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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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Appena in sala, mi lasciai cadere sul divano, guardando la giovane che mi stava ritta innanzi. - Perché - domandai - molto dev'essere perdonato a miss Lucy? Credete che molto abbia amato, anche costei?.... Voi mettete le sentinelle alle porte, ora, e poi esigete il perdono da quelli che fate respingere? Che cosa dite? - esclamò Clara attonita. - Subito, dalla vostra bocca escono offese? Ella stava veramente preparandosi pel teatro: me lo dicevano quell'abito scollato e l'acconciatura della testa, e i gioielli e le scarpette, e i fiori alla cintola; cose, abitudini note, che io aveva vissuto con lei, delle quali avevo gustato il piacere con lei, tante volte. - Vi ha detto miss Lucy che io parto domani? - Non m'ha detto nulla - rispose Clara, divenuta freddissima. - Ha fatto bene, perché non è vero. - Vi trovo dimagrito - ella disse, quasi involontariamente. - Sono stato ammalato quindici giorni. - Ah! - mormorò Clara, sedendosi. Ma non aggiunse verbo. - Potete chiedermi anche di che male - osservai. - Non avete a temere ch'io mi finga moribondo pel vostro abbandono, o che vi chieda l'elemosina del vostro amore per stare in piedi. - Sempre ironico! - ella disse, stringendo le labbra con espressione di dispetto. - Ho pescato una febbre reumatica. Dico "pescato" perché sono andato sul lago di Como. Clara, che giuocherellava con la frangia della poltroncina, alzò la testa. - Voi? - esclamò. Sul lago di Como, in autunno? E come colpita da un pensiero nel quale si svelava tutta la donna, aggiunse quasi con ansia: - Solo?..... - Credete che io sia venuto a raccontarvi una avventura? Se non ci fossi andato solo, non vi avrei detto nulla. - Ma allora?.... In qual paese del lago.... E a far che cosa? - Con chi andate a teatro stasera? - interruppi, non resistendo più. - E non potreste sacrificarmi queste poche ore? Debbo parlarvi... E poi si sta così bene, da voi! Clara, senza rispondere, suonò il campanello due volte. Che bella visione quella giovane scollata, dritta, flessibile, con la piccola testa altera coronata di rose e le braccia bianchissime nude! Comparve miss Lucy come rovescio della medaglia. - Miss - disse Clara. - Favorite dire al barone, quando si presenterà, che lo dispenso dall'accompagnarci a teatro, stasera. Torni domani; ora non ricevo. - Niente teatra - ripetè miss Lucy aggrottando le sopracciglia.... - Se volete andarvi, aggiungerete al barone che lo prego di condurre voi.... - Oh! - esclamò miss, lasciandoci in dubbio sul significato dell'interiezione. - Dite anche, ve ne prego, a Geltrude, che mi porti la mantiglia. Ho freddo. Miss Lucy scomparve, e un istante appresso venne la cameriera con La sortie de bal tutta azzurra foderata di bianco; intorno al collo era guarnita di piume bianche fittissime, che tante volte avevo sentito sotto le mie labbra. - Potete discorrere - disse Clara freddamente quando fummo soli. - Rinunzio al teatro per non dispiacervi: siete molto pallido e debole, non è vero? - Non ne so nulla: mi par di bruciare - risposi. - Venite a sedervi al mio fianco sul divano. - Ascolto benissimo anche qui - mormorò Clara, adagiandosi in una poltrona. - Vi farò fare un punch, con molto rhum: o volete del tè, o del cognac....? - Ciò che vi piace: rhum, punch, cognac, tè - risposi, impaziente. - Purché codesti seccatori finiscan presto di girar per la camera. Bisognò attendere ancora che un servo portasse cinque o sei piccole bottiglie; poi sopravvenne col punch quindi con un vassoio carico di biscottini, che in altri tempi Clara ed io mangiavamo ad uno ad uno, insieme, io per un capo, ella per un altro, con le bocche quasi congiunte. Da ultimo si udì il campanello in anticamera; risonò la voce del barone Lorenzo, potei distinguere alcuni Oh! di miss Lucy; infine questa riapparve. - Donna Clara - ella disse con una certa solennità. - Il barone desidera presentare sua omaggia a voi e al signoro.. signoro..Poi soggiunse, quasi gaiamente: - Io vado alla teatra teatraStavo per ridere, quando sull'uscio vidi il barone Lorenzo Scavolino, in abito nero. Sorrideva, inoltrandosi. Andò presso Clara, le baciò la mano, rivolgendosi a me disse: - Miss Lucy mi annunziava ch'ella parte. Mi permetta di augurarle buon viaggio e di esprimere la speranza ch'io possa rivederla presto. Miss Lucy ha frainteso - dissi rispondendo al saluto. - Non parto demani. - Sono contento in ogni modo, d'averla vista. Mi si diceva ch'ella fosse un po' sofferente..... E i piccoli occhi del barone si fissarono un attimo sulle bottigliette, i bicchieri e i biscottini che popolavano la tavola. - Sì! ebbi una lieve indisposizione. Ora vado rimettendomi, - aggiunsi, guardando io pure quella raccolta di liquidi e di commestibili. - Donna Clara - disse il barone avvicinandosi alla giovane e ribaciandole la punta delle dita - a domani! Capii che la esagerata gentilezza dell'uomo voleva significarmi che del malinteso di alcune sere addietro nulla era rimasto; e voleva anche affermare la sua tranquilla sicurezza nel possesso di Clara. Ebbi come una nube dinnanzi agli occhi quando vidi il naso ricurvo del barone piegarsi verso la mano della giovane, e mi trattenni a stento dall'urlargli un'insolenza. Egli si ritirò sorridente com'era venuto con alle calcagna miss Lucy, che correva a mettersi il cappello. - Perché non la sposa? - dissi ad alta voce. - Non vedete come s'appaiono? Mistress Lucy Scavolino; pare un verso; dev'essere un ottonario. E come si osservan le consegne in casa vostra, amica mia; voi respingete tutti, e tutti vengono a presentarvi quietamente le omaggia omaggia- Su prendete il punch - disse Clara nervosa. - Volete dei biscotti....? - Se me li date con la bocca, - mormorai, - Non diciamo sciocchezze. - Quanti liquori! - osservai, guardando le bottigliette ad una ad uni - Cognac, Kummel, Arak, Benedectine Cherry-Brandy, Chartreuse, Maraschino, Val d'Elsa. Vi propongo di ubbriacarci. - Ma siete venuto per dire delle bambinerie o per parlarmi? Mi fate perdere il teatro per questo? - No: è proibito scherzare? Immaginatevi miss Lucy se rientrando dalla teatra ci trovasse ambedue sotto la tavola. Oh!..... - Badate: ancora una parola ed io raggiungo il barone in una carrozza. Io cominciai a prendere il punch docilmente senza aggiungere verbo. Donna Clara pareva aspettare; s'era avvolta nella sua mantiglia e sdraiata nella poltrona: poi, ricordando le rose, andò allo specchio, le tolse di tra i capelli e le lasciò sulla tavola innanzi alla specchiera. - Vi sembra onesto ciò che fa il barone? - domandai ad un tratto. - Che cosa? - disse Clara rivolgendosi. - Egli viene qui per condurvi al teatro, e alla porta gli dicono che siete con me e che non potete riceverlo. Entra e vi vede in abito da serata; collo nudo, braccia nude, spalle nude: trova un tavolino colmo di ghiottonerie, e innanzi al tavolino me, vostro antico amante. Clara ebbe un movimento che arrestai col gesto. - Scusatemi la parola: non si usa. Ma è così dolce... e così vera!...... Ebbene: il barone Lorenzo sorride, fa dei complimenti a voi, dei complimenti a me, e ci lascia indisturbati tutta la notte, e conduce seco anche la dama di compagnia.... Voi che odiate le cose inverosimili, ditemi: è verosimile, questo?..... Avere stima di una donna è una bella virtù, ma non si deve abusarne..... C'è una gelosia, che è stima ella pure: la gelosia delle grazie, dello spirito, della compagnia, del tempo, delle ore che la donna amata dedica o è forzata a dedicare ad altri... Ci son poi dei casi come questo, nei quali la stima è un'impertinenza; una impertinenza per voi e per me. Il barone non è un imbecille quantunque si sforzi di parerlo con un risultato assai lusinghiero. Egli sa che dopo un amore come il mio, l'amicizia è impossibile; dunque sa che io cerco di riavervi; e per non temermi, bisogna pensare che egli consideri me inetto all'impresa, o consideri voi così volgare, così fredda, così spenta di sensi e d'anima,, da non aver mai un lampo di oblio e d'abbandono. Clara non rispose. Era tornata a sedere nella poltrona e sfogliava lentamente una rosa, portandone alle labbra ogni foglia, per morderla. Il suo contegno non poteva essere nè più indifferente, nè più falso. Mi levai di scatto, esclamando: - Che cosa pensate? Vi giuro per quanto è più sacro al mondo che non sono venuto con l'intenzione di parlarvi d'amore... Vedo, vedo, che tutto è finito; vedo che siete lontana da me: vedo che io devo scomparire dalla vostra esistenza: ma fatemi la grazia di dirmi che comprendete le mie intenzioni e che mi sapete animato dal desiderio del vostro bene.... - Non ne dubito - rispose Clara; - eccovi la mia mano. Stese la piccola mano, che teneva sul palmo ancora una foglia di rosa; ma in quel momento ricordai che il barone pure l'aveva baciata. - Ebbene? - ella disse, con la mano sempre tesa verso di me. - L'atto mi basta, - risposi. - Vi ringrazio. La donna aggrottò le sopraciglia, poi rise mitemente, d'un piccolo riso sardonico. Era facile comprendere che se il dialogo fosse continuato su quel tono, io avrei ben presto dimenticato e lo scopo della mia visita e le preziose indagini che avevo fatto; ma, come una visione, mi ritornarono innanzi agli occhi della mente la serata sul lago, il terrazzo della villa, la buona Anastasia che augurava tristemente un felice avvenire alla donna ignota, la quale confidava la vita, l'anima e il corpo al fosco uomo che ero riuscito a comprendere..... Tutto questo mi diede forza: sperai d'essere seguito e ascoltato da Clara com'ero stato subito inteso dalla giovane e arguta femmina di campagna. Mi misi a passeggiare in lungo e in largo per la sala, parlando e guardando il disegno intricato del tappeto. - Vi ho detto che fui sul lago, ultimamente. Avete supposto, immagino, che vi andai per qualche serio motivo. Sono stato alla villa Scavolino, ho interrogato diverse persone, ho rischiarato diversi dubbi che mi tormentavano.... Vi ricordate la nostra conversazione d'alcune sere addietro? Allora vi dicevo che quel processo di Como era stato oscuro per me e che mi sembrava di aver visto dietro l'esecutore materiale del delitto qualcuno che a tal delitto aveva interesse più assai dell'assassino... Durante la mia inchiesta mi son potuto convincere che questa mia opinione è l'opinione del paese, di quelli che, per così dire, han vissuto i fatti, hanno sentito e pesato, anche inconsciamente, le persone. Clara aveva drizzata la testa e ascoltava, con grandi occhi: nell'atto, la mantiglia le scivolò lentamente giù per gli omeri, scoprendo le carni roseodoiate del seno e delle braccia. - Avete fatto questo, voi? Avete interrogato? - ella disse ansiosamente. - E con quale costrutto? - Ora sono certo, - risposi. - Il colpevole morale c'è: se ne fa il nome; lo si addita.... - Ma chi è, in nome di Dio? - interruppe Clara fremendo. Io mi piantai innanzi alla poltrona su cui ella sedeva, e dissi freddamente: - Il barone! Clara mi guardò attentissima; poi diede in una risata così placida, cosí argentina, che io mi sentii perduto; non credeva. - Ah, che idee, amico mio! - ella esclamò, ridendo ancora. - Abbiamo un assassino in casa, dunque: un assassino d'alto lignaggio, roba da romanzo.... Suvvia, raccontatemi, perché, ciò mi diverte. Il barone ha fatto assassinare sua moglie: e come? e con quale scopo?... Che fantasia invidiabile, la vostra, povero amico! - Oh Clara, - mormorai quasi piangendo. - Non lasciatevi prendere da questa allegria che mi [fa] tanto male. Permettemi di spiegarvi tutto. Certo, vi ascolto - rispose la donna seriamente. - Ma dove sono le prove di ciò che affermate? Io mi lasciai sfuggire un gesto di impazienza. - Le prove, sempre le prove! Non credete che alle prove voi, come fesse la cosa più facile del mondo trovar le prove di certe azioni.... I delitti calcolati, preparati, equilibrati bene, non lascian traccia; è un malfattore volgare colui che si scopre per una dimenticanza o un indizio. Ma in certi delitti v'è l'attore e lo sfruttatore: il primo agisce talora per proprio cento senza nemmeno immaginare che l'altro lo vigila con occhio acuto, lo protegge con la passività, gli agevola la via: e quando l'attore ha eseguito e stupidamente s'è lasciato cogliere, subentra lo sfruttatore, che con calma, con la sicurezza di chi non ha fatto nulla ma ha lasciato far tutto, gode il beneficio del crimine... Molti di questi delinquenti vivono, amica mia, forse intorno a noi, e ci toccan del gomito e ci dànno la mano: gli uomini non li raggiungeranno mai con la loro giustizia imperfetta. Bisogna lasciar questo compito a Dio, e qualche volta egli pure se ne dimentica. - Dunque non avete prove - interruppe Clara vivamente. - E senza prove, per un'antipatia personale, per una volgarissima rivalità, venite qui ad accusar di complicità in omicidio l'uomo che domani mi darà il suo nome? Ed aggiunse con amarezza profonda: - Bisogna che vi abbia amato come raramente si ama, per lasciarvi ancora parlare. - No - dissi. - Dei due, sono io che da oggi una più gran prova d'amore.... Non sapevo forse che il mio tentativo è senza speranza? Mi sarebbe costato poco tacere, lasciarvi fare, e godere intanto la vostra presenza, quell'amicizia che ancora alcuni minuti or sono non mi negavate. Ho voluto farvi partecipe delle mie ansie, dellla mia certezza spaventosa, e non avendo nulla per trattenervi, debbo almeno gridarvi con tutta l'anima, con tutta la passione di cui mi sento capace, che voi state per commettere un orribile errore... Vi perdo per aver voluto salvarvi: e poiché sono sincero, non ho alcun obbligo di reticenze e di sottintesi. Seguì un breve silenzio; afferrai sulla specchiera le rose che Clara s'era tolte dai capelli, e in quel viluppo, come nel seno turgido di una donna viva, tuffai il volto che mi bruciava. - Del resto - ripresi con impeto subitaneo - c'è qualche cosa più alta che non la prova materiale: qualche cosa più sottile, quasi inafferrabile, qualche cosa che è dovunque e in nessun luogo, e che tuttavia è impossibile recare innanzi a una corte di giustizia o a un collegio di giurati. Intendo ciò che volgarmente si chiama la convinzione morale. Perché voi, ad esempio, se domani mi sapeste accusato di falso in scrittura o d'un furto, e se anche tutte le prove, per una fatalità, testimoniassero contro di me, perché voi non crederete all'accusa? Badate: a voi pure si chiederebbero delle prove da contrapporre alle accusatrici: e voi pure non potreste recarne una sola, non avreste che la vostra intima persuasione, la vostra coscienza, la vostra fiducia, la vostra certezza. Mi si condannerebbe perché c'eran le prove, mentre voi senza prove, m'assolvereste: precisamente come io, senza prove, accuso il barone, che il tribunale non poteva nemmeno sospettare! Avete qualche cosa da opporre a tutto ciò? Sapete voi che ogni giorno, ogni ora si commettono delitti, dai minimi ai massimi, dei quali non si avran mai le prove, e che rimangono quindi impuniti, o puniti solo in parte, o affatto sconosciuti? Vi sono degli istigatori, i quali per anni coltivano nell'animo altrui, abilmente, sagacemente, l'odio contro una persona che non oserebbero mai affrontare: andate a cercar le prove di questa delinquenza nell'ombra; dite, dunque, ai giudici che l'esecutore materiale del crimine non è se non la creatura malefica foggiata dall'opera diuturna di qualche misterioso consigliere! I giudici non giudicano che il fatto: le parole sono imponderabili, e furono pronunziate in momenti nei quali nessuno poteva udire, fuor di colui che era cercato, attorniato, istigato. L'uno finisce all'ergastolo; e l'altro si sbarazza insieme di lui e della vittima che a lui da lungo tempo andava additando. Avete nulla da opporre a tutto questo?.... E le folle, come agiscono, se non per ordini subitanei di capi che poi non si trovano più, sbucati da non si sa dove, fantasmi d'un'ora? Si ode una voce più forte che suggerisce: e la folla si lancia, e gli imprudenti si scoprono, si lascian pigliare; l'anima della folla è sconosciuta: chi la comanda è anonimo e rimane tale. Qualche volta assiste al processo in cui si condannano i bruti che l'obbedivano; e ride. Andate a cercar le prove contro questo anonimo: dite ch'egli ha sapientemente approfittato del tumulto, della bestiale esaltazione di tutti per un suo scopo segreto, per una vendetta, per lo sfogo di una antipatia! Cose impossibili a provarsi; non si condannano i fantasmi; si condannano gli imbecilli che non dicevano nulla ma facevano qualche cosa. Ora: vi sembra giusto quanto dico? non trovate niente di straordinario in queste osservazioni? - No -rispose Clara agitata. Finora avete ragione: non dite nulla di nuovo e di strano. - Ah, se potessi persuadervi! - esclamai, quasi con un grido, avvicinandomi alla donna e sedendomi ai suoi piedi sopra un piccolo sgabello che le stava innanzi. Le presi una mano, la tenni fra le mie, e continuai ansiosamente: - Ascoltami ancora, Clara, cerca di comprendermi; lasciami parlarti come un fratello..... Non ti sembra che io sia buono, che il mio amore si purifichi in questa lotta disperata in cui tutto è contro di me? Senti che io soffro molto e che il tuo avvenire mi interessa più che la vita? La donna che mi guardava col capo lievemente inclinato, non rispose, ma la stretta della sua mano si fece più forte. Così vestita come per una ricca festa, con quell'abbigliamento il quale svelava la sua civetteria e le leggere occupazioni della sua vita, ella ascoltava le cose tristi e cupe che la mia anima esacerbata sfrenava dal suo intimo; e quel discorso di assassinii e di delitti in quella camera piena di luce, innanzi a quella donna seminuda come per un ballo, era l'espressione d'una realtà ch'io viveva, e pareva il sogno d'un ammalato. - Dunque - ripresi - tu convieni che vi son dei delitti dei quali è impossibile trovar la prova? Tu intuisci, se non sai per esperienza, che si chiama delinquente abile solo colui il quale non agisce, ma sospinge altri ad agire o sfrutta la passione altrui, qualunque ella sia. " Non prevedere, lasciar fare, commettere qualche imprudenza, son cose di tutti i giorni; chi può condannare anche solo moralmente l'uomo, il quale non ha previsto una sciagura? Egli sarà troppo fiducioso, o mancherà di acume psicologica, o avrà troppa buona fede: in ogni caso, la sua innocenza è fuori di discussione; potremo compiangerlo per la ristrettezza della sua mente, non mai additarlo come complice di un reato.... Ebbene, amica mia, i delinquenti più scaltri trovano qui, in questo seguito di cose candide, quasi stupide, trovano il loro metodo e la loro salvezza. Avvenuta la catastrofe essi per i primi ne piangono, perché apparentemente ne furono i più colpiti: hanno perduto il fratello, l'amico, la compagna della loro esistenza; ben è vero che la loro cecità fu causa per la quale il reato si potesse commettere; ma essi sono uomini puri, che si fidano, e nessuno ha l'obbligo d'antivedere o di sospettare il prossimo. Il compianto generale segue la vittima ed il superstite; la vittima non parla più e il superstite parla per quattro, assicura che quella morte sarà fatale anche a lui, che egli non meritava tale sorte orrenda; e intanto ordina funerali magnifici, i quali attestino anche agli estrenei, anche ai passanti ignoti, l'affetto che lo legava all'estinto. Il superstite non poteva prevedere, certo, che una mano assassina si levasse sul capo dell'adorato; ma può spendere qualche migliaio di lire in carrozze e fiori; e li spende, e guai se non li spendesse! 11 mondo comincerebbe a susurrare.... C'è forse tra la folla degli spettatori, qualcuno che vede più oltre, qualcuno che, come me, risente ad un tratto un'impressione sinistra e non se la spiega. Questo osservatore si chiede: " Come mai un uomo, il quale ha sempre dato prova d'intelligenza, di spirito fine, di prontezza, è divenuto ad un tratto uno sciocco, un gonzo, lo zimbello di un criminale comune?". Ma se, tra la folla degli indifferenti, c'è questo scettico, egli non paria..... Non ha nulla da dire, mancano le prove; il mondo, la stampa, i giudici, tutti sono accontentati: sarò dunque io, io solo ad accusare, sarò io solo a gridare: " Costui non ha visto perché ha chiuso gli occhi?! " Ma che! La vittima tace per sempre; ella potrà accusare più in alto: gli uomini vogliono le prove. Io non ho prove, e se parlo, mi si condanna ad una pena, la quale mi rende anche ridicolo.... Dunque non parlo, e lascio che ciascuno viva tranquillo; se c'è un tribunale con un Giudice supremo ed infallibile, viviamo felici: colui che ha fatto uccidere, sarà punito ineffabilmente.... E se questo Giudice è una finzione della nostra fantasia, è la creazione delle nostre povere anime inermi, ebbene, tanto peggio per noi: chi ha fatto uccidere, è il vittorioso; egli ha distrutto un'esistenza, di cui nessuno gli chiederà conto.... Dunque io non parlo.... - Oh, ditemi, per carità - interruppe Clara, chinandosi ancor meglio verso di me. - Ditemi che cosa sapete di lui.... Mi fate paura.... Ah, ti faccio paura Clara! - esclamai - Sì, devi aver paura di te stessa, se le mie parole non ti convinceranno!..... Perché, anima mia, io non ho che parole, io non ti reco innanzi che una storia d'impressioni; ed essa è terribilmente difficile a narrarsi, terribilmente difficile a sentire.... Ti ho detto che in tutt'altro caso io non parlerei; ma parlo per istrapparti a quelle mani, all'orrore che ti aspetta; al risveglio spaventoso che non può tardare... Io non so se tu ami colui. Che mi importa, quando non ami più me? E se non fosse stato questo, un altr'uomo ti avrebbe presa e conquistata e fatta sua e legata a sé per tutta la vita! Non è dunque l'odio per colui che ti sposa, quel che mi fa parlare; ma il bisogno, la necessità sacra di sottrarti a un pericolo orrendo. Poi me ne andrò, riprenderemo ambedue la nostra corsa all'ignoto; ma ti saprò liberata da una minaccia, liberata per opera mia, e questo mi sarà sufficiente..... - Ti senti male? - domandò la giovane quasi sottovoce. - Hai le mani fredde: sei molto pallido. - No, no, no - risposi bruscamente. - Lasciami seguire il mio pensiero. E' questo pensiero, che mi tale, e nulla può guarirlo. Devo raccogliermi per ricordare..... Non interrompermi. Liberandomi dalle mani di Clara che in quell'istante forse non vedevo nemmeno, ripresi a passeggiar per la sala; e parlai senza guardare la donna, lentamente, cercando d'esprimere a me stesso, con lucidità, quell'intricato viluppo d'impressioni.

VII

Il maleficio occulto