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CONTRO IL FATO

Autore: Steno, Flavia - Editore: - Anno: 1901 - Categoria: letteratura

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IV. - NON HO DIMENTICATO!

Fuori di Biarritz, distante circa tre chilometri, lungo la strada che conduce a Baiona, appoggiato alla roccia si trova un piccolo châlet di legno, come una minuscola costruzione svizzera, una miniatura di quelle ville che rallegrano, veri nidi e rifugi d'innamorati, il dolce e tranquillo Oberland. Qui, invece, il piccolo châlet fabbricato come stazione di riposo pei forestieri che vanno a bere l'acqua della fonte ferruginosa di Saint-Etienne de Biarritz, non è certo un nido d'innamorati, ma ne è spessissimo il rifugio. La fonte dista appena una cinquantina di metri, sulla montagna: dallo châlet châletsi portano lassù i bicchieri e le tazze, e l'acqua che zampilla viva viva dalla roccia nuda, coperta d'uno strato di ruggine fatta dal deposito dell'acqua, è offerta ai forestieri da alcune belle fanciulle, per lo più spagnuole della provincia d'Oviedo, o francesi della Guascogna. Questo è il costume di quasi tutte le stazioni termali. A Vichy, les vendeuses d'eau così chiamate, sono scelte fra le più belle fanciulle dei dintorni; sovente qualche principe russo s'innamora d'una di esse, le fa brillare il prisma ingannatore d'una vita di sfarzo e di feste continue, e la decide a lasciare la sua cuffietta bianca, il grembiule ricamato e il vestitino nero succinto, per seguirlo in città e farsi lanciare da lui nella gran vita, che quasi sempre ha il suo triste epilogo nella melanconica corsia d'un ospedale. Ma nessuna stazione termale ha vendeuses belle e gentili come Biarritz. E per quanto esposte a pericoli e seduzioni d'ogni genere, da parte degli oziosi eleganti che frequentano la stazione, è assai difficile che una di esse cada. Lovere, d'Ostrog e von Yglau, per tacere degli altri, lo potevano affermare colla loro esperienza. Soprattutto Lovere, che, sano, forte e robusto, vero ritratto di una gioventù rigogliosa e superba, si era condannato a trangugiare ogni mattina ed ogni sera due bicchieri di quell'acqua orribilmente disgustosa, per vedersela offrire con tanto garbo e tanta gentilezza da quelle figurine graziose, che porgevano il bicchiere con un gesto civettuolo della mano destra, mentre la sinistra sollevava il vestito per non bagnarlo avvicinandosi alla fonte e la fresca bocca rosea s'apriva sorridente all'invito. - Ecco, signore! - Un altro bicchiere!... E i signori dovevano accontentarsi di prendere e ringraziare, perché se qualche volta arrischiavano un frizzo salace o una frase più che un'altra, i dolci visi sereni s'oscuravano a un tratto, e spesso dalle bocche fresche e rosee, come fiori di passione appena sbocciati, uscivano i rimproveri e talvolta le mortificazioni. Così era toccato al duca d'Eboli; e quella mattina, avviandosi alla fonte insieme al signor Rook, gli narrava appunto lo scacco subìto il giorno prima. Era stata Maraquita la bruna di San Pueblo, che con una smorfia adorabile del visino capriccioso, gli aveva lanciato nel suo dialetto assai espressivo due frasi, sul significato delle quali non poteva esser dubbio. Il signor Rook, sorridendo per compiacenza, pensava invece a Sarah, che da due giorni aveva visto appena, sempre occupata con la bimba o a passeggio colla baronessa Gleunitz. D'Eboli gli aveva detto che avrebbero incontrato la signora alla fonte, perchè quella era l'ora delle signore, e il duca camminava piano, preferendo d'arrivare lassù quando tutte se ne fossero già ite. Invece sulla strada non si vedeva comparire nessuno. - Come tardano! - diceva ogni tanto d'Eboli, malcontento di doversi trovare alla fonte insieme con sua moglie, e di esser così costretto a rinunciare ad un nuovo assalto di galanteria. Ma presto si rasserenò. In fondo alla strada, presso allo svolto, si vedevano alcune signore sedute nello châlet, riposando. - Eccole! - fece il duca. Il signor Rook si aggiustò sugli occhi le lenti azzurre, e guardò fisso un momento: - La duchessa, la bimba, miss Lucy e la baronessa Gleunitz, mistress Dudley e le due tedesche giunte ieri disse, sempre osservando lontano. - Che buona vista avete, signor Rook! - Ah sì! - fece egli sorridendo - buona vista, buoni denti, buone gambe e fegato sano! - soggiunse con una certa astuzia selvaggia, che colpì un poco il duca. Sarah era davvero nello châlet; quando vide avvicinarsi suo marito in compagnia di William, la prese quel senso di malessere che le dava sempre la vista di quei due uomini insieme. Egli era che la fiducia del duca non la rassicurava, e quella calma indifferenza che il signor Rook simulava, non la rendeva tranquilla. Era l'istinto femminile e l'istinto di razza insieme che le suggerivano di stare in guardia, che le mettevano uno sgomento pauroso in fondo all'anima, come se sempre le sovrastasse un pericolo ignoto. - Buon giorno, duchessa, - disse William, inchinandosi. Essa sorrise, ma non gli stese la mano, quantunque fossero vicini, e suo marito li guardasse contento. Solange gettò un bacio al buon signore americano come la mamma e come il nonno d'America » innamorata di lui perchè le aveva fatto subito un'infinità di regali, una vera profusione di roba splendida, tutte le più belle bambole dei bazar di Baiona, e le piccole carrozze da passeggio, e i corredi di batista e valenciennes, e i minuscoli mobili di palissandro e di mogano per ammobiliare l'appartamento di quelle piccole sovrane di biscuit. biscuit.Il signor Rook con un' astuzia ben indovinata aveva voluto cominciare dall'innamorare la piccina per avvicinare più facilmente la madre, e infatti, se Sarah stava in guardia e diffidava dell'amicizia dimostrata a lei ed a suo marito, si era però lasciata prendere e ingannare dal suo amor materno, che la faceva felice d'ogni carezza e d'ogni gentilezza fatte alla sua bimba, persuasa che tutti non potessero far a meno d'adorarla come essa l'adorava. - Buon giorno, Solange. Come stai, piccina? - chiese William, chinandosi a baciarla. - Sto molto bone, ho bevuto due bicchieri d'acqua ed ho preso già una tazza di cioccolata con due sandwichs, non è vero, mamma? - disse con una serietà grave da piccola donnina che racconti i suoi progressi e l'effetto d'una cura. Sorrisero tutti intorno, mentre essa aggiustava i capelli della sua Flora, la bambola prediletta, alta quanto lei, tutta di pelle finissima, coi capelli veri, i vestiti di crespo all'ultima moda e due piccoli brillanti veri nelle orecchie, ciò che aveva fatto stupire gli ospiti dell'Hôtel Regina e formava insieme l'orgoglio di Solange. - È buona, Flora? - chiese ancora William. - Molto buona; - rispose la piccina, guardandola con amore - ieri ha preso anch'essa lezione con me, non è vero, miss Lucy? Miss Lucy, una povera figura sottile e pallida, vero tipo di quell'infelice creatura che è l'istitutrice inglese, sorrise tristamente,- tutta devota ai capricci della padroncina, e intesa solo a farsi sopportare. - Sì, è vero - disse piano. Non osava quasi di alzar la voce, temendo di mancare, facendosi notare in mezzo a quelle persone tanto grandi in confronto di lei. - Siete già stata alla fonte, duchessa? - chiese Luciano alla moglie. - Sì - rispose questa. - Mi dispiace, allora, di non potervi accompagnare un'altra volta, desolatissimo d'esser arrivato troppo tardi - soggiunse inchinandosi. E Sarah sorrise al marito, mentre William si sentiva nauseato dall'impudenza di quell'uomo, che sapeva tanto bene mentire ed ingannare. - Le sta bene però.... - pensò guardando l'illusa. Ma suo malgrado lo sorprese quasi un senso di pietà, un lampo solo, subito soffocato, ma qualche cosa come un rammarico di saperla tradita così bassamente, così volgarmente per creature che non la valevano neppure per una centesima parte, mentre egli sarebbe stato orgoglioso e felice d'essere il marito di quella donna e il padre di quella bimba; di poter mettere ai piedi di quelle due dilette tutti i tesori del mondo, tutta la felicità che con l'oro si può acquistare. Inutile rammarico e vano!... - Vogliamo salire? - chiese il duca. - Come credete. Partirono entrambi, mentre Sarah li seguiva coll'occhio, pensosa e un po' triste senza saperne il perchè, e Solange gridava loro agitando la bambola: - Flora vi saluta, Flora vi saluta!... Su alla fonte il duca d'Eboli trovò Joséphine occupata a servire Lovere, ciò che lo irritò un pochino. Si fermò un momento in disparte lasciando andar via il giovane, poi chiese alla ragazza, additando un magnifico garofano rosso ch'ella s'era messa alla cintura. - Chi v'ha dato quel fiore? Essa, un po' civettuola, finse offendersi della domanda e non rispose. - Volete essere tanto buona da dirmi chi v'ha dato quel fiore? - tornò a chiedere il duca, mentre l'altra serviva il signor Rook. Finalmente non ottenendo risposta, chiese un'altra volta: - Ve l'ha dato il marchese Lovere quel fiore? - Il marchese Lovere? - domandò allora la fanciulla. - Sì, quel bel giovane alto che era qui prima di me. La piccola spagnuola arrossì d'indignazione. - Ma che marchese! Se è il tenore della compagnia che canta al Casino! Rook e d'Eboli sorrisero. Lovere aveva indovinato il debole della fanciulla per gli artisti, cosa frequentissima, anzi comune, presso le donne spagnuole, e accertatosi del fatto, l'aveva adoperato a suo pro. Decisamente per la fanciulla valeva più un tenore di terza classe che un duca milionario. - Buona fortuna! - sussurrò Luciano all'indirizzo del marchese Lovere. - E poiché sei stato più astuto di me, tientela pure! Per consolarsi mandò in giornata uno stupendo mazzo di garofani rossi alla piccola Dénise, una guascona un poco forte, un po' rossa, il vero tipo della salute e della freschezza. Poi, per farsi conoscere senza svelare il suo nome, egli stesso ritornò verso sera alla fonte, pregando il signor Rook di tener compagnia a sua moglie, che passeggiava sulla riva insieme a Solange. Il signor Rook accettò, e scese verso la spiaggia. Sarah che non l'aveva veduto venire, si scosse o sussultò sentendo la sua voce, ben nota ancora, sussurrarle nella nuca: - Buona sera, duchessa; vostro marito mi ha permesso di tenervi compagnia, e voi? La frase era corretta e freddamente cortese, ma il soffio della voce ardente e a stento contenuto, le era entrato come fiamma viva nel corpo scendendole lungo il dorso come un lungo brivido. - Grazie - mormorò appena, stringendo più forte la mano di Solange come per proteggersi. Dio! Dio! che posizione orribile! Per la prima volta, dopo tanto tempo, dopo la sera fatale, essa era sola con quell'uomo! Che cosa stava per dirle? Che cosa le avrebbe rimproverato? Quale orribile scena stava per succedere? Ma non successe nessuna scena, ed egli non disse una sola parola che potesse alludere al loro passato. Fu cortese, educato, colto, ma sempre freddo e riservato come se quella donna non avesse mai occupato il suo cuore neppure per un istante. A malgrado della grande sua calma e dello sforzo eroico della sua ferrea volontà, la conversazione era assai imbarazzata e molto spezzata. Entrambi pensavano a quella lontana ultima sera in cui s'eran veduti. Ecco, egli avrebbe potuto ora reclamare la promessa fatta da quella bocca rosea, innocente e pura, che aveva pur saputo mentire; avrebbe potuto chiedere un altro amplesso lungo e appassionato come quello, ahimè, troppo breve e straziante! L'unico amplesso della sua vita! Guai, guai se lo avesse fatto! Sentiva che se soltanto l'avesse toccata, tutto il suo sangue si sarebbe acceso in un attimo, divampando in un incendio terribile d'odio e d'amore, non sapendo neppur lui che cosa fosse più grande nel suo cuore, se il desiderio d'averla tutta sua in un possesso tanto aspettato ch'era stato il sogno della sua vita, o la smania invincibile di spezzare quel fragile corpo, di straziare quella falsa o vana creatura e vederla torcersi e agonizzare di spasimo fra le sue braccia in un'agonia suprema, che forse avrebbe un po' acquetato il tormento dell'anima sua!... Si guardarono per un momento, come suggestionati da un impulso invincibile: essa pronta a gridar soccorso contro la minaccia che sentiva vicina; egli, pazzo, come ubriacato da quella vicinanza che moltiplicava gli strazî e le smanie sue. Ma fu un attimo; la ragione vinse ancora, o meglio, fu la piccola Solange che ruppe la suggestione pericolosa di quei due. - Lasciami dunque, mamma! - gridò la piccina, tentando svincolarsi dalla stretta di quella mano, che serrava convulsamente la sua piccola e fragile. - Lasciami, mamma; vi sono laggiù tante belle conchiglie rosee, perchè non me le lasci raccogliere? - Sii buona, Solange, quando verrà miss Lucy andrai a raccogliere le conchiglie con lei; sola non voglio che tu ci vada, ed io, sai che non ho volontà di correre sulla spiaggia. - Venite voi allora, signor Rook - fece la piccola sovrana abituata a comandare già al suo mondo di schiavi. - Ma Solange! - rimproverò Sarah, scandalizzata dall'ardire della piccina. - Ma mamma, - ribattè questa - il signor Rook è mio amico!... La conclusione fece sorridere William. - Solange ha ragione, - disse, divertito dall'idea della piccina - ed è forse meglio così - soggiunse pianissimo, guardando Sarah nel fondo degli occhi. Fu tutta l'allusione. William seguì Solange lungo la spiaggia bianca, arsa dal sole, mentre Sarah ancora tutta commossa e assai turbata dalla frase di lui e più ancora da quello sguardo che l'aveva fatta quasi svenire, si sedeva su una panchina del gran viale all'ombra dell'ampio suo ombrello bianco. Davanti, l'Oceano si stendeva immenso in uno scintillio luminoso d'oro e d'azzurro intenso; su nel cielo tutto un trionfo di sole rideva alla terra, abbracciandola immensa in un amplesso di vita feconda. Ogni tanto gruppi di forestieri e comitive di gitanti passavano lungo il viale parlando vivacemente, ammirando intorno e sopra, il cielo, il mare, le colline ridenti di ville e di case bianche, e lontano la catena dei Pirenei, cupi e selvosi, che celavano il poetico suolo di Spagna. Erano esclamazioni inglesi, russe, tedesche, francesi e italiane, tutta l'Europa privilegiata e ricca che può darsi il lusso di vivere sempre negli angoli più favoriti dalla natura; incapace quasi d'emozioni a forza di provarne, gente che del bello ha fatto l'abitudine e finisce coll'ammirarlo appena, senza gustarlo più. Passando davanti a Sarah, che molti forestieri degli alberghi vicini conoscevano, le signore guardavano invidiose, pronte alla critica, desolate di non trovarne un pretesto; gli uomini, invece, ammiravano silenziosi con un fremito di desiderio e un impercettibile sospiro di rammarico.... dolenti quasi che una così bella creatura fosse una vera signora, come se la bellezza dovesse pagare il tributo a tutti i desideri ed a tutte le voglie. E lanciavano una lunga occhiata che l'avrebbe certo fatta arrossire d'indignazione se se ne fosse accorta, ma ella guardava davanti a sé le onde lente e larghe che venivano a baciare la spiaggia, pensando a un'infinità, di cose lontane, tanto dolcemente tristi. Era la nostalgia che la prendeva ora, mirando l’Oceano azzurro e verde, misterioso come la morte, come il futuro? Ecco: davanti a lei William e Solange correvano tenendosi per mano; lui, fattosi ancor bambino per divertire la piccola diletta.... Ma no, non erano il signor Rook e Solange. Erano Willy e Sarita, la piccola Sarita di Wyoming e insieme cercavano « che cosa cercavano così sulle rive dell'azzurro Colorado? » Ahimè! Le illusioni morte e la fede perduta.... Lontano non muggivano i pigri buoi di babbo Rook, nella immensa prateria verde. Ah il bel tempo passato! Ecco, quell'uomo avrebbe dovuto essere suo marito! Se fosse stato suo marito? E quella piccola Solange la figlia d'entrambi? Avrebbero corso così insieme, sotto gli altissimi olmi, lungo le rive lussureggianti del gran fiume, largo e lento; sulla prateria lucente dove l'erba arrivava tanto alta, tanto alta, che Solange vi si sarebbe nascosta tutta. E di sera, nella gran sala dove fumava il thè acutamente profumato, Solange si sarebbe seduta sulle ginocchia del vecchio Gould, e il vecchio l'avrebbe adorata così piccola, bianca e bionda. Così se egli fosse stato suo marito.... Ma che cosa pensava mai ora?... Che strane idee le venivano?... Come mai avrebbe potuto essere la moglie di un uomo che non lo amava? Il suo diletto era Luciano, Luciano tanto gentile e buono, che l'accarezzava come una bimba, e nei primi tempi del loro matrimonio la faceva stizzire chiamandola sempre per scherzo «Sua Eccellenza!» Ma perché Luciano l'aveva lasciata sola oggi? da un po' di tempo non le teneva più tanta compagnia; si vedevano soltanto a tavola e la sera, un momento prima d'andare a letto. Ciò era molto triste, oh, assai triste, e Luciano era stato cattivo. Ecco, egli dimenticava anche la bimba ch'era pur tanto bella! - Mamma! - gridò Solange, correndo verso di lei, allargando un po' le gambine per non incespicare nel vestitino lungo e largo, reggendo a stento un piccolo canestro pieno di conchiglie rosee - quante, oh quante! Il signor Rook è molto bravo per scoprirle!... anche sotto la sabbia le indovina sai! oh, fa molto meglio di miss Lucy!... Dietro, William veniva un po' lento, sorridendo; e in quel momento aveva la fisonomia quasi felice!... Bastò però una parola di Solange, per scavargli di nuovo la ruga profonda tra lo sopracciglia: - E quando andiamo incontro al babbo? Perchè la piccina aveva messo quel ricordo in mezzo a loro? Forse non sarebbe penetrata anche in Sarah la dolcissima commozione di cotesta felice intimità? Egli volle tentare di prolungare quei momenti soavi. - Volete venire a fare un giro nel mio canotto, Solange? - chiese, volgendosi però alla duchessa. - Oh, sì! - esclamò la bimba, battendo le mani felice!.... - No, signor Rook, verremo un altro giorno; oggi abbiamo fatto tardi, vedete? - pregò Sarah, levando dalla cintura un piccolo orologio d'oro finamente lavorato - sono ormai le quattro, e il duca sarà presto di ritorno. - Oh, il duca! - non potè a meno di sussurrare lui, pensando alle intraprese galanti di quel marito. Sarah lo guardò inquieta, quasi turbata da quella frase e dal tono misterioso con cui era stata pronunziata. - Ebbene? - domandò. - Nulla, credo che non tornerà tanto presto. Ma essa non fu completamente rassicurata. Era il cuore inconscio, fidente e amante che l'avvertiva di un pericolo. - Sapete dove è andato? - chiese. - Ma.... alla sorgente, credo. Per la prima volta un'ombra di dubbio turbò il fondo sereno dell'innamorata fiduciosa. - Venite adunque, duchessa? - insistè il signor Rook. - Andiamo, mamma!- supplicò Solange. - Se tu vedessi come è bello il canotto del signor Rook! È bianco e azzurro! Ed ha nome.... Come ha nome signor Rook?... - Willy - disse lui guardando la duchessa con intenzione. Era il suo nome abbreviato com'ella soleva pronunziarlo, così gentile e caro nella semplicità di quelle due sillabe, facile a sussurrarsi anche nell'ebbrezza d'un amplesso, quando tutto intorno sparisce il mondo e non esiste più che una bocca sulla nostra bocca e un cuore contro il nostro cuore. - Willy! - ripetè Solange. E l'accento un po' strascicato, un po' cadenzato come una nota di canto, parve a lui tutto l'accento dell'altra, come lo aveva sentito un giorno.... Un brivido passò nell'alta robusta persona di William, mentre un lieve rossore coloriva le gote di Sarah. E allora, in un momento d'abbandono, dimentico della parte impostasi, dell'odio giurato, egli sussurrò nel dialetto del paese ch'ella non sentiva più da tanti anni: - Ti rammenti, Sarah?... Ah, il pericolo temuto! Essa ebbe la forza di guardarlo ancora severa, e di pronunciare un «no» freddo e asciutto che le abbruciò le labbra; poi presa da una grande paura invincibile, scossa da un nervoso convulso che le faceva battere i denti, preso per mano la bimba, e s'avviò per partire sussurrando: - Buona sera, signor Rook. Ma nel signor Rook l'umiliazione ricevuta aveva destato l’istinto selvaggio. Tutto l'odio accumulato, vinto un momento dalla dolcezza dei ricordi, si rivelò, e come sfida suprema disse: - Ebbene, sappiate che Willy non ha dimenticato!... Poi s'inchinò profondamente, e mentre la mamma e figliuola salivano il viale verso l'albergo, egli scese alla riva, ne staccò il piccolo canotto, vi mise le vele e andò a gridare in mezzo all'Oceano lo strazio del suo cuore doppiamente ferito. - Mamma, perchè non siamo andate anche noi? chiedeva Solange, voltandosi a guardare la lieve imbarcazione che volava rapida al largo. E poichè la madre non rispondeva e camminava nervosamente, essa si accontentò di gridare un'ultima volta al signor Rook: - Addio! addio! vieni a trovarmi stasera.

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