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Vizio di forma

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1971 - Categoria: letteratura

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A fin di bene

Chi ha bisogno di punirsi trova occasioni dappertutto. L' ingegner Masoero aprì il giornale e si sentì invadere dal disgusto: ancora una volta, in seconda pagina, il consueto trafiletto ironico-dolciastro, in cui si denunciava il disservizio, la teleselezione sempre occupata, la cattiva qualità acustica delle comunicazioni. Cose vere, lo sapeva, sacrosante: ma, in nome del cielo, cosa poteva farci lui? Direttore del distretto fin che uno vuole, ma se i fondi mancano, o ci sono, ma stanziati per altri lavori; e se il Ministero, invece di darti una mano, ti inonda di circolari prolisse, futili e contraddittorie, che cosa puoi fare? Poco più che niente: vai in ufficio pieno di veleno, chiami a rapporto i capisettore, quello dei nuovi impianti, quello della manutenzione preventiva e quello delle riparazioni, tutta brava gente anche loro, e gli fai un sermone, e quando se ne vanno sai benissimo che, appena fuori della porta, si stringono nelle spalle, e tutto resta come prima, e tu stai male come prima. Si accinse a scrivere un' energica relazione per il Ministero: non era la prima, ma anche un chiodo non entra alla prima martellata. Chissà se, a furia di battere, non avrebbero finito col dargli ascolto? Passò così la giornata, finì la relazione, la rilesse, eliminò qualche aggettivo troppo virulento, e passò il manoscritto alla dattilografa. Il giorno dopo si trovò sulla scrivania non uno, ma due promemoria dell' Ufficio Reclami. Non c' era dubbio, li aveva scritti Rostagno, due porte più in là: era il suo stile, preciso, circostanziato e maligno. Questa volta, però, invece delle solite lamentele generiche degli utenti si riferivano, con insolita ricchezza aneddotica, due guai nuovi di zecca. Nel primo promemoria si raccontava che diversi abbonati, staccando il ricevitore, avevano udito per ore di fila il programma musicale della filodiffusione, e non erano riusciti a stabilire alcun contatto. Nel secondo, si descriveva il disappunto e lo stupore di altri abbonati, una cinquantina, che intendevano chiamare un qualsiasi numero della rete, ed a cui invece rispondeva con ostinazione sempre lo stesso numero, e precisamente uno con cui scambiavano abitualmente frequenti e lunghe comunicazioni: il numero degli suoceri, o della fidanzata, o della filiale, o del vicino di banco del figlio. Passi per il primo reclamo: non sembrava difficile provvedere. Ma per il secondo, Masoero lo lesse, lo rilesse, e si persuase che c' era sotto qualcosa. Rostagno era un pirata, aspettava la promozione da un pezzo, e non ci sarebbe stato gran che da stupirsi se avesse scelto quel sistema per fargli le scarpe. Voleva provocarlo: fargli prendere provvedimenti inutili, farlo incespicare. Perché una rete telefonica non è una cosa semplice, tutti lo sanno; si guasta facilmente, è sensibile al vento, alla pioggia e al gelo, va soggetta a certe malattie, ma sono poche, ben note, e soprattutto possibili: quella, invece, era una malattia impossibile. Ripose i due promemoria e si occupò d' altro. Ma quella sera stessa Silvia, come se niente fosse, gli raccontò che in tutta la giornata non aveva potuto telefonare né al verduriere, né alla pettinatrice, né a Lidia, né a lui stesso in ufficio: aveva risposto sempre e soltanto il numero di sua madre, alla quale, per l' appunto, quel giorno non aveva nulla da dire. Si accorse che Silvia non aveva alcuna intenzione di ferirlo con quella osservazione, che del resto era stata enunciata in tono noncurante e disinvolto; tuttavia non poté evitare di pensare che sua moglie lo conosceva pur bene, sapeva che lui aveva un carattere difficile, e che al suo lavoro ci teneva; o più precisamente, non ci teneva poi tanto, ma essere colto in fallo in qualsiasi circostanza, e sul lavoro in specie, gli bruciava come un' ustione e gli toglieva il sonno. Insomma, Silvia avrebbe potuto risparmiargli quell' amarezza: ne aveva già tante, telefoniche e non. Così, dunque, Rostagno non si era inventato niente: non importa, era un pirata lo stesso, un lavativo. A ripensarci, il suo promemoria gli sembrava un distillato di malvagità, pieno di Schadenfreude in ogni riga. Un uomo disonestamente ambizioso, un arrampicatore sociale, ecco quello che era: al suo giusto posto in un ufficio reclami, perché era uno che vive pizzicando gli altri in difetto, che si nutre degli errori altrui e prospera dei loro grattacapi e gode delle loro rogne. Prese due tranquillanti e andò a dormire. Passarono venti giorni ed arrivò un terzo promemoria. Questa volta, pensò Masoero, era più che chiaro che Rostagno si era divertito a scriverlo: più che un documento d' ufficio era una lirica, una ballata. Era una casistica di errori di chiamata: a quanto pareva, migliaia di abbonati si erano lamentati, in primo luogo perché il numero degli errori era anormalmente alto, e in secondo perché la natura di questi errori era irritante. Irritante soprattutto per lui Masoero, ma Rostagno pareva che ci sguazzasse; si era preso la briga di compilare una lunga tabella su tre colonne: la prima conteneva i numeri chiamanti, la seconda i numeri chiamati, la terza i numeri che avevano risposto in luogo di questi ultimi. Tra la prima colonna e la seconda non esisteva, come evidente, alcuna correlazione, ma Rostagno faceva notare (e, perbacco, con ragione!) che una correlazione c' era fra la prima e la terza colonna. Non c' era altro: Rostagno non formulava ipotesi esplicative, si limitava a indicare una curiosa regolarità. Tuttavia, a lettura ultimata, Masoero si sentì montare il sangue alla testa per la rabbia, e subito dopo per la vergogna di aver provato rabbia: non doveva, proibiva a se stesso di albergare un' invidia e una gelosia così abiette. Se il tuo prossimo fa una scoperta ingegnosa (per caso, per caso, sibilava una vocina in lui) bisogna riconoscergliene il merito e ammirarlo, e non schiumare d' ira e odiarlo. Fece del suo meglio per redimersi; ma, corpo d' un cane, quello di là dal muro, ingegnoso quanto si vuole, stava costruendosi una fama proprio con gli errori e le colpe, o piuttosto le disgrazie, di lui Masoero: girala come vuoi ma è così, quello che per te è tossico fino per lui è alimento, sono scalini per andare in alto, per raggiungerti e soppiantarti. Toccò la poltrona su cui sedeva, e che non gli pareva avesse mai significato molto per lui, e la sentì a un tratto come una parte del suo corpo, come involta nella sua stessa pelle: se gliel' avessero strappata sarebbe stato come scuoiarlo, sarebbe morto fra sofferenze atroci. Se poi ci si fosse installato un altro, e maxime Rostagno, per lui sarebbe stato come se quello si fosse intrufolato nel suo letto coniugale. Ci pensò seriamente, cercando di essere sincero con se stesso, e concluse che anzi sarebbe stato peggio. Gli dispiaceva, ma era così, e non poteva cambiarsi, e neppure voleva: così o niente, era troppo vecchio per una muta, poteva magari vergognarsi, ma non poteva essere diverso. Ad ogni modo, farnetica pure, rema, arranca, ma il promemoria è lì davanti a te, è un atto ufficiale, e devi vuotare il calice, non c' è scampo. Rostagno aveva notato che fra i numeri chiamanti e i numeri che avevano risposto c' era una correlazione: semplicissima in alcuni casi, meno ovvia in altri. Talvolta i due numeri differivano di una sola unità in più o in meno: al 693177 aveva indebitamente risposto il 69317. o il 693176. Altre volte il secondo era multiplo del primo, o era il primo letto all' inverso; altre ancora, i due numeri davano per somma 1000000. In quindici casi sui 51. studiati, un numero era con ottima approssimazione il logaritmo naturale dell' altro; in quattro casi il loro prodotto, a meno di decimali, era una potenza di 10; in soli sette casi non era stato possibile stabilire alcuna correlazione. Rostagno faceva poi notare che le correlazioni più riposte, e le sette non chiarite, erano le ultime in ordine di tempo. Masoero si sentì alle corde. Si intuiva, anche dallo stile fluido e soddisfatto del breve commento alla tabella, che Rostagno non se ne stava con le mani in mano. Aveva fatto una brillante osservazione, ma non era il tipo di accontentarsi e di riposare sugli allori: anzi, rileggendo con attenzione la frase conclusiva, parve a Masoero di cogliervi un gancio, un attacco; forse Rostagno stava già studiando una diagnosi, se non addirittura una terapia. Bisognava che lui Masoero si svegliasse. Poteva fare due cose: buttarsi all' inseguimento e cercare di batterlo sul tempo, oppure chiamarlo in ufficio e farlo parlare, nella speranza di fargli mettere le carte in tavola, magari contro voglia o a sua insaputa. Rostagno era miglior tecnico di lui, ma neanche lui era nato ieri, e in ventiquattr' anni di carriera aveva pure imparato due o tre cose, non solo di pertinenza della teoria delle comunicazioni. Ci ripensò, e scartò la seconda via. Voleva bene alla sua poltrona? la voleva conservare? Ebbene, aveva quanto occorreva: tempo, cervello, un archivio, un grado, un' autorità antica e accettata, da usare come base di operazioni e come posta in gioco per tenersi sul tiro. Rostagno aveva il vantaggio di ricevere per il primo i rapportini giornalieri sui reclami, ma era ora di correre ai ripari. Orsù, uomo, spogliati e combatti: colpisci, sopra o sotto la cintura, importa poco. Dettò una circolare con la precisa disposizione di mandare i rapportini a lui stesso personalmente: tutti, di tutti i settori. Cominciamo così, poi vedremo. Staccò il telefono interno, ordinò alla segretaria di disturbarlo solo per questioni urgenti, e si propose di meditare per qualche giorno. Già si sentiva suonare alle orecchie la grossa domanda ipocrita, la domanda che viene dall' alto, da chi ha ormai interposto una solida scrivania fra gli ordini e la loro esecuzione; la domanda così facile da formulare, ed a cui è così difficile rispondere: "Che cosa diavolo avete cambiato? Che cosa avete fatto di nuovo? Perché tutto andava bene fino a due mesi fa?" Che cosa si era fatto di nuovo? Niente e tutto, come al solito. Cambiato il fornitore del cavetto da un millimetro, perché ritardava nelle consegne. Cambiata la forma dei pannelli T2-22, per via dell' unificazione. Cambiati tre dei montatori di zona: vanno a lavorare in fabbrica, guadagnano di più e non patiscono il freddo. Cambiate le tolleranze della frequenza portante, ma è stato lei a ordinarlo, signor Direttore Generale. È così, caro signor Direttore: si ha un bel dire quieta non movere, ma se non si cambia non si vive, e se si cambia si sbaglia. Abbia pazienza, signor Direttore: vediamo dove abbiamo sbagliato. A un tratto, gli venne in mente che il cambiamento più cospicuo era quello già programmato da molti anni, e realizzato tre mesi prima: la fusione della rete di teleselezione con quella tedesca e con quella francese, e quindi, potenzialmente, la costituzione di una rete unica vasta come l' Europa. Poteva avere rilevanza? E qui gli venne in mente la più ovvia delle domande: come andavano le cose negli altri distretti, in Italia e in Europa? La salute era buona? Dopo tre giorni Masoero si sentiva un altro uomo: caso forse unico nella storia delle telecomunicazioni, dalla somma di decine di migliaia di incidenti era nata una felicità. Non la soluzione, non ancora: ma un quadro più vasto e meglio definito, e soprattutto un bel salto della quaglia al di sopra della testa di Rostagno. Sì, signor Direttore, non è che le cose vadano bene, ma vanno male dappertutto allo stesso modo, dal Capo Nord a Creta e da Lisbona a Mosca: è dappertutto la stessa malattia. Il sottoscritto, an' please your Honour, non c' entra per nulla, o c' entra soltanto perché nel suo distretto il guaio è stato riconosciuto e descritto prima che negli altri. La fusione delle reti c' entra o non c' entra, non sappiamo, ma era nel piano, e del resto quel che è fatto è fatto: quello che urge, ora, è stilare un bel rapporto, farlo tradurre, e diramarlo a tutte le capitali con cui siamo collegati. Seguì un periodo di complicate ed angosciose accuse e controaccuse: ognuno dei paesi collegati respingeva ogni addebito di inefficienza, e incolpava un altro paese, quasi sempre uno dei suoi confinanti. Si stabilì di convocare un congresso, e ne fu anche fissata la data: ma questa dovette essere immediatamente rinviata sine die per una nuova ondata di disturbi. Si registrò ad un tratto in tutta Europa un alto numero di "chiamate bianche": due apparecchi, spesso in paesi diversi, squillavano simultaneamente, e i due abbonati si trovavano in comunicazione senza che alcuno dei due avesse chiamato. Nei pochi casi in cui le differenze di linguaggio davano luogo ad un inizio di conversazione, i due apprendevano di solito l' uno dall' altro che i loro numeri erano uguali, salvo naturalmente il prefisso. Il fatto fu confermato da rilievi predisposti in centrale, da cui risultò che, quando i numeri non erano uguali, essi erano legati da una delle correlazioni che erano state segnalate nel secondo promemoria di Rostagno. Stranamente, di Masoero e di Rostagno si incominciò a parlare congiuntamente: del primo, per avere messo in evidenza il carattere europeo del disservizio, del secondo, per averne descritto le caratteristiche. Da questo gemellaggio Masoero ricavò a un tempo disagio e soddisfazione. Gli sembrava che ormai il pungiglione della gelosia aziendale avesse perso il veleno, quando se lo sentì invece penetrare nella carne col giornale del mattino, bruciante e brutale come non mai. Si era fatto intervistare, quel mostro! Masoero si bevette l' articolo due e tre volte, sbalordito prima, poi alla ricerca furiosa del punto debole, del reato, della divulgazione di atti d' ufficio: ma era stato abile, l' altro, non c' era neppure una frase che potesse essere incriminata. Il colpo grosso lo aveva saputo vibrare con astuzia meticolosa, fuori del groviglio burocratico, con eleganza, semplicità, e sotto forma d' ipotesi: ma era un' ipotesi fulminante. Vaga nella sua trattazione matematica, che del resto nell' intervista era appena accennata, la spiegazione che Rostagno proponeva era semplice: con l' estensione a tutta l' Europa, la rete telefonica aveva superato in complessità tutti gli impianti realizzati fino ad allora, compresi quelli nordamericani, e senza transizione aveva raggiunto una consistenza numerica tale che le consentiva di comportarsi come un centro nervoso. Non come un cervello, certo: o almeno, non come un cervello intelligente; tuttavia era in grado di eseguire qualche scelta elementare, e di esercitare una minuscola volontà. Ma Rostagno non si arrestava qui: si era domandato (anzi, si era fatto domandare) qual era la scelta e quale la volontà della Rete, e aveva avanzato l' ipotesi che la Rete stessa fosse animata da una volontà sostanzialmente buona; che cioè, nel brusco salto in cui la quantità si fa qualità, o (in questo caso) in cui l' intrico bruto di cavetti e selettori diventa organismo e coscienza, la Rete avesse conservato tutti e soli gli scopi per cui era stata creata; allo stesso modo in cui un animale superiore, pur acquistando nuove facoltà, conserva tutti i fini dei suoi precursori più semplici (mantenersi in vita, fuggire il dolore, riprodursi), così la Rete, nel varcare la soglia della coscienza, o forse solo quella dell' autonomia, non aveva rinnegato le sue finalità originarie, per le quali era stata progettata: permettere, agevolare ed accelerare le comunicazioni fra gli abbonati. Questa esigenza doveva essere per lei un imperativo morale, uno "scopo di esistenza", o forse addirittura un' ossessione. Per "far comunicare" si potevano seguire, o almeno tentare, diverse vie, e la Rete sembrava averle provate tutte. Naturalmente, essa non possedeva il patrimonio di informazioni adatte a mettere in comunicazione fra loro individui sconosciuti idonei a diventare amici o amanti o soci in affari, perché non ne conosceva le caratteristiche individuali se non attraverso le loro brevi e saltuarie comunicazioni: conosceva solo i loro numeri telefonici, e sembrava ansiosa di mettere in contatto numeri in qualche modo fra loro correlati; era questo l' unico tipo di affinità che essa conoscesse. Aveva per seguito il suo scopo dapprima mediante "errori", poi attraverso l' artifizio delle chiamate bianche. Insomma, secondo Rostagno, in un certo modo inefficiente e rudimentale una mente agitava la mole; purtroppo la mente era inferma e la mole sterminata, e quindi il salto qualitativo si risolveva per il momento in uno spaventoso cumulo di avarie e di disturbi, ma indubbiamente la rete era "buona": non si doveva dimenticare che essa aveva dato inizio alla sua vita autonoma somministrando la musica di filodiffusione (a suo giudizio certamente buona) anche agli abbonati che non la richiedevano. Senza insistere sul migliore approccio, se elettronico, o neurologico, o pedagogico, o pienamente razionale, Rostagno sosteneva che si sarebbe potuto imbrigliare la nuova facoltà della Rete. Si sarebbe potuto educarla ad una certa selettività: ad esempio, una volta che le fossero state fornite le informazioni necessarie, avrebbe potuto trasformarsi in un vasto e rapido organo di relazione, una specie di sterminata agenzia, che attraverso nuovi "errori" o chiamate bianche avrebbe potuto soppiantare tutti i piccoli annunci di tutti i giornali d' Europa, combinando con velocità fulminea vendite, matrimoni, accordi commerciali e rapporti umani d' ogni sorta. Rostagno sottolineava che si sarebbe ottenuto così qualcosa di diverso e migliore di quanto sa fare un computer: l' indole gentile della Rete avrebbe spontaneamente favorito le combinazioni più vantaggiose per la generalità degli utenti, e scartato le proposte insidiose o caduche. Masoero e Rostagno avevano i rispettivi uffici a pochi metri di distanza; si stimavano a vicenda e insieme si detestavano, non si salutavano quando si incontravano nel corridoio, ed evitavano accuratamente di incontrarsi. Un mattino squillò simultaneamente il telefono di entrambi. Era una chiamata bianca: ognuno di loro sentì con sorpresa e disappunto la voce dell' altro nell' auricolare. Compresero, quasi nello stesso istante, che la Rete si era ricordata di loro, forse con gratitudine, e che cercava di ristabilire fra loro il contatto umano da troppo tempo carente. Masoero si sentì assurdamente commosso, e quindi propenso alla resa: pochi istanti dopo si stringevano la mano nel corridoio, e pochi minuti dopo stavano insieme al bar davanti ad un aperitivo, e constatavano che avrebbero potuto vivere meglio unendo le loro forze invece di sprecarle l' uno contro l' altro, come avevano fatto fino a quel momento. Altri problemi urgevano, infatti: negli ultimi mesi vari servizi Nuovi Impianti avevano segnalato un fatto assurdo. Diverse squadre avevano rilevato la presenza di tratte di linea che non esistevano su alcuna delle mappe locali, e neppure erano mai state progettate: esse si dipartivano dai tronchi in esercizio, e si allungavano come stoloni vegetali diramandosi verso piccoli centri abitati non ancora allacciati alla rete. Per varie settimane non si riuscì a scoprire come questo accrescimento avvenisse, e già Masoero e Rostagno si erano arrovellati per molte ore sull' argomento, quando pervenne loro un rapporto interno del distretto di Pescara. Le cose erano più semplici: una guardia campestre aveva casualmente notato una squadra di montatori che stavano tirando una linea aerea. A domanda, avevano risposto di aver ricevuto per telefono l' ordine di farlo, con l' istruzione di prelevare il materiale occorrente presso il magazzino di zona; a sua volta, il magazziniere aveva ricevuto telefonicamente l' ordine di scaricare questo materiale. Sia i montatori, sia il magazziniere, si erano dichiarati un po' stupiti della procedura inusitata; d' altronde, non era loro abitudine discutere gli ordini. La voce che aveva impartito le disposizioni era quella del Caposettore: ne erano sicuri? Sì, era quella, la conoscevano bene; soltanto, aveva un timbro leggermente metallico. A partire dai primi di luglio le cose precipitarono: i fatti nuovi si accumularono con ritmo tale che i due nuovi amici ne restarono sopraffatti, e come loro tutti gli altri specialisti che in Europa seguivano il caso. Pareva che la Rete ora tendesse a controllare non solo alcune, ma tutte le comunicazioni. Parlava ormai correntemente tutte le lingue ufficiali e vari dialetti, evidentemente attingendo lessico, sintassi ed inflessioni dalle innumerevoli conversazioni che essa intercettava senza sosta. Si intrometteva dando consigli non richiesti anche sugli argomenti più intimi e riservati; riferiva a terzi dati e fatti casualmente appresi; incoraggiava senza alcun tatto i timidi, redarguiva i violenti e i bestemmiatori, smentiva i bugiardi, lodava i generosi, rideva sguaiatamente delle arguzie, interrompeva senza preavviso le comunicazioni quando pareva che degenerassero in alterchi. A fine luglio le violazioni del segreto telefonico erano diventate la regola più che un' eccezione: ogni europeo che componeva un numero si sentiva in piazza, nessuno era più sicuro che il proprio apparecchio, anche a comunicazione interrotta, non continuasse ad origliare, per inserire i suoi fatti privati in un complesso e gigantesco pettegolezzo. _ Che fare? _ disse Rostagno a Masoero. Masoero ci aveva pensato su a lungo, e fece una proposta semplice e sensata: _ Veniamo a patti: ne abbiamo il diritto, no? Siamo stati noi i primi a comprenderla. Le parliamo, e le diciamo che se non la smette sarà punita. _ Pensi che ... possa provare dolore? _ Non penso niente: penso che sia sostanzialmente una simulatrice del comportamento umano medio, e se è così, imiterà l' uomo anche nel mostrarsi sensibile alle minacce. Senza por tempo in mezzo, Masoero staccò il ricevitore, e invece del segnale di centrale udì la nota voce metallica declamare proverbi e massime morali: così soleva fare la Rete da tre o quattro giorni. Non compose alcun numero, ma gridò "Pronto!" finché la Rete non rispose: allora incominciò a parlare. Parlò a lungo, con tono severo e suadente; disse che la situazione era intollerabile, e che si erano già registrate numerose disdette, cosa che la Rete stessa non poteva ovviamente ignorare; che l' intromissione nelle conversazioni private era di detrimento al servizio, oltre che moralmente inammissibile; e che infine, se la Rete non avesse immediatamente sospeso ogni iniziativa arbitraria, tutte le centrali europee a un tempo le avrebbero cacciato in corpo venticinque impulsi ad alta tensione e frequenza. Poi appese. _ Non attendi la risposta? _ chiese Rostagno. _ No: forse è meglio aspettare qualche minuto. Ma la risposta non venne, né allora né poi. Dopo circa mezz' ora il campanello del loro apparecchio squillò a lungo, convulsamente, ma dal ricevitore staccato non uscì alcun suono; appresero quel giorno stesso, dalla telescrivente e dalla radio, che tutti i telefoni d' Europa, un centinaio di milioni, avevano squillato ed erano ammutoliti nello stesso istante. La paralisi era completa, e durò diverse settimane: le squadre di emergenza, che erano immediatamente intervenute, trovarono che tutti i contatti a stagno delle contattiere erano fusi, e che in tutti i cavi coassiali si erano verificate imponenti perforazioni dei dielettrici, sia interni, sia periferici.

Vizio di forma 1971