;

Storie naturali

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1966 - Categoria: letteratura

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


Ci sono mestieri che distruggono e mestieri che conservano. Fra quelli che conservano meglio, per un naturale compenso, sono appunto i mestieri che consistono nel conservare qualcosa: documenti, libri, opere d' arte, istituti, istituzioni, tradizioni. È esperienza comune che i bibliotecari, i guardiani di musei, i sagrestani, i bidelli, gli archivisti, non soltanto sono longevi, ma conservano se stessi per decenni senza visibili alterazioni. Jakob Dessauer, zoppicando leggermente, salì gli otto larghi scalini ed entrò dopo dodici anni d' assenza nell' atrio dell' Istituto. Chiese di Haarhaus, di Kleber, di Wincke: non c' era più nessuno, o morti o trasferiti; l' unica faccia nota era quella del vecchio Dybowski. Dybowski no, non era cambiato: lo stesso cranio calvo, le stesse rughe fitte e profonde, la barba mal rasa, le mani ossute dalle macchie multicolori. Anche il camice, grigio, rappezzato, troppo corto, era quello. _ Eh sì, _ disse: _ quando passa l' uragano sono le piante più alte quelle che cadono. Io sono rimasto: si vede che non davo noia a nessuno, né ai russi, né agli americani, né a quegli altri, prima _. Dessauer si guardava intorno: molti vetri mancavano ancora alle finestre, molti libri dagli scaffali, il riscaldamento era scarso, ma l' istituto viveva; studenti e studentesse passavano per i corridoi, vestiti di panni lisi e consunti, e nell' aria si respiravano odori acri e caratteristici, a lui ben noti. Chiese a Dybowski notizie degli assenti: erano morti in guerra quasi tutti, al fronte o nei bombardamenti; anche Kleber, il suo amico, era morto, ma non per via della guerra: Kleber, Wunderkleber, come lo chiamavano, Kleber dei miracoli. _ Proprio lui: non ha sentito parlare della sua storia? Una strana storia, davvero. _ Manco da molti anni, _ rispose Dessauer. _ Già: non pensavo, _ disse Dybowski, senza fare domande. _ Ha mezz' ora di tempo? Venga con me, gliela racconto. Condusse Dessauer nel suo sgabuzzino. Dalla finestra entrava la luce grigia di un pomeriggio di nebbia: la pioggia cadeva a folate sulle erbe incolte che avevano invaso le aiuole, un tempo tanto curate. Sedettero su due sgabelli, davanti a una bilancia tecnica arrugginita e corrosa. L' aria odorava pesantemente di fenolo e di bromo; il vecchio accese la pipa e trasse di sotto al banco una bottiglia bruna. _ A noi l' alcool non è mai mancato, _ disse, e versò in due becher a beccuccio. Bevvero, poi Dybowski cominciò a raccontare. _ Sa, non sono cose da raccontare così al primo che viene. Le dico a lei perché ricordo che eravate amici, e così potrà capire meglio. Dopo che lei ci ha lasciati, non è che Kleber fosse cambiato molto: era testardo, serio, attaccato al lavoro, istruito, abilissimo. Non gli mancava neppure quel filo di follia che nel nostro lavoro non guasta. Era anche molto timido;partito lei, non si fece altri amici, invece cominciarono a venirgli tante piccole curiose manie, come capita a quelli che vivono soli. Ricorda che seguiva da anni una sua linea di ricerca, sui benzoilderivati: era stato riformato, per via degli occhi, sa bene. Neanche più tardi lo chiamarono sotto le armi, quando chiamavano tutti: non si è mai saputo, forse aveva conoscenze in alto. Così continuò a studiare i suoi benzoilderivati, non so, forse erano di interesse a quegli altri, per la guerra. Cadde sulle versamine per caso. _ Che cosa sono le versamine? _ Aspetti, verrà fuori dopo. I suoi preparati li provava sui conigli: ne aveva già provati una quarantina quando si accorse che uno dei conigli si comportava in un modo strano. Rifiutava il cibo, e invece masticava il legno, mordeva i fili della gabbia, fino a farsi sanguinare la bocca. Morì pochi giorni dopo, di infezione. Ora, un altro non ci avrebbe fatto caso, ma Kleber no: era della vecchia scuola, credeva più ai fatti che alle statistiche. Fece somministrare a tre altri conigli il B-41 (era il 41ä benzoilderivato), e ottenne risultati molto simili. Qui, nella storia, per poco non ci entravo anch' io. Si interruppe: aspettava una domanda, e Dessauer non la fece mancare. _ Lei? In che modo? Dybowski abbassò un poco la voce. _ Sa bene, la carne era scarsa, e a mia moglie sembrava un peccato gettare tutti gli animali da esperimento nell' incineratore. Così ogni tanto ne assaggiavamo qualcuno: molte cavie, qualche coniglio; cani e scimmie no, mai. Sceglievamo quelli che ci sembravano meno pericolosi, e capitammo proprio su uno di quei tre conigli che le ho detto; però ce ne accorgemmo solo più tardi. Vede, a me piace bere. Non ho mai esagerato, però non ne posso fare a meno. Mi accorsi che qualcosa non andava diritto proprio così, per via del bere. Me ne ricordo come se fosse ora: ero qui con un mio amico, si chiamava Hagen, avevamo trovato non so dove una bottiglia di acquavite, e bevevamo. Era la sera dopo del coniglio: quell' acquavite era di buona marca, ed ecco, a me non piaceva, non c' era verso. Hagen invece la trovava eccellente; così discutemmo, ciascuno voleva convincere l' altro, e di bicchierino in bicchierino ci trovammo un po' riscaldati. Io, più bevevo e meno mi piaceva: l' altro insisteva, finimmo col litigare, io gli dissi che era un testardo e uno stupido, e Hagen mi ruppe la bottiglia sulla testa; vede qui? Ho ancora la cicatrice. Ebbene, il colpo non mi fece male, anzi, mi diede una sensazione strana, molto piacevole, che non avevo mai sentito. Ho provato diverse volte a cercare le parole per descriverla, e non le ho mai trovate: era un po' come quando uno si sveglia e si stira, ancora in letto, ma molto più forte, più pungente, come concentrata tutta in un punto. _ Non so più come finì la serata; il giorno dopo la ferita non sanguinava più, ci misi un cerotto, ma a toccare sentivo di nuovo ancora quella sensazione, come un solletico, ma mi creda, così piacevole che passai la giornata a toccarmi il cerotto, tutte le volte che potevo farlo senza che nessuno vedesse. Poi, a poco a poco tutto ritornò in ordine, l' alcool tornò a piacermi, la ferita guarì, feci la pace con Hagen e non ci pensai più. Ma ci tornai a pensare qualche mese più avanti. _ Che cosa era, questo b-41? _ interruppe Dessauer. _ Era un benzoilderivato, gliel' ho già detto. Ma conteneva un nucleo spiranico. Dessauer levò gli occhi stupito. _ Un nucleo spiranico? Come sa lei queste cose? Dybowski sorrise di un sorriso faticoso. _ Quarant' anni, _ rispose con pazienza: _ sono quarant' anni che lavoro qui dentro, e vuole che non abbia imparato proprio niente? A lavorare senza imparare non c' è soddisfazione. E poi, con tutto il parlare che si è fatto dopo ... è venuto perfino sui giornali, non li ha letti? _ Non quelli di quel periodo, _ disse Dessauer. _ Non che spiegassero le cose bene, sa come sono i giornalisti: ma insomma, per un po' di tempo tutta la città non ha parlato che di spirani, come quando ci sono i processi dei veleni. Non si sentiva altro, anche sui treni, nei rifugi antiaerei, e perfino gli scolari sapevano dei nuclei benzenici condensati e non complanari, del carbonio spiranico asimmetrico, del benzoile in para e dell' attività versaminica. Perché adesso lo avrà capito, non è vero? È stato Kleber stesso a chiamarle versamine: quelle sostanze che convertono il dolore in piacere. Il benzoile c' entrava niente, o molto poco: quello che contava era proprio il nucleo fatto in quel certo modo, quasi come i piani di coda di un aereo. Se sale su al secondo piano, nello studio del povero Kleber, vedrà i modelli spaziali che faceva lui stesso, con le sue mani. _ Avevano effetto permanente? _ No: durava solo qualche giorno. _ Peccato, _ scappò detto a Dessauer. Stava ascoltando con attenzione, ma insieme non riusciva a distogliere lo sguardo dalla nebbia e dalla pioggia fuori dai vetri, né ad interrompere un suo filo di pensiero: la sua città come l' aveva ritrovata, quasi intatta negli edifici ma sconvolta intimamente, lavorata dal di sotto come un' isola di ghiaccio galleggiante, piena di falsa gioia di vivere, sensuale senza passione, chiassosa senza gaiezza, scettica, inerte, perduta. La capitale della nevrosi: solo in questo nuova, per il resto decrepita, anzi, senza tempo, pietrificata come Gomorra. Il teatro più adatto per la storia contorta che il vecchio andava dipanando. _ Peccato? Aspetti la fine. Non capisce che era una cosa grossa? Lei deve sapere che quel b-41 non era che un primo abbozzo, un preparato dagli effetti deboli, incostanti. Kleber si accorse subito che con certi gruppi sostituenti, neanche poi tanto fuori mano, si poteva fare molto di più: un poco come la faccenda della bomba di Hiroscima e delle altre che vennero dopo. Non a caso, vede, non a caso: questi credono di liberare l' umanità dal dolore, quelli di regalarle l' energia gratis, e non sanno che niente è gratis, mai: tutto si paga. Ad ogni modo: aveva trovato il filone. Io lavoravo con lui, mi aveva affidato tutto il lavoro sugli animali: lui invece continuava con le sintesi, ne portava avanti tre o quattro insieme. In aprile preparò un composto molto più attivo di tutti gli altri, il numero 160, quello che poi diventò la versamina DN, e me lo passò per le prove. La dose era bassa, non più di mezzo grammo. Tutti gli animali reagivano, ma non in misura uguale: alcuni mostravano solo qualche anomalia di comportamento, del tipo di quelle che le ho detto prima, e ritornavano normali in pochi giorni, ma altri sembravano, come dire? capovolti, e non guarivano più, come se per loro il piacere e il dolore avessero cambiato posto definitivamente: questi morivano tutti. _ A guardarli, era una cosa orribile e affascinante. Ricordo un cane lupo, per esempio, che volevamo conservare in vita a tutti i costi, suo malgrado, perché sembrava che non avesse altra volontà se non quella di distruggersi. Si azzannava le zampe e la coda con ferocia insensata, e quando gli misi la museruola si mordeva la lingua. Dovetti mettergli in bocca un tampone di gomma, e lo alimentavo con iniezioni: allora lui imparò a correre nella gabbia, e a picchiare contro le sbarre con tutta la forza che aveva. Prima picchiava a caso, con la testa, con le spalle, ma poi vide che era meglio picchiare col naso, e ogni volta uggiolava di piacere. Dovetti legargli anche le zampe, ma non si lamentava, anzi, scodinzolava tranquillo tutto il giorno e tutta la notte, perché non dormiva più. Aveva ricevuto un solo decigrammo di versamina, in una sola dose, ma non guarì più: Kleber provò su di lui una dozzina di supposti antidoti (aveva una sua teoria, diceva che avrebbero dovuto servire per non so che sintesi protettiva), ma nessuno ebbe effetto, e il tredicesimo lo uccise. _ Poi ho avuto per le mani un bastardo, avrà avuto un anno, una bestiola a cui mi sono subito affezionato. Sembrava mansueto, così lo tenevamo libero per il giardino molte ore al giorno. Anche a lui avevamo somministrato un decigrammo, ma a piccole dosi, nel corso di un mese: quello sopravvisse più a lungo, poveretto; però non era più un cane. Non c' era più niente di canino in lui: non gli piaceva più la carne, raspava con gli unghioli terra e sassi e li inghiottiva. Mangiava l' insalata, la paglia, il fieno, la carta di giornale. Aveva paura delle cagnette, e invece faceva la corte alle galline e alle gatte: anzi, una gatta se ne ebbe a male, gli saltò agli occhi e cominciò a graffiarlo, e lui lasciava fare, e agitava la coda sdraiato sulla schiena. Se non fossi arrivato in tempo, quella gli avrebbe cavato gli occhi. Più faceva caldo, e più dovevo penare per farlo bere: davanti a me faceva mostra di bere, ma si vedeva benissimo che l' acqua gli ripugnava; invece una volta scappò di nascosto nel laboratorio, trovò una bacinella di soluzione isotonica e se la bevve tutta. Quando invece era sazio d' acqua (gliela introducevo con una sonda), allora avrebbe continuato a bere fino a scoppiare. _ Ululava al sole, guaiva alla luna, scodinzolava per ore davanti allo sterilizzatore e al mulino a martelli, e quando lo portavo a spasso ringhiava a tutte le cantonate e agli alberi. Era un controcane, insomma: le assicuro che il suo comportamento era sinistro quanto bastava per mettere sull' avviso chiunque avesse conservato sano anche solo un quarto di cervello. Noti: non si era abbrutito come l' altro, il cane lupo. Secondo me aveva capito come un uomo, sapeva che quando si ha sete bisogna bere, e che un cane deve mangiare carne e non fieno, ma l' errore, la perversione erano più forti di lui. Davanti a me fingeva, si sforzava di fare le cose giuste, non solo per farmi piacere e perché io non mi arrabbiassi, ma anche, credo, perché sapeva, continuava a sapere quello che era giusto. Ma morì ugualmente. Lo attirava il fracasso dei tram, e fu così che morì: a un tratto mi strappò il guinzaglio di mano e corse contro un tram a testa bassa. Pochi giorni prima lo avevo sorpreso mentre leccava la stufa: era accesa, sì, quasi rovente. Quando mi vide, si accucciò con le orecchie basse e la coda fra le gambe, come se aspettasse una punizione. _ Con le cavie e coi topi capitava su per giù lo stesso. Anzi, non so se lei ha letto di quei topi in America, di cui hanno parlato i giornali: avevano collegato uno stimolo elettrico ai centri cerebrali del piacere, e loro imparavano ad eccitarseli, e insistevano fino a morirne. Creda a me, si trattava delle versamine: è un effetto che si ottiene con facilità irrisoria, e con poca spesa. Perché, forse non l' avevo ancora detto, sono sostanze poco costose: non più di qualche scellino al grammo, e un grammo basta per rovinare un uomo. _ A questo punto della faccenda, a me pareva che ce ne fosse abbastanza per andare cauti: glielo dissi, anche, a Kleber; in fondo ero il più anziano e potevo permettermelo, anche se ero meno istruito di lui, e se avevo visto tutta la storia solo dalla parte dei cani. Lui mi rispose di sì, naturalmente; ma poi non resistette e ne parlò in giro. Anzi, fece peggio: fece un contratto con la OPG, e cominciò a drogarsi. _ Come può immaginare, sono stato io il primo che se ne sia accorto. Lui faceva ogni sforzo per tenerlo nascosto, ma io vidi subito come correva la lepre. Sa da che cosa me ne accorsi? Due cose, smise di fumare e si grattava: scusi se parlo così, ma le cose bisogna chiamarle col loro nome. Veramente, davanti a me continuava a fumare, ma io vedevo bene che non aspirava più il fumo, e non lo guardava quando lo soffiava via; e poi, i mozziconi che lasciava nel suo studio erano sempre più lunghi, si vedeva che accendeva, tirava una boccata così per abitudine, e li gettava via subito. Quanto poi al grattarsi, lo faceva solo quando non si sentiva osservato, o quando si distraeva; ma allora si grattava in un modo feroce, come un cane, appunto, come se volesse scavarsi. Insisteva sui posti dove era già irritato, e presto ebbe cicatrici sulle mani e sul viso. Non saprei dirle del resto della sua vita, perché viveva solo e non parlava con nessuno, ma credo che non sia un caso se proprio in quel periodo una ragazza che telefonava spesso cercando di lui, e qualche volta lo aspettava davanti all' Istituto, non si fece più vedere. _ Quanto alla combinazione con la OPG, si vide subito che era una cosa nata male. Non credo che gli abbiano dato molto: fecero un lancio commerciale in sordina, abbastanza maldestro, presentando la versamina DN come un nuovo analgesico, senza parlare dell' altro aspetto della faccenda. Ma qualcosa deve essere trapelato: trapelato di qui dentro, e poiché io non ne ho parlato, mi pare che sia chiaro a tutti chi è stato a parlare. Sta di fatto che il nuovo analgesico è stato incettato in un momento, e che poco dopo la polizia ha trovato, qui in città, un club di studenti dove pare si facessero orge di un genere mai visto prima. La notizia è venuta fuori sul "Kurier", ma senza i particolari; io li so, i particolari, ma glieli risparmio, perché è roba da Medioevo; le basti sapere che sono state sequestrate centinaia di bustine di aghi, e poi delle tenaglie e dei bracieri per arroventarle. Allora la guerra era appena finita, c' era l' occupazione, e tutto fu messo a tacere: anche perché pare che in quell' imbroglio fosse coinvolta la figlia del ministro T.. _ Ma che ne è stato di Kleber? _ chiese Dessauer. _ Aspetti, ora ci arrivo. Volevo solo raccontarle ancora una cosa, che ho saputo proprio da Hagen, quello dell' acquavite, che allora era capoufficio al ministero degli Esteri. La OPG ha rivenduto la licenza delle versamine alla marina americana, guadagnandoci sopra non so quanti milioni (perché le cose, a questo mondo, vanno così), e la marina ha tentato una applicazione militare. In Corea, uno dei reparti da sbarco era versaminizzato: si pensava che avrebbero dimostrato chissà quale coraggio e sprezzo del pericolo, invece fu una cosa spaventosa; sprezzo del pericolo ne avevano da vendere, ma pare che davanti al nemico si siano comportati in un modo abietto e assurdo, e che per di più si siano fatti ammazzare tutti quanti. _ Lei mi chiedeva di Kleber. Mi pare di averle raccontato quanto basta per farle intuire che gli anni che seguirono non furono molto allegri per lui. Io l' ho seguito giorno per giorno, e ho sempre cercato di salvarlo, ma non mi è mai riuscito di parlare con lui da uomo a uomo: mi evitava, aveva vergogna. Dimagriva, si consumava come uno che avesse il cancro. Si vedeva che cercava di resistere, di tenere per sé solo il buono, quella valanga di sensazioni gradevoli, magari anche deliziose, che le versamine procurano con facilità, e gratis. Gratis solo in apparenza, si capisce, ma l' illusione deve essere irresistibile. Così si sforzava di mangiare, benché avesse perso ogni amore per il cibo; dormire non poteva più, ma aveva conservato le sue abitudini di uomo metodico. Ogni mattina arrivava puntuale, alle otto esatte, e si metteva al lavoro, ma gli si leggevano in faccia i segni della lotta che doveva sostenere per non lasciarsi tradire dal bombardamento di messaggi falsi che gli pervenivano da tutti i suoi sensi. _ Non so dirle se continuasse a prendere versamine per debolezza, o per ostinazione, o se invece avesse smesso, e gli effetti si fossero cronicizzati; sta di fatto che nell' inverno del '52, che era molto rigido, lo sorpresi qui, proprio in questa camera: si faceva vento col giornale, e si stava togliendo la maglia mentre io entravo. Sbagliava anche a parlare, a volte diceva "amaro" invece di "dolce", "freddo" per "caldo"; il più delle volte si correggeva in tempo, ma a me non sfuggivano la sua esitazione davanti a certe scelte, e una certa sua occhiata insieme irritata e colpevole quando si accorgeva che io me ne accorgevo. Una occhiata che mi faceva male: mi ricordava quell' altro, il suo predecessore, il cane bastardo, che si accucciava con le orecchie basse quando io lo sorprendevo a fare le cose al contrario. _ Come è finito? Guardi, se stiamo ai fatti di cronaca è morto in un incidente stradale, qui in città, in auto, in una notte d' estate. Non si è fermato a un semaforo: così diceva il verbale della polizia. Io avrei potuto aiutarli a capire, spiegargli che per un uomo nelle sue condizioni non doveva essere tanto facile distinguere il rosso dal verde. Ma mi è sembrato più caritatevole stare zitto: a lei queste cose le ho raccontate perché eravate amici. Devo aggiungere che, fra tante cose sbagliate, Kleber ne ha fatta una giusta: poco prima di morire ha distrutto tutto il dossier delle versamine, e tutti i preparati su cui ha potuto mettere le mani. Qui il vecchio Dybowski tacque, e anche Dessauer non aggiunse parola. Pensava a molte cose confuse insieme, e si riprometteva di smistarle poi, con calma, magari quella sera stessa: aveva un appuntamento, ma lo avrebbe rimandato. Pensava una cosa che non aveva pensata da molto tempo, poiché aveva sofferto assai: che il dolore non si può togliere, non si deve, perché è il nostro guardiano. Spesso è un guardiano sciocco, perché è inflessibile, è fedele alla sua consegna con ostinazione maniaca, e non si stanca mai, mentre tutte le altre sensazioni si stancano, si logorano, specialmente quelle piacevoli. Ma non si può sopprimerlo, farlo tacere, perché è tutt' uno con la vita, ne è il custode. Pensava anche, contraddittoriamente, che se avesse avuto in mano il farmaco lo avrebbe provato; perché, se il dolore è il guardiano della vita, il piacere ne è lo scopo e il premio. Pensava che preparare un po' di 4-4- diamminospirano non sarebbe poi stato tanto difficile; pensava che, se le versamine sanno convertire in gioia anche i dolori più pesanti e più lunghi, il dolore di un' assenza, di un vuoto intorno a te, il dolore di un fallimento non riparabile, il dolore di sentirti finito, ebbene, allora perché no? Ma, per una di quelle associazioni di cui la memoria è generosa, pensava ancora a una brughiera in Scozia, mai vista ma meglio che vista; a una brughiera piena di pioggia, lampi e vento, e al canto gaio-maligno di tre streghe barbute, esperte in dolori e in piaceri e nel corrompere la volontà umana:

La bella addormentata nel frigo

Storie naturali 1966