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IL GIORNALINO DI GIANBURRASCA

Autore: Bertelli, Luigi - Vamba - Editore: MARZOCCO - Anno: 1912 - Categoria: letteratura

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Il giovane di studio del Maralli è, invece, un vecchio tentennone che sta sempre nella stanza d'ingresso, seduto a un tavolino, con lo scaldino tra le gambe, e scrive sempre, dalla mattina alla sera, sempre copiando e ricopiando le medesime cose... Io non so come fa a non incretinire; ma forse dipende perché è cretino di suo. Eppure mio cognato ha molta fiducia di lui, e ho sentito spesso che l'ha incaricato d'incombenze anche difficili che non so come faccia a disimpegnarle, con quella faccia da Piacciaddìo che si rimpasta... Invece, se il Maralli avesse giudizio, quando ha qualche commissione da sbrigare alla svelta e per la quale c'è bisogno d'un po' d'istruzione e d'intelligenza, dovrebbe affidarla a me, e così piano piano farmi impratichire nella professione e tirarmi su per avvocato. Mi piacerebbe tanto dì diventar come lui e d'andar nei tribunali a difendere i birbanti, ma quelli buoni però, cioè che son diventati cattivi per disgrazia e per forza delle circostanze nelle quali si son trovati, come è successo a me; e lì vorrei fare certi bei discorsi, urlando con tutto il fiato che ho in corpo (e mi par d'averne più di mio cognato) per fare stare zitti gli avversari e far trionfare la giustizia contro la prepotenza delle classi sfruttatrici, come dice sempre il Maralli. Io qualche volta mi trattengo a discorrere con Ambrogio che è appunto il giovane di studio e che è dello stesso mio parere. - L'avvocato Maralli si farà strada, - mi ice spesso - e lei diventasse avvocato troverebbe qui nel suo studio la nicchia bell'e fatta. - Oggi intanto ho incominciato a impratichirmi un poco di processi e di tribunali. Mio cognato era fuori; e Ambrogio a un certo punto ha posato lo scaldino, è uscito di dietro il suo tavolino e mi ha detto: - Che mi potrei fidar di lei, sor Giannino, per un piacere? - Gli ho risposto di sì, e lui allora mi ha detto che aveva da andare un momento a casa sua dove aveva dimenticato certe carte importantissime, che avrebbe fatto presto... - Lei stia qui finché torno io: e chiunque venga lo faccia aspettare... Mi raccomando però; non si muova di qui... Posso star sicuro, sor Giannino? - L'ho rassicurato e mi son messo a sedere dove sta lui, con lo scaldino tra le gambe e la penna in mano. Di lì a poco è entrato un contadino, un tipo buffo con un ombrellone verde sotto il braccio, e che, rigirandosi il cappello tra le mani ha detto: - Che è qui che ho a venire? - Chi cercate? - gli ho domandato. - Del sor avvocato Maralli... - L'avvocato è fuori... ma io sono il suo cognato e potete parlare liberamente... È come se ci fosse lui in persona. E voi chi siete? - Chi sono io? Io son Gosto contadino del Pian dell'Olmo, dove mi conoscono tutti, e anzi mi chiamano Gosto grullo er distinguermi da un altro Gosto che sta nel podere accanto, e sono, come lei saprà, ascritto alla Lega dove pago due soldi tutte le settimane che Dio mette in terra, e il sor Ernesto lo può dire che è il nostro segretario e sa far di conto perché lui non è un contadino come noialtri disgraziati... Sicché i' ero venuto a sentire per quel processo dello sciopero con la ribellione, che deve andare fra due giorni e dove son testimonio, come qualmente il giudice istruttore mi ha mandato a chiamare per farmi l'interrogatorio, ma io prima di andar da lui son venuto qui per sentire come mi devo regolare... - Io non ne potevo più dal ridere, ma mi son trattenuto, e anzi ho preso un'aria molto seria e gli ho detto: - Come andò il fatto? - Gua'! Il fatto andò che quando noi ci si trovò di fronte ai soldati si cominciò a vociare, e poco dopo Gigi il Matto e Cecco di Merenda cominciarono a tirar sassate e allora i soldati spararono. Ma che le ho a dire queste cose al giudice istruttore? - S'intende esser bestie, ma a questo punto non credevo mai che un contadino ci potesse arrivare. Hanno proprio ragione a chiamarlo Gosto grullo Come si fa, dico io, a non sapere che in Tribunale i testimoni devono dire la verità, tutta la verità e niente altro che la verità, che sono cose che le sanno anche i bambini d'un anno? Io gli ho detto di dire le cose come stavano, che in quanto al resto poi ci avrebbe pensato il mio cognato. - Ma i compagni di Pian dell'Olmo però mi hanno raccomandato di negare il fatto delle sassate! - Perché sono ignoranti e grulli come voi. Fate come vi dico io: non dite nulla a nessuno di quel che avete fatto, e vedrete che tutto anderà a finir bene. - Gua'!... Lei non è il cognato del sor avvocato Maralli? - Sicuro. - E a discorrer con lei non è lo stesso che discorrer con lui? - Precisamente. - E quand'è così vo via tranquillo e dico come stanno le cose per filo e per segno. Arrivedella e grazie. - E se n'è andato. Io son rimasto molto soddisfatto d'aver sbrigato quest'affare a mio cognato... Pensare che se stessi qui sempre potrei preparare i processi, dare il parere ai clienti ed essergli utile e nello stesso tempo divertirmi chi sa quanto!... Sento proprio d'esser nato per far l'avvocato... Quando è tornato Ambrogio e mi ha domandato se c'era stato nessuno gli ho risposto: - C'è stato un grullo... ma me lo son levato di tra i piedi. - Ambrogio ha sorriso, è tornato al suo posto, s'è messo lo scaldino tra le gambe e la penna tra le dita, e ha ricominciato a scrivere sulla carta bollata...

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