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CONTRO IL FATO

Autore: Steno, Flavia - Editore: - Anno: 1901 - Categoria: letteratura

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VI - NUOVE ILLUSIONI.

Appena rientrata all'albergo, Sarah si chiuse in camera, impaziente di strapparsi quella veste da ballo che le pesava più d'uno strumento di tortura. La nuvola di trina e tulle, resa triste alla luce smorta della candela, le si raccolse tutta intorno ai piedi, ampia e soffice. E ritta, come se sorgesse tutta bianca da quel piedistallo, Sarah sciolse lentamente i nastri della cintura, e le sottane e il busto caddero anch'esse accanto alla veste color viola, negletti e tristi, sull'oscuro tappeto di camera. Aveva appena spento il lume, che un rumore di passi sulle scale, e due colpi discreti battuti alla porta la fecero sussultare. - Sono io, Sarah - disse fuori piano la voce del duca. - Entrate - rispose essa breve. E tutta una tempesta le si sollevò in cuore, quando lo vide accostarsi al suo letto ancora in abito da serata, così distinto o bello nell'espressione premurosa e cortese, che ella aveva sempre creduto fosse amore. - Come stai, Sarah? - fece lui, chinandosi affettuosamente a baciarle i bei capelli biondi. - D'Ostrog mi ha detto che t'ha accompagnata e che gli sei sembrata un poco sofferente; sono venuto via subito appena terminata quella noiosa partita con Lovere, che m'aveva impedito d'accompagnarti io stesso.... Come stai ora? - Bene - ella rispose assai fredda. Ma il duca parve non avvedersene. - Brava; - disse lieto - meglio così, sarà stata la fatica e un po' di eccitazione.... Hai però gli occhi un poco cerchiati.... - soggiunse guardandola. - Non è nulla, - rispose Sarah, chiudendo un istante gli occhi per non vederlo più - ho bisogno di dormire, perché sono molto stanca. Sperava di poter mandarlo via così, e restare finalmente sola col suo dolore. Aveva deciso di non fargli nessun rimprovero, che prevedeva inutile e che sarebbe costato assai alla sua dignità, ma non poteva sopportar più a lungo la presenza di quell'uomo che profanava la sua stanza, portandovi il profumo e la visione dell'altra donna lasciata allor allora. Il duca invece non si decideva ad andarsene. Quell'alcova azzurra, tutta chiusa, custodita da due amorini alati, era troppo seducente e piena di promesse per poterla abbandonare, e quella splendida creatura da tempo trascurata, non gli era mai sembrata tanto bella, così bianca e rosea, un po' stanca, un po' languida, abbandonata tutta sul letto ampio e basso, colle spalle ed il petto scoperti offrentisi ai baci. Nel suo sangue acceso ed eccitato, divampò a un tratto il desiderio. - Sarah!... - disse con voce bassa e implorante, chinandosi su di lei e passandole una mano sotto le spalle. - Lasciami! - non potè far a meno di gridare la duchessa, spaurita e tremante, rabbrividendo all'idea di doverlo subire ancor fremente e inebriato dagli amplessi dell'altra. Ma eccitato e alterato com'era, egli non avvertì l'accento pieno di terrore e di ripugnanza. Credette si schermisse per quell'istintivo senso di pudore, che impedisce sempre ad una donna di offrirsi intera al primo bacio e proseguì più incalzante, tutto curvo su di lei, mordendole la bocca e scompigliandole i capelli. Era un impeto di passione irruente, un soffio di voluttà acre e selvaggia contro il quale essa si difendeva con tutte le forze, torcendosi per svincolarsi dalla stretta di lui, supplicando e gemendo con accenti interrotti e soffocati dai baci, respingendolo colle mani, colle ginocchia, col petto, orribilmente sgomenta dall'idea di appartenergli così, di non poter vincere, di sentirsi mancare e svenire sotto quei baci di fuoco che le toglievano a poco a poco tutta la forza. - Non voglio i tuoi baci, no, no! - supplicava straziata. E finalmente questo grido supremo, cento volto ripetuto, non vinto mai nè dalle carezze, nè dalle proteste, lo percosse brutalmente, riempiendolo di stupore. - Perchè, amor mio? - domandò, senza lasciarla, ma sollevandosi un poco a guardarla in viso. Essa tacque: il cuore le palpitava assai forte in petto, gli occhi neri, stanchi di passione, si riempivano di lacrime. - Perchè non vuoi i miei baci? - insistè lui. E allora, fremente d'indignazione: - Perchè mi ripugni! - ella gridò, chiudendo gli occhi per non vederlo. Luciano si rizzò mortalmente pallido sotto l'insulto che in quell’ora, in quel luogo, era il più sanguinoso ed umiliante che potesse ricevere. - Sarah! - gridò con voce alterata dallo stupore o dalla rabbia. - Sei impazzata, Sarah!... Soffriva, ed era realmente sincero nel suo dolore; ah! quella parola sulla bocca della donna che portava il suo nome, e che egli credeva pur d'amare, a modo suo!... Ah, peggio ancora della parola, la ripugnanza e il disgusto nel cuore e nei sensi di quella donna, che per lui solo aveva conosciuto l'amore. Sarah piangeva in silenzio voltata bocconi nel letto, col viso nascosto nel guanciale e la stupenda massa di capelli d'oro scomposta tutta come un'enorme aureola. E per quel pianto egli ebbe l'intuizione che qualche cosa di molto grave doveva essere successo alla poveretta, così stranamente eccitata e cattiva. - Hai fatto per ridere, non è vero? Dimmi che fu solo un cattivo scherzo; dimmelo per carità!... – S'era chinato un po’ fino a sfiorarle i capelli, e la sua voce era tanto cupa e angosciosa, che essa ne fu profondamente scossa. - Oh, quanto male m'hai fatto! - singhiozzò. - Io? io t'ho fatto del male? Ora cominciava a spiegarsi un po' il vivo sdegno di lei. - Dimmi tutto.... - pregò. - Che vuoi ti dica? So tutto, ecco! so tutto e non ti amo più, non voglio amarti più, perchè tu m'inganni, ti ridi di me, e non sai che farti del mio amore ch'era tanto vero e grande! oh Dio!... Finì in un gemito straziante il lamento doloroso, che era proprio il sangue del suo cuore ferito. Luciano comprese: essa aveva scoperto qualcuna delle sue quotidiane infedeltà; ciò lo seccava assai, ma spiegava benissimo la frase terribile, che non il cuore e non i sensi, ma l'orgoglio ferito della sua povera innocente, gli aveva gettato in faccia. Oh avrebbe egli ben saputo illuderla ancora e farsi perdonare!... - O mia povera bimba! - sussurrò baciandola affettuosamente sulla fronte, come avrebbe fatto una madre. Dimmi dunque che c'è stato, che t'hanno detto....- pregò, immaginando che da qualche pettegolezzo femminile ella avesse potuto sapere qualche cosa. - Oh, no, non m' hanno detto soltanto, ho anche veduto! - singhiozzò lei. - Va' non potrai negare!... -Luciano corrugò la fronte assai seccato. Essa aveva veduto? Ciò era peggio di quanto immaginava; bisognava sapere che cosa avesse veduto. E dolcemente, lentamente supplicandola, riuscì a farsi narrar tutto, mentre il racconto di quella triste conversazione con il signor Rook le strappava torrenti di lacrime. Luciano ascoltò silenzioso col viso conturbato, sul quale si riflettevano le tristi impressioni dell'anima. Il signor Rook era stato tanto vigliacco? Ah, gliel'avrebbe pagata! Non era l'aver tentato di sedurgli la moglie ciò che lo indignava maggiormente, molto più che Sarah con delicatezza infinita e forse sbagliata, aveva appena appena alluso a questo per non addolorarlo; ma l'altro fatto bassissimo di aver svelato a lei le facili relazioni del marito.... Bel favore da amico, in verità! Ah! quel Yankee!... Quanto a Sarah, gli fu facilissimo di convincerla che aveva sbagliato. Non c'era nulla di vero! Le donne che essa aveva veduto, erano alcune artiste della nuova compagnia d'operette del Casino; egli le aveva trovate per pura combinazione passeggiando con Lovere e con Yglau in quelle sale. Ora si rammentava d'aver incontrato il signor Rook appunto là intorno. Certo il vigliacco aveva profittato di quella combinazione, per far credere a lei d'essere tradita, por farle odiare il marito e supplirlo così!... Come mai essa, tanto intelligente e colta, non l'aveva capito? E tutto queste ragioni, tutte queste proteste, erano avvalorate da tanti baci discreti e timidi, da un viso così sinceramente addolorato, da un accento così schietto, che Sarah cominciava a lasciarsene penetrare, ad ammetterle buone, ad abbandonarsi ancora, ebbra di felicità, alla gioia immensa di credersi amata. - Ma, - obiettò ancora timidamente - tu eri appoggiato sulla spalla di quella donna.... - Oh, mia povera innocente! - sussurrò lui, abbracciandola. - Credi tu che quelle sieno donne? Sono femmine e nulla più! Non si trattano certo col rispetto che si ha per una signora, e non si sciupa, non si profana con esse l’amore! M'ero appoggiato su di lei, dici? Non rammento! Può darsi che un po' squilibrato dallo sciampagna bevuto poco prima al buffet e dai profumi della festa, mi sia dimenticato al punto d'appoggiarmi alla spalliera della sua seggiola, ma non certo su di lei.... e ciò per discorrere meglio con Lovere che mi stava proprio di fronte.... E tu, tu, povero amore, hai tanto sofferto? Hai creduto che io non ti amassi più, che ti dimenticassi per quelle miserabili! Oh, Dio, Dio! come se fosse possibile non amarti! Come se si potesse trovare una donna più bella, più buona, più cara di te!... Cattiva che sei!... Non hai veduto come son tornato ansioso dei tuoi baci? - soggiunse più dappresso, più piano, sicuro di aver trionfato, soffiandole in viso tutto il folle desiderio poco prima represso. Essa si schermiva ancora un po' dubitosa tuttavia, ma felice, oh, tanto felice e credula per l'immenso bisogno di illusione che le teneva il cuore, già vinta e inebriata da quella che credeva gran passione, ancor più dolce e soave dopo lo strazio sofferto. E gli tese la bocca avida di baci e gli aprì le braccia desiderose, offrendosi finalmente tutta, povera cara, tanto bisognosa d'affetto e di tenerezze. Fu con un sorriso di trionfo che Luciano le diede quella notte l'ultimo bacio. - È tutto passato, non è vero? - le sussurrò prima di lasciarla. - Sì, amore. Ma senti, partiremo domani, eh? - ella implorò, colle braccia sempre avvinto al collo di lui. - Voglio prima dare una lezione a quel vigliacco! fece il duca sdegnoso. - Oh, no, no, ti supplico! Lascialo stare, fuggiamo soltanto al più presto, perchè io ho paura, ho tanta paura!... - Faremo come tu vorrai!... - egli rispose galantemente. Quella promessa finì di rassicurarla. Ma la mattina seguente, quando Luciano risalì dopo la colazione portando a Sarah la notizia che il signor Rook era partito improvvisamente la notte stessa e che aveva lasciato ordini perchè gli spedissero subito tutta la sua roba a Parigi, essa, felice come una bimba, abbracciò lieta il marito e non parlò più di partire. Il terribile signor Rook se n'era andato, dunque si poteva ben prolungare di qualche settimana il delizioso soggiorno a Biarritz. Anzi, ella avrebbe cominciato solo allora a goderlo, perchè per la prima volta in quindici giorni, non aveva più da tremare. Quando scese in un fresco abbigliamento roseo, tutta coperta di trine bianche, era più bella e più attraente che mai. Accanto a lei, Solange si lagnava di quel cattivo signor Rook ch'era partito senza neppur salutarle. Lovere, Gleunitz e d'Ostrog le attendevano rispettosi. - Due vere aurore! - disse il marchese sorridendo. Per la prima volta Sarah accettò lieta il suo braccio per fare un giro in giardino, mentre Solange li seguiva con miss Lucy, e la baronessa flirtava molto correttamente col buon d'Ostrog. - Non vieni, Luciano? - gridò Sarah al marito. - Se permetti, prendo la rivincita della partita perduta ieri.... - disse questi, sedendosi a un tavolino di fronte a Belitzine. Splendeva il meriggio luminoso lì intorno, su nel cielo, sulla terra, sul mare. Lontano le vele bianche solcavano l'Oceano, quasi tenui fragilissime speranze.... - Che splendida giornata! - disse Sarah commossa. E ancora in fondo al giardino sentirono la voce del duca ch'era su nella terrazza: - Scusi! era fante di cuore, principe!

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