Storie naturali
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1966 - Categoria: letteratura
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La Misura della bellezza
L' ombrellone accanto al nostro era libero. Andai al bugigattolo torrido su cui stava scritto DIREZIONE, per vedere se era possibile affittarlo per tutto il mese: il bagnino consultò la lista delle prenotazioni, poi mi disse: _ No, mi rincresce. È prenotato fin da giugno da un signore di Milano _. Ho occhi buoni: accanto al numero 75 era segnato il nome Simpson. I Simpson a Milano non devono essere molti: speravo che non fosse lui, il signor Simpson agente della NATCA. Non che mi sia antipatico, anzi: ma mia moglie ed io teniamo molto alla nostra privatezza, e le ferie sono le ferie, ed ogni revenant del mondo degli affari me le guasta. Inoltre una certa sua intolleranza, una sua rigidezza puritana che era venuta in luce segnatamente nell' episodio dei duplicatori, aveva un poco raffreddato i nostri rapporti, e me lo faceva apparire poco desiderabile come vicino di spiaggia. Ma il mondo è piccolo: dopo tre giorni, sotto l' ombrellone numero 75 comparve il signor Simpson in persona. Aveva con sé una borsa da spiaggia molto voluminosa, e non l' avevo mai visto tanto imbarazzato. Conosco Simpson da molti anni, e so che è ad un tempo astuto e ingenuo, come tutti i rappresentanti e i mediatori di razza; e che inoltre è socievole, loquace, gioviale, amante della buona tavola. Invece, il Simpson che il destino mi aveva fatto piovere accanto era reticente e nervoso: piuttosto che su una sedia a sdraio di fronte all' Adriatico, sembrava seduto su un letto da fachiro. Nelle poche frasi che scambiammo cadde in contraddizione: mi disse che amava la vita di spiaggia, e che veniva a Rimini da molti anni; subito dopo, che non sapeva nuotare, e che arrostirsi al sole era per lui una gran seccatura e perdita di tempo. Il giorno dopo sparì. Filai dal bagnino: Simpson aveva disdetto l' ombrellone. Il suo comportamento cominciava ad interessarmi. Feci il giro degli stabilimenti, distribuendo mance e sigarette, e in meno di due ore seppi (e non me ne stupii) che aveva cercato e trovato un ombrellone ai bagni Sirio, al capo opposto della spiaggia. Mi ero fatta la convinzione che il puritano signor Simpson, abbondantemente coniugato e con figlia in età da marito, fosse a Rimini con una ragazza: questo sospetto mi incuriosiva talmente che decisi di spiare le sue mosse, dall' alto della rotonda. È questa, di vedere non visto, principalmente se dall' alto, una occupazione che mi ha sempre appassionato. "Peeping Tom", che preferì morire piuttosto che rinunciare a sbirciare Lady Godiva dalla fenditura delle persiane, è il mio eroe; spiare i miei simili, indipendentemente da quanto fanno o stanno per fare, e da ogni scoperta finale, mi dà una sensazione di potenza e di appagamento profondo: forse è un ricordo atavico delle attese estenuanti dei nostri proavi cacciatori, e riproduce le emozioni vitali dell' inseguimento e dell' agguato. Ma nel caso di Simpson la scoperta prometteva di non mancare. L' ipotesi della ragazza cadde subito, non c' era alcuna ragazza in vista: tuttavia il comportamento del mio uomo era singolare. Stava sdraiato e leggeva (o fingeva di leggere) il giornale, ma tutto faceva pensare che si dedicasse ad una attività esplorativa non molto diversa dalla mia. A intervalli usciva dalla sua inerzia: frugava nella borsa e ne estraeva un arnese simile a una cinepresa o a una piccola telecamera: lo puntava obliquamente verso il cielo, premeva un pulsante, poi scriveva qualcosa su un quadernetto. Fotografava qualcosa o qualcuno? Osservai meglio: sì, era per lo meno probabile; le macchine provviste di obbiettivo a prisma per riprese angolate, in modo da non insospettire la persona che si vuole ritrarre, non sono una novità, specie sulle spiagge. Nel pomeriggio non avevo più dubbi: Simpson fotografava i bagnanti che gli passavano davanti. Qualche volta si spostava anche lungo la battigia, e se trovava un soggetto interessante puntava verso il cielo e scattava. Non sembrava mostrare preferenze per le bagnanti graziose, e neppure per le bagnanti tout court: scattava a caso, adolescenti, vecchie matrone, gentiluomini tutti ossa e vello grigio, giovanotte e giovanotti romagnoli tarchiati. Dopo ogni foto, metodicamente, si toglieva gli occhiali neri e scriveva qualcosa sul libretto. Un particolare mi apparve inesplicabile: gli arnesi fotografici erano due, identici fra loro; uno per i maschi, l' altro per le femmine. Ormai ero certo: non si trattava di una innocua mania senile (d' altronde, darei molto per arrivare ai sessant' anni senile quanto Simpson), bensì di qualcosa di grosso; grosso almeno quanto l' imbarazzo di Simpson davanti a me, e la sua fretta di cambiare ombrellone. Da quel momento, anche il mio, da voyeurismo ozioso, si fece attenzione concentrata. I maneggi di Simpson erano diventati una sfida al mio ingegno, come un problema di scacchi, anzi, come un mistero della natura: ero risoluto a venirne a capo. Mi comperai un buon binocolo, ma non mi fu di grande aiuto, anzi, mi confuse ulteriormente le idee. Simpson prendeva appunti in inglese, con pessima scrittura e molte abbreviazioni: tuttavia mi riuscì di distinguere che ogni pagina del libretto era divisa in tre colonne, e che queste erano intestate: "Vis. Eval.", "Meter" e "Obs.". Evidentemente un lavoro sperimentale per conto della NATCA: quale? A sera rientrai alla pensione di pessimo umore. Raccontai la faccenda a mia moglie: le donne hanno spesso per queste cose un intuito sorprendente. Ma anche mia moglie, per ragioni diverse e indefinibili, era di cattivo umore; mi disse che secondo lei Simpson era un vecchio sudicione, e che a lei quella storia non interessava per nulla. Dimenticavo di dire che fra mia moglie e Simpson non corre buon sangue a partire dall' anno scorso, quando Simpson vendeva duplicatori, e mia moglie temeva che io ne comperassi uno e la duplicassi, e si preparava ad essere gelosa di se stessa. Ma poi ci pensò sopra e mi diede un consiglio fulminante: _ Ricattalo. Minaccialo di denunciarlo alla polizia di spiaggia. Simpson capitolò precipitosamente. Io incominciavo a dirgli che ero stato sgradevolmente impressionato dalla sua fuga e dalla sua mancanza di confidenza, e che, a mio parere, la nostra ormai lunga amicizia avrebbe dovuto rassicurarlo sulla mia capacità di discrezione, ma vidi subito che era un discorso inutile. Simpson era il solito Simpson: moriva dalla voglia di raccontarmi tutto per filo e per segno; evidentemente il segreto gli era stato imposto dalla sua società, e non attendeva altro che un caso di forza maggiore per infrangerlo. Il mio primo accenno ad una denunzia, per quanto vago e maldestro, fu per lui un caso di forza maggiore sufficiente. Si accontentò di una sommaria dichiarazione di riservatezza da parte mia, dopo di che lo sguardo gli si accese, e mi disse che i due apparecchi che portava con sé non erano macchine fotografiche, bensì due Calometri. Due calorimetri? No, due Calometri, due misuratori di bellezza. Uno maschile ed uno femminile. _ Si tratta di una nostra produzione nuova: una piccola serie sperimentale. I primi esemplari sono stati affidati ai funzionari più anziani e fidati, _ mi disse senza falsa modestia. _ Ci hanno incaricati di collaudarli in varie condizioni ambientali e su soggetti diversi. I particolari tecnici del funzionamento non ce li hanno spiegati (sa bene, si tratta delle solite questioni brevettuali): invece hanno molto insistito su quella che loro chiamano la philosophy dell' apparecchio. _ Un misuratore di bellezza! Mi pare un po' audace. Che cosa è la bellezza? Lo sa, lei? Glielo hanno spiegato, quelli laggiù, della sede centrale, di Fort ... come si chiama? _ Di Fort Kiddiwanee. Sì, la questione se la sono posta; ma sa, gli americani (dovrei dire "noi americani", vero? ma sono passati tanti anni!); gli americani sono più semplici di noi. Ci potevano essere delle incertezze fino a ieri, ma oggi la cosa è chiara: la bellezza è ciò che il Calometro misura. Scusi: quale elettricista si preoccupa di sapere qual è l' intima essenza della differenza di potenziale? La differenza di potenziale è ciò che un voltmetro misura: il resto non sono che inutili complicazioni. _ Appunto. Il voltmetro serve agli elettricisti, è un loro strumento di lavoro. Il Calometro a chi serve? La NATCA, finora, si è conquistata una buona rinomanza con le sue macchine per ufficio, roba solida e quadrata, per calcolare, duplicare, comporre, tradurre: non capisco come si dedichi ora alla costruzione di apparecchi così ... frivoli. Frivoli o filosofici: non c' è via di mezzo. Io non comprerei mai un Calometro: a cosa diavolo può servire? Il signor Simpson si fece radioso: appoggiò l' indice sinistro al naso, deviandolo fortemente verso destra, poi disse: _ Sa quante prenotazioni abbiamo già? Non meno di quarantamila solo negli Stati, e la campagna pubblicitaria non è neppure incominciata. Potrò confidarle particolari più ampi fra qualche giorno, quando saranno chiariti alcuni aspetti legali relativi ai possibili impieghi del congegno; ma lei non crederà che una NATCA si possa permettere di progettare e lanciare un modello senza una seria ricerca di mercato! D' altronde, l' idea ha tentato anche i nostri, dirò così, colleghi d' oltrecortina. Non lo sapeva? è un pettegolezzo d' alto livello che è perfino venuto sui giornali (però si parlava genericamente di "un nuovo ritrovato di importanza strategica"), ha fatto il giro di tutte le nostre filiali, ed ha anche destato qualche apprensione. I sovietici sostengono il contrario, come sempre; ma abbiamo buone prove che un nostro progettista, tre anni fa, ha fatto pervenire a Mosca, al ministero della Educazione, l' idea fondamentale del Calometro e uno dei primi disegni d' insieme. Già non è un segreto per nessuno che la NATCA è un covo di criptocomunisti, di intellettuali e di arrabbiati. _ Per nostra fortuna, la cosa è finita in mano ai burocrati e ai teorici di estetica marxista; grazie ai primi, si è perso un paio d' anni: grazie ai secondi, il tipo di apparecchio che verrà fuori laggiù non potrà in alcun modo fare concorrenza al nostro. È destinato ad altri impieghi: pare che si tratti di un Calogoniometro, che misura la bellezza in funzione dell' angolo di apertura sociale, il che non ci riguarda per nulla. Il nostro punto di vista è ben diverso, più concreto. La bellezza, stavo per dirle, è un numero puro: è un rapporto, o meglio un insieme di rapporti. Non voglio farmi bello delle penne altrui: quanto le sto dicendo lo troverà tutto, ed espresso con parole più elevate, nell' opuscolo pubblicitario del Calometro, che è già pronto in America, e in corso di traduzione; sa, io non sono che un piccolo ingegnere, e per di più atrofizzato da vent' anni di attività commerciale (prospera, però). La bellezza, secondo la nostra filosofia, è relativa a un modello, variabile a piacere, ad arbitrio della moda, o magari di un qualsiasi osservatore, e non esistono osservatori privilegiati. Ad arbitrio di un artista, di un persuasore occulto, od anche semplicemente del singolo cliente. Perciò, ogni Calometro deve essere tarato prima dell' impiego, e la taratura è una operazione delicata e fondamentale: a titolo di esempio, l' apparecchio che lei vede è stato tarato sulla Fantesca di Sebastiano dal Piombo. _ Dunque, se ho capito bene, si tratta di un apparecchio differenziale? _ Certo. Naturalmente, non si può pretendere che ogni utente abbia gusti evoluti e differenziati: non tutti gli uomini posseggono un ideale femminile definito. Perciò, in questa fase iniziale di messa a punto e di introduzione commerciale, la NATCA si è orientata su tre modelli: un modello blank che viene tarato gratuitamente sul campione indicato dal cliente, e due modelli a taratura standard, per la misura rispettivamente della bellezza femminile e maschile. A titolo sperimentale, per tutto il corrente anno il modello femminile, detto Paride, verrà tarato sulle fattezze di Elizabeth Taylor, e il modello maschile (che per ora non è molto richiesto) sulle fattezze di Raf Vallone. A proposito: ho ricevuto proprio stamane una lettera riservata da Fort Kiddiwanee, Oklahoma: mi comunicano che, finora, per questo modello non è stato trovato un nome soddisfacente, e che è stato aperto un concorso fra noi funzionari anziani. Il premio, naturalmente, è un Calometro, a scelta fra i tre tipi. Lei, che è una persona colta, vuole forse cimentarsi? Sarei lieto di farla concorrere sotto il mio nome .... Non pretendo che Semiramide sia un nome molto originale, e neppure molto pertinente: si vede che gli altri concorrenti avevano una fantasia e una cultura ancora più torpide delle mie. Vinsi il concorso, o meglio lo feci vincere a Simpson, il quale ricevette e mi cedette un Calometro blank rendendomi felice per un mese. Provai ugualmente il congegno così come mi era stato inviato, ma senza costrutto: segnava 100 su qualsiasi oggetto gli venisse presentato. Lo rimandai in filiale, e me lo feci tarare su di una buona riproduzione a colori del Ritratto della signora Lunia Czechowska; mi fu restituito con lodevole prontezza, e lo provai in varie condizioni. Esprimere un giudizio finale è forse prematuro e presuntuoso; tuttavia mi pare di poter affermare che il Calometro è un apparecchio sensibile ed ingegnoso. Se il suo scopo è quello di riprodurre il giudizio umano, esso è ampiamente raggiunto: ma riproduce il giudizio di un osservatore dai gusti estremamente limitati e ristretti, o meglio di un maniaco. Il mio apparecchio, ad esempio, assegna punteggi bassi a tutti i visi femminili tondeggianti e assolve i visi allungati; a tal punto che ha assegnato una quotazione di K32 alla nostra lattaia, che è considerata una delle bellezze del rione ma è grassoccia, e addirittura ha valutato K2. la Gioconda, che gli ho sottoposto in riproduzione. È invece straordinariamente parziale per i colli lunghi e sottili. La sua qualità più sorprendente (anzi, a ben guardare la sola che lo distingua da un banale sistema di fotometri) è la sua indifferenza alla posizione del soggetto e alla sua distanza. Ho pregato mia moglie, che è risultata una buona K75, con punte di K79 quando è riposata e serena e in buone condizioni di luce, di sottoporsi a misure in posizioni diverse, di fronte, di profilo destro e sinistro, sdraiata, col cappello o senza, con gli occhi aperti o chiusi, ed ho sempre ottenuto letture comprese entro 5 unità K. Le indicazioni si alterano decisamente solo quando il viso fa un angolo di più di 90ä; se il soggetto è completamente rigirato, e cioè offre la nuca all' apparecchio, si hanno letture molto basse. Devo qui ricordare che mia moglie ha un viso ovale molto allungato, il collo esile e il naso leggermente rivolto all' insù; a mio parere, meriterebbe anche un punteggio più alto, se non fosse dei capelli, che mia moglie ha neri, mentre quelli del modello di taratura sono biondo-scuri. Se si punta il Paride su visi maschili si ottengono generalmente risposte inferiori a K20, e inferiori a K10 se il soggetto porta i baffi o la barba. È notevole che il Calometro dà di rado letture rigorosamente nulle: esso, analogamente a quanto avviene ai bambini, ravvisa il volto umano anche nelle sue imitazioni più grossolane o casuali. Mi sono divertito a fare scorrere lentamente l' obiettivo su di una superficie irregolarmente variegata (per la precisione, una carta da parati): ogni sussulto della lancetta corrispondeva ad una zona in cui era possibile riconoscere una vaga parvenza antropomorfa. Ho ottenuto letture zero solo su soggetti decisamente asimmetrici o informi, e naturalmente su fondi uniti. Mia moglie non può soffrire il Calometro, ma, come è suo costume, non vuole o non sa spiegarmene la ragione. Ogni volta che mi vede con l' apparecchio in mano, o me lo sente nominare, si raggela e il suo umore precipita. Questo è ingiusto da parte sua, poiché, come ho detto, non è stata giudicata male: K79 è una quotazione eccellente. In principio pensavo che avesse esteso al Calometro la sua diffidenza generica per gli apparecchi che Simpson mi vende o cede in prova, e per Simpson medesimo; tuttavia il suo silenzio e il suo disagio mi pesavano talmente, che l' altra sera ho deliberatamente provocato la sua indignazione giocherellando un' ora buona col Calometro in giro per casa: ed ecco, devo dire che le sue opinioni, benché espresse in forma concitata, sono fondate e ragionevoli. In sostanza, mia moglie è scandalizzata dall' estrema docilità dell' apparecchio. Secondo lei, piuttosto che un misuratore di bellezza è un misuratore di conformità, e quindi uno strumento squisitamente conformista. Ho tentato di difendere il Calometro (che, secondo mia moglie, sarebbe più corretto chiamare "omeometro") facendole notare che chiunque giudica è un conformista, in quanto, consapevolmente o no, si riferisce a un modello: le ho ricordato il tempestoso esordio degli impressionisti; l' odio della pubblica opinione per i singoli innovatori (in tutti i campi), che si muta in quieto amore quando gli innovatori non sono più innovatori; infine ho cercato di dimostrarle che l' instaurarsi di una moda, di uno stile, l' "abituarsi" collettivo a un nuovo modo di esprimersi, è l' analogo esatto della taratura di un Calometro. Ho insistito su quello che ritengo il fenomeno più allarmante della civiltà d' oggi, e cioè che anche l' uomo medio, oggi, si può tarare nei modi più incredibili: gli si può far credere che sono belli i mobili svedesi e i fiori di plastica, e solo quelli; gli individui biondi, alti e con gli occhi azzurri, e solo quelli; che è solo buono un certo dentifricio, solo abile un certo chirurgo, solo depositario della verità un certo partito; ho affermato che in sostanza è poco sportivo disprezzare una macchina solo perché riproduce un procedimento mentale umano. Ma mia moglie è un caso disperato di educazione crociana: ha risposto "sarà", e non mi è sembrato di averla convinta. D' altra parte, in questi ultimi tempi anch' io ho perso parte del mio entusiasmo, ma per motivi diversi. Ho nuovamente incontrato Simpson, alla cena del Rotary: era di ottimo umore, e mi ha annunciato due sue "grandi vittorie". _ Ormai posso sciogliere le mie riserve sulla campagna di vendite, _ mi ha detto. _ Lei non mi crederà, ma non esiste in tutto il nostro assortimento una macchina più facile da piazzare. Spedisco domani la relazione mensile per Fort Kiddiwanee; vedrà se non ci scappa la promozione! Io lo dico sempre: due sono le grandi virtù del venditore: la conoscenza umana e la fantasia _. Si fece confidenziale e abbassò la voce: _ ... le centrali squillo! Nessuno ci aveva ancora pensato, neanche in America. È un vero censimento spontaneo: non credevo che fossero tante. Tutte le direttrici hanno subito intuito l' importanza commerciale di uno schedario moderno, completato da una indicazione calometrica obiettiva: Magda, anni 22, K.7; Wilma, anni 26, K77 ... comprende? _ Poi ho fatto un' altra pensata: ... be' , questa veramente non è tutta merito mio, mi è stata suggerita dalle circostanze. Ho venduto un Paride al suo amico Gilberto: sa che ha fatto: appena lo ha ricevuto lo ha manomesso, lo ha starato e ritarato su se stesso. _ Ebbene? _ Ma non vede? È un' idea che si può far nascere, per così dire, spontanea nel capo della maggior parte dei clienti. Ho già preparato una bozza del volantino pubblicitario che vorrei diffondere per le prossime feste: anzi, se lei fosse così gentile da dargli un' occhiata ... sa, non sono molto sicuro del mio italiano. Una volta che la moda sia lanciata, chi non regalerà a sua moglie (o a suo marito) un Calometro tarato su una sua fotografia? Vedrà, saranno pochi a resistere alla lusinga del K100: ricordi la strega di Biancaneve. A tutti piace sentirsi lodare e sentirsi dare ragione, anche se soltanto da uno specchio o da un circuito stampato. Non conoscevo questo lato cinico del carattere di Simpson: ci siamo lasciati freddamente, e temo che la nostra amicizia sia seriamente compromessa.
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