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La stampa terza pagina 1986

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura

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Una bottiglia di sole

Definire che cosa sia un essere umano non è una questione oziosa. Se ci si limita alle creature oggi esistenti sulla Terra, non sussistono ambiguità, ma i dubbi nascono e si ingigantiscono a mano a mano che si vanno accumulando i ritrovamenti di "uomini fossili": a partire da quando, da quale scalino genetico o culturale, essi meritano l' etichetta "Homo"? Da quando i nostri antenati camminano eretti? Da quando parlano (ma qui, purtroppo, mancano e mancheranno sempre le prove materiali)? Da quando hanno imparato a fare il fuoco? Da quando si costruiscono strumenti: Da quando seppelliscono i loro morti? Da quando hanno istituito "nozze, tribunali ed are?" Come si vede, la scelta è ampia, e ampiamente arbitraria, per cui oserei proporre una ulteriore alternativa: l' uomo è costruttore di recipienti; una specie che non ne costruisce, per definizione non è umana. Mi pare, insomma, che il fabbricare recipienti sia indizio di due qualità che, nel bene e nel male, sono squisitamente umane. La prima è la capacità del pensare al domani. Certo ci sono animali "non incauti del futuro": le formiche, le api, gli scoiattoli, certi uccelli; e alcuni fra loro, infatti, costruiscono recipienti: le api in specie, con mirabile maestria ed economia di materiale. Ma la loro celletta esagonale è una sola, e la loro arte, pur essendo vecchia almeno cento milioni di anni, è rimasta quella che era, mentre la nostra, in pochi millenni, ha dato origine a una miriade di oggetti. La seconda qualità specificamente umana è la capacità di antivedere il comportamento della materia: se ci atteniamo al tema dei recipienti, sappiamo prevedere "che cosa faranno" il contenente e il contenuto, e come reagiranno fra loro, all' istante del loro contatto e nel tempo. Da queste due esigenze è scaturita una sterminata selva di temi, ognuno dotato di un suo peculiare svolgimento; e di conseguenza, un assortimento di recipienti (botti, brocche, fiale, borse, valige, ceste, sacchi, secchi, calamai, giare, otri, bombole, scatole, scodelle, casse, capsule di piombo per gli elementi radioattivi, gabbie, tabacchiere, pattumiere, fiaschette per la polvere da sparo, lattine per conserva, buche per le lettere, teche di velluto per i gioielli, foderi per le spade, pissidi per le ostie, agorai, camere d' aria, portaquesto e portaquello, gasometri grandi come cattedrali, culle, urne, bare) talmente frastagliato da far venire voglia di istituire una classificazione, come da sempre si è tentato di fare con gli animali, le piante e le rocce. Ci sono recipienti, come le anfore e le bottiglie, che hanno raggiunto rapidamente una forma perfetta, e in sostanza non l' hanno cambiata più. Dato il problema (contenere un liquido senza cedergli odori o sapori estranei; stare in piedi su un supporto; permettere il travaso senza perdite laterali), la soluzione era una sola, e tale è rimasta. Ora si pensi invece al cumulo di problemi nuovi che hanno accompagnato il decollo della civiltà industriale: da un lato, la comparsa di sostanze con proprietà nuove, più preziose, più aggressive; dall' altro, e complementarmente, materiali di costruzione più resistenti, o più leggeri, o più economici. La stessa cucina, la più antica delle officine e anche la più conservatrice, non ha resistito all' urto della innovazione tecnologica. I rami descritti da Nievo, vanto della cucina di Fratta, sono quasi scomparsi, scacciati dall' alluminio, che costa meno, e dall' acciaio inossidabile, che dura di più e non si ammacca: li troviamo in mostra dagli antiquari e dai ferrivecchi, ma nessuno li vuole più, neppure come ornamento, né tanto meno come simbolo di livello sociale. In loro luogo, anche nella più umile delle cucine si ritrova oggi almeno un centinaio di recipienti, catalogabili in non meno di venti specie diverse. Se ci limitiamo a quelli che i chimici chiamano "contenitori di processo" (cioè quelli in cui i cibi vengono cotti o fritti, e non semplicemente conservati), per una prima rozza tassonomia sembra essenziale il rapporto fra l' area di base e l' altezza: le padelle quando si desidera che i prodotti volatili si disperdano; le pentole o le casseruole quando non si vuole che l' acqua "consumi" troppo; fino alle ermetiche pentole a pressione, in cui nulla, neppure gli aromi, va perduto. Quanto ai "contenitori di servizio", resta attuale la favola della volpe e della cicogna. Esopo era un uomo d' ingegno. La forma di questi oggetti domestici è per lo più razionale, dettata da una lunga esperienza; ma a un esame più attento vi si ravvisano talvolta elementi stilizzati, che razionali non sono, o non sono più. Nella sua forma consueta cioè di sottile semicono rovesciato, il beccuccio delle pentole non serve a nulla: idealizza un convogliamento del flusso che di fatto non avviene mai, né con l' acqua né con liquidi viscosi (né tanto meno con soldi granulari, come i piselli). Un mio amico d' ingegno versatile dirigeva anni fa una fabbrica in cui, fra l' altro, si producevano caffettiere. Studiò con diligenza il problema delle linee di flusso del caffè, e ne ricavò per il beccuccio un profilo elaborato, gobbo, assai diverso da quello tradizionale. Fece un prototipo e verificò che il caffè si versava meglio, più in fretta e con maggior precisione; non esitò a modificare gli stampi e a entrare in produzione, ma l' esito fu disastroso. Il consumatore rifiutò la forma nuova: il beccuccio dev' essere un piccolo becco, come dice il nome, e com' era negli orci micenei. Oltre che dalla forma, un recipiente è caratterizzato dal materiale di cui sono fatte le sue pareti. Naturalmente esso deve essere impermeabile al liquido o al gas che si prevede di immagazzinarvi, ma questo non basta. Deve, per esempio, trattenere il vino ma lasciar passare la luce, e qui soccorre il vetro delle bottiglie; o trattenere anche il calore, in entrata o in uscita, da cui il feltro intorno alle borracce, o più elegantemente (ma più fragilmente) la doppia parete argentata ed evacuata proposta dal professor Dewar. Lui l' aveva disegnata per conservare l' elio liquido, ma oggi serve egregiamente anche per i picnic. O trattenere i solidi e lasciare passare i fluidi, ed ecco l' innumerevole progenie che va dalle membrane semipermeabili dei dissalatori a osmosi inversa alle candele microporose che servono a sterilizzare l' acqua, ai filtri di carta o di tela, ai setacci, alle zanzariere, alle reti da pesca, fino al filo spinato dei campi di battaglia e di prigionia. A proposito di pareti selettive, le stesse finestre delle nostre case ne contengono un piccolo ma raffinato arsenale. I vetri normali lasciano passare le immagini ma sono di barriera all' aria e alla temperatura esterna; le persiane, al contrario, ammettono l' aria ma non la luce; le imposte, né l' aria né la luce; le tendine, la luce e in parte l' aria ma non le immagini; i vetri smerigliati, la luce ma non le immagini né l' aria; le inferriate dei piani terreni, aria, luce, immagini e perfino gatti e mani tese, ma non corpi umani interi. E stimolante pensare che il nostro avvenire energetico, ossia il nostro avvenire tout court, dipende esclusivamente dalla soluzione di un problema di recipienti. La macchina per mungere energia dal nulla (quasi dal nulla: dall' idrogeno dell' acqua) c' è già, non solo sulla carta, e si è dimostrata tremendamente efficiente nelle bombe a idrogeno. Manca ancora, e "soltanto", la bottiglia le cui pareti resistano alle temperature spaventose di cui la macchina ha bisogno per funzionare come funziona il sole. Agli gnomi che negli Stati Uniti, in Unione Sovietica, ma anche a Frascati stanno meditando questa bottiglia, che certamente sarà incorporea (sarà un campo magnetico), nel nostro stesso interesse auguriamo buon lavoro, e idee felici ma non troppo audaci. Noi non sappiamo, né sappiamo se loro sanno, che cosa potrebbe capitare se la loro bottiglia si rompesse. Pare che sia questo il sigillo del nostro secolo. Nella nostra qualità di costruttori di recipienti, abbiamo in mano la chiave del massimo beneficio e del massimo danno: due porte contigue, due serrature, ma la chiave è una sola.

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