Lilit
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
"Cara mamma"
Cara mamma, ti prego di perdonarmi se non ti ho più scritto dopo la tua lettera che hai spedito in marzo dell' anno scorso, e che mi è arrivata quando già la primavera stava per finire. In questo paese la primavera non è come da noi: qui le stagioni non hanno confini, piove d' inverno e d' estate, e il sole, quando compare fra le nuvole, è tiepido d' estate come d' inverno: ma compare di rado. Ho tardato a risponderti perché lo scrivano di prima è morto. Dopo tanti anni, e tante lettere da lui scritte per me, eravamo diventati amici, e non c' era più bisogno che io gli spiegassi ogni volta chi sono io, chi sei tu e dove abiti, dov' è e com' è il nostro villaggio, e tutto quello che occorre sapere affinché una lettera parli come parlerebbe un messaggero. Lo scrivano che ti scrive oggi queste mie parole è arrivato da poco. È un uomo savio e dotto, ma non è latino e neppure un britanno, e di come si vive qui non sa ancora molto, così io devo aiutare lui più di quanto lui non aiuti me. Non è latino, ti dicevo: viene dal Canzio, cioè dal meridione, ma ha sempre lavorato nelle amministrazioni, e parla e scrive il latino meglio di me, che lo sto dimenticando. È anche un buon mago e sa far venire la pioggia, ma questo è un mestiere che qui lo saprei fare anch' io, perché piove quasi tutti i giorni. Cara mamma, fra quattro anni scadrà la mia ferma e potrò tornare in Italia, e allora potrai conoscere mia moglie. Ci siamo sposati l' anno scorso a ottobre: non avevo osato scrivertelo finora perché temevo che tu non saresti stata contenta. Dovresti essere contenta, perché Isidora è una buona moglie. Non ti deve ingannare il nome dal suono greco, è una di qui e non parla altra lingua fuori della sua, ma anche qui i nomi greci sono tenuti per eleganti; del resto, lo scrivano che ti scrive per me mi sta spiegando in questo momento che Isidora, secondo lui, in greco non vuol dire niente, e io l' ho pregato di metterlo nella lettera, così sarai più tranquilla. È proprio per via di Isidora che io sto dimenticando il latino: tutti noi della guarnigione lo stiamo dimenticando, perché, sposati o no, finisce che parliamo tutto il giorno la lingua dei britanni. Certo è più pratico, ma i vecchi del presidio dicono che è scandaloso. Così viene fuori questa faccenda ridicola, che lo scrivano che ti scrive mi deve correggere come se il barbaro fossi io invece che lui. Si chiama Mandubrivo, e oltre che scrivere le lettere tiene anche la contabilità, perché anche a fare i conti noi non siamo più molto bravi. Ogni tanto penso che questo è veramente il paese della dimenticaggine, forse proprio quello dove era stato Ulisse quella volta che si era scordato di Itaca e della moglie, come si racconta ai bambini. Io però non ho dimenticato la nostra valle, il vino nostrano, le pecore fra le chiazze di neve al disgelo, quando tutto è bianco e verde, e l' arco di Cozio in mezzo al paese nei giorni della fiera, quando baciare le ragazze in strada non fa peccato. Ma non ti voglio rattristare, cara mamma, e invece ti voglio rallegrare raccontandoti come ho conosciuto Isidora. È stato tre anni fa, il giorno del solstizio d' estate, che qui è festa. Eravamo andati tutti al teatro, tutti noi della guarnigione, e anche quelli del paese, voglio dire tutti quelli che contano: malgari, grossisti di lana e di formaggio, mercanti di legname, appaltatori, mezzani, funzionari e sacerdoti. Devi sapere che il circo, cioè il teatro, lo hanno costruito più di cento anni fa, al tempo in cui essere di guarnigione era magari meno comodo di adesso, ma aveva più senso, perché c' era guerra con i Vellauni qui oltre il confine di Adriano. A quel tempo venivano da Roma gli attori e i mimi, ballavano, cantavano, recitavano le commedie, e gli impresari organizzavano i giochi con le bestie: ci si divertiva e si sentiva aria di casa. Poi non è venuto più nessuno, perché si sa, un soldato conta finché fa la guerra, poi non conta più molto. Adesso il teatro lo fanno la gente di qui, alla maniera loro: ballano scalzi in mezzo alle spade nude, e fanno le gare del lancio del tronco, che è uno spettacolo da orsi. (Io scrivano qui scrivo ma protesto. Il lancio del tronco è un' arte antica e nobile, che un profano non può capire). Il lancio del tronco vuol dire alzare da terra un palo di cento libbre, alto più della persona: correre verso la meta con il palo diritto, quasi rincorrendolo nella sua caduta; poi fermarsi netto alla meta buttando il palo più lontano che si può. A me sembrava un gioco noioso e stupido, un mestiere da facchini, che, non dico al Colosseo, ma perfino da noi in Val Susa avrebbe fatto ridere i polli; invece Isidora, che stava seduta vicino a me, batteva le mani, incitava i campioni chiamandoli per nome, e si divertiva come una pazza, tanto che io mi sono subito innamorato di lei. È una ragazza di buona famiglia, suo padre ha quattrocento pecore e quaranta vacche. Finora, figli non me ne ha dati, però è una brava moglie, anche se nei giorni di umidità tende all' ipocondria, e allora beve molta birra. Come ti ho detto, il latino non lo ha imparato, e neanche lo vuole imparare, perché dice che tanto fra pochi anni non lo parlerà più nessuno: così io sono stato obbligato a imparare la sua lingua, che del resto è un vantaggio anche per il servizio e per gli approvvigionamenti. Devi pensare che qui tutto è diverso che in Italia: l' erba, le pecore, il mare, i vestiti, le case, i cani, i pesci, le scarpe; e allora viene naturale anche a noi di chiamarli non con i loro nomi latini, ma con i nomi che gli dànno qui. Non ridere se ti parlo di scarpe: in un paese di pioggia e di fango come questo, le scarpe sono più importanti del pane, tanto che proprio qui a Vindolanda ci sono più conciapelli e calzolai che soldati. Per tre quarti dell' anno, qui portiamo degli stivali chiodati che pesano bene due libbre l' uno; tutti, anche le donne e i bambini. Oltre che la lingua, da Isidora ho finito con l' imparare anche i loro giochi di pazienza, che si fanno con delle pietruzze colorate su una tavola dipinta a scacchi. Io invece le ho insegnato a giocare ai dadi, e poi mi sono arrabbiato perché vinceva quasi sempre lei. Dopo un poco mi sono accorto che i dadi erano truccati: ne ho segato uno, e aveva dentro un nocciolo di piombo scentrato, in modo che cadeva di preferenza sull' uno e sul due. Era lei che me li aveva regalati per il mio compleanno. Era solo uno scherzo, ma vedi che è una ragazza sveglia. Isidora mi pare che abbia un po' troppa simpatia per i cristiani, anche se fino ad ora non mi risulta che si sia battezzata; però viene con me al Mitreo, voglio dire nella grotta di Mitra, e quando uccidono il toro per l' aspersione col sangue sta a vedere, e non mi sembra che le dispiaccia, anzi ho l' impressione che fra non molto accetterà di farsi iniziare. Non lasciarti spaventare dalle notizie che vengono dai confini. Qui corrono voci terribili su quanto succede nel paese dei Daci e in quello dei Parti, e io sono convinto che laggiù racconteranno invece che noialtri siamo stati tutti massacrati. Per contro, non c' è paese più tranquillo di questo: le sentinelle non dànno l' allarme quasi mai, e quando lo dànno, è quasi sempre un daino o un cinghiale, che il giorno dopo finisce arrosto. Figurati che la settimana passata una delle mie sentinelle, che poi è un veterano con non meno di dieci anni di servizio alla frontiera, ha svegliato il campo per un' oca selvatica, e allora io ho dovuto farlo fustigare. Tutti noi anziani, sposati o no, siamo sistemati abbastanza bene. Abbiamo ciascuno una cameretta, e tutte le camerette sono messe in fila e collegate da un corridoio. In ogni cameretta c' è un braciere, su cui si può fare un po' di cucina privata, e una veranda; il braciere lo usiamo molto, e la veranda poco. Abbiamo anche una lavanderia e un' infermeria per i malati. Le mogli sono tutte britanne, così non litigano fra loro: i bambini invece non fanno che litigare rotolandosi nel fango, ma la gente del luogo dice che il fango fa bene: in effetti, le malattie sono rare. Cara mamma, scrivimi e mandami notizie del paese: il servizio postale è discreto, le tue lettere mi arrivano in sessanta giorni, ed in poco più di sessanta giorni mi è arrivato anche il tuo pacco. Questo è il paese della lana, ma la lana di qui non è morbida e pulita come quella che fili tu. Ti ringrazio con affetto filiale: ogni volta che infilerò quelle calze, il mio pensiero volerà a te.
Carte d'autore online