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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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- Egli, - dissi lentamente, - egli è di cotesta razza d'uomini che paion vivere, come tutti, alla luce del sole e lavorano nell'ombra. La sua anima percettibile è un'anima comune; la sua vera anima in cui si dibattono i pensieri, le ansie, in cui si svolgono le idee intime e si maturano i disegni, è un'anima fredda e cupa. Ha una passione, unica e divorante: il giuoco; ma da quando ha conosciuto Clara non giuoca più; sa dominare la fiamma che gli brucia le mani; si sottrae ogni giorno, ogni sera, all'istinto che lo spinge, alla necessità quasi fisica di toccar le carte, di sentire il tintinnìo dell'oro, di provar l'emozione spasmodica che produce la carta ancora ignota, col suo tergo a rabeschi senza significato.... Perché questa virtù faticosa? Si può supporre ch'egli sia ravveduto, oggi, per miracolo, senza pressione di necessità grandi? Vi sono due necessità grandi, le quali lo obbligano a vincersi: il suo atto finanziario e l'opportunità di non svelare a Clara questa piaga insanabile. Si ripiega e attende... Cercava la donna ricca, da tre anni, da quando ancora sua moglie era viva.... Me l'hanno detto: è vero. Pensiamo a questo fatto curioso; con la moglie viva al suo fianco, egli si mette alla caccia di un'altra donna, più ricca; per che farne? O la moglie muore, ed egli passa a seconde nozze; o la moglie vive, ed egli nella nuova conquista si fa l'uomo di fiducia, l'amministratore astuto, lo speculatore. Abbiamo già, dunque, due note assai caratteristiche: la passione del giuoco e la capacità ad approfittare della roba altrui.... E ce n'è una terza, la quale sembra comica o almeno innocua: egli ha una collezione di minerali, egli si cammuffa da pedante, vive gran tempo fra i libri, così come taluni si mettono sul naso un paio d'occhiali scuri per nascondere la luce inquieta e sinistra dello sguardo.... Ma frattanto la sua ricerca non dà frutto: la donna ricca e libera non si trova: egli nasce invano dalla solitudine della villa e rinunzia invano al giuoco per frequentare i ritrovi; va, sempre solo, senza impacci, a Milano; vi resta a lungo, apparentemente per la sua manìa di studii, in realtà per giuocare e conoscere gente e stringere amicizie, che lo portino all'incontro sospirato. Nulla! Al giuoco seguita a perdere, nei ritrovi non gli avviene di scorgere alcuna conquista utile... Allora pensa ciò che è, senza più cercare quel che sarà o non sarà forse mai: la moglie ha delle terre, in Valtellina e sul lago: bisogna persuadere la moglie a vendere. Come persuaderla, come vincere la riluttanza della povera donna, la quale non vuole spogliarsi di quelle ricchezze per favorirne l'uomo che la neglige, che l'abbandona in una villa, estate e inverno, che non ha occhi per le sue sofferenze, non ha orecchie pe' suoi lamenti! E' impossibile ottener nulla; avvengono scene brutali; tutto il paese ascolta e sa; una persona da me interrogata, attesta che i coniugi si odiavano a morte, che la baronessa piangeva, che il barone cercava un'altra donna...... Spossato da quella lotta infame, costui sembra perdere anche le abitudini più inveterate: non corre più a Milano, si seppellisce egli pure in quel paese del lago; è un periodo di cogitazione scura e quasi feroce. Dal processo risulta che per sei mesi il barone stette in casa e passò intere giornate in biblioteca; il pubblico ha avuto un fremito di ammirazione per il dotto signore, che studiava tanto e non produceva mai nulla! "E vivendo così, i suoi sguardi cadono sopra un famiglio, un mozzo di stalla, che ruba. Il barone, prima d'ogni altro, se n'è accorto, perché cotesto Boldrella ha la stupidaggine di rubare a lui, proprio al barone, tanto per cominciare: e gli ruba il fieno e la paglia e la biada dei cavalli, e àltera il prezzo delle ferrature, e inventa riparazioni da farsi alle carrozze, alla scuderia, alla rimessa: quando le riparazioni son necessarie davvero, ci si ingegna da solo, ma abusando della fiducia che tutti sembrano nutrire per lui, mette in conto la spesa del fabbro, del legnaiuolo, del maniscalco, ai quali dà appena un terzo dei lavori da farsi. Il barone, che ha sempre posseduto cavalli e sa a memoria i prezzi delle biade e di tutti gli arredi, non dice parola: sta ad osservare, e paga.... Perché?.... Gli è balenata subito un'idea?... E' impossibile penetrare nella tenebra di quella coscienza; forse aspetta che il ladro si tradisca in modo irreparabile, per consegnarlo ai giudici.... Forse è distratto e preoccupato, perché nuove scene avvengano tra lui e la baronessa: egli soffre in quella prigione volontaria: egli non gode più l'inebriante sensazione tattile delle carte e dell'oro giallo, così giallo sotto la luce serale! " E perciò ritenta la prova, cerca di vincere la moglie e di spingerla a vendere.... La baronessa rifiuta; il barone ricade nella vuotaggine della sua odiosa vita di finto scienziato... Un giorno, innanzi al Boldrella che ha tentato un colpo audace, egli non sa frenarsi: il Boldrella gli ha detto che la biada è finita e bisogna comprarne; il barone lo guarda, gli ordina di seguirlo, va diritto a un nascondiglio e gli mostra la biada, che il Boldrella aveva celato là, per intascare i quattrini della nuova compera e introdurre in casa dei sacchi colmi di sabbia, come ha fatto altre volte.... Il Boldrella si sente perduto e grida al tradimento, e accusa un nemico, un nemico introvabile, che gli avrebbe giuocato il brutto tiro. Egli fa finta di credere, dà ordine di vigilare perché nessuno, all'infuori del Boldrella, possa entrare ove si conserva la biada; e al Boldrella perdona, o meglio lo manda via con un sorriso, che sembra una domanda di scusa. Quando, al processo è risultato questo, il pubblico diede in una risata: che brav'uomo, quel barone! come si fida! come si vede che ha la testa ad altro!..... Che cosa avviene a questo punto? Quale voce ha parlato nel cuor del ladro? Ha egli osato alzare gli occhi fino al suo padrone e l'ha giudicato audacemente un'anima gemella? Non credo: non poteva arrivare a veder così addentro e così lungi.... Egli, dal giorno in cui il barone l'ha atterrito e perdonato, non ruba più; non ruba più al barone, intendiamoci; ruba alla baronessa..... Perché egli pure, cotesto Boldrella, l'assassino di domani, egli pure ha il suo miraggio, la sua idea ossessionante: l'America! Iddio solo sa ciò ch'egli veda dietro questa parola, che cosa gli abbian narrato di quel paese; ma egli è tutto per l'America; egli per l'America ruba, per l'America uccide, per l'America muore in un ergastolo.... L'America è per lui ciò che il giuoco è per il barone; così a tale distanza di condizioni sociali, due uomini sotto il medesimo tetto vivono serrati in un medesimo bisogno di tentar qualche cosa, di fare qualche cosa per soddisfare a due passioni diversissime in apparenza e identiche nella cieca loro indomabilità....

VIII

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