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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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III

L'indomani, seduto comodamente in una poltrona a dondolo sul terrazzo della villa Scavolino, disabitata da tre anni, interrogavo la moglie del massaio. Era una mia conoscenza; al tempo del processo avevo seguito sul lago i giurati che studiavano la topografia del luogo del delitto; e la moglie del massaio, la svelta e bruna Anastasia, aveva gustato molto alcuni scherzi che mi ero permesso con lei, mentre i giurati giravano per la villa con aria d'importanza. Al rivedermi dopo tanto tempo, Anastasia mi accolse con una cortesia da signora. La villa, ormai, era cosa sua, il barone non vi metteva piede, e cercava invano di disfarsene; Anastasia e il marito vi ricevevano gli amici, tutti robusti villici, che a poco a poco avevan ridotto in pessimo stato le seggiole del giardino; la poltrona sulla quale io andavo dondolandomi era la migliore della raccolta. - Sicuro - mi diceva Anastasia, che stava innanzi a me, appoggiata alle ringhiere del terrazzo contro cui l'acqua del lago batteva fievolmente. Sicuro; Tonio Boldrella è entrato quella notte nella camera della baronessa, le ha dato un colpo di coltello e ha rubato tutte le gioie; che sarebbe come dire che l'ha assassinata. - Sì, questo sapevamcelo - osservai. - E' storia vecchia. Ma doveva essere un bel tipo, quel Tonio Boldrella? - Bello? - ripetè Anastasia spaventata. - Un bel tipo, quell'assassino? - Non fraintendiamo. Generalmente si chiamano bei tipi tutti i mascalzoni che ci capitano tra i piedi: quel Tonio doveva essere un capolavoro.... - Che sarebbe come dire che era un ladro? Ma lo era da un pezzo: lo abbiamo saputo dopo; dopo si è capito da che parte passava per rubare: aveva fatto un buco, e passava per di lì.... - Un buco dove, un buco come? - Su, nel granaio, spostando delle tavole... E' difficile spiegarle... Se vuol vedere lo conduco io.... - Siete matta, sposa. A quest'ora, con questa luce, vedere il buco per dove passava il Boldrella? Non dormirei tutta la notte. Anastasia diede in una risata, come Clara, con la testa all'indietro, e il seno balzante del corsetto. - Ci si abitua. Anch'io avevo paura, i primi giorni dopo il delitto; poi mi ci sono fatta, ed ora dormiamo io ed il mio uomo nella camera della baronessa. - Ma non s'era accorto nessuno che si rubava in casa? - domandai. - La povera baronessa se n'era accorta, e aveva avvertito il signor barone. Ma sa che uomo è il barone Lorenzo. Lei lo conosce? - Di vista. - Sia detto in confidenza - mormorò Anastasia sotto voce - è un uomo balzano; basta dire rosso, ch'egli dice bianco. Noi abbiamo qui una razza di maiali che gli assomiglia: quando vogliamo farli andare a destra, li tiriamo a sinistra, per la coda; ed allora vanno, che nemmeno il diavolo li ferma più..... - E il barone sarebbe di codesta razza? - Lei m'intende - seguitò la massaia. - Ho fatto un paragone, con tutto il rispetto, che sarebbe come dire che il barone pensava ad altro. - A che cosa pensava? - domandai, arrestando il dondolio della poltrona, anche perché cominciava a scricchiolare. - Lo sa lei? Io non so niente. - Pensava alle donne, ho capito. - No, alle donne proprio no. Ma era sempre tra i libri. - E la baronessa? - E la baronessa piangeva, perché le faceva dispetto. - Chi le faceva dispetto? Che cosa? I libri? - Si facevano i dispetti, il barone alla baronessa e la baronessa al barone. E allora, quando la baronessa diceva che mancava la roba, il barone diceva di stare attenti, che non sarebbe mancato più nulla... - E intanto il Boldrella seguitava a passare per il buco. - Lei m'intende: e una sera andò perfino in camera della signora e le portò via un anello. Lo si è saputo dopo. - Ma che cosa faceva di tutta questa roba? - La metteva da parte per andare in America a far fortuna. - E non gli bastava la fortuna di aver trovato il buco in casa? - Sa bene - disse Anastasia filosoficamente. - Più ne hanno e più ne vogliono. - Ma la baronessa non aveva dei sospetti sul ladro? - Che vuole? Sapeva far così bene, era così attento al servizio, lavorava tanto di gusto. Anche il mio avrebbe giurato che non era lui. Non spendeva mai un soldo, non era mai all'osteria... Anastasia s'interruppe, s'allontanò un istante, per tornare trascinando una seggiola rustica. - Mi permette? - disse. - Sono stanca. - Ma siete in casa vostra. E dov'è il vostro uomo? - Stanotte non torna -. rispose la donna sedendosi. - E' andato a Como con la barca. - E voi non avete paura a rimaner sola? - Io? - esclamò Anastasia, crollando le spalle. - Non c'è pericolo che mi ammazzino per rubare; e poi la gente del paese è buona. Il Boldrella non era di qui. Io dormo con le porte aperte. Sembrava veramente che il paese fosse fatto per dormire a porte aperte, tanto era dolce la espressione di quei monti inargentati dalla luna, e del lago onduleggiante a una brezza profumata. Pensai a Clara, alla voluttà di sentirmela al fianco in quell'ora di così vana e pur così profonda tenerezza. Ma la donna era a Firenze e prestava forse docile orecchio ai madrigali stentati del barone. - Non si mette il soprabito? - disse Anastasia, rompendo il silenzio che non aveva nessuna attrattiva per lei. - Fa fresco. - Sto bene, vi ringrazio. - Dove va a dormire stanotte? - seguitò la giovane. - All'albergo, qui vicino. - Se vuol dormire qui, le preparo una camera. - No. Le diedi un'occhiata fuggevole, per comprendere la natura di quell'invito, il quale poteva essere, nella mente di lei, il corollario agli scherzetti di tre anni innanzi; ma mi parve ingenua e bonaria. - Ha proprio paura della casa, - ella mormorò con piacevole sorriso. - No, ma in paese potrebbero pensar male, e voi avreste delle noie, dissi, stupito ch'ella non arrivasse a così peregrino concetto. - Il mio uomo sa chi sono, - affermò Anastasia fieramente. Io mi levai il cappello, nell'ombra. - Vuole che faccia luce? - ella riprese. - Abbiamo delle lanterne a vento, per giardino, che sarebbe come a dire che non si spengono con l'aria. - Grazie. Conosco il genere. Ditemi piuttosto: come mai il Boldrella si lasciò sorprendere dalla baronessa? -Nevvero? Pare impossibile, a pensarlo. Ma un giorno il barone Lorenzo partì per Milano. - Perché? interruppi. - Vada adagio, cara Madonna.- disse Anastasia. - Vuol sapere tutto in una volta? Partì per fare un dispetto alla signora, che si lamentava sempre. Non andavano bene insieme, quelle due anime. Lui così serio, lei piena d'argento vivo; lei voleva stare a Milano, e lui la teneva qui anche d'inverno, e se ne andava solo in città. - Faceva benissimo, - osservai riprendendo a dondolarmi con prudenza. - Benissimo? Faceva benissimo, dice lei? - esclamò la giovine in preda ad una indignazione violenta e subitanea. - Ma sicuro: faceva benissimo. E intanto, l'hanno ammazzata, povera e cara anima! Oh faceva benissimo, a lasciarla qui sola d'inverno, lei che era giovane e voleva vivere? Ma sa che d'inverno qui non ci son che i cani e noi? Che cosa dico? Posso starci io, che non ho arlìe per la testa, ma una signora, una baronessa, una bella donna.... Anastasia s'era alzata e si sbracciava a dimostrare il suo sdegno contro la mia esclamazione maligna. Le diedi un'occhiata, così, tra l'ombra e la luce lunare: mi parve molto graziosa, molto pallida per quella luce, e tutta accesa per la giovine signora, ch'ella aveva amata umilmente e in silenzio. - Ma non bisogna esagerare - dissi, quando appena trovai modo di ficcare una parola tra quel torrente di proteste. - Alla fin fine, anch'egli viveva qui e le faceva compagnia... - Bella compagnia!... Vede la villa? Io mi voltai a guardar la villa taciturna, in fondo al giardino, ombra cupa tra le cupe ombre della sera, non ancor vinte dal raggio lunare che cominciava a coprir noi. - Vede la villa? - diceva Anastasia con un gesto quasi solenne. Lei stava su, a destra, giorno e notte; e lui stava giù a sinistra notte e giorno. Ecco la compagnia che faceva alla signora baronessa. Io, per me, dico che quando la si pensa a questo modo, è meglio lasciar le donne e il matrimonio. Nel mentre Anastasia parlava, notai ch'ella aveva una bocca deliziosa, la sola bellezza indiscutibile di quel viso cupreo: una bocca viva, sana, con le labbra carnose e piccoli denti bianchissimi. - Sta bene, - mormorai, quasi a conferma di quella scoperta. - Sta bene, di certo, - ripetè ingenuamente la giovane. - E ho piacere ch'ella pensi a modo mio. - Oh, io penso sempre come le belle ragazze.... Dunque, - ripresi d'un tratto, - il Boldrella si trovò in trappola? - Sicuro: è stata una fatalità - seguì Anastasia, ripigliando posto. Quando seppe che il barone era partito s'immaginò che fosse partita anche la signora baronessa. Egli era stato fuori tutto il giorno, coi cavalli. Torna, e sa che il barone è andato a Milano. Allora domanda al mio uomo: ma il mio uomo ha buon naso, e il Boldrella gli era antipatico: e dice: " La signora baronessa ha fatto il comodo suo; che volete saper voi?" E il Boldrella non ha coraggio di domandar più niente, e comincia a pensare che anche la baronessa è a Milano, e la villa è vuota, ed è venuto il momento di far l'ultimo colpo.... Perché deve sapere che dopo il furto dell'anello, la signora era proprio decisa a far venire il maresciallo dei carabinieri, e noi le dicevamo: "Lo chiami, lo chiami, eccellenza, che così vivremo tranquilli, e l'innocenza porterà il suo trionfo, e la colpa sarà punita.... " - State fresca - dissi, quasi involontariamente. - Come? domandò Anastasia. Dico che state fresca, se pensate al trionfo dell'innocenza e alla condanna del colpevole. Sono cose che si scrivono nei libri.... - Ma il Boldrella non è in galera? - E la baronessa non è morta? E il barone non è vivo? - Che c'entra il barone? - Andate avanti, sposa. Queste non sono cose per voi. - Bene - continuò Anastasia. Il Boldrella lo sapeva che doveva venire il maresciallo, e si sentiva mancare la terra sotto i piedi, che sarebbe come dire ch'era finita per lui, se non se ne andava prima. E pensa di fare il colpo. C'è stata la disgrazia che proprio in tutto il giorno la baronessa non si lasciò vedere: restò nella sua camera a piangere per il dispetto di essere sola; e quell'assassino, non trovandola, prima di notte era convinto che era andata via. Anastasia tacque: il suo cuore si gonfiava di ricordi e di lagrime. Vidi, alla sfuggita, che si asciugava gli occhi, e sentii poscia la sua voce tremare. - E allora, dunque, fece il colpo? - domandai. - Ah, la canaglia! Ah, il brigante senza vergogna! Io non ho che una consolazione a questo mondo: la consolazione di saper ch'è sotterrato vivo, perché il tribunale di Como gliele ha suonate secche: si ricorda? La galera a vita, per tutta la vita! Si, signore, muori lì, come un cane, a poco a poco, assassino della tua benefattrice, muori solo, muori senza luce, muori senza madre, muori senza moglie, muori senza figli, muori venti volte, cento volte, tu che hai piantato il coltello nel seno della mia signora! Anastasia s'era levata, improvvisamente, con gli occhi vivi di luce e d'odio; dal busto in su, era livida per un raggio di luna, e il resto del suo corpo spariva come inabissato nell'oscurità d'un gorgo da cui ella emanasse. -Sapete che siete stupenda? - le dissi, colpito dalla bellezza che la passione metteva in quella rozza creatura. - Mi sembrate una furia. - Ma quando ci penso; non posso trattenermi, che vuole? E' una cosa che ho qui, e che mi resterà fin che campo... Ah, se ce lo lasciavano a noi le assicuro che non ne rimaneva salvo nemmeno tanto da coprire un tamburo.... Già, han dovuto strapparcelo di mano, a me, al mio uomo, a tutto il paese.... E quella canaglia aveva paura: era bianco come una camicia e aveva i capelli incollati sulla fronte per il sudor freddo, quando l'han portato via. Ma io ci sono arrivata, a guardarlo negli occhi: e gli ho sputato in faccia, proprio con questa bocca. - Avete fatto malissimo - osservai. - La vostra bocca non è per tali cose. - Già me l'hanno detto, che ormai era un uomo finito e bisognava rispettarlo. Me l'ha detto il maresciallo dandomi uno spintone. Ma al momento io l'avrei fatto a brani, e bisognava pure che mi sfogassi. Quella canaglia, quando è stato sorpreso dalla baronessa non poteva gettarsi ai suoi piedi, non sapeva ch'era tanto buona, che gli avrebbe perdonato? Lui ha tirato fuori il coltello, e perché la baronessa lo teneva per il petto (che coraggio, cara Madonna!) le ha dato un colpo nello stomaco, giù, fin dove è potuto arrivare, le ha aperto il seno, a quella martire! Anastasia, abbandonata sulla seggiola, piangeva ormai senza tentar di nascondere le umili ed inutili lagrime, e s'asciugava gli occhi con l'angolo del grembiale: io udivo il singhiozzo profondo venir su dall'imo di quell'anima così nobile nel suo sentire, così pronta al riso e alla disperazione. Diedi uno sguardo involontario alla villa, circondata dal fitto alberarne, tragica e muta nel silenzio di tutto il paese; pareva, in quell'ora, veramente una tomba o un luogo d'agguati. - E il barone? - domandai d'un tratto. - Come rimase, quando tornò da Milano? La donna tacque ancora qualche istante, con la testa reclinata sul petto; poi con voce velata: - Non ne so niente, io. Dicono che si sia ammalato pel rimorso: fu malato davvero e dovettero interrogarlo in casa, senza farlo venire al processo. Ma è un tale uomo, che io non ne so niente: sarà stato rimorso? - Sarà stata un'infreddatura - mormorai. - E che cosa diceva con voi? - Si sa bene: diceva che era una gran disgrazia, e che non se la meritava: e fece funerali, qui e a Milano; a Milano, un funerale che non finiva più. Io ci sono stata; sa che a Milano è una città ben brutta? Pioveva a rovescio e c'erano i lumi accesi già alle quattro del pomeriggio. - Ma il nome del Boldrella non gli suggerì nessuna idea, non lo sorprese, non gli giunse insospettato? - Anzi: appena lo seppe, esclamò: " Già, me l'imaginavo! " - Lo imaginava e lo teneva in casa, e lo lasciava qui anche quando la baronessa era sola? Che cosa è, questo barone: un matto o un imbecille? Anastasia si guardò intorno, e abbassandosi improvvisamente al mio lato quasi fino a sfiorarmi la guancia coi riccioli o con la bocca, susurrò: - Sa che cosa dicevano in paese, del barone? Dicevano: " Pare che l'abbia fatto apposta!" Non ne poteva più della signora; in sei anni di matrimonio, avevan finito per odiarsi. Dicono che voleva sposare un'altra, più ricca, e che la cercava fin d'allora..... Io sentii un brivido prendermi alla nuca e scorrermi per tutto il corpo. L'imagine di Clara mi venne innanzi alla mente: doveva esser lei, dunque?... -... e in sei anni - continuò Anastasia, sempre in quella positura e sempre a bassa voce - divorò il patrimonio della signora. Ogni volta che andava a Milano, era una disperazione. - Giocava? Perdeva! - mormorò la giovane. - E per ciò abbandonava qui sua moglie, senza curarsene, in un paese isolato, con un ladro in casa? Ma aveva preveduto, aveva osato sperare?.... Anastasia capì e storse la bocca. - Chi sa? - disse. - Certo, se si fosse ammazzata da sé, a lui poco ne sarebbe importato: avrebbe pianto un po' e riso un pezzo, come si dice. - E veramente - seguitai, a bassa voce io pure con gli occhi fissi negli occhi della giovane, che ora vedevo bene - e veramente quella morte gli è stata utile? - Ma! - disse Anastasia. - Di roba d'avvocati io non m'intendo; ma quando era viva la baronessa, egli non poteva mettere la mano su tutto: e subito dopo si mise a vendere, case, mobili, quadri, terre qui, terre in Valtellina, come capitava, all'uno per cento. Io non volevo più rimanere al suo servizio: è stato il mio uomo che con la miseria d'oggi, ha dovuto cedere e continuare. Il barone vorrebbe vendere anche la villa, ma grazie a Dio, non gli riesce; non gli riuscirà mai.... Lì dentro c'è l'ombra della signora, e l'ombra non si vende...... Io mi volsi a guardar di nuovo la villa, che di nuovo Anastasia mi accennava. - Noi ci dormiamo tutte le notti - ella continuò - perché abbiamo l'anima tranquilla; e se la baronessa torna, non ci fa male. Ma c'è qualcuno che non ci potrebbe stare un minuto senza sentire la terra scottargli sotto i piedi..... Già: e voi dite che l'innocenza trionfa e il colpevole è punito, mormorai avvedendomi che quell'ingenua creatura aveva l'intelligenza pronta e lucida di chi ama. Anastasia chinò il capo, quasi colta in fallo. In fondo - susurrò - noi non sappiamo niente, e forse è tutta fantasia..... Forse - ripetei alzandomi, e appoggiandomi alla ringhiera del terrazzo. - Però si dice che l'abbia trovata, la donna ricca che cercava, e la sposerà fra poco. - Dev'essere una donna piena di coraggio - osservò Anastasia, facendo dell'ironia senza volerlo. Poi aggiunse quasi trasognata: - Pover'anima! Le auguro bene, speriamo! - Diamine! - esclamai, preso a un tratto dall'amara ebbrezza del sarcasmo. - Pensate che non debba esser felice neppur questa? Non sapete quanto è piacevole il barone, come sa innamorar le donne, come le circonda, le accarezza, le rapisce? Io non la conosco, questa signora che lo sposa; ma scommetterei che ne è innamorata pazza e che unendosi a lui farà la sua fortuna. E' giuocatore: perderà il vizio di giuocare. Ha lasciato ammazzare la prima moglie..... - Io non ho mai detto questo, cara Madonna! - obiettò Anastasia sbigottita. - Lo dico io: ha lasciato ammazzar la prima moglie; e che cosa importa? E' forse un Barba-bleu, un Orco, un antropofago? Non vorrà mica ingoiarsele tutte, coteste donne!.... M'interruppi, avvedendomi che Anastasia, venuta presso di me, mi guardava di sottecchi, trepidante e sollecita come innanzi a un mentecatto. - Scherzavo, - dissi. - Dopo tutto, che cosa può rappresentare per me e per voi questo imbroglio? Ci pensino quelli che ci si trovan dentro, non è vero?.... Guardate la luna com'è bella! Si udì il gorgogliar dell'acqua agitata dai pesci che salivano a inargentar di raggi pallidi le squame; e Anastasia guardò il lago attonita, indifferente allo spettacolo noto e famigliare. - Non vorrei - mormorò timidamente - ch'ella pensasse male di me. Mi ha parlato della mia povera signora e io avrò forse detto delle cattiverie; ma del barone io non so proprio nulla. Qualche voce, raccolta qua e là, qualche pettegolezzo del paese.... Poi, già c'è stato il tribunale, ed il tribunale ha giudicato, che sarebbe come dire che l'affare è finito e sepolto, e del barone nessuno ha mai detto niente.... Non è vero? - Parole d'oro, Anastasia - confermai sorridendo; e aggiunsi: che sarebbe come dire che io non ho udito nulla, che non vi ho mai vista, e che il barone è il primo barone del mondo. Va bene così? Allora, consolata, ella pure sorrise con un certo sorriso arguto da contadina furba e intelligente; e rimanemmo ambedue a guardarci, in silenzio appoggiati al medesimo ferro fragile, a viso a viso. - Devo andarmene, - dissi scuotendomi. - Domattina mi alzo presto. - Ha già finito tutto in paese? - domandò la giovane. - Sì; dovevo visitare una famiglia e portarle un'ambasciata: due parole..... Non insistetti più oltre, sentendo che l'invenzione era goffa, e vedendo le labbra di Anastasia schiudersi al medesimo sorriso di poco prima. - Addio, dunque. Salutatemi vostro marito, se gli dite che io sono stato qui.... Feci alcuni passi verso la scala di marmo, che dal giardino menava alla strada comunale; ma udendo sulla ghiaia il passo della giovane che m'accompagnava, mi rivolsi improvvisamente. La malinconia di lasciare quell'anima ignara, che aveva almeno la fedeltà per una morta, e il bei viso cupreo con la bella bocca corallina; e forse l'acredine del sangue per quell'altra donna che avevo perduta; queste cose lontane e vicine, sottili e volgari mi turbarono. Afferrai con le mani il volto di Anastasia e le diedi un bacio lungo sulla bocca sensuale. - Addio - ripetei, scendendo gli scalini. - Se ti avessi incontrata prima, forse ti avrei sposata. E aggiunsi tosto, ridendo: - Ma è meglio che t'abbia incontrata dopo!... Anastasia rientrò in giardino senza ridere e senza rispondere.

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