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Lilit

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura

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Calore vorticoso

Di una cosa era certo: non si sarebbe lasciato intrappolare una seconda volta. Tutto vero: siamo in democrazia, e democrazia è partecipazione; partecipazione dal basso. Ma siamo seri, è partecipazione questa? Stare avvitati a un banco, duro e scomodo come i banchi di scuola, anzi, è proprio un banco di scuola; stare nell' afa di Roma in luglio, ad ascoltare una frenetica che ripete senza fine le stesse cose, già dette da lei stessa ieri, il mese scorso e sei mesi fa, e del resto già stampate, rotocalcate, televisionate centinaia di volte? La signora Di Pietro è una malata, è fuori discussione; è una nevrotica, si vede che a casa il marito e i figli non la lasciano parlare, e allora si sfoga qui. Ettore ormai aveva perso il filo da un pezzo. Se almeno fosse stato permesso accendersi una sigaretta! Ma se siamo noi a dare il cattivo esempio .... Aprì la cartellina di plastica davanti a sé, e cominciò a tracciare dei pupazzetti sul foglio, tanto per tenersi sveglio. Poi scrisse "Ettore", in corsivo inglese, e sotto in stampatello maiuscolo e in gotico. A rovescio, si leggeva "e rotte". Scrisse "e rotte" in fondo alla riga, e vide la sua mano, come guidata da un servomeccanismo, che completava la frase: Ettore evitava le madame lavative e rotte. Ettore era una persona per bene, ed allo stato di veglia non si sarebbe permesso di definire così la signora Di Pietro: noiosa sì, ma lavativa e rotta mai e poi mai; tuttavia era vero che l' avrebbe evitata volentieri. Ricontrollò, leggendo da destra a sinistra: sì, era giusta. Ma giusta non vuol dire vera: guai se tutte le frasi reversibili fossero vere, fossero sentenze d' oracolo. Eppure ... eppure, quando le leggi a rovescio, e il conto torna, c' è qualcosa in loro, qualcosa di magico, di rivelatorio: lo sapevano anche i latini, e le scrivevano sulle meridiane, Sator Arepo tenet opera rotas, In gyrum imus nocte et consumimur igni. È come le corna, o come quando trovi un quadrifoglio. Non ci credi, però lo raccogli ed esiti a buttarlo via; non sai perché, ma non si sa mai. È un vizio: ebbene, sissignori, ho anch' io il mio vizio. Non bevo, non gioco, fumo pochissimo, ma ho anch' io il mio vizio, meno distruttivo di tanti altri, quello di leggere a rovescio. Non prendo l' eroina: scrivo frasi reversibili, avete qualche cosa da obiettare? Eroina motore in Italia _ Ai latini erotomani or è. Ottimo, due decasillabi sonanti, e neppure del tutto insensati. La Di Pietro continuava: adesso stava parlando dei mercati ortofrutticoli. Anche Ettore continuava. In breve, in mezzo ai ghirigori ed ai profili abbozzati dei suoi vicini, fiorirono altre sentenze: Oimè Roma amore mio; e subito accanto, A Roma fottuta tutto fa mora, che gli parve più appropriato. E poi ancora, Ad orbi, broda, di significato oscuro, probabilmente sapienziale: un ordine perentorio, da decalogo. E lì varrete terra vile. Memento, homo, che sei polvere, e in polvere vile ritornerai. Presto, anche. Ma finché sei su questa terra ti devi cingere i lombi di fortezza, e combattere da buon soldato: accavalla denari, tirane dalla vacca. Se ci sai vivere, il mondo non è brutto: venerdì parti, raggiungi Elena a Sperlonga, mangi pesce appena pescato, dimentichi l' ufficio e la sottocommissione e ti senti un altro uomo. Guai se Elena non ci fosse stata. Di sposarla non se la sentiva, e anche lei non aveva mai insistito: stavano bene così. Quando uno passa i quaranta da scapolo, deve poi fare attenzione: magari non se ne accorge, ma certe sue abitudini possono essere fastidiose. Per esempio, se Elena fosse stata lì dietro, a leggere quello che lui scriveva. Elena, Anele: Essa è leggera, ma regge le asse. È lo senno delle novità, genere negativo nelle donne sole, per quanto Elena non fosse mai sola, anzi, aveva il talento di trovarsi dappertutto, in pochi giorni, al centro di una piccola truppa di ammiratori. Ma niente da dire, i patti fra loro erano stati chiari, niente gelosia, due persone savie in buona fede reciproca, tutto alla luce del sole. Il livido sole, poeta ossesso, ateo, peloso di villi. Lo si vedeva attraverso il lucernario semichiuso, ed era proprio livido, spento dalla foschia. Peloso di villi, poi, è come dire villoso, che è un' immagine audace, ma poetica. Accanto alla frase Ettore disegnò un sinistro sole nero, irsuto di raggi mozzi, come un riccio di mare; poi il mare, e lui stesso dentro: ogni marito unico ci nuoti ramingo. Dopo la Di Pietro, prese la parola Moretti, sulla questione dei trasporti urbani. Ettore scrisse ancora ero erto tre ore, poi cancellò: niente fanfaronate, al contrario, quella sera si sentiva un po' strano. Forse era colpa del calore e dell' umidità. I trasporti urbani erano del tutto fuori della sua competenza; si alzò e sgusciò via, cercando di non farsi notare, ma il presidente lo salutò con ostentazione ironica. È mala sorte, ti carbonizzino braci, tetro salame; ti hanno eletto presidente? bene, tu adesso stai lì e io invece me ne vado. Il presidente era un baciapile e un ipocrita; non gli era mai stato simpatico. Scese le scale e andò al posteggio; diede le solite duecento lire all' abusivo e mise in moto. Davanti aveva via libera: invece, chissà perché, forse perché era stanco e distratto, ingranò la marcia indietro, e fece un brutto sgraffio alla Renault posteggiata accanto, in verità un po' troppo di sbieco. L' abusivo gli fece un gesto tranquillizzante con la mano e sporse il labbro inferiore come a dire "né visto né conosciuto". Ritornò a casa in mezzo al traffico del Lungotevere, rimuginando ovisuba, ivisuba, ma senza carta e matita non riuscì a cavarne niente. A Sperlonga non faceva mai caldo; che solo venerdì arrivasse presto. O morbidi nèi pieni di bromo! Elena aveva un neo sul ginocchio destro. Se uno, o una, respira cloro organico, gli viene la cloroacne, come a Seveso: esiste anche la bromoacne? Bisognava che Elena ci stesse attenta. Non aveva voglia di cenare in trattoria: avrebbe incontrato i soliti avventori, e per quella sera si sentiva saturo di parole. Entrò in casa, aprì tutte le finestre nella speranza vana di creare un po' di corrente, e cenò con due uova sode e un' insalata. Accese la tv, ma la spense subito, dei giochi senza frontiere non gliene importava niente. Sentiva un disagio vago, come se il cervello gli friggesse dentro: forse aveva un pochino di febbre. Se no, non si sarebbe spiegato il fatto della marcia indietro: modestia a parte, era un guidatore abile ed attento. Era stupido e triste passare le serate così, solo come un cane; e perché poi come un cane? i cani non sono mai soli; annusano i cantoni, e il compagno, o la compagna, se la trovano a fiuto, in un momento. Si sentiva la barba lunga, ma non aveva voglia di radersi. Quattro giorni, e sarebbe venuto venerdì e sarebbe partito e non sarebbe stato più solo. Passò una brutta notte, popolata da sogni sgangherati ed angosciosi. Il mattino dopo si alzò, si lavò e prese il rasoio elettrico, ma poi si toccò le guance e le trovò lisce. Si sentì gonfiare dentro un' ondata d' inquietudine: ieri la marcia indietro, e adesso anche la barba ...? O si era raso la sera avanti? Rimase perplesso davanti allo specchio, in maglietta, con le dita sulle guance: nello specchio vide riflesso il termos con il caffè caldo, si voltò, lo afferrò come un salvagente, e cincischiò per qualche istante col tappo a vite, che voleva svitare e invece stava avvitando più stretto. Lo lasciò, si avviò al comodino e guardò con timore l' orologio da polso che vi stava appoggiato: se avesse visto la lancetta dei secondi girare all' indietro, allora sarebbe stata finita. Ma no, tutto era in ordine. Non c' era niente di obiettivo, nessun sintomo concreto, doveva essere stata tutta colpa dell' afa e dell' umidità. O soci, troverò la causa, la sua: calore vorticoso. Ad ogni modo sarebbe stato più cauto, d' ora in avanti: non avrebbe più esagerato. Non era detto che anche quel vizio non presentasse qualche pericolo, ma del resto, in arts it is repose to life: è filo teso per siti strani.

Lilit 1981