USI,COSTUMI E PREGIUDIZI DEL POPOLO DI ROMA
Autore: Zanazzo, Giggi - Editore: - Anno: 1860 - Categoria: storia
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Erano (e lo sono ancora) una specie di servi ecclesiastici delle fraternite di Roma, poichè ogni arte, mestiere e condizione di uomini ha in Roma la sua Confraternita. Vestiti — scrive il Belli — di una goffa livrea, o dicasi pure divisa, coi colori della compagnia alla quale appartenevano, i Mandatari precedevano i convogli funebri, intimavano le associazioni dei cadaveri... avevano cura della proprietà interna dei loro instituti; e una volta alla settimana andavano in abito di costume e con una bussoletta fra le mani a cantare sotto i balconi de’ devoti certa nenia monotona che chiede sempre danaro e termina con un Deo gratias. Ve ne erano in giro della compagnia della Morte, del Suffragio, di Gesù Nazzareno, di Maria SS. del Soccorso, di S. Gregorio Taumaturgo, protettore dei casi disperati, ecc. ecc. Il Deo gratias di quest’ultimo era il più solenne e stirato che si potesse desiderare. Il tempo musicale di esso aveva il valore di due buone massime: "Devoti de San Gregorio ’ettaumaturgo protettore de li casi disperati. Deo ghéérazia!".
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