non ragiona. Io mi misi a ridere. - A quest'ora - dissi - un uomo geloso mi avrebbe già provocato. Clara depose il libro vivamente sulle ginocchia e fece un gesto di paura. Mio Dio, - proruppe. - A questo non avevo pensato! Sì, egli può provocarti, batterti, ucciderti! Come non ho pensato a questo? Ho commesso una imprudenza stupida, e tu ne avrai le conseguenze più dolorose. Io lo irrito, lo esaspero, ed egli non può nulla contro di me. A chi farà scontare la sua rabbia? A te certamente. Come non ho visto una cosa tanto semplice? Adagiato nella poltrona, io la lasciava parlare, compiacendomi egoisticamente di quella sua affezione che prorompeva. Ella agitatissima, e parlando, mi guardava quasi per implorare un conforto, una parola che la rassicurasse; io ascoltava, godeva e taceva. - Ti farà del male, di'! - ella seguitò. - Due uomini che si odiano sono terribili: e voi vi odiate furiosamente. Ah, che cosa ho mai fatto, amico mio! Ho giuocato la tua vita, come una pazza! Egli può ucciderti. Ecco in qual modo io ti ringrazio. Ah, quale follìa ho commesso! Ma io gli dirò che non ti amo: che vengo qui per isfuggire lui, non per essere la tua amante. Glielo dirò oggi stesso, ora, subito....... Devo salvare te, prima di tutto. - Clara! - esclamai, vedendo ch'ella si levava in piedi e si dirigeva alla porta. La giovane si fermò. - Che vuoi? - chiese. - Non c'è tempo da perdere: egli può provocarti quando esci di casa. Ora vado da lui e gli parlo. - Clara - mormorai - non ti credevo tanto sciocca. La poveretta restò presso la porta come fulminata. - Sì, sciocca - seguitai crudelmente. - Bisogna essere sciocchi per supporre che colui venga a cercarmi. Egli non farà nulla, egli non agisce mai per conto proprio, direttamente; è una bestia viscida e tu lo temi come un leone furibondo. Siediti, va! Non commettere altre ragazzate. Sei qui: rimani; egli deve credere che tu sei la mia amante; farglielo credere. Non lasciarti prendere da tenerezze ridicole. Dal modo con cui ella tornò a sedersi, umile e sommessa, compresi di avere trasmodato; ma la mia ira non si calmò. - Del resto, - soggiunsi - pensi che queste inquietudini mi commuovano molto? Sei la sorella, tu; me lo dicevi anche ieri. Ma io non posso essere un fratello, per te, e la tua affezione casta m'irrita. Non mi ami, ma mi vuoi bene: quali invenzioni, che piccinerie, che puerilità! Se mi uccidono, sarai disperata perché ti è morto il fratello d'anima! Quanto è goffo tutto questo; che settecento irrancidito, che smorfiette isteriche!.... - Eppure - susurrò Clara - se ho torto, potresti perdonarmelo. - Perdonare non è tacere, - osservai freddamente. - Prima ti dico quel che penso, e poi ti perdono! Quanto a me, non avere inquietudini..... Sarebbe troppo risibile ch'io mi facessi ammazzare per una sorella di passaggio. Ah, la frase volgare m'era scappata! Mi morsi la lingua troppo tardi, e mi serrai furiosamente le mani per richiamarmi alla realtà, al rispetto, al dovere. Ma mi giunse quasi in un soffio la voce di Clara, dolce, stanca, velata di lagrime: - Che posso fare di più? Quando vuoi, sono tua, anche ora. Ti devo tutto: mi hai salvata. Dimmi che mi vuoi, e sono cosa tua. - Morta, fredda, senz'anima, morta, fredda, - mormorai. Clara prese il libro e continuò la lettura. - Lo sapevo - ella disse - che non si può parlare con voi. Vi avevo pregato di tacere. - Verrai anche domani? - - chiesi, impaurito ch'ella mi sfuggisse. Devi venire qua, se vuoi che la finzione abbia un significato. La giovane dissimulò a stento un sorrisetto malizioso. In realtà, continuando con quella commedia, il barone avrebbe finito per credermi il più indomito amatore del secolo. Guardandoci negli occhi, vi leggemmo lo stesso pensiero, ed io mi arricciai i baffi per trattenere qualche parola piena di rimpianti. - Verrò, - ella disse, - s'egli verrà a cercarmi, benchè non creda che vi divertiate molto. Non penso a divertirmi, ora; penso a rendere impossibile il vostro matrimonio, senza provocare spiegazioni difficili fra voi due. Tacemmo: io mi avvicinai alla finestra e guardai cautamente giù, sul Lungarno. Il barone non si vedeva, forse stava celato in un negozio vicino, indugiando fino al ritorno di Clara. - Non andartene così, - dissi, vedendo che la donna si levava, e abbassava il veletto del cappellino - Aspetta ch'io chiami una carrozza. - Ma sono a due passi da casa mia, - ella obiettò. - Non importa; di costui non mi fido. In un istante son di ritorno..... Uscii: il barone seguitava ad essere invisibile; tornai con una carrozza chiusa; ciò era più romantico. La giovine vi saliva qualche istante appresso, ed io, dalla finestra, seguii dello sguardo la carrozza che si allontanava rapida e voltava per via Tornabuoni. - Anche voi siete fraterno, nelle vostre idee, - ella m'aveva detto, stringendomi la mano, e partendo. E il complimento, nello stato in cui mi trovavo, non poteva essere più sarcastico.

Il maleficio occulto