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La stampa terza pagina 1986

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura

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È facile verificare che l' inglese scritto è la più concisa fra le lingue europee: lo si vede, ad esempio, nelle "istruzioni per l' uso" multilingui degli elettrodomestici. Non so se qualche linguista quantitativo abbia già fatto misure sulla concisione delle lingue parlate, ma, dopo il mio primo viaggio negli Stati Uniti, non avrei dubbi sul risultato: un americano dice dodici o quindici cose nel tempo in cui un italiano ne dice dieci. Se si faccia capire altrettanto bene, resta da decidere; a mio parere, mediamente, un americano si dovrebbe riconoscere sordo in età minore che un italiano, perché prima di lui diventa incapace di cogliere certe tenuissime (solo per noi?) aspirazioni, certe evanescenti sfumature vocaliche. "Sai l' inglese?" è una domanda senza un senso preciso: si può leggere con profitto un testo inglese, magari del Settecento, e trovarsi sordomuti davanti al doganiere. Nonostante la distanza fra le due lingue, un rudimentale ibrido si è formato fra gli italiani emigrati in America: dicono che una casa è "senza stima" (senza steam, cioè senza riscaldamento); chiamano "fruttistoro" (fruitstore) la bottega del fruttivendolo, "tracca" l' autocarro, "ghiro" il cambio e "claccia" la frizione. Un amico che come me colleziona mostri linguistici mi assicura di aver sentito dire "tuo marito sarà becco presto" ("will be back soon", tornerà subito). I puristi fremono: ma forse il vero esperanto si evolverà, in un lontano futuro, da questi semi deformi. I corridori della domenica ci sono anche da noi, ma in Central Park il fenomeno è di massa. Corrono i grassi per dimagrire, i magri per mantenersi in forma, i malati per guarire, i sani per far vedere che sono sani. Corrono con la cuffia della radiolina, col cane (poco entusiasta) al guinzaglio. Un giovane padre corre spingendosi davanti il passeggino col bimbo addormentato; una ragazza elegante, color caffè, corre a fare la spesa, e ritorna correndo dopo mezz' ora con i sacchetti di plastica che ciondolano impazziti dagli avambracci. Anche chi non corre calza scarpe da corsa: le ho provate, sono meravigliose, leggere, aerate, silenziose, ma belle no. Della bellezza i nuiorchesi, uomini e donne, si curano poco: si vestono come capita, "casualmente". Si curano invece molto delle calorie: per questo corrono tanto, ma fra tre anni tutto potrebbe essere cambiato. La stampa è potente: ancora due o tre infarti fra i joggers e potrebbe irrompere la moda della marcia contemplativa, o addirittura quella della vita sedentaria. Anche per la questione delle calorie potremmo essere a una svolta; i giornali lodano la dieta mediterranea, e il caffè viene servito insieme con un bussolotto pieno di bustine bianche e rosa. Nelle bianche c' è zucchero: "6 calorie soltanto", sta scritto sopra, comunque sono sempre calorie, e ti faranno ingrassare; nelle rosa c' è uno sgradevole miscuglio di dolcificanti, e una scritta avvia freddamente che, sugli animali da esperimento, esso ha talvolta provocato il cancro. Per il credulo non c' è scelta: o l' obesità o il cancro; o, beninteso, il caffè amaro. Se posso osare impancarmi a giudice dei costumi, e con licenza dei miei gentilissimi ospiti, è più nocivo alla salute un solo party che non duecento bustine bianche o rosa. In un party si sta in piedi per una o due ore, con un biscotto in una mano e un bicchiere nell' altra, in modo che non ne resta nessuna per gesticolare né per stringere le mani di coloro a cui si viene inutilmente presentati. Si viene aggrediti alle spalle e ai fianchi da persone garrule e querule mentre le persone serie con cui vorresti parlare sono inaccessibili, circondate a loro volta da garruli. Tutti parlano, e parlano inglese; per farsi capire, bisogna alzare la voce, ma siccome tutti la alzano, il risultato è nullo e la fatica acustica cresce. È una fatica che non avevo ancora mai sperimentato; quando prevale, insorge la paralisi espressiva: ci si riduce a fingere di capire e a rispondere con smorfie e cenni del capo, e invece di parlare ci si accontenta di produrre suoni indistinti; tanto il risultato non cambia. Ai suoi due capi, Manhattan è orgogliosa e gigantesca. I grattacieli più recenti sono straordinariamente belli, di una bellezza insolente, lirica e cinica. Sfidano il cielo, e ad un tempo, nei giorni chiari, lo riflettono dalle loro mille finestre a fior di facciata; a notte, splendono come dolomiti di luce. La loro verticalità è frutto di speculazione, ma esprime anche altro: è opera di ingegno e di audacia, e alberga in sé la spinta verso l' alto che ha generato in Europa, seicento anni prima, le cattedrali gotiche. La religione, in America, è una cosa seria ed energica: ha poco a che fare con l' ascesi. Tutte le religioni vi hanno subito una mutazione verso l' attività e l' efficienza, e l' efficienza è una religione: i grattacieli ne sono i templi. Dal tetto del duplice World Trade Center la vista è vertiginosa come da una vetta alpina: le pareti scendono a picco per quattrocento metri, e si vedono in fondo veicoli e pedoni brulicare come insetti frenetici. Nella splendida baia, groviglio di isole, canali, istmi, la Statua della Libertà è una nana, ma l' opuscolo che descrive i due colossi gemelli esagera: "Non sarete mai stati altrettanto vicini alle stelle!" Basta andare a Lanzo .... A terra, sui marciapiedi fra i giganti di cristallo, si aggira un campionario bene assortito del Genere Umano: nessuna sottospecie è assente, ma emergono vistosi, non eludibili, i non accettati, i poveri diavoli. Uomini e donne, bianchi e neri (ma i neri sono in maggioranza), in stracci o vestiti con proprietà, se ne stanno seduti a terra o appoggiati ai muri; non chiedono nulla; guardano nel vuoto; fumano o masticano gomma in silenzio; alcuni dormono fra i piedi dei passanti, sotto un tetto di cartone ondulato, altri frugano nei bidoni delle immondizie. Non frugano invano, trovano panini mezzo mangiati, cocacole mezzo bevute, scarpe, abiti, libri, riviste: la civiltà dei consumi è prodiga; se tira vento o piove, si ammantano di sacchi di polietilene, che il vento stesso sparpaglia dappertutto in abbondanza. Sono, in maggioranza, ex ospiti degli ospedali psichiatrici: se non sono pericolosi, vengono dimessi e abbandonati a se stessi. All' estremo opposto, al vertice della civiltà occidentale, stanno le fonti della cultura: musei, biblioteche, scuole, teatri. L' offerta di cultura è terrific:si dice così, il termine è positivo. È terrifica per qualità e quantità, e desta reverenza. L' amico americano me ne dà una spiegazione diminutiva, che non mi appaga: al ricco, fondare un istituto culturale conviene, può detrarne l' importo dalla dichiarazione delle imposte. Non credo che ci sia solo questo. C' è sete di cultura e rispetto per la cultura; a lungo termine, la cultura viene sentita come un buon investimento. Meritano lode, gli incolti miliardari texani e californiani che investono in cultura i loro dollari; ma per ora, a termine breve, i frutti sembrano scarsi. La cultura americana ha punte altissime, produce eccellenti specialisti, ma la sua media è più bassa di quella europea. Come l' humus del sottobosco, la cultura richiede i secoli: surrogati rapidi, instant, non esistono.

Una bottiglia di sole

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