;

Vita intima

Autore: Vertua Gentile, Anna - Editore: - Anno: 1900 - Categoria: letteratura

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


5

Le scuole — I frutti de'l'istruzione — scienza e morale — L'insegnamento religioso — Genitori e maestri — L'uomo nella society — Qual sia l'uomo ideale — I doveri degli educatori — La loro educazione — Le scuole popolari all'estero — Il loro benefizio — Cristiani ed apostati — Gli uomini futuri, ecc. ecc. Molti gridano la croce addosso alle scuole, e dicono e ripetono che uno dei guai della nostra società, e della famiglia più direttamente, l' istruzione. Altri correggono l' asserzione soggiungendo: « l'istruzione male impartita ». Rispondo con le parole d' un pensatore: « Siano istruiti tutti, ma non per sola autorità, come in passato, bensì per intelligenza ; e tutti riconoscano la morale necessiti) dell'adempimento di ogni dovere ; in caso opposto, migliore ì l'analfabeta, che riceve la legge morale con riverenza da un'autorità che non abusi ». Un altro pensatore dice che la maggior proporzione dei delitti contro le persone, ed in genere della molteplicità dei medesimi, sta a carico della istruzione quale oggi t Impartita. E soggiunge che la istruzione sola non reprime le male inclinazioni più che non le sviluppi. L'istruzione sola non ha azione morale; non scema , anzi aumenta l' orgoglio e non induce al lavoro, se non a misura che combinata con lo spirito religioso e con l' educazione al buon costume. E mette sott'occhio la Perseveranza el 7 gennaio 1872, dove è riportato un brano della Gazzetta i Mosca, a quale, deplorando le associazioni alle Internazionali, riferiva: « Non senza profondo dolore e serio timore guardiamo a la nostra gioventù. A 12 anni il fanciullo cessa di credere in Dio, nella famiglia e nello stato; a 14 anni cerca di dimostrar ciò con la misura delle sue forze: a 15 anni si fa cospiratore: a 16 diventa forse malfattore: a 17 chiude la sua partita con una palla nella testa; questa pur troppo la biografia di molti nostri giovanetti ». E dice altresì che la relazione statistica di polizia di Nuova York, 3 dicembre 1868, espone che furono arrestati 12,108 analfabeti e 65,873 alfabeti. A l'accrescimento poi del numero dei delitti in Europa, in ragione che va diffondendosi l'istruzione, Villermé dà per causa un monque effrayant d'education religeuse. onclude che la scienza senza la morale, è dannosa; che una educazione senza morale e senza il principio di Dio, è un seme non fecondo il quale serve, per lo sviluppo della intelligenza, a far più accorto il tristo; è un dissolvente della famiglia. Uno dei più forti scrittori e originali pensatori della Francia moderna , Alfredo Fouillée, ha pubblicato nella Revue Bleue na serie di articoli, che trattano della istruzione, ne mostrano i difetti, e additano il modo di renderla utile e tale da recare vantaggio a l'uomo in tutte le età e in ogni condizione. Ora poi che l'insieme della famiglia dipende in gran parte dall'istruzione e meglio dell'educazione che i fanciulli ricevono a la scuola, è bene fare una rapida corsa su gli studii dell'autore. Quello che egli dice della Francia, a me pare si possa applicare a l'Italia. Il Fouillée comincia con questa domanda: « Su quale base si deve fondare l'insegnamento morale e sociale nelle scuole? » C'è chi vorrebbe si ristabilisse l'antica base religiosa e chi vorrebbe istituire un insegnamento antireligioso: l' insegnamento d'una morale veramente civile e indipendente dalla religione. Tutti convengono, che è impossibile riporre alcuna speranza in un insegnamento religioso per la ragione che molte famiglie, essendosi ormai staccate dalla fede, non vogliono che questa venga comunicata ai figli. Ma si può forse insegnare dalla cattedra il sentimento religioso:... Il sentimento religioso non si insegna: esso si sviluppa per mezzo dell' esempio. Nell'attuale società è indifferenza religiosa, è spesso ostilità. Un maestro di scuola credente, non può lottare da solo contro l'indifferenza e l'ostilità. Mi preme di avvertire che io riassumo liberamente le idee di Alfredo Fouillée il quale parla da storico e da pensatore. Tutto ciò che lo Stato fa insegnare ai fanciulli deve essere in armonia con le convinzioni dei genitori e sopra tutto dei maestri : se gli scolari credono che la parola dei maestri non è assolutamente conforme al loro pensiero e alle loro azioni, questa parola non è altro che un vano suono. Se dunque più non si può avere una religione di Stato, conformemente ai principi di diritto e di libertà della coscienza, si abbia la neutralità; s'impartisca un insegnamento puramente civile. Non bisogna però dimenticare che quando si sopprime un insegnamento morale in una forma, bisogna ristabilirlo efficacemente in un'altra forma equivalente. Una fede non può essere sostituita se non da un'altra fede più larga e più razionale. Al catechismo positivo del credente, non si deve sostituire un catechismo puramente negativo, quello dell' incredulo e talvolta dello scettico. Non si deve interpretare la tolleranza nel senso di intolleranza, nè bisogna che il sistema di neutralità imposto a la scuola, diventi un sistema di eliminazione e conduca a fare il silenzio su tutte le grandi questioni ; perché in tal modo, si avrebbe per risultato l'immobilità morale; con la scusa di non impegnare la coscienza, non la si sveglierebbe ; e per paura di urtare delle convinzioni, si rischierebbe di distruggere ogni convinzione e di seminare da per tutto l' indifferenza. Si dia ai fanciulli l'idea del bene come la più alta di tutte e la meglio fondata nella ragione; si spieghino ai fanciulli, in forma semplicissima, le ragioni particolari dei loro doveri, sopra tutto verso gli altri. Un educatore eminente, il Boutroux, sostiene che a la domanda dei fanciulli « Perché questa cosa va fatta e quella evitata ? » Si deve rispondere : « Perché questa è bene e quella male ». La morale, considerata anzi tutto dal punto di vista positivo, ha dei fondamenti essenzialmente sociali dimostrati e spiegati. Tutti i doveri, compresi quelli che si dicono verso se stessi, poggiano oltre che su altre ragioni, su ragioni sociali. Si hanno tutti i vantaggi a mostrare ai fanciulli le ragioni sociali dei doveri e a far loro capire che non vi può essere una società fuori delle seguenti regole : « Tu vuoi vivere insieme con gli altri perché sei un uomo non un bruto ? . . Fa dunque per quanto é in te, ciò che è necessario perché gli uomini possano vivere una vita comune. Bisogna far capire ai maestri prima e poi ai fanciulli, che un essere ragionevole il quale concepisce l'universo e ne ricerca il principio, non può fare a meno di riconoscersi legato a la società, fuori della quale egli non potrebbe nè esistere nè pensare. Questa idea del tutto in cui viviamo con il pensiero, questa idea dell'universale e dell'infinito, dà a l'essere cosciente e ragionevole, sia pure un fanciullo, un sentimento di dignità personale, di superiorità, di fierezza morale; e questo sentimento l'educatore deve destare molto per tempo. Se si persuade il fanciullo, che un essere capace di pensare e di amare non viene al mondo unicamente per vivervi, per godervi qualche tempo e poi morire; bensì per rinascere d'una vita nuova e migliore e fin d'ora eterna, giacché é una vita di verità e d'amore senza limiti di spazio né di tempo, la quale cerca di trionfare per fino della morte ; ecco che in nome della scienza e della coscienza, gli si sarà fatto capire, che l' essere pensante vale qualche cosa al di sopra del mondo in cui é chiuso ; ecco la vera e pura ragione morale, la quale é ad un tempo, la più legittimamente interessata di tutte in quanto è la dignità nostra, e la più disinteressata in quanto è la dignità degli altri. Qui è la fonte della solidarietà , non solo materiale , ma morale; di quella vera solidarietà, la quale viene dal fatto , che per noi, esseri coscienti e ragionevoli, il vero io là dove noi formiamo un insieme unitamente con gli altri. Si faccia dunque capire al fanciullo, che l' uomo ideale e veramente morale, è quello il quale agisce sempre secondo questo principio di solidarietà senza limiti, fondato sulla ragione stessa. « Io non posso essere pienamente felice se non sono felici tutti gli altri; non posso amare veramente gli altri se non mi faccio amare da loro a forza di far loro del bene ». L'ideale cristiano è la felicità degli eletti ; l'ideale patriottico è la felicità della nazione; l'ideale filosofico è la felicità di tutti gli esseri, nessuno eccettuato. Solo questo sentimento della nostra solidarietà universale, può combattere il ristretto individualismo e il limitato nazionalismo che caratterizzano l'epoca presente. Ormai più non si può contare su la paura dell'inferno per moralizzare i fanciulli come si faceva nella prima metà del secolo XIX; ma questa non è una ragione per rinunziare a mostrare ai fanciulli le conseguenze razionali e sperimentali delle loro azioni, la fecondità malefica del male e la fecondità benefica del bene, l'identità del bene morale e della felicità individuale e collettiva. I doveri verso se stessi sono, in gran parte, le condizioni stesse della vita individuale più intensa e più espansiva e quindi più veramente felice ; i doveri verso gli altri, sono, in gran parte, regole di vita collettiva e di comune progresso. La sregolatezza, l'alcoolismo, l'accidia, l' inedia, tutti i peccati capitali, non hanno soltanto un' essenza mistica, ed è facile dimostrare la catena fatale di mali che si tirano dietro. L'educatore deve persuadersi che, contrariamente a l' opinione volgare, le idee più alte sono le più pratiche, perchè sono quelle che svegliano i sentimenti grandi e durevoli. L'utilitarismo nell'insegnamento va contro il proprio scopo ; invece, è la morale più disinteressata quella che ha maggiore probabilità di agire su le anime dei giovani. Che se a questi si fanno conoscere le verità morali, se ne fa conoscere anche il buon uso; se si mostrano loro le ragioni sociali, psicologiche e filosofiche del dovere, si viene a indicar loro lo scopo e insieme anche i mezzi per giungervi. Per una tale istruzione morale e sociale , ci vorrebbe del tempo ; bisognerebbe fare dei grandi tagli nei programmi stracarichi di scienza, di storia, di geografia, di grammatica, di erudizione in tutte le forme; programmi, che sono un vero capolavoro di ignoranza pedagogica. Si potrebbe introdurre nell'insegnamenro un'unità di spirito, uno scopo, dandogli un'orientazione sociale e morale, facendo convergere tutto a la formazione dell'uomo e del cittadino. Come nell'antico insegnamento religioso ogni cosa prendeva un colore religioso e metteva capo a la conferma della fede e a la pratica del dovere religioso, così la democrazia dovrebbe fare concorrere razionalmente ogni cosa a la pratica del dovere sociale. Ai molti, e sono i più e diventano i più forti , che non pensano a nulla o pensano stortamente a mille cose, è atto di prudenza l'insegnare a pensare razionalmente ai doveri e agli interessi di tutti. La riforma dovrebbe cominciare dai maestri, nelle mani dei quali è, in gran parte, l'avvenire del paese. Ai maestri manca qualche cosa ; non per colpa loro, ma per colpa del tempo in cui viviamo: manca un insieme di convinzioni morali ragionate, che dia al loro insegnamento un indirizzo preciso e sicuro. Il maestro ha bisogno di ideale. Gli occorrerebbe un'educazione filosofica e morale più forte, una direzione di coscienza virile e simpatica durante gli anni giovanili. Oggi tutte le fonti di moralità sono esaurite per colui che più non ha fede. L' aridità, l' atonia che ne risultano sono particolarmente funeste a l'educazione nazionale. Il maestro dovrebbe ricevere l' unica istruzione che fosse per se stessa educativa ; che non avesse per risultato una specie di spostamento intellettuale ; che invece di ispirargli quasi il disgusto della propria condizione, lo rialzasse ai suoi occhi ; dovrebbe ricevere l'istruzione morale e sociale, su la base di un largo idealismo. Al caos di cognizioni scientifiche, storiche e geografiche, bisognerebbe sostituire un'organizzazione di idee direttrici, una sintesi teorica e pratica delle principali nozioni di ordine morale e sociale. Solo lo spirito filosofico e sociologico è atto a formare degli educatori. Gli insegnanti poi dovrebbero essere indipendenti dagli agenti della politica militante. Importa moltissimo che coloro ai quali è affidato l' educazione, vale a dire un ufficio di conservazione e di progresso sociale, non diventino un elemento di sociale dissoluzione. Nel secolo XIX, o meglio verso la fine del secolo XIX, si è convenuto che la principale causa degli scarsi risultati morali e sociali, che si ottengono dalla istruzione elementare, è questa; che manca il complemento indispensabile; cioè la estensione necessaria agli adolescenti ; che perciò , le cognizioni morali e sociali dovrebbero essere diffuse, non tanto nella scuola quanto dopo. E si fece il possibile di fondare la seconda educazione del popolo ; quella da cui, dipendono in gran parte, il benessere e la felicità della famiglia. Perciò si è pensato di aprire le scuole serali e le scuole festive, ove i figli del popolo, obbligati a guadagnarsi prematuramente la vita o a imparare il mestiere nelle botteghe e nelle officine , possono progredire nello sviluppo intellettuale e morale, facendo in tal modo l'interesse dell'industria, la quale vivendo essa stessa dalla scienza, sia teorica, sia applicata, abbisogna di lavoratori istruiti e pratici. Si è pure pensato di fondare dei circoli popolari ove, per mezzo di conferenze e di letture, si cerca di diffondere la moralità popolare, che è il primo e il più vitale dei grandi interessi nazionali. In Italia non vi ha città, non vi ha borgata nè paese, che non abbia le sue scuole serali e festive. E in molte città e paesi, vi sono pure i circoli popolari per davvero fondati a scopo morale. In Germania, oltre a una quantità di istituzioni private per giovinetti, c'è un insegnamento primario pubblico, domenicale, per i fanciulli e le fanciulle dai dodici ai diciotto anni. In ogni borgo, in ogni villaggio, si danno lezioni ogni domenica, fuorchè a l'epoca della mietitura. I giovani e le fanciulle non possono sposarsi se non provano d'avere assiduamente frequentate queste lezioni domenicali. Vi sono pure, in Germania , a complemento delle scuole elementari, le scuole « borghesi » corrispondenti presso a poco alle scuole elementari superiori; e queste scuole sono, per la maggior parte, domenicali e festive. In Svizzera, la scuola complementare è ordinariamente di tre anni; e in molti cantoni la frequentazione è obbligatoria per tutti i giovinetti e le giovinette, che hanno compiuto gli studi primarie non frequentino una scuola secondaria. A tale scopo, in Francia come in Italia, molto si adoperano gli istituti cattolici, che come i laici offrono a la giovinezza, oltre a l' istituzione , il mezzo di svagarsi e divertirsi igienicamente. In Inghilterra, poi, gli istituti d'istruzione e di educazione a complemento della scolastica si moltiplicano continuamente. L'inghilterra ha una « estensione universitaria » le sue « colonie universitarie » i « suoi palazzi del popolo » e un' infinità di patronati. E tutte le classi sociali , dall' aristocrazia alle corporazioni operaie e ai singoli lavoratori, contribuiscono a l'educazione popolare con mirabile slancio. A New York, nel marzo del l898, alcuni di quei riformatori sociali, che non corrono dietro alle chimere, ma si tengono sul terreno della pratica, si adoperarono per far istituire dei corsi di lezioni per gli operai adulti ; lezioni che prendono le mosse dalle principali questioni politiche del giorno, nelle quali, si dovessero discutere specialmente, problemi storici politici e sociali. Oratori e dotti di fama riconosciuta, si dichiaravano pronti a prestare l'opera loro, e il risultato della prova superò l'aspettativa, giacché gli operai mostrarono per quelle lezioni il più vivo interesse. Incoraggiti dal successo del primo tentativo, gli organizzatori pensarono di dare maggiore estensione e regolarità a l' opera loro e disposero le cose in modo, che, durante l'inverno passato, le lezioni si davano di sera, tre volte la settimana. Ci sono locali che contengono da mille a mille cinquecento uditori i quali accorrono a sentire la parola istruttiva e educatrice di valenti oratori. L'ingresso è libero; il programma delle lezioni interessantissimo. Non si predica contro il socialismo; si cerca invece di elevare la coltura generale degli operai, d' interessarli a considerare le cose dal punto di vista storica, a guardare al di là dei loro interessi immediati. L' esempio di New York è già imitato in altre città. L' Italia lo segue con le Università popolari. Interessare i fanciulli e i popolani a l'istruzione e a l'educazione, è toglierli al pericolo di piaceri pericolosi, renderli forti contro le insurrezioni 'degli agitatori, favorire il bene della famiglia. Nel secolo XIX tutti riconoscono, che si fecero studi, tentativi e opere d'ogni maniera per educare seriamente il fanciullo e il popolo a beneficio dello Stato e della famiglia. Mai come in questo secolo fu favorita l' idea dell' educazione liberale, che vuoi dire: saper sottomettere le passioni a la volontà, la quale obbedisca a sua volta a una coscienza delicata; avere una intelligenza che sia, per cosi dire, uno strumento di logica lucida e calma, di cui tutte le parti siano della stessa forza e in ordine perfetto, quasi macchina a vapore applicabile a ogni genere di lavoro; avere uno spirito nudrito delle conoscenze delle verità fondamentali della natura e delle leggi delle sue operazioni; aver imparato a comprendere e ad amare tutte le bellezze, quelle della natura come quelle dell'arte; a detestare la viltà; a rispettare gli altri come se stessi. Che vuol dire, essere, quanto è possibile a l'uomo, in armonia con la natura, la quale farà di lui quanto è possibile a l'uomo di essere, mentre egli trarrà da essa tutto il possibile vantaggio. Mons. Geremia Bonomelli Vescovo di Cremona, nel suo libro « Seguiamo la ragione » che è la prima parte di un lavoro « vasto e arduo qual è il compendio razionale della nostra fede » dice: « E’ vero; sono molti oncora al giorno d'oggi, che, nati in famiglia credente, cresciuti in una società cristiana, senza fatica alcuna, hanno ricevuta la fede, come una eredità non contesa, la conservano e camminano speditamente per dritta via. Per essi, i primi e santi affetti di famiglia si confondono con quelli della religione, né mai sorge ombra di dubbio a turbare la pace della loro fede; e se talvolta sorge, prontamente la scacciano. Anime felici ! per le quali nascere a la terra è nascere al cielo e a le quali il tesoro della fede è dato prima ancora di conoscerlo, e più che una conquista, è una eredità veneranda e resa cara dall'amore della famiglia ... Ma vivono altri (e oggidì sono moltissimi) i quali, quantunque nati in un ambiente religioso e cristiano e per alcuni anni nutriti col latte della fede, colpa dei tempi e degli uomini, a poco a poco ne ritrassero le labbra, poi respinsero la madre, che loro la porgeva, e finalmente consumarono il loro divorzio dalla Religione, che aveva rallegrati i giorni della loro infanzia, corsero dietro ai predicatori del libero pensiero e caddero nella miscredenza. La miscredenza teorica o pratica ! ecco il terribile morbo che da circa due secoli travaglia la società cristiana e che ai nostri tempi ha preso proporzioni non più viste e che ogni di più si dilata. Nei tempi remoti era una malattia pressoché ignota, ristretta tutt'al più a qualche individuo, e per essere rarissima, al popolo ispirava un cotal orrore. Ora questo tremendo contagio siè diffuso dovunque e in particolar modo si è applicato alle classi colte e istruite. Una credenza, quale che si fosse, nei secoli andati, era comunissima : se alcuni uscivano dalla Chiesa cattolica (e talora uscivano intiere nazioni) formavano una Chiesa a sè, o abbracciavano una religione già esistente, o la creavano a lor modo, ma non vi è esempio di un popolo senza una religione positiva, più o meno determinata e pubblicamente professata. L’ elemento sovrannaturale e divino sotto le forme più svariate ed anche contradittorie apparisce dovunque e sempre, e brilla in tutte le manifestazioni dell'umanità come il sole rifulge in cielo sul suo capo. Solamente sul finire del secolo XVIII, comincia una fase nuova che nel nostro è smisuratamente cresciuta. E una fase, in cui gli occhi di molti non si levano più in alto, ma si fisssano in basso e cercano intorno e dentro sè quello che cercavano fuori di s., in cielo. Gli uomini della scienza, pressochè tutti, ora fanno parte a sè in materia di religione, ciascuno tiene ciò che gli taleuta e anche nulla se così gli piace. Non si vuol più accettare una regola suprema, eguale per tutti, esterna; si sostituisce praticamente il proprio modo di vedere, e questa è la norma del credere e dell'operare. Il protestantismo poneva, qual norma assoluta e comune di religione, la Bibbia; ora vi si mette la ragione di ciascuna e perciò si hanno tante religioni quante sono le teste; è l'individualismo più assoluto che si possa mai immaginare in religione. Tutto il sovrannaturale si dilegua: resta la sola ragione dell'uomo; e troppo spesso in luogo della religione, la passione arbitra inappellabile di tutto. Di qui l’indifferentismo, o scetticismo la miscredenza, he invadono la società moderna. In questa fase o evoluzione dello spirito umano, è impossibile una religione novella; non si hanno che atomi disgregati, impotenti a formare un corpo organico. La miscredenza moderna è dissolvitrice per eccellenza; nell'opera sua distruggitrice , si lascia indietro qualunque scisma , qualunque eresia e lo stesso paganesimo. Ella fa di sua natura il vuoto più perfetto, annienta ogni religione e tende a fare della irreligione la religione universale, come altri francamente ebbe a confessare. E questa la malattia religiosa caratteristica della nostra società istruita. In quali classi sociali la miscredenza trova i suoi proseliti ? . . . Non certo nel popolo, che lavora sui campi e che suda nelle officine: qui troverete forse l'indifferenza, il dubbio, l'ignoranza della religione, anche, se volete la superstizione, non la miscredenza nel senso rigoroso della parola. La miscredenza fredda, risoluta, che ha coscienza di ciò che dice e vuole la miscredenza sistematica, per convinzione (non cerco se sincera e in buona fede o mascherata) la si incontra soltanto nelle classi istruite. Essa scende dall'alto al basso: non ascende dal basso all'alto ». L' illustre pensatore, indagando le cause della miscredenza del secolo XIX, scrive ancora : « Si disse : questa piaga sì larga e gangrenosa della società cristiana istruita, deriva dalle passioni, prima delle quali, l'orgoglio. Causa della miscredenza, dicono altri, sono le passioni politiche e le lotte fra le due autorità, religiosa e civile. E il rispetto umano che relegando la fede nel santuario della coscienza, fa pompa d'una miscredenza che non ha e ne ingrossa fuor di misura le file ? E lo spirito di curiosità, la smania di tutto conoscere e spiegare, quello che ci ha dato la miscredenza ? - Così altri. La ragione umana è finita e debolissima ; qual meraviglia, che volendo fissare lo sguardo nelle cose divine, ne rimanga abbagliato, perda l'equilibrio e cada nel dubbio e rigetti con superbo disdegno ciò che non può comprendere? ...E il ragionamento di parecchi uomini dotti. E a questo ragionamento di uomini dotti, egli aggiunge. « Si farebbe oltraggio a la verità se non si riconoscesse il progresso grandissimo che la ragione ha fatto in questi due secoli ». Conclude dicendo « che la moderna incredulità trae la sua precipua origine dalla scienza e cresce in ragione de' suoi progressi » l' incredulità è una malattia propria d'una società colta e progredita, come, nell'ordine fisico, lo sono il suicidio, gli enormi eserciti stanziali, le sètte anarchiche, i colossali fallimenti e andate dicendo. E spiega questa sua conclusione, che pare stolta, assurda, empia, condannata dalla chiesa. « Guardimi il cielo di considerare la scienza per se stessa quasi madre della miscredenza e nemica della religione ! Quando dico che la miscredenza si origina dalla scienza e cammina sui suoi passi, lo dico in quel senso nel quale il Vangelo afferma, che Cristo è posto in ruina e in salute di molti ; lo dico in quel senso, in cui altri potrebbe dire, che le acque distruggono le messi, che il sole brucia i campi, che la luce accieca, che il vino è un veleno, che le ricchezze corrompono, che l'ingegno è una sventura. Ciascuno intende che tutte queste cose per se stesse sono buone, utili, anzi necessarie ; ma pure sovente accade che per loro difetto, o per il loro eccesso, o pcl mal uso che se ne fa, anzichè vantaggio, rechino danno ed estrema ruina. La scienza fu ed è causa, o meglio occasione di miscredenza, per molti rispetti … E uno dei principali rispetti lo trova nella mancanza quasi assoluta della istruzione religiosa in quasi tutte le famiglie, nelle Università, nei Licei, nei Ginnasi, negli Istituti Tecnici e si può dire in tutte le scuole governative. Una delle cause più efficaci della miscredenza moderna e la massima, vuolsi calcolare nella separazione totale o parziale della istruzione religiosa dalla scientifica e nello squilibrio immenso tra questa e quella ; la prima è rimasta fanciulla, la seconda è divenuta adulta, e questa naturalmente, disprezza e schiaccia quella. E il Bonomelli a tal proposito riporta il linguaggio santamente audace che l'arcivescovo Ireland di S. Paolo negli Stati Uniti, ci fa sentire. L'epoca nostra è un' epoca intellettuale. Ella adora l' intelletto. Tutte le cose sono messe a la prova della ragione ; l'opinione pubblica, il potere che governa, sono formati da essa. La Chiesa stessa sarà giudicata a la stregua della ragione. I cattolici devono tenere il primo posto nella scienza religiosa. Essi devono mostrarsi in prima linea in ogni movimento intellettuale. Un'opera importante nel secolo futuro, sani, costruire scuole, collegi, seminari, e ciò clic è ancora più importante, inalzare le presenti e le future istituzioni al più alto grado di grandezza intellettuale. Solo le migliori scuole daranno a la Chiesa gli uomini di cui abbisogna. E queste scuole devono essere moderne nel corso degli studi' e nel metodo, per modo che gli scolari che escono dalle loro aule, siano uomini del secolo ventesimo. . . . Cercate gli uomini ; parlate loro un linguaggio non affettato e in istile del secolo XIX, ma ardente, che vada al cuore e a la mente ; rendete popolare la religione fin dove possibile. Se vogliamo guadagnare questa società, che nella parte sua più eletta, ha fatto divorzio quasi totale dalla Chiesa, e tenere nel suo seno quello che ancora vi sta, non illudiamoci ; dopo la virtù sia la scienza ; scienza vera, moderna, forte, spigliata, sciolta, da certe pastoie vecchie, create da un ridicolo convenzionalismo, accessibile a tutti; sia l'arma a cui diamo di piglio. Chi tiene le masse, regna ; le masse non sono tenute che dal loro Intelletto e dal loro cuore. Nessun potere le domina se non quello che tocca le loro anime libere ». Le legittime e veramente gloriose conquiste del progresso scientifico, non furono dunque sconosciute dal sincero pensiero cristiano nel secolo XIX. Il pensiero cristiano in urto con il progresso scientifico, sarebbe in urto con se medesimo. La via che la Provvidenza aperse al bene, a la verità , e al meglio a sollievo delle creature e a la loro esaltazione, non può essere disertata da chi perla in nome della verità e del bene. La scienza che dà ragione d' ogni cosa e studiando la bellezza dell' universo, innalza la niente commossa e grata al Creatore ; la scienza che avvicina i popoli rendendo possibile, anzi favorendo la santa fratellanza e la diffusione del bene ; che .allevia il dolore e diminuisce le malattie ; che stenebra la mente, distrugge i pregiudizi, insegna com' formata la terra e quali forze sono negli elementi, che indaga le vicissitudini del tempo, il moto degli astri , la natura della vita animale, le segrete virtù della vegetazione, la forza dei venti, non che un nuovo legame fra l'uomo e Dio.

VITA INTIMA