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Il maleficio occulto

Autore: Zuccoli, Luciano - Editore: - Anno: 1919 - Categoria: letteratura

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I

Z.Quando mi trovai la prima volta innanzi all'uomo del quale avevo udito parlare con insistenza dalla persona che più amavo in quei giorni, il mio viso non espresse alcuna curiosità. Avvenne ciò che avviene sovente nelle presentazioni. Donna Clara pronunziò il nome di lui con tono così fievole, ch'io m'inchinai e strinsi la mano che mi tendeva senza nemmeno sospettare d'essere di fronte a colui che da tanto desideravo conoscere. Non osai farmi ripetere il nome e perciò quella sera mi adattai a conversare col gentiluomo incognito, che mi riusciva leggermente antipatico. Egli era alto e snello; ma la sua testa era lunga e stretta, dagli occhi piccoli; il naso aveva una curva violenta: pareva il rostro d'un uccello notturno. Lo sconosciuto portava la barba bionda; evidentemente egli pensava che la natura non gli aveva foggiato una testa abbastanza lunga e se l'era allungata per conto proprio con la barbetta a punta, rada sulle guancie e minacciosamente ricurva al vertice. Naso ricurvo; barba ricurva; mani dalle unghie ricurve; egli era un uomo che lanciato nello spazio, avrebbe trovato sempre maniera di aggrapparsi a qualche cosa, e ciò, non saprei per qual ragione, mi dispiaceva profondamente. Donna Clara, durante la nostra conversazione, si sarebbe detta una condannata a morir di fuoco lento; era nervosissima e giocherellava con un tagliacarte d'avorio; al mio orecchio giungeva anche il fruscio della sua gonna, segno certo ch'ella batteva il piccolo piede, discretamente, segretamente, ma con violenza e con rabbia. Di che parlammo, io e il gentiluomo del quale non avevo capito il nome? Non saprei dirlo ora. Mi studiavo d'essere assai prudente, senza mai affermar nulla, perché il mio interlocutore poteva essere clericale o socialista o avvocato o banchiere o professore e qualche mia opinione troppo recisa avrebbe potuto ferirlo. D'altra parte, rideva dentro di me del caso singolare; e la nervosità insolita di donna Clara mi distraeva sovente. Le lanciavo delle occhiate per capirne qualche cosa, ma ogni volta incontravo il suo sguardo prorompente diritto dai grandi occhi grigi, e vedevo la piccola bocca tumida, e udivo il fruscio ritmico della gonna, cose tutte che a poco a poco mi comunicavano una nervosità, sebben diversa, certo non meno opprimente di quella che affliggeva la giovane signora. - Se lei favorirà qualche volta da me - disse incidentalmente il gentiluomo - potrò mostrarle la mia collezione mineralogica. - Grazie, - risposi sorridendo. - Lei si occupa di mineralogia? - Sì, un poco. i - Io invece, in fatto di mineralogia non ho che un ricordo: il ricordo del mio professore di liceo, al quale ero vivamente antipatico. All'esame non ha avuto il coraggio di chiedermi se sapevo di quale ordine cavalleresco fosse insignito il commendatore del Don Giovanni Giovanni- Andiamo via, - osservò donna Clara. - Volete scherzare. - Niente affatto. E avendo io osservato umilmente che la domanda non mi pareva avesse alcun rapporto con la mia tesi di mineralogia, rispose che si trattava sempre di mineralogia, perché il Commendatore era di pietra. Donna Clara sorrise, ma l'incognito che avevo di fronte non ebbe la forza di nascondere una smorfia subitanea. I dilettanti, in generale, son gelosissimi dell'arte o della scienza che allieta il loro ozio, forse perché non se ne occupano abbastanza da uscirne ogni giorno col cuore pien di tedio e di odio; il dilettante di mineralogia parve offeso per un attimo e preoccupato, come se il mio spirito beffardo avesse potuto intaccargli e sgretolargli le pietruzze inestimabili sulle quali posava forse quotidianamente il naso ricurvo. - Del resto - aggiunsi con una bonarietà che non sapevo dissimulare - vedrò assai volentieri la raccolta, ed ella potrà istruirmi con i suoi schiarimenti. Il gentiluomo sconosciuto non rispose; capii che quella raccolta di minerali mi sfuggiva per sempre, ed il cuore mi si allargò. Gli occhi grigi di donna Clara, di sotto le lunghe ciglia sfavillarono, gettandomi uno sguardo, che bruciava come una saetta; poi ella, quasi a vincere l'uggia che cominciava a pesare su tutti e tre, si levò e premette il bottone del campanello elettrico. Qualche istante appresso, nel mentre, in silenzio, tutti e tre si beveva a lenti sorsi un tè dorato, guardando con attenzione il fondo delle tazze, io pensai che quell'uomo intendeva forse rimanere a lungo, guastandomi intera la serata, impedendomi di parlare a donna Clara con la intimità che ella mi aveva concessa, atteggiandosi infine, a mio nemico; e la tazza mi tremò nella mano. Fortunatamente io commisi un'altra storditaggine. Donna Clara, che sentiva una inimicizia spontanea e reciproca nascere tra i due uomini che ella andava scrutando, riprese la conversazione e mi domandò se avessi assistito all'ultima udienza di un processo indiziario che appassionava in quei giorni tutta Firenze. - No - risposi. - Da molto tempo non frequento i tribunali. L'ultimo processo al quale mi sono vivamente interessato, tre anni or sono, a Como, me ne disse abbastanza sull'intelligenza e il carattere dei giurati; e da allora non ho voluto perdere altro tempo a studiare come funzioni la giustizia. - Tre anni or sono, a Como? - ripetè il dilettante di mineralogia. - Sì, signore. In quei tempi mi divertivo a studiare i delitti e i delinquenti celebri; uno studio innocuo, non tema. Andavo ad assistere alle udienze e vedevo da vicino la belva, l'uomo primitivo, certe facce patibolari che avevano espressioni indicibili. Ascoltavo le perizie, ammiravo la profonda dottrina dei periti non disgiunta dall'inutilità assoluta della loro scienza; mi divertivo alle grullerie dei giurati, alle furberie degli avvocati, al cinismo degli imputati. I miei studii non sono mai stati spinti più oltre... M'interruppi, sentendo che il fruscio della gonna ricominciava: e con un certo spavento mi chiesi se il mio interlocutore non fosse anche uno psichiatra; il dilettantismo non ha limiti e un medesimo uomo è ben capace di studiare minerali e assassini, pietruzze e ladri, il quarzo e l'abigeato a vicenda. - Ma a Como, tre anni or sono... - mormorò il gentiluomo incognito rivolgendosi a donna Clara. - Sicuro - disse quella misteriosamente, non degnando nemmeno di aggiungere una parola che potesse rischiararmi. Io afferrai la teiera che mi stava innnanzi. e quantunque mi scottassi le dita, versai un'altra tazza di tè, la inzuccherai e mi occupai a scioglier lo zucchero col cucchiaino, a testa bassa, sentendo che cominciavo ad irritarmi e che per uscire da quella noiosa condizione bisognava chiedere un'altra volta il nome di colui che mi sedeva in faccia e che credeva in buona fede di essermi ormai noto. Decisi di continuare il mio discorso; forse in tal modo sarei giunto a spiegare l'enigma di quel disagio che aveva afferrato donna Clara e il mio interlocutore. Alzando gli occhi, vidi che quest'ultimo doveva soffrire; era impallidito, e il suo volto contratto, quella testa lunga in preda ad una dolorosa sensazione, mi commossero e mi esilararono insieme. - Fu un processo molto strano - aggiunsi d'un tratto. - L'assassinio di una baronessa..... - Scusate - disse donna Clara rapidamente. - Volete favorirmi l'albo che è sulla tavola, costà nel salotto attiguo? Io mi levai ripetendo: - Nel salotto? - Sì, nel salotto, sulla tavola di mezzo. Vi mostrerò alcune fotografie. Com'era facile immaginare, sulla tavola del salotto non c'era nulla, ed io girai in lungo e in largo, rovistando sugli scaffaletti., sui tavolini, in libreria bonariamente, quietamente e mi affacciai anche alla finestra per guardare il movimento nella strada. Quando rientrai alfine nella sala grande, vidi donna Clara che passeggiava innanzi e indietro, come sanno passeggiar le signore anche in una camera. Il mio dilettante di minerali era scomparso. - Che avete fatto? - esclamò donna Clara. - Ho cercato e non ho trovato nulla - risposi con umiltà, fermandomi sulla soglia. - Via, non fingete di non aver compreso... Vi domando che cosa avete fatto con quel disgraziato.... E ciò dicendo, la giovane appuntò il dito verso la poltrona ove un minuto prima sedeva il gentiluomo sconosciuto; e il gesto di lei aveva tale energia, che mi parve di rivedere quella malinconica testa lunga dal naso rostrato. - Ma prima di tutto, donna Clara - osservai, puntando io pure il dito contro la poltrona - prima di tutto, mi direte chi era quell'illustre incognito? - Come! - esclamò la giovane, guardandomi corrucciata. - Volete continuare nel vostro scherzo di pessimo gusto! Siete stato così cattivo, stasera, che di tanto in tanto eravate sciocco. Sì, sciocco, scusatemi la parola.... Io m'inchinai con rispetto. - Se non foste stato sciocco, non avrei potuto farvi perdonare una tale indelicatezza, una simile mancanza di tatto. E ora vi basta? Lo avete fatto andar via; non vi basta? Volete seguitar con me? - Donna Clara...... - Fate finta di non sapere chi fosse! Non ve l'ho presentato? A che servono le presentazioni? - Donna Clara, è quello che andavo chiedendomi: a che servono le presentazioni quando non si capisce il nome della persona presentata, e sotto pena di ridicolo non si può tornar daccapo a farsela presentare? A che servono? - Ma davvero? - interruppe la giovane. - Davvero non avete compreso? Non sapete chi è? - Perfettamente sconosciuto - assicurai levando la mano in segno di protesta solenne. - Come non fosse mai esistito!.... - Oh, ma è curiosa, sapete? Siete diventato sordo? E facevate conversazione con lui..... A raccontarla, nessuno lo crederebbe. - Non bisogna raccontarla, amica mia. Vedevo che a poco a poco donna Clara si lasciava vincere dalla sua naturale festosità; e rassicurato, mi inoltrai, andando a riprendere il mio posto di poco prima, innanzi alla poltrona del dilettante. Donna Clara mi raggiunse e sedette sul largo divano, al mio fianco. - Dunque - seguitai - volete dirmi con chi aveva l'onore?... La giovane rideva con la pezzuola alla bocca; e la testa rovesciata all'indietro, la testa bionda, tutta d'oro, luccicava stupendamente ai riflessi delle lampadine elettriche; ma quasi avesse sentito il mio sguardo, donna Clara si ricompose prestamente e mi fissò con gli occhi severi. - In ogni modo - ella osservò - . voi sapevate ch'egli si occupa di mineralogia, poiché ve lo ha detto egli medesimo, invitandovi a veder la sua collezione. E voi avete risposto a questa cortesia con quel vostro scipito aneddoto del commendatore di pietra. - Ho colpa io se il mio professore opinava che un commendatore di pietra era un minerale degno di studio? - Non torniamo daccapo. E la storia del processo di Como? - Ma se non ho neanche potuto dire una parola, che già mi avevate spedito a cercare un albo irreperibile..... - Vi ho salvato, ho salvato voi e lui. Vedo che bisogna proprio ripetervi il suo nome: egli è il barone Lorenzo Scavolino. Io stavo versandomi un piccolo bicchiere di cognac; e all'udire quel nome, lasciai cadere la fiala sulla tavola, che fu rapidamente cosparsa del mordace liquore; ma senza curarmene, guardai fisso donna Clara; poi, alzandomi, cominciai a passeggiare per la camera. - E' lui - dicevo a me stesso, poco importandomi che la giovane udisse il monologo a voce alta. - E' lui quello che me la vuol rapire; codesto uomo nullo, cotesto raccoglitore di ciottoli variopinti, cotesta figura ad uncini impreveduti..... Lui, lui, lui, la rovina del mio amore, della mia felicità, del mio orgoglio, l'agognatore a tutto quanto mi è più caro e più dolce al mondo....! Ah, l'ho visto: ah, è un bell'esemplare, con quel naso, con quegli occhi, con quella testa equina....! - Amico mio - interruppe donna Clara - calmatevi.... Ho suonato perché vengano a ripulire qui.... C'è un puzzo di cognac... Andai a sedermi innanzi al pianoforte, volgendo le spalle a donna Clara e vi rimasi finche non udii richiudersi la porta dietro il servo, che aveva portato fuori il tavolino gocciolante. Ma quando feci per riprendere la passeggiata e il monologo, sentii sulle spalle premere dolcemente le piccole mani di donna Clara. - Ve l'avevo detto, che un giorno avrei dovuto farvelo conoscere...... - Oh Clara! - esclamai, rivolgendomi e avvinghiando la donna con le braccia attorno al busto. - Clara, dammi ancora la tua bocca per farmi passar questo male. - No, no, no! - disse Clara guardandosi attorno e svincolandosi. Siete pazzo? -Ah, è una cosa terribile, amica mia - continuai, seduto sullo sgabello del pianoforte, mentre la donna stava a qualche passo da me, in piedi, addossata all'uscio che conduceva nel salotto, pronta a sfuggirmi. E' una cosa terribile questa idea di perdervi; m'imponete una tortura spaventosa; e siete lì, a guardarmi, senza un sorriso, immobile come una sfinge, a godervi la mia sofferenza; e con una parola potete ridarmi la vita e la gioia..... Non la sapete, questa parola? Non possono pronunciarla le vostre labbra?..... D'un tratto sentii che mia voce si era fatta piagnucolosa, ed ebbi l'intuizione che seduto così, o meglio rannicchiato sopra uno sgabello piccolino, e con quel viso scorato che dovevo avere, e con gli cchi lucidi di lagrime rattenute, ero insuperabilmente ridicolo. E subito dal cuore mi salì un'onda di sarcasmo amaro, che mi bruciò le lagrime. - Mi congratulo - dissi con voce naturale. - Non conoscevo ancora codesto prezioso modello di geologo innamorato; ma ora che l'ho visto, comprendo che sarebbe difficile trovarne uno simile. Avete fatto bene a non lasciarlo andar perduto: io lo metterei nella vetrina dei suoi minerali. Che bella testa, che barba, che naso! - Non cercavo un Apollo - interruppe donna Clara seccata. - Ah lo si vede, non dubitate; si vede benissimo che l'idea di un Apollo non vi è mai passata per la testa. Ma tra l'Apollo ed il barone Lorenzo Scavolino c'era posto per una figura umana. Quello non è un uomo; è un fanale da piazza, una cariatide grottesca, un portamantelli, il manico di un ombrellino. - Vi avverto - interruppe ancora la giovane - che più ne ridete e più me lo rendete caro. E' buono; si è piegato a sopportare la vostra presenza, quantunque egli sappia che io vi ho amato e che voi mi amate tuttora, almeno a quanto dite.... - Ma non tocca a lui sopportare o non sopportare la mia presenza: voi siete in casa vostra. - Non dite sciocchezze; egli pure ha qualche diritto; e avete visto; se n'è andato, ci ha lasciati soli, per un ordine mio. E' stato gentilissimo con voi..... - Sarà un ipocrita..... - Insomma, non vi permetto di insultare un assente, di giudicare un uomo che avete visto oggi per la prima volta!... Che cosa siete diventato? Donna Clara inoltrò, lanciandomi uno sguardo severo. Io le presi una mano, la baciai e la abbandonai, senza tentar più d'attirar la donna a me. - Avete ragione - dissi poi, sono in un periodo anormale e commetto delle vigliaccherie senz'avvedermene. Ho un dovere da compiere: il barone Lorenzo non sa nulla del malinteso che è avvenuto stasera; crederà ch'io abbia voluto prendermi gioco di lui; devo presentargli le mie scuse e dirgli che non sapevo d'avere innanzi a me il barone Scavolino. Andrò da lui domani: a quale albergo è disceso? Mentre parlavo, la giovane signora pareva mi scrutasse attentamente. - Siete sincero? - domandò. - Sì, mi sembra. Sì sono sincero. - Non andrete a provocarlo! - Amica mia, che cosa pensate di me ora? Ch'io vada in casa altrui a provocare un uomo che non mi ha fatto alcun male? Ch'io trascini il vostro nome in uno scandalo? - Scusatemi, ho torto.... E' all'albergo Savoia Savoia- A due passi di qui. Aveva paura di perdersi per Firenze? Egli può anche spiare quando vengo da voi e quando me ne vado: siete vigilata, amica mia. - Torniamo daccapo? Siete incapace di frenarvi? - interruppe Clara, bruscamente. Quando vi piglia il delirio della gelosia, non avete più limiti. - Sarà perché non vi amo. La giovane non rispose e sedette di nuovo sul divano. - Ascoltatemi - le dissi bruscamente, piantandomi innanzi a lei. Dobbiamo parlar di cose molto gravi. Quell'uomo non vi conviene. Sposatene un altro! - To' - rispose Clara, con l'accento toscano che dava alla sua voce un'intonazione anche più beffarda. - Sposarne un altro? E' una idea? - Clara, non è il momento di scherzare. Il barone è vedovo. - Son vedova anch'io. - Bella ragione! Se tutti i vedovi si sposan tra di loro, dove andrà a finire la volontà di Dio? - Vedete che scherzate anche voi? E' un ricordo del nostro amore.... Non fate gesti minacciosi! noi ci siamo amati scherzando. Voi ne usciste; io scherzando ci son rimasto, e vi amo ancora, più di prima. E' inutile ogni gesto solenne, anima mia, ve l'ho detto! Se voi non aveste saputo prender le cose del mondo dal loro lato comico, forse non vi avrei tanto amata; la vostra gioia, la vostra giocondità son l'indice della vostra esuberanza di vita. Il mio sarcasmo e l'ironia sono il risultato delle mie sofferenze. Questa diversità di sostanze nell'identità della forma ci ha attratti. Non è vero? Non è così? La donna tacque. - Non crediate che questo preambolo ci conduca a una scena sentimentale - continuai. - Voglio chiedervi semplicemente: avete mai pensato che avverrà di voi quando sarete moglie d'un uomo tragico? - Chi? Lorenzo? - esclamò Clara ridendo. - Quello è un uomo tragico; quell'innamorato delle pietre è degno di calzare il coturno; tutto è tragico in lui; il gesto, la voce, le sue predilezioni mineralogiche, la sua vedovanza.... E' vedovo perché gli hanno assassinata la moglie. Quale principio, mio Dio, per un uomo che vuole sposarne una seconda!... Quali visioni devono popolar le sue notti!... Che memorie, che dubbi, che rimpianti! - State attento, che ora il coturno me lo calzate voi! - osservò CLara ironicamente. - Lo so; deve averlo dimenticato il barone, poco fa, e me ne servo. E' una calzatura che non dà fastidio. Avete pensato, dunque, al giorno in cui questa creatura di Eschilo sarà vostro marito? Avete studiato il gesto largo e maestoso per dirgli: "Andiamo a spasso" e la muta eloquenza per significargli che avete bisogno dell'ombrellino? - Quanto siete noioso, amico mio. E' vedovo, sta bene: gli hanno assassinata la moglie. E poi? - Ma ciò non conta. Quel processo di Como fu molto misterioso, lo sapete. - Non ne so nulla... - Ve l'ho detto mille volte: vi ho assistito, e ne ho ritratta un'impressione duratura. Io sono certo che il vero colpevole è rimasto impunito. - Ma se l'accusato era confesso? - Ciò non prova nulla; era confesso per far piacere alla Parte Civile; io ne ho viste di peggio.... Fatto è che, ad essere proprio molto larghi, si può concedere ch'egli fu l'esecutore materiale del misfatto; ma dietro lui c'era qualcuno, c'era la mente, c'era chi aveva interesse a sopprimere la baronessa assai più vivo di quel che potesse animare il miserabile che uccideva per rubare.... - State inventando un romanzo? - interruppe Clara. - Il delitto è avvenuto così - seguitai tranquillamente. - Nella villa si rubava e tutti sapevano: si rubava così bene, con tal destrezza e con tal pratica di tempi e di luoghi, che era facile comprendere trattarsi di qualche famiglio, o di un servo, di persona della casa. Il barone, avvertito, non se ne diede mai per inteso. Era tanto ricco, non è vero? E poi, i suoi minerali nessuno glieli toccava: ah no, per le pietruzze i ladri hanno la stessa inclinazione che ho io! Il barone non si occupava di tali miserie: sapeva d'aver un ladro in casa, e taceva, non faceva ricerche, lasciava correre; mentr'egli rapiva alla terra i suoi tesori geologici, l'altro rapiva alla guardaroba la biancheria; i due dilettanti si tolleravano a vicenda. - E' risultato questo, al processo? - domandò la giovane, che sembrava annoiarsi un po' meno di prima. - Tutto ciò che vi racconto è il risultato delle testimonianze. - Ma non rimanete lì in piedi, come uno spettro. - E v'ha di più - continuai, sedendomi a fianco di Clara. - La povera baronessa aveva paura: il ladro misterioso era diventato d'una tale audacia, che un giorno erano spariti dei gioielli dalla camera da letto della signora. La baronessa voleva denunziare; e il barone assicurava che avrebbe denunziato non appena dalla villa si fosse recato a Como. Notate che non ve n'era bisogno: bastava una perquisizione; bastava anche meno, un po' di vigilanza alle abitudini dei servi. Il barone seguitava a raccoglier ciottoli colorati, e l'altro svaligiava metodicamente la guardaroba. - E' inverosimile - esclamò Clara, passandosi una mano sulla fronte. - La colpa non è mia, se è inverosimile. E' forse inverosimile che voi sposiate il barone? Eppure voi ci credete notte e giorno. Ma per tornare al fatto, è utile sapere che tra i coniugi Scavolino non è mai esistito l'accordo. Fossero i ciottoli, fosse il coturno, fosse il naso del barone, in casa c'era l'inferno. I maligni dicono che la raccolta dei minerali di cui si vanta il vostro amico, serviva spesso alle discussioni coniugali e di tanto in tanto le piriti, il quarzo, il feldspato volavano per le camere in tutte le direzioni..... - Badate, - osservò Clara, voi state commettendo una viltà.... - Sono le risultanze del processo. Del resto, se avete osservato il volto del barone Lorenzo, e non dubito che lo conosciate per benino, avrete visto una cicatrice presso l'occhio destro. E' un colpo di pirite: la pirite lanciata con mano energica produce quasi sempre questo effetto sul volto di chi la riceve. - Basta! - esclamò Clara alzandosi. - Non si dicono queste cose quando non se ne hanno le prove irrefutabili. Siete peggio d'una femmina invidiosa, questa sera. Il barone è caduto da cavallo. - Ah, vi ha spiegato!... Eppure è spiacevole che tre anni or sono voi non abbiate assistito a quel processo. A quest'ora certo, voi egualmente non mi amereste più, ma non amereste nemmeno il barone.... Devo andarmene? - aggiunsi, vedendo che la donna rimaneva in piedi. - Se credete. E' tardi. E domani passerete all'albergo per iscusarvi? - Ci penserò,.- dissi alzandomi alla mia volta. - Del resto, lo saprete da lui..... - Per qualche sera vi dispenso dal venirmi a trovare, - soggiunse Clara. M'inchinai. - Non mi date nemmeno la mano? - chiesi. Ella concesse la mano, mollemente, quasi distratta. Nell'esprimere la indifferenza sdegnosa, le donne sono insuperabili.

Il maleficio occulto