ALLA CONQUISTA DI UN IMPERO
Autore: Salgari, Emilio - Editore: - Anno: 1907 - Categoria: letteratura
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Narrano poi le leggende indiane, che dopo quel fatto, Visnù sdegnato contro i giganti Canagascien e Aycriben perché avevano rubati i quattro vedam onde il nuovo popolo fondato da Sattiaviraden non avesse più religione, li uccise per restituirli a Brahma. Il drappello si era fermato, temendo che vi fosse qualche sacerdote in quell'ampia sala, poi, rassicurato dal profondo silenzio che regnava là dentro, mosse risolutamente verso il gigantesco pesce. - Se il ministro non ci ha ingannati, l'anello deve trovarsi dinanzi a quell'acquatico, - aveva detto Yanez. - Se non avrà detto il vero lo getteremo nel fiume con una buona pietra al collo, - aveva risposto Sandokan. Stavano per giungere presso il dio, quando parve loro di udire come il cigolìo d'una porta che s'apriva. Tutti si erano arrestati, poi i dayachi ed i malesi con una mossa fulminea rinserravano come entro un cerchio Sandokan, Yanez e Tremal-Naik, puntando le carabine in tutte le direzioni. Attesero per qualche minuto, senza parlare, anzi quasi senza respirare, poi Yanez ruppe pel primo il silenzio. - Possiamo esserci ingannati, - disse. - Se qualche sacerdote fosse entrato, a quest'ora avrebbe dato l'allarme. Che cosa dici tu, Bindar? - Penso che quel rumore sia stato prodotto dallo scricchiolìo di qualche trave. - Cerchiamo l'anello, - disse Sandokan. - Se verranno a sorprenderci sapremo accoglierli per bene. - Fecero il giro del mostruoso dado di pietra reggente l'incarnazione di Visnù e trovarono subito un massiccio anello di bronzo su cui si scorgeva un alto rilievo rappresentante una conchiglia: la pietra di Salagraman. Un'esclamazione di gioia a mala pena soffocata, era sfuggita dalle labbra del portoghese. - Ecco quella che mi aiuterà a conquistare il trono, - disse. - Purché si trovi realmente sotto i nostri piedi. - Se non la troveremo, ti accontenterai di quella che è disegnata su questo anello, - disse Sandokan. - Ah no! voglio la vera conchiglia! - rispose Yanez. - Non so perché ci tieni tanto. - Il portoghese, invece di rispondere, disse, volgendosi verso i suoi uomini: - Alzate. - Due dayachi, i più robusti del drappello, afferrarono l'anello e con uno sforzo non lieve alzarono la pietra la quale misurava quasi un metro quadrato. Yanez e Sandokan si curvarono subito sul foro e scorsero una stretta gradinata che scendeva in forma di chiocciola. - Quel carissimo Kaksa Pharaum è stato d'una esattezza meravigliosa! Che spaventi producono talvolta certe colazioni! Scommetto che non ne farà più una in vita sua e che si accontenterà di sole colazioni. - Così dicendo Yanez prese ad un dayaco una torcia, armò una pistola e scese coraggiosamente nei sotterranei del tempio. Tutti gli altri, uno ad uno l'avevano seguìto, preparando le carabine. Nessuno aveva pensato all'imprudenza che stavano per commettere. Scesi diciotto o venti gradini si trovarono in una spaziosa sala sotterranea che probabilmente, migliaia d'anni prima aveva servito da tempio a giudicarlo dalla rozzezza delle sculture, appena segnate sulle pareti rocciose, rappresentanti le solite incarnazioni del dio conservatore. Gli occhi di Yanez si erano subito fissati su un dado di pietra sormontato da una piccola statua di terracotta, raffigurante un bramino nano. - La pietra deve essere nascosta lì sotto, - disse. Con un calcio atterrò quel mostro, mandandolo in pezzi e subito un grido di gioia gli sfuggì. In mezzo al masso coperto dal basamento della statua, aveva veduto un cofano di metallo, con altirilievi di squisita fattura. - Ecco la pietra famosa! - esclamò trionfante. - La corona dell'Assam è ormai di Surama. - Senza chiedere aiuto a nessuno, tolse il cofano dal suo nascondiglio, e vedendovi dinanzi un bottone al posto dove avrebbe dovuto trovarsi la serratura, lo premette con forza. Il coperchio s'aprì di colpo e agli sguardi di tutti comparve una conchiglia pietrificata, di colore nerastro. Era la tanto venerata pietra di Salagraman contenente il famoso capello di Visnù.
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