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Storie naturali

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1966 - Categoria: letteratura

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Pieno impiego

_ Proprio come nel '29, _ diceva il signor Simpson. _ Lei è giovane e non può ricordare, ma è proprio come allora: sfiducia, inerzia, mancanza di iniziative. E laggiù negli Stati, dove le cose non vanno poi tanto male, lei pensa che mi diano una mano? Al contrario: proprio quest' anno, che ci sarebbe voluto qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, sa che cosa ha tirato fuori l' Ufficio Progetti della NATCA, con tutti i suoi quattrocento tecnologi e cinquanta scienziati? Ecco, guardi: è tutto qui _. Cavò di tasca una scatola metallica e la posò con dispetto sul tavolo. _ Mi dica lei, come si fa a fare il rappresentante con amore? È una bella macchinetta, non dico di no, ma creda, per correre da un cliente all' altro tutto l' anno senz' altro in mano, e cercare di convincerli che è questa la grande novità NATCA 1966, ci vuole un certo coraggio. _ Che cosa sa fare? _ chiesi. _ Ecco, è ben questo il punto: sa fare tutto e niente. In genere, le macchine sono specializzate: un trattore tira, una sega sega, un versificatore fa versi, un fotometro misura la luce. Questo qui, invece, è buono a far tutto, o quasi. Minibrain, si chiama: neanche il nome è indovinato, secondo me. È presuntuoso e vago, e non si può tradurre in italiano: insomma, non ha nessun appello commerciale. È un selettore a quattro piste, ecco quello che è: vuol sapere quante donne di nome Eleonora sono state operate di appendicite in Sicilia nel 1940? o quanti fra i suicidi in tutto il mondo, dal 1900 ad oggi, erano mancini e simultaneamente biondi? Non ha che da premere questo tasto e avrà la risposta in un attimo: ma solo se prima avrà introdotto qui i protocolli, e scusi se è poco. Insomma, per me è un errore grossolano, e lo pagheranno caro. Secondo loro la novità sta nel fatto che è tascabile, e poi nel prezzo. Lo vuole? ventiquattromila lire ed è suo: neanche fosse fatto in Giappone. Ma sa che le dico? Se entro l' anno non mi dànno qualcosa di più originale, con tutti i miei sessant' anni e trentacinque di servizio io li pianto. No, no, non scherzo. Per mia fortuna, ho altre carte in mano: non per vantarmi, ma mi sento di far qualcosa di meglio che piazzare selettori in tempo di congiuntura. Durante tutto questo discorso, che si svolgeva al termine di uno dei prodighi banchetti che la NATCA, malgrado tutto, continua ad organizzare ogni anno per i suoi migliori clienti, avevo seguito con curiosità l' umore di Simpson. In contrasto con le sue stesse parole, non sembrava affatto scoraggiato: al contrario, era insolitamente animato e allegro. Dietro gli spessi occhiali, i suoi occhi grigi brillavano vivi: o era solo effetto del vino, che entrambi avevamo bevuto in abbondanza? Decisi di agevolargli la strada della confidenza. _ Sono persuaso anch' io che, colla sua esperienza, lei possa fare qualcosa di meglio che girare a vendere macchine per ufficio. Vendere è difficile, spesso sgradevole; eppure è un mestiere che mantiene aperti i contatti umani, che insegna ogni giorno qualcosa di nuovo .... Infine, non c' è solo la NATCA al mondo. Simpson accettò prontamente il gambetto che gli offrivo. _ Proprio qui sta il nocciolo della questione: alla NATCA sbagliano o esagerano. È una mia vecchia idea: le macchine sono importanti, non ne possiamo più fare a meno, condizionano il nostro mondo, ma non sono sempre la soluzione migliore dei nostri problemi. Il discorso non era molto chiaro: tentai un nuovo sondaggio. _ Certo: il cervello umano è insostituibile. Una verità che chi progetta cervelli elettronici è propenso a dimenticare. _ No, no, _ rispose Simpson con impazienza, _ non mi parli di cervello umano. Prima di tutto è troppo complicato, poi non è affatto dimostrato che possa arrivare a comprendere se stesso, infine c' è già troppa gente che se ne occupa. Brava gente, disinteressata, non dico, ma troppi; ci sono montagne di libri e migliaia di organizzazioni, di altre Natche non migliori né peggiori della mia, in cui si sta cucinando il cervello umano in tutte le salse. Freud, Pavlov, Turing, i cibernetici, i sociologi, tutti a manipolarlo, a denaturarlo, e le nostre macchine cercano di copiarlo. No, la mia idea è un' altra _. Fece una pausa, come se esitasse, poi si curvò sul tavolo e disse a bassa voce: _ Non è solo un' idea. Vuole venire domenica a trovarmi? Era una vecchia villa in collina, che Simpson aveva acquistato per pochi soldi alla fine della guerra. I Simpson ricevettero mia moglie e me con cordialità e cortesia; fui molto lieto di conoscere finalmente la signora Simpson, una donna esile, dai capelli già grigi, mite e riservata eppure piena di calore umano. Ci fecero sedere in giardino, presso la sponda di uno stagno: la conversazione si trascinava distratta e vaga, soprattutto per colpa di Simpson. Guardava per aria, si agitava sulla sedia, accendeva continuamente la pipa e la lasciava spegnere: si vedeva benissimo che aveva una fretta quasi comica di concludere i preamboli e di venire al sodo. Devo ammettere che lo fece con eleganza. Mentre sua moglie serviva il tè, chiese: _ Signora, un po' di mirtilli? Ce ne sono molti, e ottimi, dall' altra parte della valle. _ Non vorrei che lei si disturbasse ... _ cominciò mia moglie; Simpson rispose: _ Per carità! poi cavò di tasca un piccolo strumento che mi parve simile a un flauto di Pan, e fischiò tre note. Si udì un frullare d' ali lieve e secco, le acque dello stagno si incresparono, sui nostri capi passò un rapido volo di libellule. _ Due minuti! _ fece Simpson trionfante, e fece scattare il cronometro a polso; la signora Simpson, con un sorriso fiero e insieme un po' vergognoso, entrò in casa, riapparve con una coppa di cristallo, e la posò vuota sul tavolino. Al termine del secondo minuto le libellule tornarono, come una minuscola ondata di bombardieri: dovevano essere varie centinaia. Rimasero librate sopra di noi in volo fermo, in un fruscio metallico quasi musicale, poi ad una ad una discesero di scatto sulla coppa, rallentarono il volo, lasciarono cadere un mirtillo e si involarono fulminee. In pochi istanti, la coppa fu piena: non un mirtillo era caduto fuori, ed erano ancora freschi di rugiada. _ Riesce sempre, _ disse Simpson. _ È una dimostrazione spettacolare, però non molto rigorosa. Tuttavia, poiché ha visto, non occorre che mi sforzi per convincerla a parole. Ora mi dica: se questo si può fare, che senso avrebbe studiare una macchina a cui si possa ordinare di raccogliere mirtilli in due ettari di bosco? E crede che se ne potrebbe progettare una che sappia eseguire l' ordine in due minuti, senza fracasso, senza consumare carburante, senza guastarsi e senza guastare il bosco? E il costo, pensi, il costo? Quanto costa uno sciame di libellule? Che oltre a tutto, poi, sono molto graziose. _ Sono libellule ... condizionate? _ domandai scioccamente. Non ero riuscito a trattenere una furtiva occhiata d' allarme rivolta a mia moglie, e temevo che Simpson se ne fosse accorto e ne avesse capito il significato. Il viso di mia moglie era impassibile, ma percepivo distintamente il suo disagio. _ Non sono condizionate: sono al mio servizio. Anzi, più esattamente: abbiamo concluso un accordo _. Simpson si appoggiò allo schienale della sedia e sorrise benevolmente, godendosi l' effetto della sua battuta; poi riprese: _ Già, forse sarà meglio raccontare le cose dal principio. Avrà letto, immagino, di quei geniali lavori di Von Frisch sul linguaggio delle api: la danza ad otto, le sue modalità e il suo significato in rapporto alla distanza, alla direzione e alla quantità del cibo. L' argomento mi ha affascinato, dodici anni fa, e da allora ho dedicato alle api tutte le mie ore libere di fine settimana. In principio volevo soltanto provare a parlare con le api nel loro linguaggio. Sembra assurdo che nessuno ci abbia pensato prima: ci si riesce con facilità straordinaria. Venga a vedere. Mi mostrò un alveare in cui aveva sostituito la parete anteriore con un vetro smerigliato. Tracciò col dito alcuni otto inclinati sulla faccia esterna del vetro, e poco dopo un piccolo sciame uscì ronzando dalla portina. _ Mi rincresce di averle ingannate, per questa volta. A sud-est, a duecento metri di distanza, non c' è proprio niente, poverette: volevo solo farle vedere come ho rotto il ghiaccio, la parete di incomprensione che ci separa dagli insetti. Mi ero fatto le cose difficili, al principio: pensi che, per diversi mesi, ho danzato a otto io stesso, tutto intero, voglio dire, non solo col dito; sì, qui davanti, sul prato. Capivano lo stesso, ma con difficoltà, e poi era faticoso e ridicolo. Più tardi ho visto che basta molto meno: un segno qualunque, ha visto, anche con uno stecco, col dito, purché sia conforme al loro codice. _ E anche con le libellule ...? _ Con le libellule, per ora, ho solo rapporti indiretti. È stato il secondo passo: mi sono accorto abbastanza presto che il linguaggio delle api va parecchio oltre alla danza ad otto per segnalare il cibo. Oggi posso dimostrare che posseggono altre danze, voglio dire altre figure; non le ho ancora comprese tutte ma ho già potuto compilare un piccolo glossario, con qualche centinaio di voci. Eccolo qui: ci sono gli equivalenti di un buon numero di sostantivi del tipo di "sole, vento, pioggia, freddo, caldo", eccetera; c' è un assortimento molto vasto di nomi di piante: a questo proposito, ho notato che posseggono almeno dodici figure distinte per indicare, ad esempio, il melo, a seconda che si tratti di un albero grande, piccolo, vecchio, sano, inselvatichito, e così via: un po' come facciamo noi con i cavalli. Sanno dire "raccogliere, pungere, cadere, volare"; anche qui, posseggono per il volo un numero sorprendente di sinonimi: il "volare" loro proprio è diverso da quello delle zanzare, da quello delle farfalle e da quello dei passeri. Invece non distinguono fra camminare, correre, nuotare, viaggiare su ruote: per loro, tutti gli spostamenti a livello del suolo o sull' acqua sono uno "strisciare". Il loro patrimonio lessicale relativo agli altri insetti, e soprattutto agli insetti che volano, è appena inferiore al nostro; invece, si accontentano di una nomenclatura estremamente generica per gli animali più grossi. I loro segni per i quadrupedi, rispettivamente dal topo al cane e dalla pecora in su, sono due soli, e potrebbero essere resi approssimativamente con "quattro piccolo" e "quattro grande". Neppure distinguono fra uomo e donna; gli ho dovuto spiegare io la differenza. _ E lei parla questo linguaggio? _ Male, per ora: ma lo capisco abbastanza bene, e me ne sono servito per farmi spiegare alcuni fra i più grossi misteri dell' alveare; come decidono il giorno della strage dei maschi, quando e perché autorizzano le regine a combattere fra loro fino a morte, come stabiliscono il rapporto numerico fra fuchi e operaie. Non mi hanno detto tutto, però: mantengono certi segreti. Sono un popolo di grande dignità. _ Anche con le libellule parlano danzando? _ No: le api comunicano danzando solo fra loro e (perdoni l' immodestia) con me. Quanto alle altre specie, devo dirle prima di tutto che le api hanno rapporti regolari solo con le più evolute; specialmente con gli altri insetti sociali, e con quelli che hanno abitudini gregarie. Per esempio, hanno contatti abbastanza stretti (anche se non sempre amichevoli) con le formiche, con le vespe, e appunto con le libellule; con le cavallette invece, e in genere con gli ortotteri, si limitano a ordini e minacce. Ad ogni modo, con tutti gli altri insetti le api comunicano per mezzo delle antenne. È un codice rudimentale, ma in compenso talmente veloce che non ho assolutamente potuto seguirlo, e temo sia irrimediabilmente al di fuori delle possibilità umane. Del resto, se devo dirle la verità, non solo non ho speranza, ma neppure desiderio di entrare in contatto con altri insetti tagliando fuori le api: mi sembrerebbe poco delicato nei loro confronti, e poi loro si prestano a fare da mediatrici con grande entusiasmo, quasi come se si divertissero. Per tornare al codice, chiamiamolo così, interinsettico, ho l' impressione che non si tratti di un linguaggio vero e proprio: piuttosto che rigidamente convenzionale, mi è sembrato affidato alla intuizione e alla fantasia del momento. Deve essere vagamente simile al modo complicato e insieme compendiario con cui noi uomini comunichiamo coi cani (avrà notato, non è vero? che un linguaggio uomo-cane non esiste, eppure ci si intende nei due sensi in misura considerevole): ma certo molto più ricco, come lei stesso potrà vedere dai risultati. Ci condusse per il giardino e il pergolato, e ci fece notare che non c' era una sola formica. Non erano insetticidi: a sua moglie le formiche non piacevano (la signora Simpson, che ci seguiva, arrossì intensamente), così lui aveva proposto loro un contratto. Lui avrebbe provveduto al mantenimento di tutte le loro colonie fino al muro perimetrale (una spesa di due o tremila lire all' anno, mi spiegò), e loro si sarebbero impegnate a smobilitare tutti i formicai in un raggio di cinquanta metri dalla villa, a non aprirne di nuovi, e a sbrigare in due ore al giorno, dalle 5 alle 7, tutti i lavori di micropulizia e di distruzione delle larve nocive, nel giardino e in villa. Le formiche avevano accettato; però, poco dopo, attraverso la mediazione delle api, si erano lagnate di una certa colonia di formicaleoni che infestavano una fascia sabbiosa ai margini del bosco. Simpson mi confessò che a quell' epoca non sapeva neppure che i formicaleoni fossero le larve delle libellule: si era poi recato sul posto, e aveva assistito con raccapriccio alle loro abitudini sanguinarie. La sabbia era costellata di piccole buche coniche: ecco, una formica si era avventurata sull' orlo e subito era precipitata sul fondo insieme con la sabbia instabile. Dal fondo era emerso un paio di feroci mandibole ricurve, e Simpson aveva dovuto riconoscere che la protesta delle formiche era giustificata. Mi disse di essersi sentito fiero e insieme confuso per l' arbitrato che gli veniva richiesto: dalla sua decisione sarebbe dipeso il buon nome dell' intero genere umano. Aveva convocato una piccola assemblea: _ È stato nello scorso settembre, una seduta memorabile. Erano presenti api, formiche e libellule: libellule adulte, che difendevano con molto rigore e urbanità i diritti delle loro larve. Mi fecero notare che queste ultime non potevano in alcun modo essere tenute responsabili del loro regime alimentare: erano inette alla locomozione, e non potevano che tendere agguati alle formiche o morire di fame. Io allora proposi di stanziare per loro una adeguata razione giornaliera di mangime bilanciato, quello che usiamo qui per i polli. Le libellule chiesero una prova pratica: le larve mostrarono di gradirlo, e allora le libellule si dichiararono pronte a interporre i loro buoni uffici affinché ogni insidia ai danni delle formiche fosse sospesa. È stato in quella occasione che ho offerto loro un extra per ogni spedizione nel bosco dei mirtilli: ma è una prestazione che chiedo loro di rado. Sono fra gli insetti più intelligenti e robusti, e mi aspetto molto da loro. Mi spiegò che gli era sembrato poco corretto proporre una qualsiasi forma di contratto alle api, che erano già fin troppo occupate; per contro era in avanzate trattative con mosche e zanzare. Le mosche erano stupide, e non se ne poteva cavare molto: solo di non infastidire in autunno e di non frequentare la stalla e il letamaio. Contro quattro milligrammi di latte al giorno e a testa, avevano accettato: Simpson si proponeva di incaricarle di semplici messaggi urgenti, almeno finché in villa non gli avessero installato il telefono. Con le zanzare, le trattative si delineavano difficili per altre ragioni: non solo non erano buone a nulla, ma avevano fatto intendere che non volevano, anzi non potevano rinunciare al sangue umano, o almeno mammifero. Data la vicinanza dello stagno, le zanzare costituivano una discreta molestia, perciò a Simpson un accordo sembrava desiderabile: si era consultato col veterinario condotto, e si proponeva di prelevare da una mucca in stalla mezzo litro di sangue ogni due mesi. Con un po' di citrato non sarebbe coagulato, e a conti fatti avrebbe dovuto bastare per tutte le zanzare del luogo. Mi fece notare che in sé non era un grande affare, ma era sempre meno costoso di una irrorazione di DDT, e inoltre non avrebbe turbato l' equilibrio biologico della zona. Questo particolare non era senza importanza, perché il metodo avrebbe potuto essere brevettato, e sfruttato in tutte le regioni malariche: riteneva che le zanzare avrebbero capito abbastanza presto che era loro evidente interesse evitare di infettarsi col plasmodio, e quanto ai plasmodi stessi, anche se si fossero estinti non sarebbe stato un gran male. Gli chiesi se non si sarebbero potuti concludere analoghi patti di non aggressione con altri parassiti delle persone e delle abitazioni: Simpson mi confermò, che fino a quel momento, i contatti con gli insetti non gregari erano risultati difficili; che, d' altra parte, non vi si era dedicato con particolare diligenza dato lo scarso profitto che se ne sarebbe potuto sperare, anche nella migliore delle ipotesi; che riteneva inoltre che essi fossero non gregari appunto per la loro incapacità di comunicare. Tuttavia, in tema di insetti nocivi, aveva già pronta una bozza di contratto approvata dalla Food e Agriculture Organization, e si proponeva di discuterla con una delegazione di locuste subito dopo la stagione della metamorfosi, attraverso la mediazione di un suo amico, il rappresentante della NATCA per la RAU e il Libano. Il sole era ormai tramontato, e ci ritirammo in salotto: mia moglie ed io eravamo pieni di ammirazione e di turbamento. Non riuscivamo a dire a Simpson quello che pensavamo: poi mia moglie si decise, e con grande fatica gli disse che aveva messo le mani su un .... su una "cosa" nuova e grossa, ricca di sviluppi scientifici e anche poetici Simpson la arrestò: _ Signora, io non dimentico mai di essere un uomo di affari: anzi, dell' affare più grosso non ho ancora detto. Vi prego di non parlarne ancora in giro, ma dovete sapere che questo mio lavoro interessa loro profondamente, ai bigs della NATCA, e in specie ai cervelloni del Centro Ricerche a Fort Kiddiwanee. Li ho messi al corrente, beninteso dopo di aver definito la situazione brevettuale, e pare ne stia nascendo una combinazione interessante. Guardi cosa c' è qui dentro _. Mi porse una minuscola scatola di cartone, non più grossa di un ditale. La apersi: _ Qui dentro non c' è niente! _ Quasi niente, _ fece Simpson. Mi diede una lente: sul fondo bianco della scatola vidi un filamento, più sottile di un capello, lungo forse un centimetro; verso la metà si distingueva un leggero ingrossamento. _ È un resistore, _ disse Simpson: _ il filo è da due millesimi, la giunzione è da cinque, e il tutto costa quattromila lire; ma presto ne costerà duecento. Questo pezzo è il primo che è stato montato dalle mie formiche: dalle rufe dei pini, le più robuste ed abili. Ho insegnato in estate a una squadra di dieci, e loro hanno fatto scuola a tutte le altre. Dovrebbe vederle, è uno spettacolo unico: due afferrano i due elettrodi con le mandibole, una li attorciglia di tre giri e li fissa con una gocciolina di resina, poi tutte e tre depongono il pezzo sul trasportatore. In tre, montano un resistore in 14 secondi, compresi i tempi morti, e lavorano 20 ore su 24. Ne è nato un problema sindacale, si capisce, ma queste cose si accomodano sempre; loro sono soddisfatte, su questo non c' è dubbio. Ricevono una retribuzione in natura, suddivisa in due partite: una per così dire personale, che le formiche consumano nelle pause del lavoro, e l' altra collettiva, destinata alle scorte del formicaio, che esse immagazzinano nelle tasche ventrali; in tutto, 15 grammi al giorno per l' intera squadra di lavoro, che è composta di cinquecento operaie. È il triplo di quanto potevano raggranellare in un giorno di raccolta qui nel bosco. Ma questo è solo un inizio: sto allenando altre squadre per altri lavori "impossibili". Una a tracciare il reticolo di diffrazione di uno spettrometro, mille righe in . millimetri; una a riparare circuiti stampati miniaturizzati, che finora una volta guasti si buttavano via; una a ritoccare negative fotografiche; quattro a svolgere lavori ausiliari nella chirurgia del cervello, e già fin d' ora le posso dire che si dimostrano insostituibili nell' arrestare le emorragie dei capillari. Basta pensarci un momento, e subito vengono in mente decine di lavori che richiedono spese di energia minime, ma non si possono eseguire economicamente perché le nostre dita sono troppo grosse e lente, perché un micromanipolatore è troppo costoso, o perché comportano operazioni troppo numerose su un' area troppo vasta. Ho già preso contatti con una stazione sperimentale agraria per vari esperimenti appassionanti: vorrei allenare un formicaio a distribuire i fertilizzanti "a dimora", voglio dire, un granello per ogni seme; un altro formicaio, a bonificare le risaie, asportando le erbe infestanti quando sono ancora in germe; un altro, a mondare i silos; un altro ancora, a eseguire microinnesti cellulari .... È breve la vita, mi creda: mi maledico per aver cominciato così tardi. Da soli si può fare così poco! _ Perché non si prende un socio? _ Crede che io non abbia provato? Per poco non finivo in galera. Mi sono convinto che ... come dice il vostro proverbio? Meglio soli. _ In galera? _ Sì, per via di O'Toole, solo sei mesi fa. Giovane, ottimista, intelligente, instancabile, e poi pieno di fantasia, una miniera di idee. Ma un giorno ho trovato sulla sua scrivania un oggettino curioso, una pallina di plastica cava, non più grossa di un acino d' uva, con una polverina dentro. L' avevo io in mano, capisce, quando hanno bussato alla porta: era l' Interpol, otto agenti. Mi ci è voluto fior di avvocati per uscirne, per farli persuasi che io ero all' oscuro di tutto. _ All' oscuro di cosa? _ Della storia delle anguille. Sa bene, non sono insetti, ma anche loro migrano a banchi, migliaia e migliaia, tutti gli anni. S' era messo d' accordo con loro, quel disgraziato: come se io gli avessi fatto mancare il danaro. Le aveva corrotte con qualche mosca morta, e loro venivano a riva una per una, prima di mettersi in viaggio per il mare dei Sargassi: due grammi di eroina per una, nelle palline, legate sulla schiena. Laggiù, naturalmente, c' era lo yacht di Rick Papaleo ad aspettarle. Adesso, come le dicevo, ogni sospetto a mio carico è caduto: però tutta la faccenda è venuta alla luce, e ho il fisco alle calcagna. Si immaginano che io guadagni chissà che cosa: stanno facendo accertamenti. Una vecchia storia, vero? Inventi il fuoco e lo doni agli uomini, poi un avvoltoio ti rode il fegato per la eternità.

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