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Vizio di forma

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1971 - Categoria: letteratura

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Caro Editore, la tua proposta, di ristampare dopo più di quindici anni "Vizio di forma", mi rattrista e mi rallegra insieme. Come possono esistere insieme due stati d' animo così contraddittori? Cercherò di spiegarlo a te ed a me stesso. Mi rattrista perché si tratta di racconti legati ad un tempo più triste dell' attuale, per l' Italia, per il mondo, ed anche per me: legati ad una visione apocalittica, rinunciataria, disfattista, la stessa che aveva ispirato il "Medioevo prossimo venturo" di Roberto Vacca. Ora, il Medioevo non è venuto: nulla è crollato, e ci sono invece timidi segni di un assetto mondiale fondato, se non sul rispetto reciproco, almeno sul reciproco timore. A dispetto degli spaventosi arsenali dormienti, la paura di una "Dissipatio Humani Generis" (Morselli), a torto o a ragione, si è soggettivamente attenuata. Come stiano oggettivamente le cose, non lo sa nessuno. Mi rallegra perché rivive così il più trascurato dei miei libri, il solo che non è stato tradotto, che non ha vinto premi, e che i critici hanno accettato a collo torto, accusandolo appunto di non essere abbastanza catastrofico. Se lo rileggo oggi, accanto a parecchie ingenuità ed errori di prospettiva, ci trovo qualcosa di buono. I bambini sintetici sono una realtà, anche se l' ombelico ce l' hanno. Sulla luna ci siamo andati, e la terra vista di lassù deve proprio assomigliare a quella che io ho descritta; peccato che i Seleniti non esistano, né siano mai esistiti. Gli aiuti ai paesi del terzo mondo incontrano spesso il destino che ho delineato nella doppietta "Recuenco". Col dilagare del terziario, i "lumini rossi" sono aumentati di numero, ed è addirittura apparsa sui giornali, nel 19.1, la notizia di un sensore mensile identico a quello che io avevo descritto. Siamo ancora lontani da una realizzazione del racconto "A fin di bene", ma ("così s' osserva in me lo contrappasso") dopo alcune esitazioni la Sip ha assegnato alla mia seconda casa un numero telefonico che è l' esatto anagramma del mio di Torino. Quanto a "Ottima è l' acqua", poco dopo la sua pubblicazione lo "Scientific American" ha riportato la notizia, di fonte sovietica, di una "poliacqua" viscosa e tossica, simile per molti versi a quella da me anticipata: per fortuna di tutti, le esperienze relative si sono dimostrate non riproducibili e tutto è finito in fumo. Mi lusinga il pensiero che questa mia lugubre invenzione abbia avuto un effetto retroattivo ed apotropaico. Si rassicuri quindi il lettore: l' acqua, magari inquinata, non diverrà mai viscosa, e tutti i mari conserveranno le loro onde.

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Vizio di forma 1971