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Vizio di forma

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1971 - Categoria: letteratura

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NOTA IN BUONA FEDE: Ci è stato promesso che entro pochissimi anni, forse addirittura entro il corrente anno 1967, esseri umani porranno piede sulla luna, portandovi irreversibilmente i nostri meccanismi cellulari, le nostre infezioni e la nostra civiltà. Al momento in cui questo avverrà, ed in cui il primo rapporto dei primi visitatori sarà pubblicato, verranno sbaragliate e rese vane tutte le fantasie, illustri e meno illustri, che le letterature di tutti i tempi hanno espresso sui Seleniti. Perciò, sarei lieto se il presente saggio venisse letto e inteso come un ultimo reverente omaggio a Luciano di Samosata, Voltaire, Swedenborg, Rostand, E. A. Poe, Flammarion ed H. G. Wells. NOTA IN MALA FEDE: La decifrazione del presente Rapporto, che ci è pervenuto in grafia selenitica lineare B, ha offerto gravi difficoltà tecniche ai decodificatori dell' FBI a cui era stato affidato; si prega quindi il lettore di essere indulgente sulle sue incongruenze e lacune. Si avverte inoltre che, per ragioni di semplicità, nella trascrizione è sembrato opportuno adottare, per quanto possibile, unità di misura, datazioni e termini geografici terrestri equivalenti o corrispondenti alle espressioni contenute nell' originale. Perciò, quando si parla ad esempio di città o di navi, occorre ricordare che esse sono "città" (ossia fitti agglomerati di abitazioni umane) e "navi" (ossia voluminosi oggetti galleggianti costruiti e pilotati dall' uomo) per noi, non per l' ignoto estensore del Rapporto: al quale le une e le altre apparivano sotto un aspetto assai meno rivelatore. Rapporto 1. VALIDITA'. Nel presente Rapporto si descrivono alcune variazioni e movimenti che sono stati osservati sulla superficie terrestre in tempo recente. Non si descrivono invece le variazioni e i movimenti la cui periodicità coincide con l' anno sidereo o col mese lunare, quali i cicli delle calotte polari, le variazioni di colore delle pianure e montagne, le maree, le variazioni di trasparenza dell' atmosfera ecc.: questi fenomeni sono noti da gran tempo, oggetto di numerosi rapporti precedenti, e certamente connessi con cicli astronomici. Perciò essi appaiono irrilevanti ai fini di ogni discussione circa la presenza di vita sulla terra. 2. CITTA'. Per la descrizione, nomenclatura e collocazione delle principali Città e Porti, si rimanda al precedente Rapporto n. ., del 15 gennaio 1.76. Grazie al recente miglioramento del potere risolvente dei nostri mezzi ottici, si è osservato che la maggior parte delle Città è in fase di rapido accrescimento, e che l' atmosfera che le sovrasta tende a diventare sempre più opaca, ricca di pulviscolo, di ossido di carbonio e di anidride solforosa e solforica. Si è inoltre potuto stabilire che esse non sono semplici aree di colore diverso dal terreno circostante. Abbiamo osservato in molte di esse una "fine struttura": alcune, ad esempio Parigi, Tokyo, Milano, posseggono un centro ben definito da cui irradiano sottili filamenti; altri filamenti circondano il centro a diverse distanze, con andamento circolare o poligonale. Altre Città, e fra queste tutti o quasi i Porti, presentano invece una struttura reticolare, costituita da filamenti tendenzialmente rettilinei ed ortogonali che suddividono l' area urbana in rettangoli o quadrati. 2.1. LUCE SERALE. A partire dal 1905-10 tutti i filamenti urbani accennati diventano improvvisamente luminosi poco dopo il tramonto locale del Sole. Più precisamente: circa 30-60 minuti dopo il passaggio del terminatore i filamenti di ogni singola città si accendono in rapida successione; ogni filamento si illumina istantaneamente e le illuminazioni si succedono nel giro di 5-10 secondi. La luminosità dura per tutta la notte, e cessa di colpo circa 30 minuti prima del nuovo passaggio del terminatore. Il fenomeno, assai vistoso e attentamente studiato da molti osservatori, presenta caratteristiche di regolarità sorprendenti: per ogni singola città, si sono osservate interruzioni di luminosità solo una-due notti ogni mille, per lo più in coincidenza con gravi perturbazioni atmosferiche nelle vicinanze, per cui non appare fuori luogo l' ipotesi che si tratti di un fenomeno elettrico. Circa le alterazioni della Luce Serale durante il Periodo Anomalo, si veda il Punto 5 qui seguente. Al termine di detto periodo, il fenomeno ha ripreso a manifestarsi con la regolarità consueta: tuttavia, l' esame spettroscopico della luminosità urbana ha dimostrato che essa possedeva fin verso il 1950 in prevalenza uno spettro continuo (da incandescenza), mentre in seguito a quest' ultimo si vanno sovrapponendo con sempre maggiore intensità spettri a bande o a righe, del tipo di emissione da gas rarefatti o da fluorescenza. Nell' inverno 1965-66 si è osservata una completa estinzione nella Città di New York, benché il cielo fosse sereno. 2.2. ACCRESCIMENTO. Come accennato, molte Città appaiono in attivo accrescimento. Esso, in generale, rispetta la struttura del reticolo preesistente: le Città raggiate si accrescono lungo i raggi, le Città reticolari si accrescono con nuovi strati a reticolo ortogonale. L' analogia con l' accrescimento cristallino è evidente, e lascia supporre che le Città siano vaste zone della superficie terrestre caratterizzate da pronunciata cristallinità: del resto, ne abbiamo un esempio sulla Luna, nelle imponenti formazioni di ortoclasio ben cristallizzato che ricoprono vari ettari di terreno entro il circo di Aristarco. L' ipotesi della natura cristallina delle Città è rafforzata dalla recente scoperta di strutture di forma regolare, da ascriversi apparentemente al sistema trimetrico, che si innalzano per varie centinaia di metri al di sopra del piano-città. Esse sono agevolmente osservabili durante i crepuscoli grazie alla loro ombra: hanno sezione rettangolare o quadrata, e in qualche caso è stato possibile assistere alla loro formazione, che avviene alla velocità di 10-20 metri al mese lungo l' asse verticale. È assai raro che esse si presentino al di fuori delle aree urbane. Alcune, in condizioni geometriche opportune, riflettono specularmente la luce solare, il che ha reso agevole la misura delle costanti cristallografiche. Altri segni di ordinamento cristallino bidimensionale si possono forse ravvisare nelle strutture rettangolari di colori lievemente diversi che si osservano in molte pianure terrestri. 2.". CRATERI ELLITTICI. L' esistenza di crateri ellittici (più raramente circolari o semicircolari) entro alcune Città o nelle immediate vicinanze era già stata segnalata in rapporti precedenti. Essi si formarono lentamente (nel corso di cinque fino a quindici anni) in tempi anche molto antichi presso diverse Città della zona mediterranea; ma non risulta che siano stati osservati prima dell' ottavo secolo a.C. La maggior parte di questi crateri antichi è stata in seguito obliterata più o meno completamente, forse per erosione o in conseguenza di catastrofi naturali. Negli ultimi sessant' anni numerosi altri crateri si sono formati con grande regolarità entro o presso tutte le Città di estensione superiore ai 30-50 ettari: le Città maggiori ne posseggono spesso due o più. Non appaiono mai sui pendii, ed hanno forma e dimensioni molto uniformi. Piuttosto che a pianta propriamente ellittica, essi consistono di un rettangolo di circa 160 per 200 metri, completato sui due lati brevi da due semicirconferenze. La loro orientazione appare casuale, sia rispetto al reticolo urbano, sia rispetto ai punti cardinali. Che si tratti di crateri, è stato chiaramente riconosciuto dal profilo delle ombre crepuscolari: il loro bordo è alto 12-20 metri rispetto al suolo, scende a picco verso l' esterno, e verso l' interno con una pendenza del 50 per cento circa. Alcuni di essi, nella stagione estiva, emettono talvolta una lieve luminosità nelle prime ore della notte. La loro origine vulcanica è ritenuta probabile, ma è oscuro il loro rapporto con le formazioni urbane. Altrettanto misterioso è il ritmo settimanale a cui i crateri stessi appaiono tipicamente soggetti, e che descriviamo nel punto seguente. ". PERIODICITA' NON ASTRONOMICHE. Un certo numero di fenomeni osservati sulla terra segue un ritmo di sette giorni. Soltanto i mezzi ottici di cui disponiamo da qualche decina d' anni hanno permesso di mettere in rilievo questa singolarità, perciò non siamo in grado di stabilire se essa abbia origini recenti o remote, o se addirittura non risalga alla solidificazione della crosta terrestre. Non si tratta certamente di un ritmo astronomico: come è noto, né il mese (sinodico o sidereo) né l' anno (solare o sidereo) terrestri contengono un numero di giorni multiplo di sette. Il ritmo settimanale è estremamente rigido. I fenomeni che chiameremo DSG (Del Settimo Giorno), e che interessano principalmente le città e i loro dintorni immediati, hanno luogo simultaneamente su tutta la superficie terrestre: al netto, beninteso, delle differenze di ora locale. Il fatto non è spiegato, né sono state proposte ipotesi veramente soddisfacenti: a titolo di curiosità segnaliamo che da alcuni osservatori è stata formulata la supposizione di un ritmo biologico. La eventuale vita (vegetale e-o animale) sulla Terra, che in questa ipotesi dovrebbe essere accettata come rigorosamente monogenetica, sarebbe soggetta ad un ciclo estremamente generale, in cui l' attività e il riposo (o viceversa) si succedono con periodi di sei giorni e un giorno. ".1.ATTIVITA' DSG DEI CRATERI. Come accennato, i crateri ellittici di cui al Punto 2.3 sono soggetti ad un ritmo settimanale. Ogni sette giorni il loro contorno, che normalmente è biancastro, diviene grigio o nero nel giro di poche ore (generalmente nelle prime ore pomeridiane): conserva questa colorazione oscura per due ore circa, per riassumere poi in 15-20 minuti la tinta biancastra primitiva. Solo eccezionalmente il fenomeno è stato osservato in giorni diversi dal settimo. L' area interna dei crateri non presenta variazioni di colore apprezzabili. ".2. ALTRE ATTIVITA' DSG. Nelle prime ore diurne dei settimi giorni i filamenti urbani periferici (radiali) appaiono lievemente più scuri. Nelle prime ore notturne successive, soprattutto nella stagione estiva, essi appaiono invece debolmente luminosi anche al di fuori del perimetro urbano: in particolari condizioni di angolatura, questa luminosità appare sdoppiata in due filamenti paralleli e contigui, uno di luce bianca ed uno di luce rossa. Anche alcune porzioni di litorale marino sono soggette ad oscuramento DSG. Esso è stato osservato su litorali di peculiare colore giallastro, non troppo lontani da Città e non soggetti a grosse maree: ha luogo solo nelle stagioni e nelle località di maggiore insolazione, e dura da 2-4 ore dopo l' alba fino al tramonto locale. Su alcune delle spiagge in questione l' oscuramento, oltre che al settimo giorno, si osserva quotidianamente, per un periodo di 15-30 giorni che ha inizio un mese circa dopo il solstizio d' estate. 3.3. ANOMALIE DSG. In questi ultimi mesi è stato dimostrato che in alcune zone dell' Africa settentrionale, dell' Asia meridionale e dell' Arcipelago Malese i fenomeni DSG avvengono con due giorni di anticipo rispetto al resto della Terra, e con un solo giorno d' anticipo in una stretta striscia dell' istmo che congiunge l' Asia con l' Africa. Nelle isole Britanniche essi appaiono invece distribuiti fra il sesto e il settimo giorno. 4. PORTI E ATTIVITA' PORTUALI. Si intendono per "Porti", come è noto, le Città situate sulle coste dei mari o di grandi laghi o fiumi. Per la definizione di questi ultimi concetti geografici si rimanda ai Rapporti precedenti: sia solo lecito ricordare che la natura liquida di mari, laghi e fiumi è da ritenersi ormai confermata dall' esame polarimetrico dell' immagine solare che ne è riflessa, e che, date le condizioni di temperatura e di pressione esistenti sulla superficie terrestre, si ammette oggi universalmente che il liquido in questione sia l' acqua. I rapporti fra acqua, neve, calotte polari, ghiacciai, umidità atmosferica e nuvolosità sono stati descritti nel Rapporto n. 7, a cui rimandiamo. Ci occuperemo qui in specie dei Porti marittimi; ricordiamo che già ai più antichi osservatori non era sfuggito che essi sono sempre situati in insenature più o meno profonde delle coste, e spesso alla foce dei fiumi. Tutti i fenomeni di cui sono sede le Città interne si notano anche nei Porti, ma in essi si svolgono inoltre attività specifiche di grande interesse. 4.1. NAVI. Indichiamo per semplicità col nome di "navi" particolari oggetti natanti di forma allungata che i moderni mezzi ottici hanno permesso di distinguere. Si spostano nell' acqua longitudinalmente con velocità assai varie, ma raramente superiori ai 70 km-ora; la loro lunghezza massima è di circa 300 metri, la minima è inferiore al potere risolvente dei nostri strumenti (circa 50 metri). La loro importanza è fondamentale: sono i soli oggetti che si vedano materialmente spostarsi sulla superficie terrestre, se si eccettuino i frammenti di ghiaccio che si vedono spesso staccarsi dalle banchise polari. Ma mentre i movimenti di questi ultimi sono lenti e appaiono casuali, i moti delle navi sono soggetti a interessanti singolarità. 4.1.1. MOTI DELLE NAVI. Le navi si distinguono in periodiche ed aperiodiche. Le prime compiono percorsi fissi di andata e ritorno fra due Porti, spesso sostando qualche ora in Porti intermedi: è stata notata una grossolana proporzionalità fra le loro dimensioni e la lunghezza del percorso. Non sostano che eccezionalmente in mare aperto: si spostano con velocità assai costante per ogni nave, sia di giorno, sia di notte, e il loro percorso è assai prossimo alla via più breve fra i punti di partenza e di arrivo. Emanano di notte una lieve luminosità; talora sostano nei Porti per qualche mese. Anche le navi aperiodiche si spostano fra porto e porto, ma senza regolarità apparente. Le loro fermate sono di solito più lunghe (fino a 10 giorni); alcune di esse vagano irregolarmente in mare aperto, o vi sostano a lungo. Non sono luminose, e mediamente sono meno veloci. Nessuna nave viene a contatto con la terraferma al di fuori dei Porti. 4.1.2. GENESI E SCOMPARSA DELLE NAVI. Tutte le navi si formano in relativamente pochi punti fissi, tutti situati entro Porti piccoli o grandi. Il processo di formazione dura da qualche mese a uno-due anni: pare che avvenga per accrescimento trasversale a partire dall' asse maggiore, che si forma in un primo tempo. La vita delle navi è da 30 a 50 anni; normalmente, dopo una sosta più o meno lunga in un Porto, che talvolta è quello di origine, sembrano soggiacere a un rapido processo di disintegrazione o decomposizione. In rari casi sono state viste sparire in mare aperto; su tale argomento si veda però il Punto 5. 4.1.3. IPOTESI SULLA NATURA DELLE NAVI. È escluso oramai che si tratti di blocchi galleggianti di pomice o di ghiaccio. Merita attenzione una recente audace teoria secondo cui esse non sarebbero che animali acquatici, intelligenti quelle periodiche, meno intelligenti (o meno dotate di istinto d' orientamento) le altre. Le prime si alimenterebbero a spese di qualche materiale o specie vivente reperibile nei Porti, le altre, forse, a spese di navi più piccole (a noi invisibili) in mare aperto: però, secondo alcune osservazioni, esse manifesterebbero un tropismo per gli idrocarburi. Molte navi aperiodiche, infatti, frequentano Porti situati in zone ove l' atmosfera rivela tracce di metano e di etano. Ancora nei Porti avrebbe luogo il ciclo riproduttivo di entrambe le varietà, per ora a noi oscuro. 4.2. PORTI TERRESTRI. Presso molte Città si scorgono aree denominate "Porti terrestri", e caratterizzate da un particolare schema di filamenti di colore grigio, luminosi di notte: si tratta di uno o più rettangoli larghi 50-.0 metri e lunghi fino a 3000 metri e più. Dall' uno all' altro Porto terrestre sono stati osservati spostamenti di singolari oggetti costituiti da una lunga nuvola bianca in forma di triangolo isoscele allungato, il cui vertice avanza a velocità di .00-1000 km-ora. 5. PERIODO ANOMALO. Si suole indicare con questo nome il periodo 1939-45, che è stato caratterizzato da numerose deviazioni dalla norma terrestre. Come si è accennato, in gran parte delle Città è apparso perturbato o interrotto il fenomeno della luce serale (2.1). Anche l' accrescimento è apparso assai rallentato o nullo (2.2). L' oscuramento DSG dei crateri è stato meno intenso e regolare (".1); così pure l' oscuramento litoraneo (".2); sono scomparsi la luminosità DSG dei filamenti urbani (".2), dei crateri (2.") e delle navi periodiche (4.1.1). Il ritmo pendolare di queste ultime (4.1.1) è apparso gravemente perturbato; è invece aumentato il numero e la mole delle navi aperiodiche, come se queste avessero sopraffatto le prime. Il fenomeno (4.1.2) della scomparsa improvvisa di navi in mare aperto, normalmente assai raro, si è verificato con grande frequenza: sono state contate non meno di .00 sparizioni, avvenute in tempi variabili da 4 minuti a molte ore, ma, data l' incompletezza delle osservazioni, e l' impossibilità di controllare ad ogni istante più della metà della superficie terrestre, questa cifra va moltiplicata certamente per due, e probabilmente per un fattore più elevato. Alcune sparizioni di navi sono state precedute da intensi ma istantanei fenomeni luminosi; altri fenomeni analoghi si sono notati nello stesso periodo in varie regioni terrestri, in specie in Europa, in Estremo Oriente, e lungo la costa settentrionale dell' Africa. La fine del Periodo Anomalo è stata segnata da due esplosioni assai vivaci, avvenute entrambe in Giappone a due giorni di distanza l' una dall' altra. Altre simili, o più forti, sono state osservate nei dieci anni successivi su vari isolotti del Pacifico e in una ristretta regione dell' Asia centrale: nel momento in cui scriviamo il fenomeno appare estinto o latente.

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