Vizio di forma
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1971 - Categoria: letteratura
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_ Non vedo perché dovresti sentirti umiliato, _ disse Di Salvo: _ tutti, qui dentro, abbiamo cominciato così. Si può dire che è una tradizione. _ Non sono mica umiliato, _ rispose Renaudo: _ sono solo stufo. _ Dopo due settimane soltanto? _ Ero già stufo dopo tre ore. Ma tiro avanti lo stesso, non preoccuparti. _ Vorrei vedere. Io, del resto, cosa credi? Ho smesso solo cinque mesi fa, prima delle ferie: ne ho revisionate cinquemila. Tutte quelle relative ai materiali ceramici, ai materiali da costruzione, alle polveri per stampaggio e perfino alla cancelleria; non hai che da andare a vedere, portano tutte la mia sigla. Sì, non scherzo: cinquemila, alla media di quindici al giorno lavorativo, e non sono diventato matto, e non mi è neppure venuto l' esaurimento nervoso. Poi, non per scoraggiarti, ma sai cosa faccio adesso, sei ore su otto? _ Che cosa? _ Registro i buoni di lavorazione: bel progresso, non ti pare? Bene, ciao, buon lavoro. Ci vediamo a mensa: ti ho fatto lasciare un posto al mio tavolo. Renaudo si rimise al lavoro. Aveva davanti a sé un elenco di numeri di sei cifre, e ad ognuno corrispondeva una specifica. Ogni specifica riguardava una delle voci di normale approvvigionamento, ne dava una breve definizione, ne precisava l' impiego e ne stabiliva le caratteristiche; di ogni caratteristica si definiva il metodo di misura e i limiti superiore ed inferiore di accettazione. Molti numeri erano spuntati in rosso perché erano già stati revisionati, e Renaudo si doveva occupare solo di quelli non ancora spuntati. Di questi, alcuni erano sottolineati: riguardavano materiali nuovi, di cui ancora una specifica non esisteva, e doveva essere compilata sulla base dei rapporti del laboratorio analitico e della sala prove. Renaudo era giovane, e preferiva i numeri sottolineati. n. 366410, Ricino, olio di, greggio. Ottenuto dalla spremitura eccetera. Impiegato come lubrificante nei reparti UTE, UTG, AIM, SDD, 1.1., colore: metodo così e così, massimo 12, minimo 4. Acidità .... Non c' erano difficoltà né incongruenze, e Renaudo passò oltre. n. 366411, Ammonio cloruro. n. 366412, Scatole in cartone ondulato. n. 366413, Vetri semidoppi per finestre. n. 366414, Scope. Il suo misterioso predecessore, pensò Renaudo, doveva essere un anormale o un umorista: la definizione di "scopa" occupava quattordici righe, e altrettante la descrizione dell' impiego. Erano previsti un massimo e un minimo per il peso complessivo, per la lunghezza e il diametro del manico, per il numero delle saggine; un carico di rottura minimo per il manico stesso; una prova di resistenza all' abrasione per lo strumento nella sua interezza, da eseguirsi "su di un esemplare scelto a caso su cento, nelle condizioni di fornitura". Renaudo rilesse, esitò, poi prese il foglio e bussò alla porta del cavalier Peirani. Peirani fu reciso. _ Io non toglierei una sillaba. Contiene inesattezze? È superata da qualche voce nuova? È internamente contraddittoria, o forse i collaudi non si possono eseguire? L' articolo in oggetto è caduto in disuso? No? E allora, che cosa vuole cambiare? _ Io pensavo soltanto ... che al Servizio Collaudi il tempo è limitato, e che perdere due ore per verificare che una scopa è una scopa, e può scopare .... _ E se non potesse scopare? O se non fosse una scopa affatto, ma un' altra voce qualsiasi, diciamo un paranco, o una penna a sfera, o un vagone di soda Solvay? Lei non ha idea di quali intralci possano nascere da un errore di spedizione. D' altronde, crede che sia facile abolire una specificazione? Grazie a Dio no, non è così semplice: contengono troppa sostanza, troppa esperienza per poter essere tolte di mezzo così, con un tratto di penna, per iniziativa del primo venuto. Caro lei, qui dentro abbiamo buone difese contro certi arbitri4: abrogare una specificazione è una faccenda che si può solo decidere in assemblea. E poi vorrei sapere: cosa le interessa il modo come si impiega il tempo in questo o quel servizio? Mi pare proprio che non sia affare per lei. Occupi meglio il suo, piuttosto. Renaudo taceva compunto. Peirani riprese, in tono più affabile: _ Vede, giovanotto, queste cose è difficile capirle all' inizio della carriera, e io me ne rendo conto: tutti i giovani amano le scorciatoie. Ma una specifica è una cosa seria, anzi fondamentale. Se lei ci fa caso, il mondo d' oggi riposa sulle specifiche, e cammina bene se queste sono rigorose, male se non lo sono, o se mancano affatto. Non ha mai avuto il dubbio che l' evidente divorzio fra le dottrine tecniche e quelle morali, e l' altrettanto evidente atrofia di queste ultime, siano dovuti proprio al fatto che l' universo morale manca finora di definizioni e tolleranze valide? Il giorno in cui non solo tutti gli oggetti, ma anche tutti i concetti, la Giustizia, l' Onestà, o anche solo il Profitto, o l' Ingegnere, o il Magistrato, avranno la loro buona specifica, con le relative tolleranze, e ben chiari i metodi e gli strumenti per controllarle, ebbene, quello sarà un gran giorno. E neppure dovrebbe mancare una specifica delle specifiche: ci sto pensando da tempo. Ma mi mostri ancora un momento quel foglio. Renaudo glielo porse, con una certa riluttanza. _ Vede? Mi pareva di ricordare: V.A.P., questa è la mia sigla, Vittorio Amedeo Peirani, 6 ottobre 1934. Non me ne vergogno per niente, sa? Anzi, ne sono fiero: con questo mio lavoro di trent' anni fa ho apportato un contributo, piccolo ma definitivo, all' ordine dell' azienda, e quindi all' ordine del mondo. Una specifica è opera sacra: occorre fatica e devozione per compilarla, e anche umiltà, che a lei manca; ma una volta compilata, e approvata dagli uffici competenti, deve restare, come una pietra d' angolo. Vada, e continui il suo lavoro; ci pensi su, alle cose che le ho detto, e vedrà che ho ragione. _ Si capisce, _ disse Di Salvo posando il bicchiere. _ Se vai a chiedere un parere a quello, non ti puoi aspettare un altro risultato. Ti avrà parlato anche del mondo morale, no? _ Sì, dell' età dell' oro, quando l' onestà, l' ingegnere e il contabile avranno la loro bella specifica. _ "Le nostre belle Decretali", _ disse Di Salvo. _ Non hai mai letto Rabelais? _ No, sai bene, io ho fatto il Liceo Scientifico. _ Che c' entra? Riguarda tutti. Leggilo: non è mai troppo tardi. "Voi qui similmente vedete le nostre belle Decretali, scritte di mano d' un Angelo Cherubino ... "e poi più oltre: "... in carta, in pergamena, miniate o stampate ...": scusa, sto citando a memoria; si tratta del libro iv, mi pare. Bene, ci troverai tutto: le nostre belle Specificazioni, Peirani, il suo entusiasmo fossile, me, e te stesso. Se non ce l' hai, dico Rabelais, te lo impresto; ma compralo, credi a me, è un vademecum indispensabile per ogni uomo moderno. Renaudo trasalì e si strofinò gli occhi; subito dopo rise di se stesso per esserseli strofinati. Cosa aveva creduto di fare? di cancellare o cambiare le righe che gli stavano davanti? Era arrivato alla Specifica 366 47., Uomo. Proprio così, semplicemente: uomo. Seguiva la consueta premessa, un po' meno concisa del solito, in cui si definiva che cosa si abbia ad intendere per essere umano. In appendice si ricordava che l' articolo in questione veniva approvvigionato a cura del Servizio Personale, non mediante acquisto bensì mediante assunzione; che tuttavia, trattandosi di materiale in entrata, il Servizio Normalizzazione era indubbiamente competente al suo inquadramento ed alla definizione delle norme di accettazione. Renaudo saltò all' ultima facciata, e non fu stupito di trovarvi la sigla V.A.P.. Tornò alla prima, e si immerse nella lettura, ma dopo pochi minuti non poté più resistere, e chiamò Di Salvo al telefono interno: _ Vieni qui subito. Vieni a vedere che cosa ho trovato. Di Salvo si curvò al di sopra delle sue spalle. _ "Tolleranze dimensionali": proprio così le hanno chiamate. Ma questa è roba di fuoco! e chissà da quanto tempo dorme in archivio. _ 2.1, Tolleranze dimensionali, _ lesse Renaudo: _ statura, da 1500 a 2050 mm ... peso a vuoto, da 4. a 140 kg; ... sovraspessori ... chissà cosa saranno? _ Mah? Forse allude ai vestiti. Dai un po' qua _. Senza fare complimenti, Di Salvo gli tolse il fascicolo, e cominciò a leggerlo ad alta voce, con la gioia sensuale dei buongustai. _ Sezioni massime e minime ...: io questo me lo porto a casa, a costo di farmi licenziare. Guarda, ci sono due figure schematiche con le sagome di riferimento a livello della fronte, del torace, del bacino e dei polpacci. Meglio ancora: mi faccio fare una fotocopia. ".2.04., Prove a flessione e a torsione .... Renaudo sobbalzò e tentò invano di riprendersi i fogli, che Di Salvo tirò a sé senza scomporsi. _ ... Meno male che in nota si precisa: "Ove possibile, sono da raccomandarsi le prove di collaudo di tipo non distruttivo". Ove possibile, hai capito? Vediamo, vediamo qui: 5.1.05., "Resistenza al calore e al freddo". _ Sarà non distruttiva anche questa prova, voglio sperare? _ Sì, pare. Ecco cosa si dice: "La resistenza al calore e al freddo viene determinata introducendo il soggetto in locale termostatico a tiraggio naturale della capienza di m3 10+2, alle temperature rispettivamente di 45äC e di -10äC, per la durata di quattro ore. Entro 20* dall' estrazione, si ripetono le prove generali di accettazione specificate in 1.1.0..". _ Abbastanza umano, dopo tutto. Mi aspettavo di peggio. _ Già, non è mal studiato: sotto 1.1.0. ci sono tutti i collaudi medici e un buon numero di test psicologici. E questo? 5.2.01, resistenza alla fiamma! _ No, non esagerare: è prescritto solo per gli addetti alle squadre antincendio. Guarda qui: è precisato in nota. _ Ma questo invece è prescritto per tutti: "4.3.03, prova di resistenza all' alcool etilico". _ Giusto, non ti pare? Sai che comincio a stimarlo, questo tuo cavalier Peirani? _ Io da Peirani non ci torno, _ disse Renaudo con decisione. _ Naturale: la prudenza impone di lasciare le cose come stanno. Io però la fotocopia me la voglio fare, a costo di rischiare il licenziamento per infrazione del segreto d' ufficio: poi vedremo. _ Un momento, _ disse Renaudo. _ Tu vedrai pure quello che vuoi, ma io non ci voglio entrare. Chi risponde di codesta scartoffia in questo momento sono io, e io non ci voglio andare di mezzo. _ Bravo, _ disse Di Salvo. _ Non c' è male, per una recluta: hai subito capito la Prima Regola del gioco, quella che prescrive di far sempre togliere le castagne dal fuoco da un altro. Ma prima di tutto, secondo me, bisognerebbe stabilire se sotto le castagne il fuoco c' è. Voglio dire: se questa non è che un' innocente esercitazione del vecchio, oppure se la pratica ha fatto o sta facendo la sua strada verso il piano di sotto. Renaudo lo guardò incerto: _ Verso il Servizio Collaudi, intendi dire? _ Sì. Certo non è stata omologata, dal momento che né tu, né io, né altri di cui si sappia, siamo stati sottoposti alle prove di flessione e di torsione; ma sarebbe interessante sapere a che punto si è fermata e perché. Con due caute telefonate la circostanza fu chiarita: la specifica, partita a vele spiegate dall' ufficio di Peirani, giaceva da vari anni in un archivio del piano inferiore, in attesa del visto del Caposervizio. _ A me sembra una sciocchezza e una vigliaccheria, _ disse Renaudo. _ Le cose si fanno o non si fanno: se era sbagliata, o stupida, o abominevole, come mi pare che sia, avrebbero dovuto annullarla, distruggerla, e non lasciarla dormire. _ È un tipico caso di applicazione pratica della Regola Prima di cui sopra. Comprensibilissimo che nessuno se ne sia voluto incaricare: molto meglio insabbiare, più semplice e più sicuro; anzi, questa per l' appunto è la Regola Seconda. Una pratica, vedi, è uno strano uccello. Sotto certi aspetti assomiglia a un seme, sotto altri a un bisonte. È pericoloso, e anche inutile, provocarla e pararlesi davanti quando carica: ti travolge, e continua la sua corsa. Ma può essere rischioso anche non occuparsi di lei: in questi casi, spesso si incista in qualche cassetto, e non dà segni di vita per mesi od anni; poi, quando meno te lo aspetti, spinge radici e stelo, cresce, spacca la terra sopra di sé, ed in una settimana è diventata un albero tropicale, dal fusto duro come il ferro, e tutto gremito di frutti intossicati. Insomma, può essere violenta o subdola; ma, per nostra fortuna, esiste l' istituzione dell' insabbiamento, che è valido contro entrambi gli aspetti che ti ho illustrati: ti invito anzi ad osservare l' eleganza e la proprietà del termine. È una difesa polivalente: sacchetti di sabbia contro il bisonte, un letto di sabbia sterile intorno al seme. _ Grazie della lezione, ne trarrò partito. Ma adesso, che cosa facciamo? Quale regola applichiamo, la prima o la seconda, o un' altra ancora che mi vorrai descrivere? Io, te l' ho già detto, grane non ne voglio. Collaudino pure gli uomini in entrata, magari li possono anche provinare ogni dieci anni come si fa con le caldaie a vapore, ma io non mi voglio fare incastrare. E non so cosa fare: distruggerla, non oso, poi rimarrebbe il buco; lasciarla dormire nella sua sabbia, si potrebbe, ma poi può succedere che spacchi la terra, come dicevi tu prima; se la siglo, è un avallo, e mi ripugna, perché è una scemenza disumana; se non la siglo, è una negligenza .... _ Io non la prenderei tanto sul tragico. Senti: lasciamela per un quarto d' ora, il tempo di farne una fotocopia. Sì, la farò io personalmente, non aver paura: dopo la sirena, quando tutti sono andati via. Nessuno ha da saperne niente, almeno per ora. A Renaudo piaceva classificare i suoi simili: non ridurli a schemi, ma soffermarsi così, da dilettante, sulle loro somiglianze e dissimiglianze, prevederne i comportamenti, frugare nei motivi da cui scaturiscono le parole e le azioni. Ora, Di Salvo lo turbava: lo sentiva acuto e flessibile, ma anche spento, logoro, e un po' sporco, con dentro qualcosa di livido, di ammaccato e poi impiastricciato alla meglio per coprire il guasto. Davanti a Di Salvo si sentiva diviso: con un preciso desiderio di penetrarne l' intimità, ed un ritegno che gli faceva richiudere la bocca all' ultimo istante, prima della confidenza o della confessione che lo avrebbe reso suo amico, ma in pari tempo lo avrebbe consegnato nudo nelle sue mani come una mosca fra le branche di una mantide. Il mattino dopo, Di Salvo entrò nel suo ufficio di ottimo umore, e gli buttò il fascicolo sulla scrivania con disinvoltura teatrale. _ Eccola qui. Sarà meglio che tu te la riguardi bene, a ogni buon fine; ma mi pare proprio che noi ne siamo fuori. _ Come fuori? _ Entro le tolleranze, voglio dire. Non è che io ti conosca tanto, ma insomma, ti ho sentito parlare, ti vedo ben portante, di politica non ti occupi (o almeno non visibilmente, e questo è l' essenziale), so che giochi a tennis, che alla domenica vai a messa e allo stadio, che hai la ragazza e la cinquecento. Insomma, sei con forme, e non hai niente da temere. Neanch' io, del resto: poi, sai bene, averla letta è un vantaggio. Basta pensare al test del cappotto, o a quello del portafoglio, qui: Resistenza alle tentazioni, ..5.03: una bambinata, giudica tu stesso. _ Allora, tu vorresti .... _ Scatenare il bisonte, sì. Sarà una sacrosanta opera di giustizia, ed anche una gran festa; qualcosa che qui dentro non si era mai visto. Quidquid latet apparebit, è così che sta scritto, no? _ Sì, e anche nil inultum remanebit. Ma non si tratta soltanto di norme di accettazione, per i nuovi assunti? _ Non soltanto: c' è qui in fondo una norma transitoria, che prescrive di collaudare "tutte le unità in esercizio "entro novanta giorni dall' entrata in vigore della specifica. _ Insomma, tu pensi che il cavaliere si sia messo nel sacco con le sue stesse mani? _ È probabile. Conosco quel tipo umano: è un perfezionista; o meglio, lo era, perché adesso, tu lo hai visto, tira piuttosto alla cariatide. _ Anch' io lo conosco, quel tipo umano: è quello del "right or wrong, my country", dell' obbedienza cadaverica, del buon suddito. Ma non ha pensato che non ha nessun senso esigere le stesse prestazioni da una "unità" di venticinque anni e da una di sessanta? _ Ci ha pensato sì. Leggi qui, al punto 1.9. "Ricollaudo. Trattandosi di articolo soggetto a deteriorarsi, le prove di cui ai punti 2, 3, 4, 5, 6, 7 e . devono essere ripetute allo scadere del ventesimo anno dalla data dell' assunzione. I limiti di tolleranza per le dimensioni e il peso saranno mantenuti invariati. Saranno diminuiti del 35 per cento i minimi richiesti per il quoziente intellettuale (4.2.01), per la memoria istantanea (4.2.04) , per la memoria media e lunga (4.2.05), per l' attitudine al comando (4.4.06), per il carico di snervamento a freddo e a caldo (5.2.02), per la meteoropatia (5.".11) e per la stabilità emotiva (7.1.07). Saranno aumentati del 50 per cento il limite massimo del tempo di reazione (7.".01) e tutte le soglie di percezione sensoriale (7.5.0"). " ... Leggo a caso, sai: ce n' è per una pagina e mezza .... Ah, senti ancora: "il test di arrendevolezza secondo Schmaal non occorre venga ripetuto, poiché tale proprietà tende ad aumentare spontaneamente nel tempo". Bello, no? Renaudo era perplesso: _ La prova di arrendevolezza, quello la passa sicuro: ma voglio un po' vederlo alla prova di resistenza al calore! Del resto, gli sta bene, se lo è voluto. Sì, penso anch' io che per noi non c' è molto rischio: ma io ci ricasco per un altro verso. Della revisione, adesso, sono io il responsabile, e sono ancora nel periodo di prova, e non vorrei .... _ Se è lo scandalo che ti fa paura, non preoccuparti: tu resti fuori. Ci sono cento modi di fare germogliare la pianta: modi anche discreti, silenziosi e anonimi. Me ne incarico io, e volentieri, te lo assicuro. Non occorre che l' iniziativa parta di qui: basterà una parolina, detta così, lasciata cadere in corridoio, .... _ E ... scusa: perché lo fai? Vuoi proprio la pelle del cavaliere? _ Sì, anche. Ma poi ... insomma, dimmi la verità, ti entusiasma questo sistema? Ti piace navigare in mezzo alle Decretali? _ Non mi piace. Ma appunto, così ne avremo una di più, e la più feroce di tutte. È meglio un bisonte insabbiato di un bisonte che carica. _ Questo punto di vista è superficiale e miope. Bisogna vedere più lontano, a costo di qualche rischio e di qualche scomodità: fare esplodere le contraddizioni del sistema, come suol dirsi. E mi attira l' eleganza del gioco, la sua giustizia e la sua economia: saranno le Decretali a liquidare se stesse. Per mano tua, se lo vorrai: se no, per mano mia. La circolare affissa in bacheca aveva l' aria più innocente del mondo. Diceva semplicemente che tutti i dipendenti si dovevano presentare entro un mese all' Ufficio Collaudi per comunicazioni: ma nel giro di poche ore l' aria di tutti gli uffici e di tutti i reparti si fece irrespirabile. La Direzione fu sommersa da centinaia di richieste di proroga; sulla stessa bacheca comparvero volantini pubblicitari di club atletici, di istituti di rieducazione, di piscine calde e fredde, di cure rumene e bulgare, di corsi accelerati serali e per corrispondenza. Ancora sulla stessa bacheca comparve pochi giorni dopo una molto dignitosa lettera aperta, in cui si diceva: "Oggetto: Specificazione n. 36647.. Io sottoscritto cavalier Peirani Vittorio Amedeo mi dichiaro consapevole di essere ormai sprovvisto dei requisiti di conformità alla specificazione segnata a margine: mi riferisco in specie ai punti 5.".10 (resistenza all' umidità), 4.2.04 (memoria istantanea) ed all' intera sottosezione ".4 (prove di sollecitazione a fatica). Rassegno pertanto le mie dimissioni, con animo colmo di tristezza, e tuttavia rasserenato dalla coscienza di aver dedicato per trentotto anni tutte le mie energie al consolidamento del sistema in cui credo. Raccomando a cotesta Spett. Direzione di non deflettere dalla linea di condotta che finora è stata seguita nei confronti delle tecniche di unificazione, e mi auguro che i miei colleghi e successori pongano ogni sforzo ad evitare che si ripetano incresciose dimenticanze e negligenze, quali quelle che hanno tenuto in mora per tanti anni la Specificazione in oggetto, sotto ogni aspetto fondamentale". Come Peirani desiderava, il sistema infatti resta. Vige tuttora nell' Azienda in cui questa vicenda si è svolta, e prolifera rigogliosamente, come è noto, in tutti gli innumerevoli rami del lavoro umano, in ogni parte del mondo in cui l' uomo si sia fatto fabbro, e in cui si tengano nella dovuta considerazione la normalizzazione, l' unificazione, la programmazione, la standardizzazione, e la razionalizzazione della produzione.
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