La stampa terza pagina 1986
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura
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L' eclisse del principio di autorità è da contare fra i pochi elementi positivi del nostro tempo: oggi non verrebbe in mente a nessuno di fortificare le proprie affermazioni ricorrendo a citazioni tratte da classici latini o greci, come faceva Montaigne, che pure era uno spirito aperto, critico e sensato. Eppure, quale sottile piacere si prova tuttora, quando si riesce a mettere le mani su una citazione elegante e rara! Di dove questo piacere? Qualche volta è sincero compiacimento per il trovarsi talmente d' accordo con il grande autore, da poterne inserire un brandello nel proprio tessuto, senza che si manifestino irritazioni al margine del trapianto o reazioni di rigetto; ma più spesso è un piacere meno nobile, è come dire al lettore: "Ecco, io attingo a fonti che tu non conosci, so una cosa che tu non sai, e quindi sto di un gradino più in alto di te". La spinta alla citazione è così forte che alcuni scrittori citano inconsciamente, allo stesso modo come camminano i sonnambuli: quando rileggono quanto hanno scritto, magari a distanza di anni, ci ritrovano il brano eletto, che ha trovato la via dal profondo alla pagina senza intervento della volontà. Pressoché complementare è il fenomeno della citazione inventata: Rabelais, Borges, Wilcock sono maestri nel riportare sentenze mirabili tratte da libri inesistenti di autori inesistenti (o magari esistenti). In sede polemica, è noto quali bassezze si possano, spesso impunemente, perpetrare citando il testo avversario in modo incompleto o inesatto. Si possono ottenere effetti clamorosi omettendo una frase o cucendone insieme due che erano separate; si raggiunge poi il vertice, e si totalizza un punteggio determinante, quando si riesce a inserire nel corpo della citazione una parentesi quadra, e a scriverci dentro "sic!". Questo sic è l' equivalente del matto negli scacchi, o della palla schiacciata sotto rete a tennis: come questi è spietato, e come questi presuppone un errore da parte del contendente. Può essere un errore veniale, una svista grammaticale o addirittura ortografica, ma il sic, questo singulto di virtuosa e scandalizzata sorpresa, lo ingigantisce, lo illumina di una luce senza ombre, lo porta al centro dell' attenzione del lettore. SIC: colui che qui cito, e da cui ovviamente dissento come ogni persona bennata deve dissentire, o signori, è un asino. Ardisce scrivere nella nostra lingua, ma non la conosce, per cui si induce a mettere giù enormità come questa: sì, sic, dice proprio così, confrontate pure con l' originale. Come potete fidarvi di lui? Ha messo il soggetto all' accusativo: dunque ogni sua affermazione è sospetta, e ogni sua opinione è da prendere con le molle.
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