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Vita intima

Autore: Vertua Gentile, Anna - Editore: - Anno: 1900 - Categoria: letteratura

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Le diverse religioni nel mondo — Sconcordanze religiose nelle famiglie — La religione dei figli — La donna senza religione — I sofismi di un grande moralista — I danni del materialismo — Dubbi e incer- tezze — Un esempio commendevole — L'incredulità di due secoli — Fogazzaro e l'evoluzione umana. La storia di Grecia e di Roma mostrano, che la società si espone ad un grande pericolo quando si svincola dalla sua religione. Ma la storia mostra pure che nessuna cosa è eterna e che le religioni si trasformano con lo svilupparsi dell'umanità. Quanti sono i paesi ove si osserva la religióne di Cristo? La popolazione d'Europa si stima ascendere a trecento e un milione di individui; di cui 185 sono cattolici romani; 33 cattolici greci; di protestanti se ne contano 71 milioni divisi in molte sette; si annoverano 5 milioni di Ebrei, 7 di maomettani. E in America ?... La meridionale, come la centrale, è cattolica romana; il Messico e le colonie spagnuole e francesi, che si sono stabilite nell'America occidentale, sono pure cattolici. Negli Stati Uniti del Canadà e in Australia, prevale la religione protestante. I cristiani sparsi per l'India si sperdono fra 200 milioni di maomettani e di altri settari (I). (I) Sono quattro le religioni importanti che ora si praticano nel mondo. Il Cristianesimo domina in Europa e in America ; ove si contano 435 milioni di cristiani divisi in tre rami: 200 milioni di cattolici; 550 milioni di protestanti; 85 milioni di ortodossi greci. Il maomettismo domina in Africa e nell'Asia occidentale; si contano 170 milioni di musulmani. Il Buddismo domina nell'Asia orientale; ove ha 500 milioni di segnaci. Il Bramismo nell' India con 150 milioni. Gli Israeliti, sparsi un po' da per tutto, sono in numero dai sette agli otto milioni. Rimangono circa 250 milioni di idolatri fra i selvaggi dell'Oceania, gli Indiani dell'America, i negri dell'Africa. Ma questi vanno rapidamente convertendosi al Cristianesimo o al Maomettismo. Le razze non corrispondono alle religioni. Ma a ciascuna religione corrisponde una forma di civiltà La civiltà europea corrisponde al Cristianesimo, la civiltà araba al Maomettismo, l'indiana al Bramismo... la cinese al Buddismo. Fra tutte le società moderne, la Chiesa Cattolica romana è la più diffusa e la più fortemente organizzata. Una volta la fede comune costituiva nella famiglia una forza, una disciplina, un legame morale. Tutti seguivano le pratiche religiose, e se non le seguivano per bisogno di fede, le seguivano per abitudine, per calcolo, per imitazione se si vuole. Tutti credevano o volevano mostrare di credere, e neppure gli indifferenti si ribellavano a l'uso dei sacramenti. Vi erano abitudini religiose che riunivano le famiglie in date ore del giorno, in date circostanze, e ne raccoglievano i membri in uno stesso sentimento di riconoscenza e di adorazione. Nella casa del povero come in quella del ricco, il pasto era consacrato dalla recitazione del Benedicite. La sera si faceva la preghiera in comune; donne, fanciulli, servitori, rispondevano alle invocazioni del padre di famiglia e chinavano la riverente fronte a la benedizione dell'avo. Vi era in quel momento una commovente comunione di animi. Nei di di festa si faceva la lettura del vecchio e del nuovo Testamento, e veniva ascoltato con raccoglimento, considerato come un dovere. Adesso dove sono andati questi usi ? . . . Ci sono ancora delle famiglie religiose, ma non vi ha più religione di famiglia nè di stato. Nel secolo XIX la religione, si può dire, si sia, salvo le eccezioni, rifugiata presso la donna e gli ignoranti. Infatti le donne e non tutte — continuano quasi sole a seguire le pratiche religiose. Qualche volta riescono a condur seco gli uomini; ma questi, in generale, cedono per debolezza e si assoggettano mormorando. Ma generalmente gli uomini resistono alle istanze ed alle preghiere delle donne, e spesso resistono canzonando le credenze della madre o della moglie e della sorella. Vi sono dei mariti, che vogliono per se stessi e consentono agli altri perfetta libertà in fatto di religione. E allora si direbbe che ognuno viva per proprio conto; la donna va a la Messa, l'uomo no ; la donna mangia di magro, l'uomo di grasso; una mutua tolleranza rende la cosa possibile e la pace della famiglia non risente della diversità di sentimenti. Ma succede spesso che fra marito e moglie, sorga, causa di battibecchi e di dissensi, l'intolleranza. Il marito presume di aver una idea superiore della creazione e chiama superstizione la fede della moglie. La moglie, per la quale non vi ha che una fede, chiama ateismo la credenza del suo compagno. E il malumore, il broncio, distendono il loro cupo tendone su la famiglia, per la quale non vi ha più sereno. E i figli ? . . . In quale educazione religiosa saranno essi cresciuti ? … Quale sarà la loro fede ? . . Nel secolo XIX sono parecchi e parecchi gli esempi di padri di famiglia, i quali, pure gridando le loro idee di liberi pensatori, esigono o se non esigono, permettono, che i loro figliuoli vengano cresimati, che si confessino e facciano la prima Comunione. Ce ne sono che, nonostante le loro idee, affidano i figlie le figlie in collegi religiosi. E una volta che le figliuole , — specialmente le figliuole — abbiano raggiunta l'età della giovinezza, si rallegrano di vederle seguire le pratiche religiose insieme con la madre e dicono che non vorrebbero saperne d'una figlia incredula. Sentono, forse anche confusamente, che la donna senza religione, manca della principale sua attrattiva non solo, ma manca di una grande difesa contro i pericoli e i dolori della vita. I figli invece hanno maggiore tendenza a seguire l'esempio paterno. E poi che nelle scuole nessuno pensa a rafforzare loro in cuore la fede materna che fu compagna della loro infanzia, succede spessissimo, che una volta giovani fatti, o più non credono o dubitano, cosa opportuna per il disfogo delle loro passioni, ma punto consolante per i parenti. Nel secolo XIX ci sono padri di famiglia credenti, ma ce ne sono, pure e molti di atei, liberi pensatori, potenti materialisti e deisti. Legouvè, il moralista dolcissimo e affascinante, dice di se stesso: « Io sono deista : dico deista e non panteista o libero pensatore. Il mio deismo non ha nulla di comune con un ateismo dissimulato; non Una vaga credenza in una possanza più vaga ancora, una fede compiacente o indifferente che si esprima volentieri con un : Io credo a qualche cosa. Credere a qualche cosa equivale a non creder niente. Però importa che, per sfuggire all'imbarrazzo davanti ai problemi dell'universo, la vostra intelligenza accetti una specie di causa prima, quando questa causa non ha e non può avere influenza alcuna nè sui vostri pensieri nè sulle vostre azioni, nè nel vostro cuore, nè sulla vostra vita. Questa non è la mia fede. Io credo non solamente a qualche cosa; io credo a qualcuno. Io Credo a un Dio personale, distinto dalle cose del mondo, creatore e rettore del mondo. Credo all'immortalità umana, vale a dire alla persistenza della nostra personalità dopo la morte. Io credo infine alla pena ed al premio, e le dottrine del cristianesimo, sembrandomi divine, io non vado più in là. « Che Cristo sia stato inviato da Dio, io non ne dubito; ma che egli stesso sia Dio io non posso comprenderlo. Ecco il punto in cui la mia ragione s'arresta invincibilmente. « Tuttavia nessun fanciullo fu educato più religiosamente , direi anzi più cattolicamente di mio figlio. Ecco perchè ... » . E spiega il perchè, dicendo, d' aver sempre avuto una viva ripugnanza per il materialismo ; e più che ripugnanza, anzi paura ; poi che, il materialismo che rappresentava una opinione eccezionale e timida e che non si confessava che a mezzo, è passato a lo stato di dottrina scientifica, e come tale, ha reclamato, qual era suo diritto, il suo posto nella filosofia. Oggi entra nel dominio politico e vi entra da padrone. « Il materialismo e la libertà — egli dice — sono una cosa sola. Il materialismo è la negazione completa di ogni sorta di diritti divini, e proclama l'affrancamento assoluto di tutte le superstizioni clericali e monarchiche. Tutti i credenti sono despoti, tutti i despoti sono credenti. Un repubblicano sincero e conseguente è necessariamente ateo, poi che Dio è il despota del cielo ». « Armato di questi sofismi — continua a dire Lègouvè a spiegazione del perchè egli, deista, volle fare di suo figlio un cattolico — il materialismo diventa fanatico come una setta e assoluto come un partito. Pretende d'imporsi a tutti i democratici come uno degli articoli del loro credo, denuncia o biasima pubblicamente i repubblicani che fanno un atto di credenza ; entra nelle loro case per vedere ciò che vi succede e ridere di ciò che vi succede; accusa d' infedeltà politica il democratico che celebra il matrimonio religioso e educa i figli secondo i principi della moglie. Tratta da birbanti i liberi pensatori che non impongono la loro opinione a tutta la loro famiglia, e danno lo spettacolo strano di scettici fatti, in nome dello scetticismo, persecutori, come un tempo altri lo furono in nome della fede. Il mondo vide la follia della croce ; noi assistiamo a la follia dell'incredulità. Una tale aberrazione mi sconvolge, prima come padre, a motivo dell' impero che aspiro di esercitare e che esercito su la giovinezza, poi come democratico, poiché nella mia convinzione, il materialismo è la morte della libertà come della virtù pubblica. « Supponiamo che il materialismo diventi subitamente l'opinione di tutti. Supponiamo che la fede scompaia dal mondo, in un istante, come una torcia spenta da un soffio. Che notte, che freddo, che aridità ! Tutto che arde nell'anima umana è spento. La parola stessa muore!... Non più immaginazione, non più poesia, non più preghiera nè legge morale ! Non più sguardi alzati verso il cielo, non più cielo !...In chi spererà l'oppresso?... a chi si rivolgerà l'infelice?... verso chi si rivolgerà il giusto?... su chi giurerà l' innocente?... La storia d' America ci offre un fatto che colpisce a proposito di questa ultima interrogazione. Un americano si presenta come testimonio davanti al tribunale. Il presidente gli dice : « Giurerete voi a Dio di dire tutta la verità ? Non posso giurare davanti a Dio — risponde il testimonio — perchè non credo in Dio. — Su cosa dunque giurerete ? — soggiunge il presidente Sopra voi stesso ?... Ritiratevi ; la giustizia non può accettare la vostra testimonianza, poiché nessuno ha diritto d'essere creduto dagli altri uomini se non ha un responso superiore a l'uomo ! … « Colpito dalla profonda osservazione che oggi più che mai una forte disciplina religiosa é il fondamento di una solida educazione, io ho cresciuto mio figlio nel cattolicismo » ! Il caso dell'illustre moralista si ripete spessisimo nelle famiglie del secolo XIX. E si ripete non già fra le persone volgari, ma fra quelle che, a una sana e superiore cultura, congiungono una coscienza delicata, una prudenza affettuosa e previdente, una chiara esperienza della vita. Dal cattolicismo condotte al deismo da un lento lavorio di riflessioni personali e di tempo, esse hanno trovato opportuno e giusto lasciare che i figli seguissero la religione materna con tutte le pratiche imposte dal culto. Ma come accadde a Légouvé, e come racconta lui stesso, i figli un giorno sonocolpiti da ciò, che il padre consenta a tutto quanto la madre desidera infatto di religione e pure consentendo si astiene da qualunque pratica. E in tal caso ?... In tal caso il padre, che ha coscienza delicata e anima retta, che non vorrebbe assolutamente prendere suo figlio in piena fede religiosa per tuffarlo nelle acque gelide del dubbio, versare nell'anima sua, come si versa il veleno, l'amara delusione, frutto dell' esperienza; insegnargli quasi a disdegnare ciò che fino allora ha adorato: il padre cui ripugna una trasformazione, che è piuttosto una deformità morale, convinto non potersi a una fede :sostituirne un'altra, come si sostituisce albero ad albero, si scusa, si difende come può, trovando nel suo cuore di padre, parole e argomenti tali da persuadere senza strappare il figlio a una dottrina che non gli ha fatto che del bene. E il dovere d'un padre è di mirare al bene dei figli, dovesse fare per ciò il sacrificio delle sue aspirazioni. Per mostrare quale fosse il sentimento religioso nelle famiglie durante il secolo XIX, l'unica maniera è di esporre degli esempi quando si offrono opportuni, e di riportare giudizi che non possono a meno di essere sinceri perché dati da persone di alto carattere. Per questo, e a proposito del dovere del padre, ripeto qui un tratto ammirabile d'un uomo venerabile per quanto capo di una delle più celebri scuole materialiste della seconda metà del secolo. Il giorno ch'egli ebbe una figlia disse a sua moglie: « Non voglio che sia battezzata ! Ma la moglie prega e lo persuade. « Sia ! — dice il filosofo fai come meglio ti piace. Educa tua figlia secondo il tuo sentimento e le tue convinzioni. Ma quando ella avrà quindici anni, io le esporrò tutte le mie idee. La madre accetta. La figlia diventa una fanciulla religiosamente e saggiamente educata. Il giorno stesso in cui essa finisce i quindici anni, fedele al patto, la madre con il terrore nell'anima, dice al marito: « Oggi ti condurrò tua figlia: dille quello che vuoi ! « Non le dirò nulla ! — risponde il grande uomo commosso — Tu hai fatto di mia figlia una creatura pia, dolce, buona, affettuosa, felice, e credi ch'io voglia tentare di distruggere tutto ciò ? E perché ? per farle conoscere forse accettare le mie idee ? Le mie idee sono buone per me, ma chi mi assicura che saranno buone per lei ? No, non la strapperò a una religione che non le ha fatto che del bene ! » Nel secolo XIX ci furono molti padri educatori e pensatori, che si sentirono sgomenti davanti al pericolo della gioventù data a l'ateismo e al materialismo. Un insigne lasciò scritto: «A vent'anni un giovane non è un filosofo di cui la ragione fa freddamente la parte del pro e del contra nelle questioni vitali; è la passione che lo guida , e la passione , quando non è aggiogata a un dovere ben sentito, può condurlo in braccio all'ateismo. Ora, io ho paura dell'ateismo che attira la nostra giovinezza. Non siamo più nel secolo decimottavo: più non si tratta dell'incredulità leggera e ironica di Voltaire, che si poteva dire libertinaggio dello spirito come scetticismo serio. No; l'ateismo d'oggi, dogmatico e pedante, come le dottrine d'onde viene, seduce la giovinezza con un'apparenza di serietà, e l'attira. L'allievo di Voltaire si burlava delle religioni; l'ateo moderno le disprezza. L'allievo di Voltaire aveva ancora, come il maestro, i suoi giorni di fede; per l'ateo d'oggi non vi ha che disprezzo e negazione. L'ateismo distrugge nel cuore dei giovani la più misteriosa , la più nobile , la più fragile delle qualità umane : la fede nell' incomprensibile !». Non si può parlare della religione del secolo XIX senza accennare a l'ipotesi evoluzionista. E in questo caso credo necessario non aggiungere una sola parola a quanto, nelle Ascensioni Umane, a scritto Antonio Fogazzaro : « Se la ipotesi del'evoluzione viene ancora combattuta fra noi dal punto di vista religiosa e pare odiosa a molti credenti, si è però dimostrata col fatto la libertà nostra di giudicare, che rettamente intesa, essa torna a maggior gloria del Creatore, e fra coloro che le gridano anatema, non vi ha più, forse, un intelletto alto. Persiste invece più valida di certi bassi clamori, una opposizione oscura, coperta d'indifferenza, mista di elementi diversi. Vi stanno insieme senza in-tesa, coloro a cui dà noia il dileguarsi del presunto antagonismo fra una scienza e una religione da essi non seguita, non creduta, e pur molesta per la minacciosa sua voce, per il dubbio che talvolta li morde al cuore; coloro che hanno paura di guastarsi la fede se ci fanno qualche ritocco e la custodiscono con timore come un gioiello antico, al quale è bene lasciar la vernice dei secoli; coloro cui fu proposto il concetto della evoluzione spiritualista quando toccavavano l'età in cui le vene e le idee cominciano a ossificarsi; coloro che hanno certa istintiva avversione per i concepimenti troppo vasti, una specie di agorafobia intellettuale; coloro che onorano bensì il Padre universale dei viventi, ma provano di certe conseguenti parentele, un ribrezzo che offenderebbe S. Francesco d'Assisi; coloro finalmente, cui pare poco rilevante, che l'Universo sia stato creato in un modo o in un altro. E questa diga muta e sorda, che bisogna, con l'aiuto di Dio, rompere; perché non vero che importi poco di leggere o di non leggere la magnifica Rivelazione scritta nei graniti delle montagne e sulle ali delle farfalle, sulle acque del mare e nei rivi del sangue, nelle fiamme della nebulosi e in fondo alla pupilla umana. L'uomo che l'apprende, viene a scoprire, con riverenza e stupore, inesplorati abissi del Consiglio Eterno, viene a conoscere sperimentalmente la legge amorosa e terribile che lo ha creato per esserne obbedita per una perpetua gioia e per un perpetuo dolore. E rea la ignoranza di coloro che malamente confondono il fatto della evoluzione con le teorie sui fattori suoi, specie con la più divulgata, il darwinismo, per sostenere che dalla evoluzione discende una morale obbietta e crudele. Maggiore stoltezza giammai fu proferita. Dal tenebroso « Thohuvabohu » della Bibbia in poi la ipotesi della Evoluzione ci mostra un ordine meraviglioso d'infinite operazioni costanti, condotte con occulte, inflessibili norme nell'interno dei corpi gravidi di spirito, condotte con altre ferree norme sull'esterno di essi, cooperando i moti degli astri obbedienti. Ci mostra infiniti propositi, continuamente attuantisi di una volontà la cui vie sono diverse dalle vie degli uomini; ci mostra, invece dei sei giorni miracolosi, un miracolo continuato per lunghissimi secoli in ogni atomo del pianeta, in ogni istante del tempo, e troncato al comparire dell'uomo quando cessa l'ascensione degli organismi e incomincia la libertà dello spirito. Cieco chi si crede onorare Dio negando l'immenso lavoro onde sorse l'uomo, e rifiu- tando il racconto divino per tenersi alla lettera al racconto di Mose. Nel racconto di Dio cui la scenza va pazientemente decifrando, lettera per lettera, noi non sappiamo ancora leggere come le energie originarie delle cose si trasformassero, in un solenne istante, nella energia vitale: ma incominciamo pere a divinarvi, che questo dovette nel principio accadere, che l' apparire della vita fu atto di evoluzione. Il pensiero moderno inclina a respingere il problema della origine della Vita più indietro nel passato profondo e tenebroso. Tutto induce a credere che nel primo essere vivente si soltanto manifestato un Principio che già prima esisteva nella materia inorganica e che le energie fisico-chimiche sono fenomeni di una vita elementare, di un'animazione universale degli atomi . . . ».

VII.

VITA INTIMA