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I CORSARI DELLE BERMUDE

Autore: Salgari, Emilio - Editore: - Anno: 1909 - Categoria: letteratura

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§Il taverniere aveva detto la verità, il nascondiglio esisteva. Non era veramente una stanza, ma nemmeno un nicchia, e cinque o sei uomini avrebbero potuto rifugiarsi abbastanza comodamente. Testa di Pietra in un lampo lo ispezionò, e si dichiarò subito soddisfatto. - Mi pare di trovarmi nella cala della Tuonante - disse il bravo uomo. - Sarà un po' difficile che quelle canaglie di policemen vengano a trovarci quaggiù. Mastro Taverna è la perla degli albergatori. Saprò ricompensarlo. In quel momento entrò Piccolo Flocco, il quale chiese subito: - Come si sta? - Magnificamente bene! - rispose il bretone. - Se fossi mastro Taverna, ci metterei cocomeri. Come si mangerebbero freschi! Quell'uomo non sa fare il suo mestiere, povero diavolo! E tutto deve dipendere dai suoi occhi di bue. La voce sonora di mastro Taverna risuonò in quel momento dentro il pozzo come un colpo di cannone. - Prendete il carico, miei gentIemen! La fune era ridiscesa con due gigantesche ceste contenenti tabacco, bottiglie, salsicciotti, prosciutti, cacio del Canada, pagnotte e due grosse coperte di cotone. - Ora mi pare che vada meglio - disse il bretone. Qui staremo benissimo, se mastro Taverna ci manderà tutto questo ben di Dio ogni giorno! Tuttavia preferirei essere a bordo della nostra corvetta. - Per far che, Testa di Pietra? - chiese il giovane gabbiere. - Il momento non potrebbe essere più terribile. Si tratta della vita del nostro comandante. - A chi lo dici? A me? Per il borgo di Batz! Non sai che sarei ben lieto di trovarmi al suo posto colla prospettiva di essere impiccato fra breve, pur di trarlo da quella condizione? - Che cosa pensi di fare? - Non lo so: ho la testa vuota. Questo colpo mi ha atterrato. Testa di Pietra aveva fissato i suoi occhi su una bottiglia che portava la famosa marca Medoc. Decapitarla fu l'affare di un istante. - In fondo a questa troverò la soluzione dell'arduo problema disse poi. - Va' a cercarla - rispose il giovane gabbiere. - Questo Medoc lo lascio tutto per te. - Lo vuoterò fino all'ultima goccia. Guarda, vi è anche Bordeaux e, pare perfino impossibile, una bottiglia di champagne che berrai quando l'avremo calata nel pozzo. Questo vino si deve bere sempre gelato. Il mastro fece onore a tutto quel ben di Dio. Piccolo Flocco, credette opportuno imitarlo. Per un momento dimenticarono il loro comandante e la sua fidanzata: ma quando il mastro ebbe bevuto un paio di bicchieri del suo vino preferito ed ebbe accesa la pipa, riprese il discorso. - L'affare è grave - disse. - Pare anche a me - rispose Piccolo Flocco. - E non so trovare una via d'uscita a tutto questo imbroglio. Capisci? Si tratta della vita del nostro comandante. - Lo sanno anche i sordi a quest'ora. Bevi un altro bicchiere di Medoc. - Hai ragione. Il mastro si riempi il bicchiere, lo vuotò lentamente, guardandovi dentro come faceva sempre, poi disse: - Bisogna aspettare la cameriera. - È tutta qui la tua trovata? Si direbbe che i bretoni di Batz invecchiano troppo presto. - Fulmini e vulcani! - gridò il mastro, scaraventando nel pozzo la bottiglia ormai vuota. Hai ragione, Piccolo Flocco. Sei giovane e non hai il cervello fossilizzato; potrai quindi scovare qualche cosa di buono. Alla prova, amico! ... - Credo che faremmo bene a tornare al più presto a bordo della corvetta giacché il passaggio della mina è stato ristabilito. - E dopo? - E tornare quassù con un drappello di marinai scelti, per tentare di salvare il comandante. - In mezzo a dieci o dodicimila uomini? No, ho invece un'altra idea, - disse Testa di Pietra. - Dilla. - Impadronirci del carnefice, affinché non impicchi il baronetto e gettarlo in questo pozzo. - E se invece lo fucilassero, il comandante? - No, gl'inglesi amano troppo la corda e lo impiccheranno. - E perché prendere il carnefice? - Per guadagnare tempo. - Ne troveranno un altro. - Non se ne trovano, in una città, due che facciano quel pessimo mestiere. Sparito il carnefice, saranno costretti a rimandare l'esecuzione; e chi sa che intanto la piazza non si arrenda. Sono a corto di viveri gl'inglesi, e credo anche di munizioni: aiuti dall'Inghilterra non ne giungono, quindi saranno obbligati un giorno o l'altro a capitolare, se non vorranno morire di fame. - Sei furbo. - Ora solamente te ne accorgi? Sono di Batz io! - Lo so - rispose il giovane gabbiere un po' mortificato. - Dunque andremo a dire due parole al carnefice! Lo porteremo via, e se non vorrà morire annegato, prenderà il nostro posto. - Riusciremo. - Rispondo di tutto. Lasciami dormire; così intanto le idee matureranno meglio. - Credo che per il momento non ci sia niente da fare - rispose il giovane gabbiere. - Con questa frescura dormiremo come ghiri Si avvolsero nelle due coperte, spensero la candela, e, si addormentarono placidamente. La notte passò tranquillissima, e chi sa quanto i due marinai avrebbero dormito, se qualche ora dopo l'alba la voce di mastro Taverna, non avesse destato l'eco della piccola camera. Il bretone, fu il primo a balzare in piedi. - Novità? - chiese. - Ci sono stati i policemen. - E che cosa hanno fatto? - Hanno frugato tutto l'albergo ed hanno fatto vestire il tedesco, finalmente desto - rispose mastro Taverna. - E la signora? - Non è stata disturbata, ed è già partita per il castello, promettendomi di ritornar presto. - Torneranno quei cani di policemen? - Può darsi; ma potete contare sulla mia fedeltà. Non vi tradirò a nessun prezzo. - Lo sapevo che eri un brav'uomo - rispose il bretone. - Diversamente non avrei messo i piedi nella sua taverna. Puoi calarci del thè? Fa freddo quaggiù, ed una bevanda calda ci farebbe bene. - Subito, signore. Anche Piccolo Flocco si era svegliato. - Che vogliono arrestare anche noi? - chiese a Testa di Pietra. - Pare - rispose il bretone. molto preoccupato. - Qui non spira più buon vento per noi, mio giovane amico, e faremo bene ad alzare i talloni al più presto. - Ma non prima d'aver riveduta la tua Nelly. La voce del taverniere si fece nuovamente udire. Annunciava il thè. - Giunge in tempo - disse il mastro; che cominciava ad aver brividi di freddo. Si avvicinò all'uscita di quello strano rifugio e vide scendere per mezzo di una sagola un bel bricco pieno dell'aromatica bevanda - Questa è la perla dei tavernieri! - disse Piccolo Flocco. - - Non se ne troverebbe un altro in tutto il mondo. - Lo credo anch'io - rispose Testa di Pietra slegando lestamente il bricco. Poi, alzando la voce, gridò: - Se succede qualche cosa, vieni subito ad avvertirci. - Si, mio gentleman. - Conta su una sterlina fiammante. Non avendo tazze, si servirono dei bicchieri, poco badando che vi fosse qualche residuo di Medoc, e di Bordeaux. - Avrei preferito un buon caffè - disse Testa di Pietra, quando ebbe vuotato il terzo bicchiere, che doveva essere l'ultimo. - Ed ora, Piccolo Flocco? - Aspettiamo la tua Nelly. - Allora cerca il tabacco e fumiamo. Mi annoio enormemente e sai perché? - Manca l'odore del catrame. - Precisamente, mio piccolo amico. Il pacco di tabacco fu subito trovato e i due uomini cominciarono a fumare furiosamente in attesa d'un'altra chiamata. Non era trascorsa un'ora quando mastro Taverna si mise a gridare. - La miss! la miss! - Rimani qui, Piccolo Flocco, - disse il bretone - e lascia sbrigare a me quest'affare. Afferrò la fune e s'inerpicò rapidamente, ansioso di rivedere la cameriera. Diana, o meglio Nelly, come si ostinava a chiamarla il bretone, lo aspettava. - Nel vedere il simpatico marinaio, prima arrossì, poi impallidì esclamando: - Voi! - Quante ore d'angoscia mi avete fatte passare, mia dolce Nelly, - disse il bretone. - Non ho chiuso gli occhi un solo momento pensando a voi. - Vi credo, marinaio, - rispose la miss. - L'amore turba. - Lasciamo per il momento l'amore, e ditemi che ne hanno fatto dei mio comandante. - Lo hanno chiuso nella torre del castello d'Oxford - rispose la cameriera. - Non vi sono altre prigioni in Boston? - Che ne so io? - E la vostra padrona? - Si trova presso il marchese. - Non è ancora morto quel cane? - Guarisce anzi rapidamente. - Per il borgo di Batz! - urlò il bretone. - Tutto va a rotoli! Che cosa si dice nel castello a proposito del baronetto? La cameriera divenne pallidissima, poi disse con un fil di voce: - Si dice che sarà impiccato posdomani. - Da chi? - urlò il bretone. - Dal carnefice. - Ve n'è uno dunque in Boston? - Sì, marinaio. - Uno solo? - Uno solo. - Dove abita, quell'uomo? - Di fronte al castello, in una vecchia casa dipinta a grandi scacchi rossi, che potreste riconoscere facilmente, perché non se ne trova una seconda in Boston. - Lo conoscete? - L'ho veduto due o tre volte impiccare ribelli. - Che uomo è? - Un antico galeotto, graziato perché strangoli i condannati - Robusto? - Quasi quanto voi. - Va bene: avrà a che fare con me. Ora mia dolce Nelly, tornate subito al castello, e cercate in qualche modo di avvertire sir William che i suoi due marinai son sempre liberi e che pensano a salvarlo. Andate subito: i policemen potrebbero giungere da un momento all'altro, e non ho desiderio di farmi prendere. Senza aspettare una parola dal suo merluzzo scavalcò il muricciuolo del pozzo e riguadagnò il suo rifugio. Piccolo Flocco lo aspettava in preda ad una viva ansietà. - Te lo avevo detto! - esclamò. - Bisogna fare sparire il carnefice. - Sai almeno dove potremo trovarlo? - chiese il giovane gabbiere. - So tutto, e basta. Accendi la pipa ed aspettiamo. - Che cosa? - Vorresti che andassi a pigliare per il collo un boia in pieno giorno? Il colpo lo faremo stasera. D'altronde, che cosa manca qui? Il tabacco non difetta i salciciotti abbondano insieme col cacio canadese, e le bottiglie non si contano. Testa di Pietra ruppe un altro pacco di Maryland e si mise a fumare. Aveva ben altro per il capo, il brav'uomo! Era il comandante che lo preoccupava. Le ore passavano, e mastro Taverna non si faceva più vivo. Cominciava ad annottare quando Testa di Pietra si decise a fare una salita. - Vieni anche tu - disse a Piccolo Flocco. - Qualche cosa di grave dev'essere successo nella taverna. O ci prenderanno, o faremo una strage dei policemen. Odio quegli uomini! S'aggrappò alla fune e salì lestamente fino alla bocca del pozzo. Piccolo Flocco fu pronto a seguirlo. - Per il borgo di Batz! - esclamò il mastro. - Non odo nessun rumore: che mastro Taverna sia stato ucciso o portato via? - Mah! - rispose il giovane gabbiere. - Non sono affatto tranquillo. - E nemmeno io. - Tieni pronta la pistola e la sciabola d'abbordaggio. - Al tuo comando farò fuoco, poi monterò all'abbordaggio. Essendo aperta la finestra del magazzino, da veri marinai vi saltarono dentro, ma subito sì fermarono. Quattro guardie stavano in quel momento frugando i due letti, bestemmiando in pessimo inglese. Testa di Pietra fu lesto ad afferrare una pesante sedia. - Che cosa fate qui? - domandò con voce tuonante. - Chi siete e che cosa desiderate nella mia casa? I quattro agenti si guardarono l'un l'altro stupefatti, poi uno di loro rispose: - Chi siete? - Il padrone della Taverna - rispose audacemente il mastro. - Voi? - Io. - Se l'abbiamo arrestato e già fucilato! - Chi? - Il taverniere. - Perché? - Era un traditore. - Ah, canaglie! Sotto, Piccolo Flocco! Accoppiamoli. Il giovane gabbiere si era pure armato d'una sedia assai pesante. I due marinai in un baleno si scagliarono come due belve contro i quattro agenti. I colpi si succedevano ai colpi. Bastò un solo minuto perché i quattro disgraziati agenti giacessero a terra pesti dalle tremende seggiolate avute. Fortunatamente l'Albergo delle trenta corna di bisonte si trovava in una viuzza poco frequentata e battuta, per la sua posizione, da bombe americane, sicché i due marinai poterono sbrigarsela coi quattro agenti senza che alcuno intervenisse. - Gambe, ora! - disse Testa di Pietra, quando vide i quattro semisvenuti e nell'impossibilità di alzarsi. - Morte agli sbirri! E scappò lesto come una saetta, seguito dal giovane gabbiere, il quale teneva ancora in mano un pezzo di sedia. La notte era oscurissima, le vie deserte, le case ben chiuse; e solamente i proiettili americani si facevano sentire. I due marinai, sempre correndo, giunsero sulla piazza del castello. Lì presero respiro, e si guardarono l'un l'altro sorridendo. - Ne abbiamo date, eh? - disse il mastro. - L'abbiamo scampata bella! - aggiunse Piccolo Flocco. - Mi vedevo già preso, legato e impiccato. - La vittoria deve sempre rimanere alla marina, diceva la buona anima di mio nonno, e sono fermamente convinto che avesse ragione su tutta la linea. - L'avranno fucilato davvero, quel povero taverniere? - Hai creduto, Piccolo Flocco, a quello che hanno detto gli agenti? Fucilare un miserabile taverniere! C'è da ridere. Un tale onore è riservato a pezzi grossi dell'esercito e della marina, che hanno tradito il paese. - Allora lo avranno impiccato. - Nemmeno - rispose il bretone. - Lo avranno arrestato, non ti dico di no, ma non s'impicca lì per lì un galantuomo, che non ha preso parte ad alcuna cospirazione. - E noi, ora, che cosa facciamo? - Le finestre del carnefice sono illuminate - rispose il bretone. Può dunque riceverci. - E che cosa vorresti farne di lui, ora che non possiamo più ritornare alla taverna? - Ti sei scordato della casamatta diroccata nella quale abbiamo cacciato quell'inglese? - Vorresti portarlo là? - Per ora sì. - E con quale pretesto ti presenterai? - Lascia fare a me - rispose il mastro - Quelli di Batz sono furbi.

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