Lilit
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura
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Le sorelle della palude
Sorelle mie miti, non mi arrogherei il diritto di rivolgermi a voi se non fossi spinta dalla gravità dell' ora, e dalla tenue autorità che mi viene dall' essere fra voi la più anziana, e di questa palude l' abitatrice più antica. Voi sapete quanto finora la Provvidenza ci abbia privilegiate. Nella mia lunga vita ho conosciuto paludi ben diverse; paludi solitarie e remote, in cui solo per occasione ed eccezione penetrava una creatura di sangue caldo, talché le loro miserabili inquiline si tenevano contente quando potevano rubare un sorso del sangue delle rane o dei pesci, freddo, viscido e vano; altre paludi ho visto, frequentate da genti selvatiche e feroci, che si ribellavano al nostro morso, che pure è sì lieve da simulare un bacio, e strappavano da sé i nostri corpi indifesi, incuranti se in così fare li laceravano, e laceravano forse in pari tempo la loro pelle medesima. Qui non è così, o finora non è stato così: non lo dimenticate. Non dimenticate il generoso e sottile disegno della Provvidenza, secondo il quale il Villano è costretto a guadare due volte al giorno queste acque per raggiungere il suo campicello all' alba e rincasare a sera. E ricordate ancora che la complessione del Villano non potrebbe essere a noi più propizia, poiché egli ha avuto in sorte da Natura una pelle rozza e spessa, insensibile alla nostra puntura; una mente semplice e paziente; ed in pari tempo un sangue mirabilmente ricco di nutrimento vitale. Proprio di questo sangue vi debbo parlare, sorelle tacite e pie. La nostra, come sapete, è una repubblica bene ordinata: ad ognuna di noi, a seconda dei suoi meriti e dei suoi bisogni, la nostra Assemblea ha assegnato una porzione diligentemente scelta e circoscritta della pelle del Villano, ed è stata cortesia assegnare a me vostra Decana l' incavo dei ginocchi, dove la pelle è più sottile, e dove la vena poplitea pulsa prossima alla superficie. Ora, per certo voi non avrete dimenticato quanto ci viene insegnato fin dai primi anni di scuola, e cioè che è questa vena la spia più precisa della pressione del sangue nel corpo dell' uomo. Ebbene, bando alle menzogne pietose, sorelle mie dilette: questa pressione sta rapidamente calando. Noi, tutte noi, abbiamo passato il segno, ed è tempo di provvedere. Intendetemi: non è un rimprovero che io voglia farvi, io che sono stata avanti a tutte, la più avida di tutte; ma sentite ciò che v' ho a dire. Dio misericordioso mi ha chiamata a mutar vita: ed io la muterò, l' ho già mutata; così faccia con tutte voi. Non è un rimprovero, vi dico: solo un insensato potrebbe porre in dubbio che il sugger sangue sia un nostro naturale diritto, da cui, oltre a tutto, la nostra stirpe trae il suo nome e il suo vanto. Non solo un diritto, ma una palese e rigida necessità, dal momento che il nostro corpo, in milioni d' anni di assuefazione a questo nutrimento così essenziale, ha perduto ogni capacità di ricercare, catturare, digerire e concuocere qualsiasi sostanza meno eletta; che i nostri muscoli si sono talmente indeboliti da vietarci anche la minima fatica; e che i nostri cervelli, che attingono alla perfezione se rivolti alla contemplazione dell' Entelechia, del Paracleto e della Quinta Essenza, sono invece grossi e disadatti davanti alle trivialità dell' agire concreto. Noi saremmo quindi incapaci di procurarci un sostentamento più rozzo del sangue: ogni altro alimento, d' altronde, sarebbe veleno per noi, che, uniche nella Creazione, abbiamo saputo scioglierci dalla necessità di evacuare dal nostro alvo le scorie quotidiane, poiché il nostro cibo mirabile non contiene né genera scorie. Non è questo il segno più eloquente della nostra nobiltà? Chi potrebbe disconoscere in noi il coronamento ed il vertice della Creazione? Il nostro sugger sangue è dunque necessario e buono, ma è stolto eccedere, come è stolto ogni eccesso. Mi è stato doloroso constatare come alcune fra voi sogliano impinzarsi fino a mettere a repentaglio la nostra invidiata capacità di nuotare a mezz' acqua, talché si riducono a galleggiare inerti, col ventre sconciamente rigonfio, finché la loro laboriosa digestione non si sia compiuta. Né basta, poiché ho saputo di alcune che sono morte per subitanea crepatura dei tegumenti. Tuttavia, non di questo vi debbo parlare: non di queste trasgressioni, pur vergognose, ma di interesse individuale, e seguite da naturale e quindi giusta sanzione. No, intendo ammonirvi di un pericolo assai più grave: se persevereremo nel nostro errore, se continueremo a saziarci dell' oggi senza pensare al nostro domani, che sarà di noi? Chi o che cosa succhieremo quando il Villano cadrà esangue? Ritorneremo all' increscioso siero delle carpe e dei rospi? O ci suggeremo a vicenda? O non ci vedremo costrette a ripercorrere un' eternità di fame, di tenebre e di morti precoci, ad attendere cioè che l' Evoluzione ci rinnovi (a quale prezzo, sorelle!) ripristinando in noi quelle facoltà positive ed attive che noi oggi detestiamo ed irridiamo nelle specie vili di cui ci nutriamo, quali i castori e gli uomini? Perciò vi esorto, blande sorelle: si ridesti in voi il senso della misura e l' orrore per il peccato di gola. Mai come oggi la sopravvivenza del Villano, e quindi la nostra, è stata legata alla vostra continenza, ed alla moderazione che saprete manifestare nell' esercizio del vostro diritto.
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