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La stampa terza pagina 1986

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1986 - Categoria: letteratura

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Erano fatti per stare insieme

Era la prima volta che Plato riusciva a combinare un vero appuntamento con una ragazza. Plato abitava con i suoi in un villino unifamigliare, grazioso ma piuttosto piccolo: tutto era molto semplice, tanto che la porta d' ingresso si riduceva a un sottile rettangolo bruno girevole intorno a un punto. La ragazza si chiamava Surfa e abitava poco lontano: vogliamo dire, poco lontano in linea d' aria, perché fra le due abitazioni scorreva un ruscello, e Plato non poteva compiere il percorso se non risalendolo e aggirando la sorgente, che però era lontana una trentina di chilometri, oppure a guado o a nuoto (per lui non faceva gran differenza). Ponti non ce n' erano, perché in quel paese non c' era né sopra né sotto, e quindi un ponte non poteva esistere, e neppure essere immaginato; per lo stesso motivo non era immaginabile attraversare il ruscello scavalcandolo o saltandolo, benché esso non fosse molto largo. Insomma, per i nostri criteri usuali era un paese scomodo: non c' era modo di varcare il ruscello se non bagnandosi, così Plato passò a nuoto, e poi si asciugò rigirandosi al sole, che percorreva lentamente l' orizzonte. Poiché intendeva arrivare prima di notte, riprese ad andare di buona lena, senza lasciarsi distrarre dal paesaggio, che in realtà non offriva molto: una linea circolare attorno a lui, interrotta qua e là dai segmenti verdi degli alberi, dietro ai quali appariva e spariva il segmento intensamente luminoso del sole. Dopo un' ora di cammino Plato incominciò a distinguere, a sinistra del sole, il trattino verde-azzurro della casa di Surfa: la raggiunse in breve, e si rallegrò scorgendo la ragazza che gli stava venendo incontro, esile lineetta che però si andava allungando a mano a mano che la distanza diminuiva; presto distinse i tratti rossi e gialli della sua gonna preferita, e poco dopo i due si tesero la mano. Non se la strinsero: si accontentarono di incastrare una mano nell' altra divaricando le dita, ma provarono entrambi un lieve brivido di piacere. Conversarono a lungo, guardandosi negli occhi, quantunque ciò li costringesse a una posizione leggermente forzata; passavano le ore e il loro desiderio cresceva. Il sole si andava spegnendo: Surfa trovò modo di far sapere a Plato che in casa non c' era nessuno, e nessuno sarebbe rientrato fino a tarda notte. Timido e irresoluto, Plato entrò in quella dolce casa che ancora non conosceva, pur avendola infinite volte visitata nei sogni. Non accesero il lume: si ritirarono nell' angolo più riposto, e mentre ancora parlavano Plato sentiva ridisegnarsi deliziosamente il suo profilo, tanto che un lato di esso venne a riprodurre in negativo, con precisione, il lato corrispondente della ragazza: erano fatti l' uno per l' altra. Si unirono infine, nell' oscurità e nel solenne silenzio della pianura, e furono una sola figura, delimitata da un unico contorno; e in quel magico istante, ma solo in un lampo subito svanito, balenò in entrambi l' intuizione di un mondo diverso, infinitamente più ricco e complesso, in cui la prigione dell' orizzonte era spezzata, vanificata da un cielo fulgido e concavo, e in cui i loro corpi, ombre senza spessore, fiorivano invece nuovi, solidi e pieni. Ma la visione superava il loro intendimento, e non durò che un attimo. Si separarono, si salutarono, e Plato riprese tristemente la strada di casa, strisciando lungo la pianura ormai buia.

La stampa terza pagina 1986