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Lilit

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura

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Wilkins e Goldbaum da due giorni si erano allontanati dal campo base: avevano tentato invano di registrare il dialetto dei Siriono del villaggio Est, dall' altra parte del fiume, a dieci chilometri dal campo e dai Siriono Ovest. Videro il fumo, e si misero subito in marcia per ritornare: era fumo denso e nero, e saliva lentamente verso il cielo della sera proprio nella direzione dove, con l' aiuto degli indigeni, avevano costruito le baracche di legno e di paglia. Giunsero in meno di un' ora sulla riva, guadarono la corrente fangosa, e videro il disastro. Il campo non c' era più: solo tizzoni e rottami metallici, cenere e vaghi residui carbonizzati. Il villaggio dei Siriono Ovest, a cinquecento metri, era costruito in una piccola ansa del fiume; i Siriono li stavano aspettando, erano molto eccitati, avevano tentato di spegnere il fuoco attingendo acqua dal fiume con le loro rozze scodelle e con i secchi, dono dei due inglesi, ma non erano riusciti a salvare nulla. Difficile pensare a un sabotaggio: i loro rapporti coi Siriono erano buoni, e del resto, questi ultimi non avevano molta famigliarità col fuoco. Probabilmente era stato un ritorno di fiamma del gruppo elettrogeno, che era rimasto in funzione durante la loro assenza per alimentare il frigorifero, o forse un corto circuito. Comunque, la situazione era seria: la radio non funzionava più, e il paese più vicino era a venti giorni di marcia attraverso la foresta. Fino a quel giorno i contatti dei due etnografi con i Siriono erano stati sommari. Solo con molta fatica, e corrompendolo con il dono di due scatole di Corned Beef, erano riusciti a vincere la diffidenza di Achtiti, che era l' uomo più intelligente e curioso del villaggio; aveva accondisceso a rispondere alle loro domande parlando dentro il microfono del registratore. Ma era stato, più che una necessità o un lavoro, un giochetto accademico: anche Achtiti lo aveva inteso così, e si era visibilmente divertito ad insegnare ai due il nome dei colori, degli alberi che circondavano il campo, dei suoi amici e delle sue donne. Achtiti aveva imparato qualche parola d' inglese, e loro un centinaio di vocaboli dal suono aspro ed indistinto: quando tentavano di riprodurli Achtiti si batteva la pancia con tutte e due le mani per l' allegria. Adesso non era più un gioco. Di seguire una guida Siriono per venti giorni di marcia attraverso la foresta impregnata d' acqua putrida, loro non si sentivano in grado. Bisognava spiegare ad Achtiti che doveva spedire un messaggero a Candelaria con un loro messaggio, in cui chiedevano una lancia a motore che risalisse il fiume per venirli a prendere, e riportasse il messaggero stesso alla tribù: non sarebbe stato facile spiegare ad Achtiti che cosa era una lettera. Nel frattempo, non c' era altro da fare che chiedere ospitalità ai Siriono per tre o quattro settimane. Per l' ospitalità, non ci furono ostacoli: Achtiti si rese subito conto della situazione, offrì ai due un giaciglio di paglia, e due delle curiose coperte Siriono, pazientissimi intrecci di fibra di palma e di piume di gazza. Rimandarono le spiegazioni al giorno dopo e dormirono profondamente. Il giorno dopo, Wilkins preparò la lettera per Suarez a Candelaria. Aveva pensato di stenderla in due versioni, una scritta in spagnolo per Suarez ed una ideografica, affinché Achtiti ed il messaggero si potessero fare un' idea dello scopo della missione, e desistessero dalla loro evidente diffidenza. Si vedeva il messaggero stesso in cammino verso sud-ovest lungo il fiume, venti soli dovevano rappresentare la durata del viaggio. Poi si vedeva la città, alte capanne con frammezzo molti uomini e donne vestiti con calzoni e gonne e col cappello in testa. Infine, un uomo più grande che spingeva la lancia nel fiume, con a bordo tre uomini e sacchi di provviste, e la lancia che risaliva la corrente; in quest' ultima immagine, sulla lancia era anche il messaggero, sdraiato e in atto di mangiare da una scodella. Uiuna, il messaggero designato da Achtiti, esaminò attentamente i disegni, chiedendo spiegazioni a gesti. La direzione era quella che lui indicava sull' orizzonte? E la distanza? Ma poi si caricò sulla schiena una bisaccia di carne secca, prese l' arco e le frecce e partì, scalzo, rapido e silenzioso, col passo ondulante dei Siriono. Achtiti faceva gesti solenni col capo, come a dire che di Uiuna c' era da fidarsi: Goldbaum e Wilkins si guardarono fra loro perplessi. Era la prima volta che un Siriono si allontanava tanto dal villaggio ed entrava in una città, per quanto Candelaria, coi suoi cinquemila abitanti, si possa considerare una città. Achtiti fece portare loro da mangiare: erano gamberetti di fiume, crudi, quattro a testa; due noci japara, e un grosso frutto dal succo acquoso ed insipido. Goldbaum disse: _ Forse saranno ospitali, e ci manterranno anche se non lavoreremo: in questo caso, che è il più fortunato, ci daranno la loro razione, come qualità e quantità, e non sarà allegro. Oppure ci chiederanno di lavorare con loro, e noi non sappiamo né cacciare né arare. Da regalargli, non abbiamo quasi più niente. Se Uiuna torna senza lancia, o non torna affatto, si mette male: ci espelleranno, e allora morremo nelle paludi; oppure ci uccideranno loro stessi, come fanno coi loro vecchi. _ A tradimento? _ Non credo, e neppure ci faranno violenza. Ci chiederanno di seguire il loro costume. Wilkins tacque per qualche minuto, e poi disse: _ Abbiamo provviste per due giorni, due orologi, due penne a sfera, molto denaro inutile, e il magnetofono. Nel campo è tutto distrutto, ma forse la lama dei coltelli si potrà ritemprare. Ah, sì, abbiamo anche due scatole di fiammiferi: forse è l' articolo che gli interessa di più. Dobbiamo pure pagarci la retta, no? La trattativa con Achtiti fu laboriosa. Achtiti mostrò scarsa attenzione agli orologi, si disinteressò delle penne e del denaro, e si spaventò quando udì la sua voce uscire dal magnetofono. Fu affascinato dai fiammiferi: dopo qualche tentativo fallito gli riuscì di accenderne uno, ma non era convinto che fosse una fiamma vera finché non ci mise un dito sopra e se lo bruciò. Ne accese un altro e constatò con evidente soddisfazione che accostandolo alla paglia questa prendeva fuoco. Allora tese una mano con aria interrogativa: avrebbe potuto impossessarsi di tutti i fiammiferi? Goldbaum prontamente se li riprese: mostrò ad Achtiti che la scatola era già incominciata, e che l' altra, piena, era piccola. Fece cenno che serviva a loro due. Gli mostrò un fiammifero e poi il sole e il giro che fa il sole nel cielo: gli avrebbe dato un fiammifero per ogni giorno di mantenimento. Achtiti rimase a lungo dubbioso, accovacciato sui calcagni, canticchiando una nenia nel naso; poi entrò in una capanna, ne uscì tenendo in mano una ciotola di terra e un arco. Pose la ciotola al suolo; raccolse un po' di terra argillosa, la intrise d' acqua, e mostrò ai due che l' impasto si poteva modellare nella forma della ciotola; infine additò se stesso. Poi prese l' arco, e lo accarezzò per il lungo affettuosamente: era liscio, simmetrico, robusto. Mostrò ai due un fastello di rami lunghi e diritti che giaceva poco lontano, e fece loro osservare che la qualità e la fibra del legno erano le stesse. Ritornò alla capanna, e ne uscì questa volta con due raschiatoi di ossidiana, uno grosso ed uno piccolo, e con un blocco d' ossidiana greggia. I due lo osservavano incuriositi e perplessi. Achtiti raccolse un ciottolo di selce, e fece vedere che, con colpetti precisi assestati lungo determinati contorni del blocco, questo si sfaldava nettamente, senza spaccarsi in due; in pochi minuti di lavoro, un raschiatoio era fatto, magari ancora da rifinire, ma già utilizzabile. Allora Achtiti prese due dei rami, ciascuno lungo poco meno di un metro, e incominciò a raschiarne uno. Lavorava con applicazione ed abilità, in silenzio o canticchiando a bocca chiusa: dopo una mezz' ora il legno era già affusolato ad una estremità, e Achtiti lo controllava ad intervalli, piegandolo sul ginocchio per sentire se era già abbastanza cedevole. Forse percepì una traccia di impazienza nell' atteggiamento o nel commenti dei due, perché interruppe il suo lavorio, scappò fra le capanne, e ne ritornò accompagnato da un ragazzo. Gli affidò il secondo ramo ed un altro raschiatoio, e da allora in poi lavorarono in due: del resto, il ragazzo non era meno svelto di Achtiti, era evidente che anche per lui fare archi non era un mestiere nuovo. Quando i due legni furono assottigliati nella misura e sagoma giuste, Achtiti prese a lisciarli con un ciottolo ruvido, che a Wilkins parve un frammento di pietra da cote. _ Non sembra che abbia fretta, _ disse Goldbaum. _ I Siriono non hanno mai fretta: la fretta è una malattia nostra, _ rispose Wilkins. _ Loro però hanno altre malattie. _ Certo. Però non è detto che non si possa concepire una civiltà senza malattie. _ Cosa credi che voglia da noi? _ Io credo di averlo capito, _ disse Wilkins. Achtiti continuava a lisciare i legni con diligenza, rigirandoli da tutte le parti ed esplorandone la superficie con le dita e con gli occhi, che era costretto ad aguzzare perché era un po' presbite. Alla fine, legò insieme, sovrapponendole per un breve tratto, le due estremità non sgrossate e tese fra le punte una corda di budella ritorte: aveva una certa aria di orgoglio, e mostrò ai due che pizzicandola, la corda suonava a lungo, come quella di un' arpa. Mandò il ragazzo a prendere una freccia, prese la mira e la scagliò: la freccia si infisse tremolando nel tronco di una palma lontana una cinquantina di metri. Allora, con un gesto enfatico porse l' arco a Wilkins, facendogli cenno che era suo, lo tenesse, lo provasse. Poi cavò dalla scatola incominciata due fiammiferi, ne porse uno a Wilkins ed uno a Goldbaum, si accovacciò a terra, intrecciò le braccia sui ginocchi e rimase in attesa: ma senza impazienza. Goldbaum rimase interdetto, col suo fiammifero in mano; poi disse: _ Sì, credo d' aver capito anch' io. _ Già, _ rispose Wilkins; _ come discorso, è abbastanza chiaro: noi miseri Siriono, se non abbiamo un raschiatoio, ce lo facciamo; e se restiamo senza arco, col raschiatoio ci fabbrichiamo l' arco, e magari lo lisciamo anche, perché faccia piacere vederlo e tenerlo in mano. Voi stregoni stranieri, che rubate la voce degli uomini e la mettete in uno scatolino, siete rimasti senza fiammiferi: su, fabbricateli. _ Allora? _ Bisognerà spiegargli i nostri limiti _. A due voci, o meglio a quattro mani, cercarono di convincere Achtiti che è bensì vero che un fiammifero è piccolo, molto più piccolo di un arco (questo era un argomento a cui Achtiti sembrava tenere molto), ma che la capocchia del fiammifero conteneva una virtù (come spiegare?) residente lontano da loro, nel sole, nel profondo della terra, di là dei fiumi e della foresta. Erano penosamente consci dell' inadeguatezza della loro difesa: Achtiti sporgeva verso di loro le labbra a imbuto, scuoteva il capo, e diceva al ragazzo cose che lo facevano ridere. _ Gli dirà che siamo cattivi stregoni, furfanti buoni solo a vendere fumo, _ disse Goldbaum. Achtiti era un uomo metodico: disse qualche altra cosa al ragazzo, che afferrò l' arco ed alcune frecce e si mise a venti passi da loro con aria risoluta ; si allontanò, e tornò con uno dei coltelli ritrovati sul luogo del campo base, e che il fuoco aveva stemprati ed ossidati malamente. Raccattò da terra uno degli orologi e lo porse a Wilkins; Wilkins, col viso terreo di chi si presenta impreparato ad un esame importante fece un segno di impotenza: aprì la cassa dell' orologio e fece vedere ad Achtiti gli ingranaggi minuti, il bilanciere snello che non si fermava mai, i minuscoli rubini, e poi le proprie dita: impossibile! Lo stesso, o press' a poco, avvenne col registratore magnetico, che però Achtiti non voleva toccare: lo fece raccogliere da terra da Wilkins stesso, e si teneva le orecchie turate per timore di udirne la voce. E il coltello? Achtiti pareva voler fare intendere che si trattava di una specie di esame di riparazione, o insomma di una prova elementare, buona per qualsiasi sempliciotto, stregone o no: avanti, fabbricate un coltello. Un coltello, via, non è una specie di bestiolina con un cuore che batte, ed è facile ucciderla, ma molto difficile farla ritornare viva: non si muove, non fa rumori e si divide in due pezzi soltanto, e loro stessi ne possedevano tre o quattro, comperati dieci anni prima e pagati poco, una bracciata di papaie e due pelli di caimano. _ Rispondi tu: io ne ho abbastanza _. Goldbaum dimostrò minore talento mimico e senso diplomatico del suo collega; si sbracciò invano in una gesticolazione che neppure Wilkins comprese, ed Achtiti, per la prima volta, scoppiò a ridere: ma era un riso poco rassicurante. _ Che cosa volevi dirgli? _ Che forse saremmo riusciti a fare un coltello; ma che ci occorrevano delle pietre speciali, altre pietre che bruciano e che in questo paese non ci sono; molto fuoco e molto tempo. _ Io non avevo capito, ma lui probabilmente sì. Aveva ragione a ridere: avrà pensato che volevamo soltanto prendere tempo fino a che non vengano a prenderci. È il trucco numero uno di tutti gli stregoni e di tutti i profeti. Achtiti chiamò, ed arrivarono sette od otto guerrieri robusti. Afferrarono i due e li chiusero in una capanna di solidi tronchi; non c' erano aperture, la luce entrava soltanto dagli interstizi del tetto. Goldbaum Chiese: _ Credi che qui ci staremo a lungo? _; Wilkins rispose: _ Temo di no; spero di sì. Ma i Siriono non sono gente feroce. Si accontentarono di lasciarli là dentro ad espiare le loro bugie, fornendo loro acqua in abbondanza e poco cibo. Per qualche oscuro motivo, forse perché si sentiva offeso, Achtiti non si fece più vedere. Goldbaum disse: _ Io sono un bravo fotografo, ma senza lenti e senza pellicole .... Forse potrei fabbricare una camera oscura: cosa ne dici? _ Li faresti divertire. Ma ci chiedono qualche cosa di più: di dimostrare, in concreto, che la nostra civiltà è superiore alla loro: che i nostri stregoni sono più bravi dei loro. _ Non è che io sappia fare tante altre cose, con le mie mani. So guidare l' auto. So anche cambiare una lampadina o un fusibile. Disintasare un lavandino, attaccarmi un bottone; ma qui non ci sono né lavandini né aghi. Wilkins meditava. _ No, _ disse, _ qui ci vorrebbe qualcosa di più essenziale. Se ci fanno uscire, proverò a smontare il magnetofono; come sia fatto dentro non lo so bene, ma se c' è un magnete permanente siamo a posto: lo facciamo galleggiare sull' acqua di una scodella e gli regaliamo la bussola, e insieme l' arte di fare le bussole. _ Non credo che in un magnetofono ci siano dei magneti, _ rispose Goldbaum: _ e non sono neppure sicuro che una bussola gli serva molto. A loro basta il sole: non sono dei navigatori, e quando si mettono per la foresta seguono soltanto le piste segnate. _ Come si fa la polvere da sparo? Forse non è difficile: non basta mescolare carbone, zolfo e salnitro? _ Teoricamente sì: ma dove trovi il salnitro qui, in mezzo alle paludi? E lo zolfo ci sarà magari, ma chissà dove; e infine, a che cosa gli serve la polvere, se non hanno una canna forata qualunque? _ Ecco, mi viene un' idea. Qui la gente muore per un graffio: di setticemia o di tetano. Facciamo fermentare il loro orzo, distilliamo l' infuso e gli facciamo l' alcool; magari gli piace anche berlo, anche se non è tanto morale. Non mi pare che conoscano né eccitanti né stupefacenti: sarebbe una bella stregoneria. Goldbaum era stanco. _ Lievito non ne abbiamo, io non credo che sarei capace di selezionarne uno, e neppure tu. E poi vorrei vederti alle prese coi vasai locali, per farti costruire una storta. Forse non è del tutto impossibile, ma è un' impresa che ci costerebbe mesi, e qui è questione di giorni. Non era chiaro se i Siriono intendessero farli morire di fame, o se volessero soltanto mantenerli con la minima spesa, in attesa che arrivasse la lancia su per il fiume, o che maturasse in loro l' idea decisiva e convincente. Le loro giornate passavano sempre più torpide, in un dormiveglia fatto di calore umido, di zanzare, di fame e di umiliazione. Eppure, tutti e due, avevano studiato per quasi vent' anni, sapevano molte cose su tutte le civiltà umane antiche e recenti, si erano interessati a tutte le tecnologie primitive, alle metallurgie dei Caldei, alle ceramiche micenee, alla tessitura dei precolombiani: e adesso, forse (forse!) sarebbero stati capaci di scheggiare una selce perché Achtiti glielo aveva insegnato, e non erano stati in condizione di insegnare ad Achtiti proprio niente: solo a raccontargli a gesti meraviglie a cui lui non aveva creduto, ed a mostrargli i miracoli che loro due avevano portato con sé, fabbricati da altre mani sotto un altro cielo. Dopo quasi un mese di prigionia erano a corto di idee, e si sentivano ridotti all' impotenza definitiva. L' intero, colossale edificio della tecnologia moderna era fuori della loro portata: avevano dovuto confessarsi a vicenda che neppure uno dei ritrovati di cui la loro civiltà andava fiera poteva essere trasmesso ai Siriono. Mancavano le materie prime da cui partire o, se c' erano nelle vicinanze, loro non sarebbero stati capaci di riconoscerle o isolarle; nessuna delle arti che loro conoscevano sarebbe stata giudicata utile ai Siriono. Se uno di loro fosse stato bravo a disegnare, avrebbero potuto fare il ritratto di Achtiti, e se non altro destare la sua meraviglia. Se avessero avuto un anno di tempo, avrebbero forse potuto convincere i loro ospiti dell' utilità dell' alfabeto, adattarlo al loro linguaggio, ed insegnare ad Achtiti l' arte della scrittura. Per qualche ora discussero il progetto di fabbricare sapone per i Siriono: avrebbero ricavato la potassa dalla cenere di legno, e l' olio dai semi di una palma locale; ma a che cosa avrebbe servito il sapone ai Siriono? Abiti non ne avevano, e non sarebbe stato facile persuaderli dell' utilità di lavarsi col sapone. Alla fine, si erano ridotti ad un progetto modesto: avrebbero insegnato loro a fabbricare candele. Modesto, ma irreprensibile; i Siriono avevano sego, sego di pécari, che usavano per ungersi i capelli, ed anche per gli stoppini non c' erano difficoltà, si potevano ricavare dal pelo dei pécari stessi. I Siriono avrebbero apprezzato il vantaggio di illuminare a notte l' interno delle loro capanne. Certo avrebbero preferito imparare a fabbricarsi un fucile o un motore fuoribordo: le candele non erano molto, ma valeva la pena di provare. Stavano proprio cercando di rimettersi in contatto con Achtiti, per contrattare con lui la libertà contro le candele, quando sentirono un grande tramestio fuori della loro prigione. Poco dopo la porta fu aperta tra clamori incomprensibili, ed Achtiti fece loro cenno di uscire nella luce abbagliante del giorno: la lancia era arrivata. Il congedo non fu lungo né cerimonioso. Achtiti si era subito allontanato dalla porta della prigione; si accovacciò sui talloni voltando loro la schiena, e rimase immobile, come pietrificato, mentre i guerrieri Siriono conducevano i due alla sponda. Due o tre donne, ridendo e strillando, si scoprirono il ventre verso di loro; tutti gli altri del villaggio, anche i bambini, dondolavano il capo cantando "luu, luu", e mostravano loro le due mani molli e come disarticolate, lasciandole ciondolare dai polsi come frutti troppo maturi. Wilkins e Goldbaum non avevano bagaglio. Salirono sulla lancia, che era pilotata da Suarez in persona, e lo pregarono di partire più presto che poteva. I Siriono non sono inventati. Esistono veramente, o almeno esistevano fin verso il 1945, ma quanto si sa di loro fa pensare che, almeno come popolo, non sopravvivranno a lungo. Sono stati descritti da Allan R. Holmberg in una recente monografia ("The Siriono of Eastern Bolivia"): conducono un' esistenza minimale, che oscilla fra il nomadismo ed un' agricoltura primitiva. Non conoscono i metalli, non posseggono termini per i numeri superiori al tre, e, benché debbano sovente attraversare paludi e fiumi, non sanno costruire imbarcazioni; sanno però che un tempo le sapevano costruire, e si tramanda fra loro la notizia di un eroe, il cui nome era quello della Luna, che aveva insegnato al loro popolo (allora molto più numeroso) tre arti: accendere il fuoco, scavare piroghe e fabbricare archi. Di queste, oggi solo l' ultima sopravvive: anche il modo di fare il fuoco lo hanno dimenticato. Hanno raccontato a Holmberg che in un tempo non troppo lontano (due, tre generazioni addietro: press' a poco all' epoca in cui fra noi nascevano i primi motori a combustione interna, si diffondeva l' illuminazione elettrica e si cominciava a comprendere la fine struttura dell' atomo) alcuni fra loro sapevano fare il fuoco frullando uno stecco nel foro di un' assicella; ma a quel tempo i Siriono vivevano in un altro territorio, dal clima quasi desertico, in cui era facile trovare legna secca ed esca. Ora vivono fra paludi e foreste, in perpetua umidità: non trovando più legna secca, il metodo dell' assicella non è più stato praticato, ed è stato dimenticato. Il fuoco, però, l' hanno conservato. In ognuno dei loro villaggi o delle loro bande vaganti c' è almeno una donna anziana, il cui compito è di mantenere vivo il fuoco in un braciere di tufo. Quest' arte non è così difficile come quella di accendere il fuoco per strofinio, ma non è neppure elementare: specialmente nella stagione delle piogge occorre alimentare la fiammella coi fiori di una palma, che vengono fatti essiccare al calore della fiamma stessa. Queste vecchie vestali sono molto diligenti, perché se il loro fuoco muore anch' esse vengono messe a morte: non per punizione, ma perché vengono giudicate inutili. Tutti i Siriono che sono giudicati inutili perché incapaci di cacciare, di generare e di arare con l' aratro a piolo sono lasciati morire. Un Siriono è vecchio a quarant' anni. Ripeto, non sono notizie inventate. Sono state riportate dallo "Scientific American" nell' ottobre 1969, ed hanno un suono sinistro: insegnano che non dappertutto e non in ogni tempo l' umanità è destinata a progredire.

La sfida della molecola

Lilit 1981