La stampa terza pagina 1986
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura
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Riprodurre i miracoli
Mi è accaduto di leggere successivamente due libri (non recentissimi: i libri è meglio lasciarli stagionare un poco) che trattano all' incirca dello stesso argomento assumendo posizioni opposte. Uno è il "Viaggio nel mondo del paranormale", di Piero Angela, il dotto gentiluomo che tutti gli italiani televisivi conoscono, l' altro è "The Roots of Coincidence" ("Le radici della coincidenza"), di Arthur Koestler, l' autore scomparso pochi anni fa, sui cui romanzi s' è formata una generazione di europei. Il primo fa piazza pulita: i fenomeni paranormali non esistono. Telepatia, precognizione, spiritismo, astrologia, psicocinesi eccetera sono frutto di trucchi abili o di autoillusioni. L' avallo che negli ultimi cento anni questi fenomeni hanno spesso ricevuto da illustri fisici non prova nulla: i fisici sono avvezzi alla "buona fede" dei fatti che osservano, sono essi stessi in buona fede, sottili nell' interpretare i dati sperimentali, ingenui davanti alla sottigliezza dei ciarlatani. Uri Geller, il piegatore di cucchiai, è un abilissimo ciarlatano; Kirlian, il sovietico che fotografa l' "aura" che circonda foglie, semi, insetti, mani umane, è un ignorante esaltato. Non c' è nessun fenomeno della lunga lista che un bravo illusionista non sappia riprodurre: se è onesto, si dichiara per quello che è, cioè un professionista del trucco; se è disonesto, afferma di possedere doti sovrumane. I migliori esegeti del paranormale non sono gli scienziati, ma appunto gli illusionisti, specialmente quelli giunti al termine della carriera; ma anche loro (e su questo punto il libro di Angela lascia un po' sul gusto), per solidarietà professionale con i colleghi più giovani, rifiutano di rivelare la chiave dei numeri più sorprendenti. Dopo i libri che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, Koestler ha imboccato una strada che ha sorpreso molti: quella della guerra guerreggiata contro le posizioni acquisite della scienza ufficiale. Non è mai stato un fisico né un biologo, ma possiede da sempre un brio polemico invidiabile; grazie alla sua notorietà ha avuto accesso a fonti (anche personali) vietate ai più, e si è costruita una cultura da non disprezzarsi. La sua tesi, nel libro citato, è deliberatamente scandalosa: i fenomeni paranormali esistono, ci viviamo frammezzo, ma essendo noi monocoli, e per di più offuscati dalla scienza stabilita, non ce ne accorgiamo. Il caso Galileo è ricorrente: non si vuole guardare nel telescopio, chi guarda non vuole vedere e quindi non vede, i neoaristotelici fanno quanto possono per imbavagliare o scomunicare i veggenti. Eppure la fisica moderna è talmente strana che la sua stranezza ci dovrebbe rendere meno increduli: se crediamo nel principio di indeterminazione, nel doppio aspetto onda-corpuscolo delle particelle, nella curvatura dello spazio, nella relatività del tempo, non possiamo rifiutare i dati altrettanto strani che ci piovono addosso dal mondo del paranormale. Se i fisici sono creduli, fanno bene a esserlo: lo scetticismo è più un impaccio che un filtro. Nella competizione darei per vincitore Angela, ma ai punti. Ha ragione quando ci aiuta a sgomberare il nostro orizzonte dalle sciocchezze e dagli imbrogli, ma è imprudente essere così drastici: torna a mente una spesso citata affermazione del principe Amleto, e una più recente di Arthur Clarke, secondo cui, se uno scienziato di chiara fama afferma che un' impresa è possibile, bisogna credergli; ma se afferma che un' impresa è impossibile, è più savio diffidare. Ad esempio: Angela nega ogni potere ai rabdomanti; ma un autorevole quotidiano svizzero ha pubblicato qualche anno fa la notizia che la Roche (sì, la nota industria farmaceutica) paga regolarmente uno stipendio a due rabdomanti, e li manda in tutto il mondo a cercare acqua per i suoi nuovi impianti. Gli svizzeri sono gente coi piedi in terra, e non amano sprecare franchi: prima dell' assunzione li hanno sottoposti a un serio esame, e hanno constatato che in determinate condizioni, assai ben riproducibili, i rabdomanti l' acqua la trovano senza sbagliare. Il punto è proprio questo, la riproducibilità. Koestler si serve di un espediente noto da secoli ai retori: accumula valanghe di fatti, alcuni ben documentati, altri piuttosto male, altri ancora noti solo per sentito dire; conta insomma sull' effetto di massa, ma le sue "coincidenze" non sono mai riproducibili. Basterebbe un solo precognitore dalle prestazioni costanti per sbancare il Lotto, Montecarlo e tutti gli allibratori del mondo. Il ragionamento di Koestler sulla stranezza della fisica può impressionare solo gli ingenui: i fenomeni osservati o scatenati dai fisici d' oggi sono strani sì, ma riproducibili; un fisico che descriva un' esperienza che non può essere riprodotta, in Europa o in America o in Cina, si fa ridere dietro. Eppure ... eppure i fenomeni non riproducibili ci sono: ognuno di noi ne ha fatto esperienza. Il fisico giustamente li trascura, perché, come non si fa scienza sull' individuo, neppure la si fa sui fatti saltuari ed erratici: però non li dimentica. Cerca di depurarli di ogni ingrediente emotivo e di liberarsi dai falsi ricordi e dalle allucinazioni; evita di perdere tempo nello spiegare fenomeni di cui è dubbia l' esistenza, ma si costruisce, anno dopo anno, un suo museo mentale e privato, in cui, a futura memoria, stanno alcuni fatti indubitabili che la sua scienza non sa spiegare. Non sono mai stato un fisico, ma non ho dimenticato trent' anni di militanza nella chimica minore, e il mio museo privato non è mentale ma materiale. Contiene almeno tre oggetti che descriverò, e che aspettano (finora invano) chi ne spieghi l' origine. Il primo ha quindici anni e non è pittoresco: è un grumo di resina sintetica semifusa, duro come il legno. Viene da un essiccatoio in cui veniva introdotta aria a 65äC: l' operazione era stata eseguita migliaia di volte senza danno, la resina a quella temperatura essiccava regolarmente. Due sole volte in vent' anni è successo che in un solo angolo dell' essiccatoio la resina si riscaldasse spontaneamente fino alla fusione; una volta addirittura divenne incandescente Il secondo ha diciott' anni, ed è uno spezzone di filo di rame smaltato. Lo smalto, di un tipo comunissimo, è nerastro e non aderisce al metallo: fin qui non c' è niente di strano, perché il campione proviene da un forno continuo in fase di spegnimento, in cui si arresta l' avanzamento del filo e lo si lascia tranquillamente bruciare sul posto; lo strano è che, due volte sole nella mia carriera di smaltatore di filo, lo smalto non si è staccato in schegge, bensì nella forma di un' elica di almeno un centinaio di spire, dal passo regolare come se fosse stata fatta alla filiera. Il terzo oggetto è molto grazioso. Ha (ahimè!) quasi quarant' anni ed è, o meglio era, una sferetta d' acciaio di circa dodici millimetri di diametro. Faceva parte della carica di un mulino a palle, cioè di un grosso tamburo in cui vengono caricati alla rinfusa i componenti di uno smalto e apposite "palle" di ghisa, ceramica o acciaio; il mulino gira lentamente, e l' attrito fra le palle disperde il pigmento nella vernice. Era il dopoguerra, e in mancanza di meglio quella carica era fatta con sfere da cuscinetto, forse scartate al collaudo. Come di norma, quando il mulino cominciò a macinare male le palle vennero estratte per sostituirle con altre nuove; ebbene, in buona parte non erano più sferiche, ma presentavano dodici facce pentagone abbastanza regolari; erano insomma pentagonododecaedri con gli spigoli arrotondati. Ho chiesto a molti colleghi, e non mi risulta che il fatto si sia mai verificato in altri mulini o in altre fabbriche. Perché è avvenuto, e perché quella volta sola? Se i tre corpi del reato, improbabili ma non certo paranormali, non fossero lì a dimostrare di esistere con la loro ostinata presenza, penserei che la mia memoria dei tre eventi da cui essi sono nati si fosse inquinata o accresciuta con gli anni, come avviene della memoria dei sogni premonitori.
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