;

Lilit

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


La guerra non era ancora finita, ma Sante aveva già il cuore in pace. Discese al paese, andò a casa a salutare il padre: lo voleva anche rassicurare, i tedeschi oramai non si facevano più vedere, solo qualche retroguardia sull' altipiano e sul Grappa, in valle quasi più nessuno, e anche quei pochi che erano rimasti avevano perso la superbia; più che di fare la guerra avevano voglia di tornare a casa. Correva voce che a Padova e a Vicenza fossero già arrivati gli americani. Posò la pistola nel cassetto della credenza, tanto per andare all' osteria non gli serviva di sicuro. Era un pezzo che non andava all' osteria con calma: perché entrare, tirare giù un bicchiere e scappare via è come neanche andarci. Si fermò un' oretta a cambiare parola con i soliti clienti, quelli che non mancano mai: come in tempo di pace. Quando uscì era buio, il buio spesso dell' oscuramento nelle notti senza luna. Non era ubriaco, solo un po' allegro, anzi solo di buon umore, non tanto per il vino quanto per il pensiero che fra tre o quattro notti avrebbe potuto tornare a dormire nel suo letto anche lui: Ettore, il suo fratello più piccolo, nel suo letto ci stava già, per la prima volta dopo più di un anno; se tardava ancora a rientrare finiva che lo trovava addormentato. Come fu arrivato sulla piazza sentì un passo e si fermò. Sante aveva l' orecchio fino del contrabbandiere e del bracconiere, e si accorse che non era un passo di paesani: era pesante e duro, un passo di gambe stivalate, e infatti la voce che disse "Alt, chi va là" era una voce tedesca. Sante pensò alla pistola e si chiamò testa di legno per averla lasciata a casa; in quel buio, e conoscendo tutti i cantoni del paese, lui un tedesco solo se lo sarebbe potuto lavorare. Ad ogni modo si fermò, e fece bene, perché un momento dopo ne sortì fuori un altro, e alla luce delle stelle si intravvedeva che tutti e due avevano il parabello a tracolla. Gli chiesero chi era, se era del paese, e Sante rispose con delle fandonie preparate da un pezzo. Poi gli chiesero se c' erano partigiani in giro, e Sante, che appunto aveva l' orecchio fino, capì dal tono della voce che quella domanda non voleva dire "se ci sono ci pensiamo noi", ma "se ci sono, silenzio e gambe"; gli rispose che c' erano sì, tanti, armati fino ai denti, con delle mitraglie da spaccare tutto. I tedeschi si parlarono fra loro, e poi uno disse che loro avevano fame; Sante gli disse che gli venissero dietro, a casa sua: non gran che, ma un po' di pane e formaggio glielo avrebbe trovato. La casa era a venti minuti dal paese, su per una mulattiera a giravolte; Sante andava avanti, fermandosi ogni tanto per aspettare i due. Avevano il fiato corto e si fermavano sovente: non dovevano essere tanto giovani, si sentiva anche dalla voce. Forse erano della territoriale, e questo, dato il progetto che Sante stava rimescolando nella sua testa, era una bella cosa, meglio non avere a che fare con gente troppo svelta. Per strada Sante cercò in tutte le maniere di tranquillizzarli: che lui aveva paura di tutti quanti, dei tedeschi, dei partigiani e dei fascisti, che aveva famiglia, che era invalido da un braccio, che lavorava in fabbrica e che era in licenza per malattia, sì, era convalescente, ancora un po' indebolito. I tedeschi capivano l' italiano abbastanza bene, e anche loro vennero fuori a lamentarsi, uno aveva l' asma ma lo avevano fatto abile lo stesso, e l' altro era stato ferito nei Balcani e allora lo avevano sbattuto in Italia, come se fosse un ospedale, e invece .... In casa era tutto spento: dormivano tutti, e per il momento era meglio non svegliarli. Sante, a bassa voce, invitò i tedeschi a sedersi, a mettersi comodi, a togliersi lo zaino: per togliersi lo zaino avrebbero dovuto per forza sfilarsi anche il parabello. Vide con soddisfazione che i due (tanto furbi proprio non dovevano essere) avevano appoggiato le armi a terra sotto alla panchina, e non avevano tolto la sicura. Trovò del pane, del formaggio e del latte, si sedette di fronte a loro e mangiò qualcosa anche lui: per non metterli in sospetto, per le convenienze, e anche perché aveva fame. Lui continuava a parlare sommesso, ma i tedeschi non capivano che quello era un invito a fare altrettanto, e rispondevano a voce alta, come fanno quelli che parlano con un foresto come con un sordo. Cosa sarebbe successo se Ettore e il padre si svegliavano? Sante sentì tramestare nella camera di sopra e decise che era meglio mettersi al lavoro. Si voltò, aprì il cassetto della credenza, ne prese la pistola e una bandierina tricolore, e mostrò la bandierina ai tedeschi tenendo la pistola nascosta dietro. Gli contò due o tre fiabe a proposito della bandiera: i due non capivano bene e guardavano come due buoi. A un tratto, lasciò cadere la bandiera e gli fece levare le mani, e subito tirò via i due parabelli e li portò al sicuro nell' angolo del focolare. Proprio in quel momento si udì scricchiolare la scala di legno; entrò prima Ettore stropicciandosi gli occhi, e poi il padre alto e secco, in camicia da notte, coi baffi scompigliati. Sante, senza voltarsi e tutto tranquillo, gli disse che aveva fatto due prigionieri, e che non avessero paura perché li aveva già disarmati; a Ettore disse che portasse un po' più lontano i due zaini e gli desse un' occhiata dentro; e ai due, che a vedere il padre si erano alzati in piedi e messi sull' attenti, ma sempre con le mani levate, disse che ormai era finita, che avevano solo da non attentarsi a fare delle sciocchezze, ma che se volevano finire il pane e formaggio facessero pure, a quel punto potevano anche abbassare le mani. Ettore si mise a frugare, ma intanto guardava gli stivali dei tedeschi come un bambino guarderebbe lo zucchero filato. In fondo a uno degli zaini, in mezzo alla biancheria pulita e sporca, Ettore trovò una bella scatola di compassi. Sante l' aprì e riconobbe che erano di marca italiana: che Ettore se li tenesse pure, a scuola gli sarebbero venuti buoni, fra qualche mese si sarebbero pure riaperte le scuole, ma il padre si fece avanti scalzo in mezzo alla cucina e disse che niente affatto. Sante cercò timidamente di insistere: che era roba rubata lì in paese, lui forse sapeva perfino quando e a chi, e del resto che altro avevano fatto i tedeschi se non rubare, all' ingrosso e al dettaglio, tutto, le bestie, il grano, il tabacco, perfino la legna del bosco: Ma il padre non volle sentire ragione: _ Gli altri possono fare quello che vogliono, ma qui siamo a casa mia e voi non toccate niente: se gli altri sono ladri, noi siamo gente per bene. Hanno mangiato sotto questo tetto: sono nostri ospiti, anche se sono prigionieri; io ho fatto la grande guerra, e come si trattano i prigionieri lo so meglio di voi. Gli prendete i parabelli, gli rendete gli zaini e li portate al vostro comando; ma prima gli date ancora un po' di pane e quel salame che c' è sotto il camino, perché la strada è lunga. I tedeschi non avevano capito e tremavano. Sante, sempre tenendoli sotto tiro, disse al padre che andava bene, che stesse tranquillo, e che lui ed Ettore potevano tornare a letto; ma che prima Ettore facesse un salto a cercare Angelo. Ettore aveva solo diciassette anni, e per un servizio come quello era meglio avere un compagno più pratico. Il comando era a due ore di cammino e durante il percorso Sante ebbe tempo di pentirsi della sua scelta: Angelo era un tipo spiccio, e Sante dovette sudare quattro camicie per tenerlo buono. Altre quattro camicie, o forse di più, le dovette poi sudare al comando stesso, perché tutti quanti, a partire dal comandante, avevano parecchi conti in sospeso coi tedeschi, e una gran voglia di chiuderli subito. Insomma Sante dovette fare questione, e fortuna che al comando lo rispettavano, e avevano magari anche un poco di paura di lui per via di certe sue imprese solitarie sull' altipiano; e forse in buona misura la loro pelle se la guadagnarono i due tedeschi stessi, perché durante tutte le trattative se n' erano stati piantati sull' attenti, con una tale aria da poveri cani che non sembravano neppure tedeschi. In definitiva si misero d' accordo di fargli spaccare legna per qualche giorno, senza fargli del male, finché non fosse possibile consegnarli agli alleati. Sante se ne tornò a casa soddisfatto: non è che li considerasse suoi amici, ma prima cosa non gli sembrava una faccenda pulita sparare a gente con le mani alzate, anche se loro lo avevano fatto, perdinci se l' avevano fatto! E seconda cosa, li aveva presi lui, da solo, erano selvaggina sua, roba sua, e non era giusto che fossero degli altri a decidere il loro destino. Otto giorni dopo la guerra era finita, e Sante, Ettore, e diversi altri paesani stavano tutti nudi a nuotare in una pozza del Brenta, quando videro passare sulla strada un drappello di partigiani che scortavano verso Asiago cinque o sei prigionieri. Uno era un fascista, aveva le manette e la faccia gonfia e livida; dietro a lui c' erano i due tedeschi, a mani sciolte e con l' aria di star bene. Sante saltò a riva nudo com' era, e i tedeschi lo riconobbero, lo salutarono e lo ringraziarono. Sante tornò a tuffarsi nell' acqua limpida e gelata, e si sentì contento di avere finito la sua guerra in quel modo.

Decodificazione

Lilit 1981