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La stampa terza pagina 1986

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura

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Richard Baer, il maggiore delle SS di cui si è ora appreso l' arresto, fu successore di Rudolf Ho5ss nella carica di comandante del campo di Auschwitz. Sono stato suo suddito per quasi un anno, uno dei suoi centomila schiavi; insieme con altri diecimila, sono anzi stato "affittato" da lui alla IG-Farbenindustrie, il mastodontico trust chimico tedesco, il quale pagava, per ognuno di noi, da 4 a . marchi al giorno quale salario per il nostro lavoro. Pagava, ma non a noi: come non si retribuisce un cavallo o un bue, così questo denaro veniva versato ai nostri padroni, e cioè alle SS reggitrici del campo. Gli appartenevo, quindi: pure non riconoscerei il suo viso. A meno che non possa coincidere con quello dell' individuo aggrondato e corpulento, dal ventre irto di decorazioni, che soleva assistere ogni mattina e ogni sera alla marcia interminabile della nostra schiera, a passo di musica, al lavoro e dal lavoro. Ma erano tutti identici, quei visi, quelle voci, quegli atteggiamenti: tutti distorti dallo stesso odio e dalla stessa collera, e dalla libidine dell' onnipotenza. Perciò, la loro gerarchia era oscura per noi: SS, Gestapo, Servizio del lavoro, Partito, Fabbrica, tutta l' enorme macchina stava al di sopra di noi, e ci appariva appiattita, senza prospettiva; empireo di notte e di nebbia di cui ignoravamo la struttura. Di Richard Baer, fino a oggi, non molto si sapeva. È citato brevemente nelle memorie di Ho5ss, suo predecessore, che ce lo descrive, nelle terribili settimane del gennaio 1945, perplesso e incerto sul da farsi: è a Gross-Rosen, un Lager di dieci-dodicimila prigionieri, e si sta diligentemente occupando di trasferirvi i centoquarantamila di Auschwitz, che è indispensabile "recuperare" davanti all' improvvisa avanzata russa. Si pensi a che cosa significa il rapporto fra queste due cifre: si pensi a quell' altra soluzione, che buon senso e umanità e prudenza insieme suggerivano, e cioè di prendere atto dell' inevitabile, lasciare lo stuolo di semivivi al loro destino, aprire le porte e andarsene; si pensi a tutto questo, e la figura dell' uomo ne risulterà sufficientemente definita. Appartiene al tipo umano più pericoloso di questo secolo. A chi ben guardi, senza di lui, senza gli Ho5ss, gli Eichmann, i Kesselring, senza i mille altri fedeli e ciechi esecutori di ordini, le grandi belve, Hitler, Himmler, Goebbels, sarebbero state impotenti e disarmate. Il loro nome non figurerebbe nella storia: sarebbero passati come fosche meteore nel cielo buio dell' Europa. È avvenuto il contrario; il seme gettato da questi neri apostoli, la storia lo ha dimostrato, ha attecchito in Germania con sconcertante rapidità e profondità in tutti i ceti, e ha condotto a una proliferazione di odio che ancora oggi avvelena l' Europa e il mondo. Le resistenze furono timide e rare, subito travolte: il verbo nazionalsocialista trovò eco proprio nelle tradizionali virtù dei tedeschi, nel loro senso di disciplina e di coesione nazionale, nella loro sete insaziata di primato, nella loro propensione all' obbedienza prona. Per questo sono pericolosi gli uomini come Baer: gli uomini troppo ligi, troppo fedeli, troppo proni. Non deve sembrare una eresia né una bestemmia: nello spirito dell' uomo intero e diritto che una morale moderna dovrebbe additare ad esempio, resterà pur sempre posto per l' amor di patria e per l' obbedienza cosciente. Sorge spontanea la domanda: che dire del popolo tedesco di oggi? come giudicarlo? che cosa aspettarsi da lui? E difficile auscultare il cuore di un popolo. Chi viaggia oggi in Germania, trova le apparenze che si trovano ovunque. Un benessere crescente, gente pacifica, intrighi grossi e piccoli, una moderata aria di fronda; nelle edicole, giornali come i nostri; discorsi come i nostri nei treni e nei tram; qualche scandalo che finisce come tutti gli scandali. Pure qualcosa si sente nell' aria, che non si sente altrove. Chi contesti loro i terribili fatti della storia recente, raramente trova pentimento, o anche solo consapevolezza critica: molto più spesso incontra una reazione ambigua, in cui si intrecciano il senso di colpa, il desiderio di rivincita, e una ignoranza deliberata e proterva. Perciò non può stupire il modo di agire così stranamente lento e tortuoso della polizia e della magistratura tedesca. Il quadro è confuso e ricco di contraddizioni, ma una linea di condotta sostanzialmente definita sembra ne emerga: dei suoi trascorsi, delle stragi e delle sofferenze inflitte all' Europa, la Germania, per così dire, intende rispondere civilmente, non penalmente. È noto che il governo tedesco si è dimostrato pronto a concedere indennizzi in denaro alle vittime del nazismo in tutti i paesi già occupati (non però in Italia), e così pure hanno fatto, o stanno facendo, alcune industrie tedesche che sfruttarono durante la guerra manodopera schiava. Ma molto meno pronte si sono dimostrate polizia e magistratura nel condurre a termine l' opera di epurazione iniziata dagli alleati: così si è giunti alla sconcertante situazione di oggi, in cui può avvenire che un comandante di Auschwitz viva e lavori indisturbato in Germania per quindici anni, e che il carnefice di milioni di innocenti venga rintracciato non già dalla polizia tedesca, ma "illegalmente" da vittime sfuggite alla sua mano.

La luna e l' uomo

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