Vizio di forma
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1971 - Categoria: letteratura
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Procacciatori d' affari
Il luogo era piacevole, luminoso e gaio: la luce, che proveniva attenuata da tutte le direzioni, era biancoazzurra e tremolava leggermente. Le pareti erano bianche ed opache, e si perdevano verso l' alto in un bagliore indistinto. Anche i pilastri erano bianchi: lisci e cilindrici, si raccordavano col soffitto a vôlta appena visibile. S., in camice bianco, stava seduto su di un alto sgabello davanti al tavolo da disegno. Era molto giovane, quasi un ragazzo, e stava tracciando sul foglio uno schema complicato, fatto di lunghe linee diagonali che si irradiavano da un punto situato in basso a sinistra, e convergevano con eleganza ordinata verso un altro punto, che per effetto di prospettiva appariva al di là del foglio, in estrema lontananza. Il foglio era giallognolo e l' inchiostro bruno: il disegno era fitto di cancellature, e di parole e frasi esplicative scarabocchiate alla svelta, come nella fretta di non farsi sfuggire un' idea. Tavolo e sgabello erano al centro del pavimento, assai lontani dalle pareti, e il pavimento era vuoto. S. lavorava intento, ma senza continuità: alternava scatti di attività intensa con pause in cui sembrava raccogliersi dietro ad un pensiero, o forse distrarsi. Suonò lontano un campanello, ma S. non lo udì e continuò nel suo lavoro. Dopo una decina di secondi il campanello suonò di nuovo: S. levò il capo per un attimo e poi riprese a disegnare. Al terzo squillo, che fu più insistente, S. sospirò, posò la matita, scese dallo sgabello e si avviò verso il fondo della sala: la sua figura apparve minuta rispetto ai vasti riquadri del pavimento, ed il suo passo risuonò a lungo sotto le vôlte silenziose. Percorse ampi corridoi ed entrò nella saletta di ricevimento: questa era piccola, e col soffitto talmente basso che lo si poteva toccare con la mano. Qui lo attendevano un giovane robusto, una donna bionda e bella di mezza età, ed un uomo magro dai capelli brizzolati: stavano in piedi presso il tavolo, ed il giovane reggeva per il manico una valigetta. S. si arrestò un attimo sulla soglia, come contrariato; poi si riprese, e disse: _ Si seggano, prego _. Sedette, e i tre lo imitarono. S. era infastidito per aver dovuto interrompere il suo lavoro. Disse: _ Che cosa desiderano? _; poi notò la valigetta che il giovane aveva posata sul tavolo, ed aggiunse deluso: _ Ah, ho capito. Il giovane non si perse in preamboli. Aperse la valigia, e disse: _ No, guardi, è meglio evitare gli equivoci fin dal principio. Noi non siamo degli assicuratori, e neppure siamo venuti fin qui per vendere: o per meglio dire, non per vendere merce. Siamo dei funzionari. _ Allora, siete voi quelli che vengono per .... _ Proprio così, lei ha indovinato. _ E che cosa mi proponete? _ La Terra, _ rispose il giovane, ammiccando cordiale: _ Noi siamo specialisti della Terra, sa bene, il terzo pianeta del Sistema Solare. Un bel posto, del resto, come cercheremo di dimostrarle, se lei ce lo permetterà _. Colse una lieve esitazione nello sguardo di S., e soggiunse: _ È sorpreso? Non ci aspettava? _ Sì, veramente ... un certo movimento mi era parso di averlo visto, in questi ultimi tempi. Erano corse delle voci, si era visto sparire qualche collega, così, in silenzio, senza preavviso. Ma ... ecco, non sono pronto. Non mi sento pronto: non ho fatto nessun calcolo, nessun preparativo. Sa bene come succede, quando non c' è una scadenza: si preferisce lasciar passare i giorni, e restare così, nel vago, senza prendere decisioni. Il giovane intervenne con efficienza professionale: _ Ma certo, non si preoccupi. È normale, capita quasi sempre così: è ben difficile trovare un candidato che ci riceva con un bel sì o un bel no. Del resto lo si comprende bene: è impossibile farsi un' opinione così, in solitudine, senza testimonianze, senza una documentazione seria. Ma noi siamo qui appunto per questo: se vorrà prestarci ascolto per un momento ... no, non le porteremo via molto tempo: anche se voialtri ... via, di tempo ne avete tanto. Non come noi, che andiamo sempre di fretta, eppure non dobbiamo mai darlo a vedere, se no, che affari potremmo concludere? Mentre parlava, il giovane frugava nella valigia: ne trasse diverse immagini della Terra, alcune di tipo scolastico, altre riprese da grande altezza, o da distanze cosmiche. Le mostrò ad S. una per una, illustrandole con tono professionale e concreto: _ Ecco qui. Come le accennavo, noi ci occupiamo della Terra, e in specie del Genere Umano. I tempi duri sono passati da un pezzo: oramai è un pianeta bene attrezzato, anzi confortevole, con scarti di temperatura che non superano i 120äC fra il massimo e il minimo assoluto, e una pressione atmosferica praticamente costante nel tempo e nello spazio. Il giorno è di 24 ore, l' anno di 365 giorni circa, c' è un grazioso satellite che provoca maree moderate ed illumina gentilmente le notti. È molto più piccolo del Sole, ma è stato intelligentemente posizionato in modo da avere lo stesso diametro apparente di questo: si ottengono così delle eclissi di sole molto apprezzate dagli intenditori, ecco, ne guardi qua una, con visione completa della Corona. C' è poi un oceano d' acqua salata progettato senza economie, eccolo qui, vede? Ora glielo mostro in moto. Nel riquadro della fotografia, che rappresentava una vasta marina di fronte ad una costa sabbiosa estesa fino all' orizzonte, le onde si misero docilmente in movimento. _ In fotografia non figura tanto, ma è uno degli spettacoli terrestri più suggestivi. So di nostri clienti che, anche avanti con gli anni, si trattengono per ore a contemplare le onde, questo ritmo eterno, sempre uguale e sempre diverso: dicono che vale il viaggio. È peccato che noi si abbia così poco tempo libero, se no .... Ah, dimenticavo di dirle che l' asse terrestre è inclinato sull' eclittica di un piccolo angolo, eccolo qui. Trasse dal mucchio un' immagine schematica della Terra, con meridiani e paralleli: ad un suo comando, la Terra prese a girare lentamente. _ Con questo semplice artifizio si è ottenuta una gradevole varietà di clima su buona parte del pianeta. Infine, disponiamo di un' atmosfera assolutamente eccezionale, unica nella galassia, e non le dico quanta fatica e quanto tempo ci è costata: pensi, più del 20 per cento d' ossigeno, una ricchezza inestimabile, e una fonte di energia che non andrà mai alla fine. Sa, si fa presto a dire petrolio qui, carbone là, idrogeno, metano. Conosco dei pianeti che ne sono pieni, di metano: pieni che versano. Ma senza ossigeno, cosa se ne fanno? Beh, basta, non sta bene sparlare dei prodotti della concorrenza. Oh, mi scusi, mi sono un po' lasciato trascinare dall' argomento e ho dimenticato le buone creanze. Trasse di tasca un biglietto da visita, e lo porse a S.: _ Ecco, questo sono io, mi chiamo G., e mi occupo dell' inquadramento generale; questi sono i miei assistenti, la nostra signora B., che la intratterrà sulle questioni di relazioni umane, e il collega R., che risponderà alle sue domande di natura storica e filosofica. La signora B. sorrise e chinò il capo; il signor R. si alzò in piedi e fece un inchino compassato. Entrambi porsero ad S. il loro biglietto. _ Molto lieto, _ disse S.: _ Sono a vostra disposizione. Ma senza impegno, non è vero? Non vorrei che .... _ Può stare tranquillo, _ disse G.: _ Con questo colloquio lei non contrae con noi alcun impegno, e noi, da parte nostra, cercheremo di evitare qualsiasi costrizione sulla sua scelta. Esporremo i nostri dati nel modo più obiettivo ed esauriente. Tuttavia abbiamo il dovere di avvisarla: non ci sarà una seconda visita. Lei capisce certamente, i candidati sono tanti, e noi, a fare questo mestiere di infilare anime nei corpi, siamo molto pochi. Non è un mestiere facile, sa: dà delle grandi soddisfazioni, ma pochi riescono. Così, la nostra giornata è piena, e salvo rare eccezioni non possiamo visitare due volte lo stesso candidato. Lei vedrà, giudicherà, e prenderà la sua decisione in libertà piena: ci dirà sì oppure no, e ci lasceremo in ogni caso da buoni amici. Ed ora possiamo incominciare. G. trasse dalla valigia un altro pacchetto di immagini, lo porse ad S., e continuò: _ Questo è il nostro campionario: la nostra forza è tutta qui. È materiale aggiornatissimo, di piena fiducia: pensi che lo rinnoviamo ogni sei mesi. S. sfogliò le immagini con curiosità: erano splendide figure, dai colori smaglianti ed armoniosi. Rappresentavano in buona parte magnifici esemplari umani: donne giovani e bellissime, uomini atletici dal sorriso un po' fatuo, che si muovevano lievemente nel riquadro, come impazienti di entrare in azione. _ Sono gli uomini, questi? _ Uomini e donne, _ rispose G.: _ Lei conosce la differenza, vero? È piccola ma fondamentale. Una giovane polinesiana ... un cacciatore senegalese ... una impiegata di banca di Los Angeles ... un pugile australiano ...: vogliamo vederlo in combattimento? Ecco: guardi che scatto, che potenza: sembra una pantera. ... Una giovane madre indiana .... In quel pacchetto d' immagini la giovane madre indiana ci doveva essere entrata per errore: infatti, il suo aspetto era poco gradevole. Era scheletrita dalla fame, e reggeva al seno un bimbo denutrito, dal ventre gonfio e dalle gambe come stecchi. G. ritirò prontamente l' immagine, prima che S. facesse domande, e la sostituì con quella di una studentessa danese, bionda e mirabilmente formosa. S. considerò il foglio con attenzione, e poi chiese: _ Nascono già così? Voglio dire: così bene sviluppati? Intervenne sorridendo la signora B.: _ Eh no, c' è una crescita, evidentemente: nascono molto più piccoli, e secondo me anche molto più graziosi _. Si rivolse a G.: _ Mi cerca una delle sequenze di crescita, per favore? Dopo qualche attimo di ricerca (non sembrava che il contenuto della valigia fosse molto ordinato), G. cavò fuori un' immagine e la porse alla signora, che a sua volta la presentò ad S.; rappresentava un giovanotto dalla muscolatura talmente sviluppata da essere quasi mostruosa: era in piedi, nudo, con le gambe divaricate, le mani a pugno levate sopra le spalle ed i bicipiti prominenti, e sorrideva con un sorriso da belva. Ad un tratto, senza mutare posizione ma solo rimpicciolendo, il giovane si trasformò in un adolescente, poi in un ragazzo, in un bambino, in un infante, in un neonato, tutti sorridenti e tutti splendidamente nutriti. La signora B. disse dolcemente a G.: _ No, nell' altro senso, se non le spiace, e un pochino più piano. Nelle mani di S. si svolse regolarmente la metamorfosi inversa fino all' atleta originario, che infine salutò calorosamente S. stringendosi le mani al di sopra del capo. _ Ecco, _ disse la signora B., _ così mi sembra abbastanza chiaro. È lo stesso individuo a un mese, a un anno, a sei, a quattordici, a diciotto e a trenta. _ È interessante, _ ammise S.: _ Per le donne avviene lo stesso, immagino? _ Certo, _ rispose la signora. _ Vuole vedere la sequenza? _ No, non si disturbi: se è lo stesso, non occorre. Piuttosto, vorrei sapere come vanno le cose prima e dopo. Si continua a crescere? _ A crescere proprio, no: ma avvengono altri mutamenti che è difficile rendere in immagine. C' è un certo decadimento fisico .... Qui accadde un altro incidente: mentre la signora B. pronunciava le parole "decadimento fisico", l' immagine nelle mani di S. fu sostituita da quella d un uomo maturo e calvo, poi da quella di un uomo anziano obeso e pallido, infine da quella di un vecchio cadente. La signora ripose vivamente la foto nella valigia, e proseguì disinvolta: _ ... che però è compensato da una maggior prudenza ed esperienza di vita, e spesso da una grande serenità. Ma è il "prima" che è estremamente interessante. Si rivolse a G. e chiese: _ Abbiamo qui qualche nascita? _ No, signora: sa bene, nascite e amplessi non possiamo farne vedere _; poi continuò, rivolto ad S.: _ Non che ci sia sotto nulla di meno che lecito, ma si tratta di un procedimento peculiare, di una tecnologia unica nel suo genere, e talmente ardita che in un non-nato come lei potrebbe provocare un certo turbamento, magari anche solo a livello subconscio. Mi scusi, ma sono queste le nostre istruzioni. _ ... Ma possiamo mostrargli il campionario delle coppie, non è vero? _ intervenne con calore la signora B. _ Certo, _ riprese G.: _ È entusiasmante, vedrà. Come sa, il maschio e la femmina, nel nostro caso l' uomo e la donna, sono strettamente complementari, non solo morfologicamente; perciò la condizione coniugale, o comunque di vita a due, è il presupposto basilare per la pace dello spirito. Del resto, guardi qui: è una documentazione che si spiega da sé. Guardi questa coppia ... quest' altra, in barca ... questi altri due: quei prismi rosei sullo sfondo sono le Dolomiti, un gran bel posto, ci sono stato in ferie l' anno passato; ma andarci da soli è scipito. Quest sono due fidanzati congolesi ... non sono graziosi? Questi sono due coniugi di una certa età .... Intervenne qui la voce calda, un po' rauca, della signora B.: _ Creda, noi di queste cose abbiamo ormai una vecchia esperienza, e le possiamo garantire che la vera grande avventura terrestre è proprio questa, trovarsi un partner di sesso diverso e vivergli insieme, almeno per qualche anno, ma se possibile per tutta la vita. Non ci rinunci, sa: e se le accadrà di nascere femmina, non trascuri di farsi fecondare, appena le si presenti un' opportunità ragionevole. L' allattamento, poi (eccolo qui, guardi), crea un legame affettivo talmente dolce e profondo, talmente ... come dire? ... pervasivo, che è difficile descriverlo senza averlo provato. _ E ... lei lo ha provato? _ chiese S., che in effetti si sentiva un poco turbato. _ Certo. A noi funzionari la licenza ce la dànno solo se possiamo esibire un curriculum terrestre completo. Il signor G. interloquì: _ Anche nascere uomo, beninteso, presenta dei vantaggi: anzi, vantaggi e svantaggi si compensano a un punto tale che le scelte, in tutti i tempi, si sono sempre distribuite fra i due sessi con singolare equilibrio. Vede questa tabella, e questo grafico con T in ascissa? Cinquanta e cinquanta, a meno di decimali. G. trasse di tasca un pacchetto di sigarette, e le offrì in giro; poi si appoggiò all' indietro contro lo schienale della seggiola e disse: _ Che ne direste di una piccola pausa? Ma doveva proprio essere afflitto da un irresistibile bisogno di attività, poiché, invece di distendersi, andava frugando nella valigia, e in breve ne cavò fuori alcuni oggetti che dispose sul tavolo davanti ad S.: _ Questo non è servizio: è una mia iniziativa privata, una collezione che ho l' abitudine di portarmi sempre dietro. A mio parere, sono oggetti che dicono parecchio: potranno aiutarla a farsi un' idea di quello che incontrerà. Questa, per esempio, è una penna a sfera: costa solo cinquanta lire, e ci si scrivono centomila parole senza fatica e senza sporcare in giro. Queste sono calze di nailon: guardi che leggerezza! Si portano per anni, e si lavano in un attimo. Questa ... no, non è un manufatto, è una scatola cranica: vede quanto è sottile e robusta? Non porto con me altri esemplari anatomici, perché sono piuttosto deperibili: ma guardi questa, è una valvola mitrale in plastica, sì, una valvola cardiaca. Un gioiello, vero? e poi, dà una grande tranquillità. E questo è detersivo: ci si fa il bucato in un momento. _ Scusi se interrompo, _ disse S., _ vuole farmi rivedere un momento una delle ultime .... Sì, quella dei fidanzati congolesi, e queste altre .... Non hanno tutti la pelle dello stesso colore, vero? Credevo che gli uomini fossero tutti uguali. Intervenne il signor R., che fino a quel momento era rimasto in silenzio: _ Sostanzialmente lo sono: si tratta di differenze trascurabili, senza alcun significato biologico. Non abbiamo qui con noi esempi di coppie miste, ma ce ne sono in abbondanza, e sono feconde quanto le altre, se non di più. Non è che una questione ... epidermica, appunto: di pigmentazione. La pelle nera protegge meglio i tessuti dai raggi ultravioletti del sole, e così è più adatta per gli individui che vivono ai tropici. Ce n' è anche di gialli, qua e là. _ Ah, ho capito. Sono delle varietà, allora: sono intercambiabili, è così? Come due bulloni con lo stesso filetto? R. e la signora B. si volsero a G. con esitazione. G., un po' meno gioviale di prima, disse: _ Non è nostra abitudine dipingere tutto in rosa, e non è neppure questo il nostro compito. Ecco, non è che tutto vada sempre liscio: qualche questione c' è stata e c' è ancora. Non si tratta di cose molto gravi, nella maggior parte dei casi ciascuno vive per conto proprio, oppure bianchi e negri si incrociano e il problema cessa di esistere. Ma ci sono, sì, ci sono dei casi di tensione, con qualche vetro rotto, magari anche qualche osso rotto. Infine, non tutto sulla Terra è programmato, un margine di libertà (e quindi d' imprevedibilità) esiste; il tessuto ha qualche smagliatura, non possiamo negarlo. Tutto compreso, direi che oggi è forse meglio nascere bianchi, ma è una questione transitoria, penso che fra un secolo o due non se ne parlerà più. _ Ma sa bene, è adesso che io dovrei nascere, no? G. stava per rispondere, ma R. si intromise: _ Certo; se le sta bene, anche domani: il tempo di fare le carte. Noi non siamo dei burocrati, ci piacciono le cose spicce. _ No, vorrei pensarci su un momento. Non sono tanto convinto. Non mi va, questa faccenda che si nasca diversi: non può portare che guai. R. rispose, in tono un po' sostenuto: _ Capisco quello che lei vuole dire. Ma, prima di tutto, i negri sono pochi, e perciò la probabilità di nascere negro è scarsa; poi, non tutti nascono nelle zone d' attrito, di modo che questi sono una minoranza nella minoranza. Insomma, non c' è gioco senza rischi, e qui il rischio è molto piccolo. Pareva che S. fosse molto sensibile su questo argomento, o forse qualcuno lo aveva influenzato in precedenza: educatamente, ma con recisione, espresse il desiderio di vedere ancora qualcosa, le immagini di qualche situazione tipica. _ Volentieri, _ rispose G.: _ Qui c' è tutto, il bello e il meno bello. Non saremmo onesti se la nostra documentazione non fosse completa, non le pare? Ecco, guardi qui: questa è una dimostrazione pacifica ...; questo è un esperimento di scuola integrata ...; questo è l' equipaggio di una nave mercantile, vede? lavorano insieme .... Mentre G. parlava, S. si era spostato cautamente verso la valigia; ad un tratto, sorprendendo i tre funzionari, si impossessò di una foto che rappresentava un conflitto fra negri e polizia: in primo piano c' era un poliziotto con la pistola puntata. Chiese: _ E questa? Che cosa rappresenta? Lievemente urtato, G. rispose: _ Senta, lei però non dovrebbe comportarsi così. Noi facciamo il nostro mestiere, finalmente, e lei ci dovrebbe lasciar lavorare a modo nostro. Teniamo in ugual misura all' obiettività ed al successo, lei ci deve capire: lì dentro ci sono anche cose riservate, documenti che servono a tutt' altro scopo. Perciò, mi perdoni, ma la scelta spetta a noi .... Bene, ormai lo ha visto: sì, è un conflitto in strada, delle volte succede, gliel' ho detto che non siamo venuti a seminare illusioni. Succede, per ragioni territoriali, o di rango, o di pura aggressività, come in tutto il regno animale; succede sempre meno, questo .... Per un attimo, l' immagine in mano ad S. fu sostituita da un' altra: si vedeva un palco, una forca, un uomo incappucciato e un negro appeso. _ ... questo per esempio non si è visto più da un pezzo, ma succede, sì. S. stava scrutando attentamente l' immagine: ne indicò un particolare, e chiese: _ E questo, che cos' è? _ È una pistola, ecco quello che è, _ rispose G. di malumore: _ Guardi, spara: è contento adesso? Sempre fra le mani di S., l' immagine si animò per un istante: il poliziotto sparò e il negro fuggì barcollando fuori del riquadro, poi tutto si fermò nuovamente. _ Che ne è stato? _ chiese S. ansiosamente. _ Di chi? _ Di quello che era qui prima. Quello che è stato colpito, il negro. _ Santa pazienza! Come posso saperlo? Non le conosco mica tutte a memoria: poi, ha visto, è uscito dal quadro. _ Ma è ... è morto? G., imbarazzato e corrucciato, tolse l' immagine dalle mani di S. e la ripose senza rispondergli. Parlò in sua vece R.: _ Lei non si deve lasciare impressionare da un caso singolo, di cui, per di più, lei è venuto a conoscenza in un modo tutt' altro che regolare. L' episodio che ha visto è di carattere marginale: non sono mica cose che avvengono tutti i giorni, se no si starebbe freschi. Ammetterà che, per farsi un giudizio, è molto più utile soffermarsi sulle situazioni generali, tipiche: un istante, per favore. Cercò nella valigia, e mostrò ad S. tre immagini. Nella prima, sullo sfondo di un sereno cielo crepuscolare, si vedeva un gruppo di giovani contadine rincasare cantando lungo un sentiero. Nella seconda, un corteo di sciatori scendeva per un ripido pendio illuminato dalla luna, ed ognuno reggeva una fiaccola accesa. Nella terza si vedeva l' ampia sala di una biblioteca, in cui vari giovani studiavano assorti; S. si soffermò a guardarla con attenzione: _ Un momento: me la lasci vedere ancora un momento. È interessante, questa: è quasi come qui. Stanno studiando, non è vero? _ Sì, pare di sì, _ rispose G.. _ Che cosa studiano? _ Non lo so, ma si può vedere. Aspetti. Ad uno ad uno diversi studenti vennero centrati nel riquadro e successivamente ingranditi, cosicché si poterono distinguere i libri che rispettivamente avevano davanti. Benché fosse inutile, G. commentò: _ Questo, per esempio, studia architettura. Questa ragazza si prepara per un esame di fisica teorica. Quest' altro ... aspetti, che lo vediamo un po' più da vicino: così non si distingue bene ... sa, senza illustrazioni è più difficile. Ecco: studia filosofia, anzi, storia della filosofia. _ Ah. E che cosa gli succede dopo? _ Dopo che? _ Dopo che ha finito di studiare: o studia tutta la vita? _ Anche questo non lo so. Gliel' ho detto, è già tanto se ci riesce di ricordare tutte le immagini che ci portiamo dietro: come può pensare che così, su due piedi, noi le possiamo raccontare il perché e il percome, il prima e il dopo, le cause e gli effetti di tutto il nostro listino? S. si stava rivelando per quello che era: un ragazzo educato, ma dalla testa dura. Insistette cortesemente: _ Perché non lo fa muovere? così come ha fatto prima? _ Se proprio ci tiene possiamo provare, _ rispose G.. Nel riquadro l' immagine si confuse in un formicolio di macchioline e di righe colorate, che poco dopo si coagularono in una nuova figura: l' ex studente stava seduto dietro lo sportello di un ufficio postale. _ Un anno dopo, _ disse G.; seguì un nuovo breve formicolio, G. disse: _ Due anni dopo, _ e si vide la stessa immagine, da un angolo un po' diverso. Dopo dieci anni, l' ex studente aveva gli occhiali, ma la scena non era sostanzialmente cambiata. Dopo trent' anni, si vide ancora l' ufficio postale, e l' ex studente aveva i capelli canuti. _ Si vede che è un tipo con poca iniziativa, _ commentò G.: _ Ma, glielo dico in amicizia, lei è un po' troppo diffidente. Guai se tutti fossero come lei! _ Forse però scherzava, perché nella sua voce si percepiva più l' ammirazione che il rimprovero. _ Mi deve pure capire, _ rispose S.: _ sta a me scegliere, e vorrei avere le idee chiare. Perciò, non se n' abbia a male, ma vorrei vedere il dopo di ... ecco, anche di questo. Aveva ripreso in mano la foto della biblioteca, ed indicava un altro lettore. _ Vediamo, _ disse G.: _ Eccolo dopo due anni. Il lettore era in una comoda poltrona sotto una lampada: stava leggendo. _ Qui è dopo quattro anni ... no, scusi, dopo cinque. Il lettore, ben poco mutato, stava a tavola, di fronte ad una giovane donna; fra i due, su di un seggiolino, era un bambino con un cucchiaio in mano. _ Una simpatica famiglia, vero? _ osservò G. con soddisfazione. _ Qui è dopo sette anni, _ annunciò poi. Come se il meccanismo fosse sfuggito dal controllo di G., entro il riquadro apparvero varie scene in rapida successione: _ Il lettore era in abiti militari: stava salutando la moglie, che piangeva. _ Il lettore si stava imbarcando su di un aereo militare. _ Dall' aereo si staccava una ghirlanda di paracadute. _ Il lettore, col mitra puntato verso il basso, stava prendendo terra. _ Il lettore era atterrato in una pianura buia: stava dietro un masso, in agguato. _ Il lettore era stato colpito: una macchia nera si allargava sotto di lui. _ Una rozza croce di legno su di un tumulo di terra. _ Questa ... questa è la guerra, non è vero? _ chiese S. dopo un attimo di silenzio. G., molto imbarazzato, taceva; R. rispose: _ Sì, lo sappiamo, se ne fa un gran parlare, ma vorrei metterla in guardia contro certi luoghi comuni. Prima di tutto, lo tenga presente, non è affatto dimostrato che la guerra sia radicata nella specie umana, che sia scritta nel destino di tutti i paesi, di tutte le epoche e di tutti gli individui. Proprio in questo periodo stiamo sperimentando un piano di pace molto ben congegnato, fondato sull' equilibrio delle paure e dei potenziali aggressivi: ebbene, funziona ormai da venticinque anni in modo tutto sommato abbastanza soddisfacente, abbiamo avuto soltanto una mezza dozzina di guerrette periferiche. Non si era mai visto nulla del genere da molti secoli: i quadri che lei ha visto potrebbero avere ormai soltanto un valore ... ehm, retrospettivo, e la seconda età dell' oro potrebbe essere già incominciata, in silenzio, furtivamente. Poi, vorrei ricordarle che non sempre la guerra è un male, ossia un male per tutti. Abbiamo saputo di vari nostri clienti che hanno superato l' ultimo conflitto non solo in buona salute e senza danni, ma guadagnandoci sopra parecchi quattrini .... Qui G. si schiarì la voce, come se volesse interrompere, ma R. non se ne accorse e continuò: _ ... altri sono diventati famosi e stimati, e altri ancora, anzi, la maggior parte dell' umanità, non se ne sono neanche accorti. _ Insomma, _ intervenne G., _ non mi sembra il caso di drammatizzare: ci pensi su un momento, che cosa sono cinquanta milioni di morti su una popolazione di tre miliardi? La vita, comprende, la vita è un tessuto unico, anche se ha un diritto e un rovescio; ha giorni chiari e giorni scuri, è un intreccio di sconfitte e vittorie, ma si paga da sola, è un bene inestimabile. So bene che voialtri quassù avete tendenza a impostare tutte le questioni su scala cosmica: ma una volta sulla Terra sarete individui, avrete una sola testa, per di più diversa da tutte le altre; ed una sola pelle, e troverete una gran differenza fra quanto sta dentro la pelle e quanto sta fuori. Io, noti bene, non ho argomenti per dimostrare chi dei due abbia ragione, il non-nato o il nato, ma una cosa le posso affermare per diretta esperienza: chi ha assaggiato il frutto della vita non ne sa più fare a meno. I nati, tutti i nati, con pochissime eccezioni, si aggrappano alla vita con una tenacia che stupisce perfino noi propagandisti, e che è il miglior elogio della vita stessa. Non se ne staccano finché hanno fiato in corpo: è uno spettacolo unico. Guardi. Mostrò ad S. l' immagine di un minatore, ferito e lacero, che si faceva strada col piccone in una galleria crollata. _ Quest' uomo era solo, ferito, affamato, tagliato fuori dal mondo, in mezzo alle tenebre. Gli sarebbe stato facile morire: per lui, non sarebbe stato altro che il passaggio da un buio a un altro buio. Non sapeva neppure in quale direzione avrebbe trovato la salvezza: ma scavò a caso, per dodici giorni, e rivide la luce. E quest' altro, che lei vede qui? È un caso famoso, siamo d' accordo, ma quanti altri non farebbero come lui, giovani o vecchi, uomini o donne, se solo ne avessero le capacità tecniche? Si chiamava Robinson Crusoe: visse in solitudine per ventott' anni senza mai perdere la speranza e la gioia di vivere; poi fu salvato, ed essendo un marinaio, riprese a navigare. Questo poi è un caso meno drammatico, ma molto più generale. Quell' immagine era suddivisa in quattro riquadri. Vi si vedeva, rispettivamente, un uomo in un ufficio polveroso e male illuminato, davanti a un cumulo di moduli tutti uguali; lo stesso a tavola, col giornale appoggiato alla bottiglia, mentre in fondo la moglie stava telefonando e gli voltava la schiena; lo stesso davanti alla porta di casa, che si avviava a piedi al lavoro, mentre il figlio partiva in motocicletta con una ragazza provocante; lo stesso a sera, solo e con aria annoiata davanti al televisore. A differenza dalle altre, quelle figure erano statiche: non vibravano neppure. _ L' uomo che lei vede, _ riprese G., _ si ritrova qui a quarant' anni: il suo lavoro quotidiano è un immutabile pozzo di noia, la moglie lo disprezza e probabilmente ama un altro, i figli sono cresciuti e lo guardano senza vederlo. Eppure resiste, e resisterà a lungo, come uno scoglio: aspetterà ogni giorno il suo domani, ogni giorno udrà una voce che gli promette per il domani qualcosa di bello, grande e nuovo. Tenga pure, _ aggiunse, rivolto ad R.: _ le riponga, per favore. S. era perplesso: _ Ma, lei lo deve ammettere, uno che nasca ammalato, oppure da genitori denutriti .... Intervenne R., in tono didascalico: _ Se lei vuole alludere al problema della fame, badi che si è molto esagerato. Che una buona parte del genere umano conosca la fame, può anche essere vero, ma non è vero che ne muoia. Lei comprende che per vivere bisogna mangiare, e che per mangiare bisogna desiderare il cibo: ora, la fame che altro è se non desiderio di cibo? Non è affatto dimostrato che la sazietà sia un bene: i topi lasciati liberi di mangiare a volontà hanno vita più breve di quelli tenuti a dieta controllata, sono dati inconfutabili. Mentre R. parlava, G. si era alzato in piedi, e passeggiava su e giù per lo stretto locale; poi si fermò e disse ai suoi colleghi: _ Volete uscire un momento, per favore? Vorrei parlare da solo a solo con questo signore, per due minuti _. Quindi si volse ad S., con voce bassa e confidenziale, e proseguì: _ Lei, mi pare, lo ha intuito: qualcuno da qualche parte ha sbagliato, ed i piani terrestri presentano una faglia, un vizio di forma. Per una quarantina d' anni hanno fatto vista di non accorgersene, ma adesso troppi nodi stanno venendo al pettine, e non si può più aspettare: dobbiamo correre ai ripari, e ci serve gente come lei. Si stupisce? Non gliel' ho rivelato all' inizio perché non la conoscevo ancora, e volevo fare certe verifiche, ma ora glielo posso dire: non siamo venuti da lei come andiamo da tutti, non siamo arrivati qui per caso. Lei ci era stato segnalato. _ Io? _ Sì. Abbiamo necessità urgente di gente seria e preparata, onesta e coraggiosa: ecco perché abbiamo insistito e insistiamo. Noi non siamo per la quantità ma per la qualità. _ Allora devo intendere che ... non nascerò così a caso, che il mio destino è già segnato, come un libro scritto? _ Proprio scritto in tutte le sue pagine, definito in tutti i suoi punti, no, non lo posso affermare: sa, no crediamo nel libero arbitrio, o per lo meno, siamo tenuti a comportarci come se ci credessimo, e perciò, ai nostri fini, ogni uomo è in larga misura esposto al caso ed al suo proprio agire; ma le possiamo offrire delle ottime possibilità, darle buoni vantaggi iniziali, questo sì: vuole dare un' occhiata? ... Questo è lei, vede? Le daremo un corpo agile e sano, e la inseriremo entro un contorno affascinante: in questi luoghi silenziosi si costruisce il mondo di domani, o si penetra in quello di ieri, con strumenti nuovi e meravigliosi. E questo è ancora lei, qui dove si raddrizzano i torti, e si fa giustizia rapidamente e gratis. O anche qui, dove si sopisce il dolore, e si rende la vita più tollerabile, più sicura e più lunga. I veri padroni sono questi, siete voi: non i capi dei governi né i condottieri di armate. _ Ed ora che siamo soli, posso, anzi debbo, mostrarle anche il resto, il materiale riservato, quello che lei, giustamente, ha cercato più volte di strapparmi di mano. Per quelle immagini non occorrevano commenti, né la lusinga del diventare vive: parlavano un linguaggio ben chiaro. Si vide un cannone multiplo sparare nelle tenebre, illuminando col suo bagliore case crollate e fabbriche in rovina; poi cumuli di cadaveri scheletriti ai piedi di un rogo, in una tetra cornice di fumo e di filo spinato; poi una capanna di canne sotto una pioggia tropicale, e dentro, sul pavimento di terra nuda, un bambino stava morendo; poi una squallida distesa di campi non coltivati e ridotti a paludi, e di foreste senza foglie; poi un villaggio, ed una valle intera, invasi e sepolti da una gigantesca marea di fango. Ce n' erano ancora molte altre, ma G. le spinse da parte e continuò: _ Vede? Ci sono ancora molte cose da raddrizzare: ma nessuna di queste sofferenze sarà per lei. Non dovrà subire il male come un oggetto passivo: lei, e molti con lei, sarà chiamato a combatterlo in tutte le sue forme. Riceverà, insieme con la veste umana, le armi che le occorreranno: sono armi potenti e sottili, la ragione, la pietà, la pazienza, il coraggio. Non nascerà come tutti nascono: la vita le sarà spianata davanti, affinché le sue virtù non vadano sprecate. Sarà uno dei nostri, chiamato a compiere l' opera che si è iniziata miliardi d' anni addietro, quando una certa sfera di fuoco è esplosa, ed il pendolo del tempo ha cominciato a battere. Lei non morrà: quando deporrà il suo abito umano, verrà con noi e sarà cacciatore d' anime come noi; sempreché lei si accontenti di una modesta provvigione, oltre al rimborso delle spese. _ Ecco, ho finito. Le auguro buona fortuna, nella scelta e dopo. Ci pensi, e mi dia una risposta _: così detto, G. ripose le ultime immagini nella valigia e la chiuse. S. tacque a lungo: talmente a lungo che G. fu sul punto di sollecitare una risposta; infine disse: _ ... Non vorrei partire con vantaggio. Temo che mi sentirei un profittatore, e dovrei chinare la fronte per tutta la vita davanti a ciascuno dei miei compagni non privilegiati. Accetto, ma vorrei nascere a caso, come ognuno: fra i miliardi di nascituri senza destino, fra i predestinati alla servitù o alla contesa fin dalla culla, se pure avranno una culla. Preferisco nascere negro, indiano, povero, senza indulgenze e senza condoni. Lei mi capisce, non è vero? Lei stesso lo ha detto, che ogni uomo è artefice di se stesso: ebbene, è meglio esserlo appieno, costruirsi dalle radici. Preferisco essere solo a fabbricare me stesso, e la collera che mi sarà necessaria, se ne sarò capace; se no, accetterò il destino di tutti. Il cammino dell' umanità inerme e cieca sarà il mio cammino.
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