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La stampa terza pagina 1986

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura

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Fra i molti desideri del lettore di quotidiani ce n' è uno il cui soddisfacimento mi pare abbastanza poco costoso. Sarebbe opportuno che il cronista addetto alla descrizione degli incidenti, o a maggior ragione delle catastrofi, si servisse di un linguaggio adeguato e preciso, come fanno il suo collega cronista teatrale, lo sportivo, il finanziario eccetera. Ho in mente, già lo si sarà intuito, due casi recenti: la sciagura della Val di Fiemme e lo scandalo dei vini austriaci. Sarebbe sciocco pretendere che le relative cronache fossero state subito affidate a un geologo e rispettivamente a un enologo. Sarebbe utopico postulare un cronista capace di precipitarsi in Val di Fiemme e di smascherare al primo colpo le bugie dette sul luogo, in buona o mala fede, resistendo all' urto degli interessi locali, che (come sempre in casi simili) sono enormi. Eppure, non sarebbe stato difficile, anche per un "generico", interrogare la gente del posto, e sapere e descrivere come erano fatti i due bacini di decantazione, quanto erano grandi, da quanto tempo erano lì, com' erano gli argini. Abbiamo visto, nei giorni seguenti, una fotografia dell' impianto così come si presentava prima della sciagura: era malamente leggibile, ma spaventosa; dunque i due argini verso valle erano così, ripidissimi, quasi a picco? Ed erano, come è stato detto, di terra battuta? Un geometra del luogo, uno studente, non avrebbero dovuto avere difficoltà a darcene uno schizzo. Non è una richiesta dettata solo dalla curiosità: il cittadino non deve e non vuole accontentarsi delle interviste e delle relazioni dei periti, vuole e deve giudicare da sé, e deve averne gli elementi. Se colpa c' è, ha il diritto di indignarsi, ma desidera essere messo in condizione di scegliere in modo autonomo la qualità, la quantità e (soprattutto) l' indirizzo della sua indignazione. Diffida, o dovrebbe diffidare, della barbarica istituzione del capro espiatorio. Sa che la sentenza verrà, se verrà, a distanza di mesi o anni, e che sarà scritta nel linguaggio astruso dei magistrati ibridato con quello altrettanto astruso dei tecnici: perciò vuole avere la possibilità di costruirsi una sua propria opinione, anche se questa non potrà avere forma né effetti giuridici. Vuole capire, il che è un suo diritto; e vuole anche dire la sua: è questa una magra soddisfazione che non gli va tolta. La dirà comunque, la sua, ma se sarà stato informato in modo chiaro e corretto, la sua opinione acquisterà il peso che le viene conferito da un minimo di competenza. Il giornale deve sforzarsi di fornirgliela, quanto più presto è possibile: eviterà così assoluzioni o condanne frettolose; indifferenza, fatalismo o cacce all' untore; tranquillità pericolose o paure ingiustificate. È giusto che gli eventuali responsabili siano puniti; ma, affinché fatti simili non si ripetano, è necessario che esista una competenza diffusa, che probabilmente non esisteva fra le centinaia di persone che, a tutti i livelli, hanno messo mano a quegli argini; e ci sono cose che si vedono meglio dal basso che dall' alto. La questione del vino austriaco, almeno per il momento, sa più di imbroglio che di tragedia: si parla di un solo decesso, e per di più è assai dubbia la sua correlazione col vino bevuto. E chiaro che, in questo caso, il cronista italiano non ha potuto fare altro che ripetere, quanto meglio ha potuto, le notizie riportate dal suo collega straniero: ma questo collega è stato frettoloso e approssimativo, più proclive a destare scandalo che a fornire dati concreti. Il fatto che il glicole dietilenico, o dietilenglicole (non "glicol dietilene", che chimicamente non ha senso), sia usato come anticongelante per l' acqua che circola nei radiatori delle auto è inesatto: per questo scopo si usa di norma il glicole etilenico, suo fratello minore, che costa meno e a parità di concentrazione rende meglio; è anche più tossico, ma non risulta che nei vini sia stato trovato. Comunque, il fatto che l' uno o l' altro prodotto siano usati come anticongelanti non ha alcuna rilevanza giuridica: insistervi, come è stato fatto in tutti i giornali d' Europa, serve solo a confondere le idee. Il lettore si domanda, giustamente, che cosa può avere spinto quella gente a usare una sostanza per uno scopo così insolito: come chi legasse un salame col filo di ferro, o spazzasse le strade con una vanga. Se il sofisticatore fosse stato uno solo, si potrebbe pensare alla follia, ma erano tanti .... Ha invece rilevanza giuridica la tossicità del glicole dietilenico. Non è altissima; e, del resto, è evidente che nessun industriale sano di mente metterebbe un potente veleno nel proprio vino. Tuttavia, secondo i testi di tossicologia, è circa cinque volte più tossico dell' alcol etilico, che non è poi dire tanto poco. Nel 1937, il suo uso incauto in un farmaco ha provocato in America sessanta morti, che ne avevano ingerito una decina di grammi al giorno per diversi giorni consecutivi. Come si vede, siamo sui limiti del pericolo, se è vero che alcune bottiglie austriache ne contenevano 6 grammi per litro e anche più. Inoltre, è sempre arduo prevedere che effetto provocheranno due veleni (qui, l' alcol e il glicole), ingeriti simultaneamente: possono potenziarsi a vicenda, o viceversa l' uno può inibire l' altro; tutte questioni di cui quei produttori non pare si siano preoccupati. Si spiega facilmente perché il glicole sia stato usato. In molti paesi è vietato addolcire i vini con zucchero o con glucosio; ora, il glicole ha un sapore dolciastro che a me è decisamente sgradevole, ma che pare simuli quello di alcuni vini pregiati. Dal punto di vista del vinificatore disposto alla frode, ha un vantaggio sostanziale: è una sostanza pudica e poco appariscente, la sua presenza non salta agli occhi né del chimico analista né del consumatore. Ora, al chimico si richiede di controllare se un prodotto è conforme a determinare norme; non gli si può chiedere di accertarsi che il prodotto non contenga imprevedibili sostanze estranee, perché i composti chimici noti sono milioni. A quanto pare, un enologo austriaco dalla facile astuzia, e dalla scarsa correttezza professionale, ha dato ai suoi molti clienti il consiglio frodolento: volete dolcificare i vostri vini troppo "secchi"? La legge vi vieta gli zuccheri, che del resto non sfuggirebbero all' analisi: voi allora aggiungete il glicole, che è un po' meno innocuo e dolcifica un po' meno, ma che nessun chimico penserà di andare a cercare. E infatti, per chissà quanti anni, nessun chimico lo ha trovato: infatti, il chimico trova il composto che cerca (quando c' è: a volte, se è poco esperto, anche quando non c' è), ma per trovare quello che non cerca deve essere estremamente abile o sfacciatamente fortunato. Si spiega meno facilmente perché, in certi vini, se ne sia trovata una percentuale talmente bassa da non poter avere alcun effetto, né positivo (di addolcire) né negativo (di nuocere al bevitore). Ma il vino passa per parecchie mani: non è escluso che vino abusivamente dolcificato sia stato miscelato con vino genuino da qualche produttore, forse inconsapevole della frode: non per questo egli sarà meno responsabile, e non gli sarà facile adesso provarne la sua innocenza.

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