Lilit
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
I figli del vento
È da sperare che le Isole del Vento (Mahui e Kaenunu) rimangano escluse il più a lungo possibile dai circuiti turistici. Del resto, attrezzarle non sarebbe facile: il terreno vi è talmente accidentato che non sarebbe possibile ricavarne un aeroporto, e sulle coste non possono approdare natanti più grossi di una barca a remi. L' acqua vi è scarsa, anzi, in alcune annate manca del tutto, perciò esse non hanno mai ospitato stanziamenti umani permanenti. Tuttavia vi hanno approdato più volte (forse anche in tempi remoti) equipaggi polinesiani, e vi ha sostato per alcuni mesi un presidio giapponese durante l' ultimo conflitto. A questa effimera presenza risale l' unica traccia umana che sulle isole sia dato trovare: sul punto più elevato di Mahui, un modesto ma scosceso rilievo di circa cento metri d' altezza, si trovano i ruderi di una postazione antiaerea in pietra a secco. Si direbbe che non abbia mai sparato un colpo: intorno ad essa non abbiamo rinvenuto neanche un bossolo. Abbiamo trovato invece su Kaenunu, incastrato fra due macigni, uno staffile, testimone di una inesplicabile violenza. Kaenunu è oggi sostanzialmente deserta. Su Mahui, invece, chi si armi di pazienza e disponga di vista buona non è raro che possa avvistare qualche atoùla, o più sovente una delle loro femmine, una nacunu. Se si escludono i casi ben noti di alcuni animali domestici, è forse questa l' unica specie animale in cui il maschio e la femmina siano stati designati con nomi diversi, ma il fatto trova spiegazione nel netto dimorfismo sessuale che li caratterizza, e che è certamente unico fra i mammiferi. Questa singolarissima specie di roditori si trova solo sulle due isole. Gli atoùla, cioè i maschi, sono lunghi fino a mezzo metro e pesano dai cinque agli otto chili. Hanno pelo grigio o bruno, coda molto corta, muso appuntito e munito di vibrisse nere, brevi orecchie triangolari; il ventre è nudo, roseo, appena velato da una rada peluria, il che, come vedremo, non è privo di significato evolutivo. Le femmine, di peso alquanto superiore, sono più lunghe e più robuste dei maschi: hanno movimenti più rapidi e sicuri, e a quanto riferiscono i cacciatori malesi anche i loro sensi sono più sviluppati, soprattutto l' olfatto. Il pelame è totalmente diverso: le nacunu, in tutte le stagioni, portano una vistosa livrea di un nero lucido, solcata da quattro striature fulve, due per parte, che dal muso attraversano i fianchi e si congiungono in prossimità della coda, che è lunga e folta, e dal fulvo sfuma all' arancio, al rosso acceso, o al porpora, a seconda dell' età dell' animale. Mentre i maschi, sullo sfondo delle pietraie in cui soggiornano, sono quasi invisibili, le femmine invece si notano di lontano, anche perché è loro abitudine dimenare la coda alla maniera dei cani. I maschi sono torpidi e pigri, le femmine agili ed attive. Gli uni e le altre sono muti. Fra gli atoùla non esiste accoppiamento. Nella stagione degli amori, che dura da settembre a novembre, e coincide quindi col periodo di maggior siccità, i maschi, al levar del sole, si inerpicano sulla cima delle alture, talvolta anche sugli alberi più alti, non senza contese per la conquista delle postazioni più elevate. Vi sostano, senza mangiare né bere, per tutta la durata del giorno: volgono il dorso al vento, e nel vento stesso emettono il loro seme. Questo è costituito da un liquido fluido, che nell' aria calda e secca evapora rapidamente, e si spande sottovento in forma di una nube di polvere sottile: ogni granello di questa polvere è uno spermio. Siamo riusciti a raccoglierli su lastrine di vetro spalmate d' olio: gli spermi degli atoùla sono diversi da quelli di tutte le altre specie animali, e sono piuttosto da assimilarsi ai granelli dei pollini delle piante anemofile. Non hanno filamento caudale, ed invece sono ricoperti da minuti peli ramificati ed aggrovigliati, per cui possono essere trascinati dal vento a distanze rilevanti. Nel viaggio di ritorno, ne abbiamo raccolti a 130 miglia dalle isole, e secondo ogni apparenza erano vitali e fertili. Durante l' emissione del seme gli atoùla si mantengono immobili, ritti sulle anche, con le zampe anteriori ripiegate, scossi da un lieve tremito che forse ha la funzione di accelerare l' evaporazione del liquido seminale dalla superficie glabra del loro ventre. Quando il vento muta improvvisamente (evento frequente in quelle latitudini) è singolare lo spettacolo degli innumerevoli atoùla, ciascuno eretto sulla sua prominenza, che tutti si orientano simultaneamente nella nuova direzione, come le banderuole che un tempo si ponevano sul culmine dei tetti. Appaiono intenti e tesi, e non reagiscono agli stimoli: un simile comportamento è spiegabile solo se si ricorda che questi animali non sono minacciati da alcun predatore, che altrimenti ne avrebbe facilmente ragione. Anche i cacciatori malesi li rispettano; secondo alcuni di essi, perché una antica tradizione li ritiene sacri a Hatola, il loro dio del vento, da cui addirittura trarrebbero il nome; secondo altri, semplicemente perché la loro carne, in questo periodo, provocherebbe una imprecisata malattia dell' intestino. Nella stagione della disseminazione, alla fissità dei maschi fa contrasto l' estrema mobilità delle femmine. Guidate dalla vista e dal fiuto, veloci ed inquiete, si spostano da un punto all' altro della brughiera; non cercano di avvicinarsi ai maschi né di portarsi come loro sui luoghi più elevati ; sembrano alla ricerca delle posizioni in cui meglio le avvolga l' invisibile pioggia del seme, e quando ritengono di averle trovate vi si fermano rigirandosi voluttuosamente , ma non più che per qualche minuto: subito se ne strappano con un agile balzo e riprendono la loro danza, su e giù per le pietraie e la brughiera. In quei giorni l' intera isola brulica delle fiamme aranciate e violette delle loro code, e il vento si carica di un odore acuto, muschiato, stimolante ed inebriante, che trascina in una ridda senza scopo tutti gli animali dell' isola. Gli uccelli si levano in volo stridendo, si aggirano in cerchi, puntano verso il cielo come impazziti e poi si lasciano precipitare come sassi; i topi saltatori, che di norma è solo possibile intravvedere nelle notti di luna, minuscole ombre inafferrabili, escono allo scoperto, abbagliati ed inetti nello splendore del sole, e si possono acchiappare con le mani; perfino le serpi sgusciano come allucinate dalle loro tane, si ergono sugli ultimi anelli e sulle code, e dimenano le teste come se seguissero un ritmo. Anche noi, nelle brevi notti che interrompevano quei giorni, abbiamo sperimentato sonni irrequieti, gremiti di sogni variopinti ed indecifrabili. Non siamo riusciti a stabilire se quest' odore che pervade l' isola promani direttamente dai maschi, o se invece venga secreto dalle ghiandole inguinali delle nacunu. La loro gravidanza dura circa trentacinque giorni. Il parto e l' allattamento non presentano nulla di notevole; i nidi, costruiti con sterpi al riparo di qualche roccia, vengono apprestati dai maschi, e rivestiti all' interno con muschio, foglie, talora con sabbia: ogni maschio ne prepara più d' uno. Le femmine prossime al parto si scelgono ciascuna il suo nido, esaminandone diversi con attenzione ed esitazione, ma senza controversie. I "figli del vento" che nascono, da cinque a otto per figliata, sono minuscoli ma precoci: poche ore dopo il parto escono già nel sole, i maschi imparano subito a presentare il dorso al vento come i loro padri, e le femmine, benché ancora sprovviste di livrea, si esibiscono in una comica parodia della danza delle madri. Dopo soli cinque mesi, atoùla e nacunu sono sessualmente maturi, e già vivono in branchi separati, in attesa che la prossima stagione di vento prepari le loro nozze aeree e lontane.
Carte d'autore online