La stampa terza pagina 1986
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura
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In una pagina indimenticabile della "Conquista della felicità", Bertrand Russell ricorda che l' animale-uomo, come gli altri animali, è costruito biologicamente in vista di una certa dose di lotta per la vita; che perciò, chi è talmente ricco o potente da poter soddisfare senza sforzo tutti i suoi desideri viene a privarsi di un ingrediente fondamentale della felicità; che dunque non si può essere felici se non si è privi di almeno alcune fra le cose che si desiderano. A questo paradosso si potrebbe aggiungere che chi nella propria vita ha avuto l' occasione di verificare queste affermazioni, anche se non fra i felici, è tuttavia da annoverarsi fra i fortunati, perché se i desideri alla cui soddisfazione dobbiamo rinunciare diventano troppi, o se essi contano fra i bisogni vitali, allora non è più il caso di parlare di felicità: l' infelicità che proviene da eccesso di soddisfazione, e da difetto di lotta per la vita, è tutto compreso di un tipo abbastanza raro, e infatti Russell stesso la definisce "infelicità byroniana", distinguendola da altre, più comuni e più concrete, che sono di segno opposto. In modo analogo si potrebbe osservare che, mentre è sgradevole essere giudicati, ed è umiliante e debilitante trovarsi continuamente sotto giudizio, il pretendere di sottrarsi a ogni giudizio è innaturale e pericoloso. È certamente difficile stabilire caso per caso quali giudici possano essere accettati e quali "ricusati", ma ricusare tutti i giudici è, oltre che presuntuoso, inutile. Inutile, perché ogni svolta della vita, ogni incontro umano, comporta un giudizio emesso o riscosso, e di conseguenza al riscuotere e all' emettere giudizi è bene abituarsi da giovani, quando è più facile contrarre abitudini. In mancanza di questo allenamento, che non si vede perché non debba coincidere con la carriera scolastica, e con la vaccinazione dei giudizi riscossi a scuola (sotto forma di voti o sotto qualsiasi forma: è indifferente), il primo giudizio negativo che si riceverà nella vita potrà essere percepito come una ferita profonda, o aggredire con la violenza di un morbo. Ora, questo giudizio negativo è inevitabile, perché nella vita ci si trova a confronto con i fatti, e i fatti sono giudici ostinati e spietati. Si deve essere cauti nell' accettare un giudice esterno, ma bisogna pure accettarne almeno uno: non se ne può fare a meno, dal momento che nessuno riesce a giudicare se stesso (chi lo fa, consapevolmente o no, riproduce i giudizi esterni che emotivamente gli appaiono più corretti, siano essi positivi o negativi), e dal momento che vivere senza che le proprie azioni vengano giudicate significa rinunciare a una retroazione che è preziosa, e quindi esporre se stessi e il prossimo a rischi gravi: è come pilotare una barca senza bussola, o come pretendere di mantenere costante una temperatura senza consultare un termometro. Per questo motivo, mentre è giusto insorgere contro una selezione scolastica impostata (di fatto, anche se non di nome) sul censo o sullo stato sociale, e contro un sistema scolastico fondato esclusivamente sulla selezione, mi pare sbagliato che si chieda una scuola che non abitui a ricevere un giudizio. Sarebbe forse un' istituzione caritativa e assistenziale, ma solo a breve termine: non credo che ne uscirebbero cittadini veramente liberi e responsabili.
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