;

Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


IV

A me pareva in quel tempo di essere diventato il più sagace poliziotto che la mente di un romanziere avesse potuto creare per sollazzo dei lettori d'appendice. Avevo fatto cantare Anastasia e m'ero formato una così ferma opinione della odiosa complicità morale del barone Lorenzo che se non lo feci arrestare appena giunto a Firenze, fu perché realmente non contava nulla nel mondo giudiziario. Ma il vero scopo della mia inchiesta era ormai raggiunto: io avevo bisogno di essere sicuro delle accuse che formulavo contro lo Scavolino, e la certezza acquistata m'infondeva un coraggio, una passione, un entusiasmo non mai sentiti prima. Donna Clara non avrebbe resistito alla mia eloquenza; dopo un lungo dibattito, dopo la naturale ripulsione per l'uomo che le avrei dipinto coi più tetri colori, sarebbe venuta la gratitudine verso chi le salvava, se non la vita, certo l'avvenire; e dalla gratitudine all'amore, dall'amore al ritorno di quel passato onde l'anima mia era ancor tutta pregna, il trapasso doveva essere rapido e fatale. Io pensavo così, un mattino in via Tornabuoni, a due passi dalla casa di Clara. Ero addossato alla porta d'una liquoreria elegante e aveva intorno a me alcuni amici, che ogni mattina, in abito chiaro, si piantavan su quel marciapiede, innanzi a quella porta, senza mai bere una goccia di un qualunque liquido, pur facendo la caricatura agli uomini semplici che entravan nel negozio, bevevano, pagavano e non si vantavano d'aver conquistato tutte le passanti. E fu allora che udii questo piccolo dialogo: - Sei guarito? diceva un giovane biondo a un giovane bruno. - Non c'è male - rispose l'altro. - Ce la siam cavata con poco. - Ma come avvenne? - domandò il giovane biondo. - Avvenne che Pippo voleva domare una cavalla saura, e uscimmo per la campagna ambedue con la bestia attaccata a una domatrice. La cavalla ci fece qualche brutto scherzo; e giunti dove la strada diventava erta per una salita faticosissima, Pippo mi disse: " Ora sta attento, che le dò un sacco di frustate per punirla. La cavalla si precipita alla fuga, trova la salita, e capisce che con noi c'è poco da fare. " Come vedi, era tutto un programma. Pippo frustò la bestia infatti, dirigendola alla salita; la bestia si diede, infatti, alla corsa più vertiginosa; ma giunta alla salita. invece di lanciarvisi e di spossarvisi, fece uno scarto a destra, e senza nemmen percorrere un metro dell'erta, ci lanciò ambedue, lunghi quant'eravamo in un fossato, dove Pippo si ruppe una gamba, io mi ruppi un braccio, e la cavalla si ruppe la testa, rimanendo stecchita. - Ah! ah! ah! - esclamò il biondo con una risata. - Che bel programma! Gettandovi da una finestra, risparmiavate almeno la cavalla! - Sarà per un'altra volta - disse il bruno tranquillamente. Questo piccolo dialogo mi parve sinistro e simbolico: e per tutto il giorno la cavalla saura e Clara bionda, il sacco di frustate e la mia futura eloquenza,- lo scarto a destra e l'incertezza dell'avvenire mi si confusero in mente, vi si accavallarono, vi danzarono una ridda, vi fecero un tal putiferio, che mi coricai con la febbre e l'emicrania. Il medico dichiarò che m'ero preso una febbre reumatica, probabilmente in riva al lago; cosa, la quale mi pareva incredibile se ripensavo alla luna, alla brezza profumata, alla bocca della bella Anastasia, che m'avevan reso tanto piacevoli quelle ore. Ma ogni volta che io ho avuto in mente qualche grande impresa, la febbre reumatica è sopraggiunta a togliermela o a farmela ritardare; ho perduto così più occasioni di diventare celebre, ma non ho mai perduto un'occasione di azzeccarmi una febbre. Tutto è armonia ed equilibrio a questo mondo. Non osai scriver nulla a Clara; nella sua ironica posizione di fidanzata, ella non poteva accorrere a prestarmi quelle cure, che sono un delizioso pretesto a mille fanciullaggini; dovetti guarir da solo, senza lusso di convalescenze prolungate a bella posta, in qualche villa sui colli toscani. E un giorno che, ancor debole e intontito, passeggiavo alle Cascine, una carrozza rasentò la mia, e vi scorsi Clara, che aveva a sinistra il barone Lorenzo e di fronte la dama di compagnia. Clara era vestita di nero; non vidi che quel nero, quasi procace, e l'oro rutilante della sua prodigiosa capigliatura.

Il maleficio occulto