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Vita intima

Autore: Vertua Gentile, Anna - Editore: - Anno: 1900 - Categoria: letteratura

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Il benessere nella famiglia — L'istruzione obbligatoria — Il rispetto nei rapporti sociali — La cura della persona — L'influenza delle cose materiali sul morale — La poesia dell'intimità — La necessità delle ricreazioni e i piaceri innocenti — La musica e il ballo — La lettura — La Capanna dello Zio Tom — frutti dell'educazione intellettuale. Nel secolo XIX non si può negare, che insieme con un poco di urbanità e gentilezza, sia entrato nella famiglia un certo benessere. Ma pur troppo questo benessere ha non di rado per carattere la vita del senso, del godimento, della comparsa. Nel secolo XIX si fece il possibile di educare il cittadino in modo che egli potesse sentire nobilmente di sé medesimo e della propria famiglia e gloriarsi del proprio paese ; si fece il possibile di formare il carattere di ognuno onesto e severo, di farne insomma l'uomo, che si conviene a la rinascente nazione. Ma non sempre i desideri buoni e generosi vengono subito realizzati ; non sempre la speranza è soddisfatta, non sempre si raggiunge l'ideale. La evoluzione sociale procede lenta e secondo leggi superiori alle passioni degli individui ed ai loro desideri. Conviene accontentarsi della certezza che essa procede. Ora si è convinti che è dalle intime radici della famiglia che maturano gli elementi al vivere morale e civile ; si è convinti, che tutta la equazione della sapienza politico- morale di una nazione, a cui la sua potenza è felicità, sta in questo, che crescano all'ottimo costume i componenti la famiglia. E tutti sono obbligati a istruirsi, a fare almeno i primi passi nella via del sapere. La vera miseria di un popolo — dice il Dottor Carlo Frua — consiste nella sua ignoranza, e l' uomo veramente può quanto saggiamente sa. Per questo nel secolo XIX si convenne di rendere obbligatoria la istruzione elementare. Ed è a la scuola principalmente che si deve il dirozzamento della famiglia. Dirozzamento, che è anche dovuto a ciò, che il sentimento di soggezione morale fra i così detti inferiori verso i superiori, ora è quasi del tutto scomparso per lasciar luogo a quello più logico e più umano della rispettosa famigliarità. Ora, la famigliarità promuove la imitazione, dalla quale viene un vantaggio educativo. Adesso sarebbe ridicola una persona che facesse l'altezzosa e la sprezzante con l'operaio, il contadino, ecc. ; e desterebbe un sentimento di dispetto, quasi offesa a la dignità umana, un operaio o un contadino, che davanti a una si fatta persona se ne stesse intimidito, mortificato, quasi sgomento, come accadeva un tempo. Il rispetto adesso è generalmente reciproco. Il modo di civilmente comportarsi ha cominciato a comprenderlo ed a usarlo anche il popolano. Siamo su la via di dare di noi il consolante spettacolo di altri paesi e specialmente della Norvegia, ove le buone maniere e il parlare garbato, si riscontrano in tutti quanti ; e si riscontrano in tutti, perchè non c'è orgoglio, non bruscheria, non comandi altieri da parte di chi ordina verso chi deve ubbedire ; e chi deve ubbedire risponde bene e con modi educati a chi a lui si rivolge dandogli esempio di urbanità. Il povero di adesso più non legge la prova di una considerazione di inferiorità nel tono e nelle maniere di chi tratta con lui ; e forse , se alcuno ancora avesse il pregiudizio e la stoltezza di trattarlo come una volta , egli troverebbe, nella legittima stima di se stesso, il coraggio di respingere la crudele menzogna dell' inferiorità che avvilisce e irrita. Non ci sono più basse condizioni, non ci sono più umiliazioni che impediscano a l'uomo di conoscere se stesso e d'aver fede nelle proprie forze. Il povero si sente uomo come tutti ; ragiona, comprende, respinge l'avvilimento. E questo sentimento di dignità lo porta a ingentilire la condizione della sua famiglia. Anche nelle famiglie del popolo, è entrato un certo sentimento di rispetto per la donna e nella donna il desiderio di rispettabilità ; d'onde la tenerezza anche quivi qualche volta esagerata per i figliuoli. Vi sono ora delle case di povera gente, ben diverse da quelle di solo trenta anni fa. Pulite, con i pochi mobili, il vasellame, le stoviglie tenuti con cura scrupolosa ; la madre poveramente vestita, ma linda, i fanciulli lavati, pettinati e ravviatini. Ricordo d'aver sentito, alcuni anni sono, una popolana, dire con convinzione : « Per essere tenute in conto dal marito e rispettate dai figli, bisogna vestire sempre decentemente e non mai apparire sporche, sbrandellate, arruffate». E questo sentimento, che pare da nulla, è un segno di grande progresso nella famiglia del povero. Ho sentito un'altra donna, sgridare una sua figliuola perché poco accurata nel vestire. « Vergogna ! — diceva — vai intorno come una che manchi di riserbo e di delicatezza ! … come se il riserbo e la delicatezza non stessero a difesa del buon costume ! » Quest' altro sentimento , che dice essere entrato nel popolo l' idea che dall'esterno si può giudicare l'interno , è sommamente delicato. Ed è sentimento che suggerisce a la donna del popolo di correggere nei figli il linguaggio e i modi troppo volgari. Tutti o quasi tutti, ormai, sono arrivati a sentire , che la volgarità del linguaggio e dei modi , quando sono abitudini dell' infanzia, induriscono lo spirito, il quale, più tardi, non sarà disgustato dal vizio; che un interiore di casa sporco e disordinato e un vestire negletto, abituano insieme con l' occhio, l' animo alle cose turpi ; e che nei luoghi sconci, cessa il reciproco rispetto. Il progresso delle cose materiali influisce sul morale. Una stanza pulita, che la sera viene illuminata da una lucernetta o da una fiammella di gas, parla ai sensi, e per questi a l'anima dell' uomo, un linguaggio differente da quello di una stanza sudicia, malamente rischiarata da puzzolente, vacillante lucerna ad olio. La sera è il momento di ritrovo e di raccoglimento nella famiglia del ricco come in quella del povero. Anche fra gli operai, ora ve ne sono, che dopo la giornata di lavoro trovano care le ore passate in famiglia. E ció succede nelle famiglie ordinate e tranquille, che sentono la santa poesia dell'intimità. Intorno a la tavola i figliuoli studiano e fanno i compiti ; le fanciulle lavorano, i garzoncelli si esercitano nel loro mestiere, la madre sferruzza calze o agucchia ; il padre, attratto dalla famiglia raccolta, concorde, laboriosa, rinuncia al piacere della osteria e dei convegni fra amici, e riposa e spesso dallo studio dei figli impara. Dolce, soavissimo quadro di intimità domestica, di santa concordia, che pur troppo non è facilissimo a potersi vedere e contemplare ! L'operaio che ha fatto l'abitudine di passare in famiglia le ore di riposo, sente il desiderio di dividere con la moglie e i figli , gli svaghi concessi a la sua condizione; poi che qualche distrazione è necessaria allo spirito di tutti. In tutte le società sono necessari i piaceri , le ricreazioni , i mezzi di eccitare gradevolmente. E se non si trovano piaceri innocenti , si cercano i colpevoli. L'uomo non fu solamente creato per lavorare, ma anche per avere i suoi momenti di gioia ; la società deve rispondere a questo bisogno della natura umana. C'è in noi ordinariamente una disposizione malata, che causa la melanconia e l'inquietudine, indebolendo l'energia della volontà, spingendo a l'uso di stimolanti nocivi. Spesso l' intemperanza ha origine nella debolezza del corpo. La vigoria fisica non è solamente buona per se stessa , ma favorisce la temperanza aprendo l'anima a la gaiezza , togliendole l' indefinito sentimento di stanchezza, di inquietudine, di scoraggiamento, che sono fatali al carattere e a l'esistenza. L'educazione dello spirito non vale nulla in un corpo accasciato e debole ; l'anima giace svigorita in un fisico snervato. Guai se si coltiva lo spirito a scapito della salute ! La necessità dell'educazione fisica fu tanto sentita nel secolo XIX, che se ne ha una prova nei fabbricati delle scuole, sfogati e in posizione salubre, nella cura dell'infanzia, negli esercizi ginnastici e nelle passeggiate obbligatorie. Dio che ci ha fatti come siamo, che ci ha dato un corpo ed uno spirito ugualmente capaci di attività, che ha messo in noi il desiderio della ricreazione dopo il lavoro, che ci ha creati per il sorriso più che per le lagrime, che ha fatto del riso una emozione contagiosa, che sviluppa nella natura del bambino la disposizione al gioco e al piacere, che ha disposto giovani e vecchi a trovare diletto nella gaiezza, non può averci destinati a una vita triste, nè può offendersi dei piaceri che confortano delle fatiche e preparano lo spirito, per mezzo del riposo, al lavoro. Si può conciliare il piacere con il dovere ; anzi, si può dire che questo attinge da quello nuova energia. La vera religione ha un carattere di autorità e di dolcezza insieme ; essa ci impone di soffrire più tosto che allontanarci dalla via del giusto e del bene che Dio ci addita ; ma ci insegna nello stesso tempo che, in circostanze ordinarie , è giusto e buono far seguire la ricreazione al lavoro, ricevere i doni di Dio con gioia , e rallegrare lo spirito, nell'intervallo delle occupazioni , godendo dei piaceri che la società procura ; dei piaceri igienici, buoni, innocenti. Piaceri innocenti, sono quelli che eccitano moderatamente e che procurano una dolce gaiezza , non una gioia chiassosa; che riposano e non stancano , che sono frequenti più tosto che troppo durevoli , che rimandano al lavoro quotidiano con lo spirito e il corpo riposati e fortificati. Piaceri innocenti sono quelli che si possono godere insieme con persone rispettabili, che si accordano con una dolce pietà e la favoriscono ; quelli infine , che non offendono il rispetto di sè stessi e non fanno dimenticare la vita avere uno scopo assai più elevato che il divertimento. L'abitudine dei piaceri semplici e innocenti, favorisce la temperanza. Il motivo per cui l'operaio è più d'ogni altro esposto a l'intemperanza, è che a lui, generalmente mancano altri piaceri. Chi dopo il lavoro prova il conforto dei piaceri innocenti, non è tentato di cercare l'oblio di se stesso e gode dei piaceri dell'uomo; non ha bisogno di quelli dei bruti. Incoraggiare i piaceri leciti è dunque un far trionfare la temperanza. Uno dei piaceri, che è a la portata di tutti e che esercita una favorevole influenza su l' animo e quindi sui costumi è certo la musica, nella quale è qualche cosa di superiore a la parola e a la poesia. Qualche cosa che trova la via del cuore di tutti o di quasi tutti, perchè la sua espressione è indefinita e precisa ad un tempo; perchè dice il sentimento che esprime, lasciando che a quel sentimento, il nostro si accompagni liberamente; perché meglio ricordi le aspirazioni e invita l'anima a riversarsi nell'armonia. Nel secolo XIX si penò a rendere facile lo studio della musica a tutte le classi di persone. ln ogni città di qualche importanza vi ha una scuola cosi detta d'arco e di canto corale, ove tutti che abbiano desiderio e disposizione, possono imparare a suonare uno strumento ed a ben modulare la voce. La musica preserva dalle distrazioni pericolose e dannose; un giovine, una fanciulla, un padre, una madre che sappiano suonare e cantare , introducono nella famiglia, insieme con un piacere delicato e gentile, un elemento educativo. Il gusto per la musica, si comincia a coltivarlo nei giardini d'infanzia. Non vi ha città, non vi ha borgata, non vi ha paese, ove almeno nei giorni di festa, non vi sia lo spettacolo gratuito della musica, nelle piazze o nei giardini pubblici. In molte parti d'Italia vi è il giuoco del pallone, assai igienico e favorevolmente emozionante. E giuoco che diverte chi vi prende parte e chi vi assiste, chiama il popolo a l'aria libera, a passare ore di vero godimento innocente e salutare. Il ballo sarebbe pure godimento igienico, se troppo spesso non avesse di mira lo sfoggio e la galanteria spinti a un eccesso poco o punto innocente. Il ballo fu però considerato come divertimento pubblico fino dal tempo più remoto ed è tuttora in uso presso tutti i popoli, non esclusi i selvaggi. Presso i Gentili, il ballo non era solamente una cosa profana ma anche sacra, tanto è vero che nelle solennità religiose si ballava. Presso gli Egizii, i Greci e i Romani, le danze in onore degli Dei, erano molteplici e frequenti. Vi erano le danze campestri inventate da Pane, di carattere vivo e festoso, eseguite da donzelle e giovanetti coronati di fiori di quercia; in Lacedomonia si intrecciava, davanti a l'altare di Diana, la danza dell'innocenza. Il ballo cessando di essere cerimonia religiosa, divenne in alcune circostanze, orribile orgia. Ringentilitisi i costumi, a le eleganti corti dei Principi , il ballo salì al più alto grado di splendore. Oggidì in Italia e in Francia specialmente, il ballo è in gran voga, sia sui teatri come nei salotti, ai festivals, n campagna nelle piazze pubbliche e su le aie. Le danze italiane hanno un carattere vivacissimo ; carattere della nazione. Nella Spagna il ballo forma la delizia del popolo. In Egitto e in Barberia la danza è riservata alle donne licenziose. Nell' India, anche al presente, la danza fa parte del culto. Il ballo è divertimento igienico, ma offre maniera di offendere il buon costume, specie fra la gente di educazione grossolana. E’ però bello e consolante, assistere a un ballo a l'aperto in campagna, in mezzo al verde, sotto la volta del cielo, al suono di rozzi istrumenti! Quei poveri giovani, quelle povere fanciulle, che stentano la vita, strappando il pane a la terra, nei salti, nelle piroette, dimenticano l'esistenza faticosa e danno libero sfogo a l'allegria. Nel secolo XIX intento alle opere di beneficenza, si fece spesso servire il ballo a sollievo dell' umanità sofferente e disgraziata, quindi a sollievo della famiglia del povero. Il teatro sarebbe il più nobile dei piaceri e occuperebbe il primo posto fra i mezzi di raffinare il gusto, di elevare il carattere, di far abborrire il vizio e innamorare della virtù , quando non fosse troppo sovente uno sfoggio di immoralità, una mostra impudica di intemperanza e di vizio. I dolori profondi , le terribili passioni, le emozioni sublimi della vera tragedia, mirano a destare un vivo interesse per il prossimo, a convincere di ciò che l'uomo può fare, ardire e soffrire, ed a promuovere il sentimento dei terribili misteri della vita. L'anima di chi assiste allo spettacolo della vera tragedia è commosso; quella specie di letargo morale nel quale spesso giace assopito l'uomo , viene scosso, almeno per un poco, da una certa vivacità di pensiero, e da un certo grado di sensibilità. Il dramma risponde pure a un fine elevato , quando ci mette in presenza di avvenimenti solenni, che denudano il cuore dell'uomo e ne mostrano le opere più potenti, più commoventi e gloriose. Al teatro di compagnie dialettali, come le piemontesi e le venete, quasi sempre morali, e anche delle compagnie milanesi e napolitane che promuovono una sana ilarità e spesso anche toccano il cuore, le famigliole di operai se la godono in lungo e in largo, e siccome la schietta ilarità è educativa, tornano poi casa con il cuore esilarato e disposto a bontà. Nei piaceri igienici e innocenti l'anima si ritempra. Channing , il grande americano , morto nel 1842 , che impiegò la vita operando e scrivendo a vantaggio dei poveri , Channing dall'anima pura, il cuore onesto, la ragione ardita che nessun problema spaventa e che i problemi della vita risolve tanto felicemente, dice, a proposito della necessità di procurare al popolo dei piaceri leciti : « Una società troppo seria, ove sono poche ricreazioni innocenti per il povero, deve necessariamente abbondare in intemperanza e ubbriachezza. Il selvaggio beve eccessivamente, per la ragione che le sue ore di sobrietà sono monotone e tristi, e che perdendo la coscienza della sua esistenza e della sua condizione , egli non perde nulla di ciò che desidera conservare. Spesso si beve eccessivamente per scuotere lo spirito abbattuto e per soddisfare a la sete dell'eccitamento ; ragioni che non si riscotrano nelle società ove si pensa a la distrazione del popolo ». La Francia , specie prima della rivoluzione , aveva nome di un paese di grande temperanza ; cosa che si spiegava in parte , con la ragione della naturale gaiezza di quel popolo e dell' abitudine di piaceri semplici e innocenti, sopra tutto fra i contadini. Nel secolo XIX il progresso, facilitando i mezzi di trasporto , offerse a tutti, fino a la famiglia più povera, il modo di svagarsi uscendo dalla città a l'aperto, visitando paesi, facendo igieniche escursioni. L'istruzione ha aperto la via, in questo secolo, ad ogni classe di persone a un piacere intimo , squisito e sommamente educativo, quando si sappia scegliere con giudizioso discernimento : il piacere della lettura. E’ propria del secolo XIX la letteratura popolare. Una quantità immensa di libri furono pubblicati per il diletto e per l' educazione del popolo. Vi sono libri per tutte le età , per tutti i gusti ; e la maggior parte di questi hanno per iscopo di educare le facoltà morali, di bene dirigerle , di svegliare nei cuori sentimenti buoni, di far conoscere l'uomo a se stesso, di raffermarlo nell'idea del dovere, di Dio, della patria, della famiglia. Pur troppo, fra la quantità di libri che tutti possono leggere e capire, ve ne sono parecchi che non hanno di mira di insinuare nei vergini cervelli i semi indistruttibili del sano carattere nè di educare ad una vita laboriosa ed onesta, ad una coscienza dignitosa e tranquilla, ad una fede sicura in Dio e nella immortalità dell' anima. Molti libri illeggiadriscono la vita degli istinti e spesso in modo, che il povero e massime la fanciulla, perda l'amore, anzi disdegni l'umile suo ufficio nella famiglia e sbrigli le passioni dal vincolo morale. Altri insinuano idee false e pazze allettando con miraggi bugiardi, che svegliano desideri impossibili, e spingono al male e a la ruina. Un libro può essere la salvezza o la perdizione di una persona. Per questo furono fondate le biblioteche popolari, che raccolgono libri buoni, scritti da spiriti retti e fermi, da veri pensatori, i quali in modo facile e attraente innamorano della virtù, inspirano pazienza, rassegnazione, elevano la mente a la fede, nutrono in cuore l'amore dell'umanità, della patria, della famiglia. E’ difficile misurare il bene, grande immenso, che può fare un buon libro a la società e per conseguenza a la famiglia ! Basta citarne uno, uscito nel 1850 in un giornale di Washington col titolo di Uncle' s Tom Cabin; ibro ispirato dalla pietà, dalla generosità, dal santo desiderio dell'uguaglianza, del diritto di tutti d'avere una famiglia ed in quella poter vivere liberi e sicuri. Il libro, chi non lo sa ? . . . è di una donna, di Enrichetta Beecher- Stowe, che viveva nei tempi del più vivo contrasto contro gli abolizionisti, nel momento della più dura oppressione sopra gli schiavi. I dolori di questi, le persecuzioni contro quelli, ali- mentarono il suo coraggio, infocarono la sua fede. La scrittrice parlava al popolo del quale si guadagnò tosto l'attenzione e la sincera simpatia. Non parlava con linguaggio veemente e sdegnoso, non imprecava agli oppressori, non eccitava gli oppressi a rivolta; ma con sincero accento, ma con spirito di tranquilla verità, con fine osservazione di costumi e di caratteri, poneva in evidenza i patimenti, i dolori, le miserie dello schiavo in casa del ricco coltivatore; e intorno alle angosce degli oppressi, rappresentava gli stessi oppressori, non più sordi, ma già dolenti e deploranti la dura necessità, della schiavitù. E giovavasi del femminile compianto , colorando la bella immagine della gentile Evangelina, a toccare vivamente il cuore dei lettori, a scendere nell' animo del popolo , a suscitarvi commiserazione per gli infelici , vittime della più crudele ingiustizia, che non potevano avere libertà, non famiglia. Il libro si introdusse nelle famiglie e nelle scuole e non invano parlò al commosso sentimento delle donne e dei fanciulli. Il fiero piantatore , sul campo del lavoro, spietato e freddo a la vista dello schiavo flagellato , nel seno della famiglia, non seppe resistere a la mestizia, alle lagrime, ai sospiri della sposa e dei figli, e perdette della sua asprezza. La causa dell'abolizione, che pareva cosa tutta locale di lontani paesi e di altre genti, da non toccare gli estranei , divenne per effetto della emozione e dell' umana simpatia una causa comune di tutte le genti civili. Il nome della scrittrice americana va congiunto con la memoria d' un grande progresso dell' umanità, al cui compimento la sua parola non fu inefficace. L'alto merito suo non deriva dai pregi dell'ingegno, dalla finezza dell'arte ; l'opera sua è semplice e modesta : ha la potenza della spontaneità, il vigore d'una coscienza sicura, lo schietto impulso al conseguimento del bene ; è un'opera del cuore ; è il profondo sentimento della verità che parla in difesa degli oppressi e degli umili con mite parola, con la parola eternamente vera del Vangelo, che vince il cuore indurito dei superbi potenti. La forza della verità espressa da una candida, sicura coscienza , contribuì a dare a tanti e tanti infelici, libertà e famiglia. Per strappare il povero, o meglio il popolano, ai pericoli dell'ozio serale e festivo, nel secolo XIX , si cercò , per mezzo di conferenze pubbliche, di circoli ove si insegnano gratuitamente lingue straniere, i principi della scienza e il disegno, di attirarlo a dilettevole occupazione, che ingentilendolo lo renda capace di meglio comportarsi in famiglia, come padre, marito, figlio e fratello. La coltura intellettuale è, certo, una difesa contro l'intemperanza, poiché dà a lo spirito, forza e elevatura. Persuasi di ciò, i buoni e gli onesti , hanno fatto in modo che la coltura intellettuale fosse una sorgente di diletto , e scrissero libri buoni e fecero che si diffondessero fra il popolo. Il gusto della lettura procura ore deliziose, impedisce l'ozio e la noia, rende disprezzabili i piaceri grossolani. Quanti giovani non sono trattenuti dal gusto della lettura, dal passare le serate fuori di casa e abbrutirsi in piaceri dannosi ! . . . Le conferenze pubbliche, i corsi gratuiti di scienza e letteratura, le biblioteche popolari , sono i primi frutti dell'educazione intellettuale. Quale larga messe di bene non ne deriveranno in avvenire, nelle generazioni portanti in se gli usi tradizionali ?

VITA INTIMA