Storie naturali
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1966 - Categoria: letteratura
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L' Ordine a buon mercato
Vedo sempre con piacere il signor Simpson. Non è uno dei soliti rappresentanti, che mi ricordano gli avvocati d' ufficio: è veramente innamorato delle macchine NATCA, crede in esse con candida fede, si tormenta per le loro manchevolezze e per i loro guasti, trionfa dei loro trionfi. O almeno, tale appare, se non è; il che, a quasi tutti gli effetti pratici, è lo stesso. Anche astraendo dai rapporti di affari, siamo quasi amici; tuttavia lo avevo perso di vista nel 1960, dopo che mi aveva venduto il Versificatore: era terribilmente impegnato a soddisfare le richieste per quel fortunatissimo modello, lavorava tutti i giorni fino a mezzanotte. Mi aveva poi telefonato verso Ferragosto, per chiedermi se mi interessava un Turboconfessore: un modello portatile, rapido, assai richiesto in America ed approvato dal cardinale Spellman. Non mi interessava, e glielo dissi senza complimenti. Il signor Simpson suonò alla mia porta, non preannunciato, pochi mesi addietro. Era raggiante, e portava fra le braccia, con l' affetto di una nutrice, una scatola di cartone ondulato. Non perse tempo in convenevoli: _ Eccolo, _ mi disse trionfante, _ è il Mimete: il duplicatore che tutti abbiamo sognato. _ Un duplicatore? _ dissi io, nascondendo male un moto di delusione. _ Scusi , Simpson: non ho mai sognato duplicatori. Cosa vuole di meglio di quelli ormai affermati? Guardi qui, per esempio. Venti lire e pochi secondi per copia, e copie irreprensibili; funzionamento a secco, nessun reattivo, neanche un guasto in due anni. Ma il signor Simpson non è facile da smontare. _ A riprodurre una superficie, mi perdoni, sono capaci tutti. Questo non riproduce solo la superficie, ma anche in profondità _; ed aggiunse, con aria educatamente offesa: _ Il Mimete è un vero duplicatore _. Cavò dalla borsa, con cautela, due fogli ciclostilati, con l' intestazione a colori, e li depose sul tavolo. _ Qual è l' originale? Li osservai con attenzione: sì, erano uguali, ma non lo erano altrettanto due copie dello stesso giornale, o due positive della stessa negativa? _ No, guardi meglio. Vede, per questo materiale dimostrativo abbiamo scelto deliberatamente una carta grossolana, con molti corpi estranei nell' impasto. Inoltre, quest' angolo qui lo abbiamo lacerato apposta, prima della duplicazione. Prenda la lente e osservi con calma. Non ho nessuna fretta: questo pomeriggio è dedicato a lei. In un punto di una copia c' era una pagliuzza, e accanto un bruscolo giallo; nella stessa posizione della seconda copia c' era una pagliuzza e un bruscolo giallo. Le due lacerazioni erano identiche, fino all' ultimo peluzzo distinguibile alla lente. La mia diffidenza si andava mutando in curiosità. Intanto il signor Simpson aveva tratto dalla borsa un intero incartamento: _ Sono le mie munizioni, mi disse sorridendo, col suo piacevole accento straniero. _ È la mia scorta di gemelli _. C' erano lettere manoscritte, sottolineate a casaccio in vari colori; buste affrancate; complicati disegni tecnici; scarabocchi infantili variopinti. Di ogni esemplare il signor Simpson mi mostrò la replica esatta, sul recto e sul verso. Esaminai con attenzione il materiale dimostrativo: in verità, non lasciava nulla a desiderare. La grana della carta, ogni segno, ogni sfumatura di colore, erano riprodotti con fedeltà assoluta. Notai che, anche al tatto, si ritrovavano nelle copie le stesse asperità degli originali: l' untuosità dei tratti a pastello, l' aridità gessosa delle campiture a tempera, il rilievo dei francobolli. Frattanto, il signor Simpson continuava nel suo discorso persuasivo. _ Non si tratta del perfezionamento di un modello precedente: il principio stesso su cui si fonda il Mimete è una novità rivoluzionaria, di estremo interesse non solo pratico ma anche concettuale. Non imita, non simula: ma riproduce il modello, lo ricrea identico, per così dire, dal nulla .... Diedi un balzo: le mie viscere di chimico reagivano con violenza contro questa enormità. _ Ohibò! come, dal nulla? _ Mi perdoni, mi sono lasciato trascinare. Non proprio dal nulla, evidentemente: intendevo dire, dal caos, dal disordine assoluto. Ecco, questo fa il Mimete: crea ordine dal disordine. Uscì in strada, e trasse dal baule dell' auto un piccolo cilindro metallico, simile alle bombole di gas liquido. Mi mostrò in che modo lo si collegava con la cella del Mimete, mediante un tubo flessibile. _ È il serbatoio di alimentazione. Contiene una miscela piuttosto complessa, il cosiddetto pabulum, la cui natura, per ora, non viene rivelata; da quanto mi è parso di capire dai tecnici della NATCA durante il corso di addestramento a Fort Kiddiwanee, è probabile che il pabulum sia costituito da composti poco stabili del carbonio e degli altri principali elementi vitali. La manovra è elementare: detto fra noi, non ho proprio capito che bisogno ci fosse di chiamarci tutti quanti in America, dai quattro angoli del mondo. Vede? Il modello da riprodurre si mette in questo scompartimento, e in quest' altro, che è di uguale forma e volume, si introduce il pabulum, a velocità controllata. Durante il processo di duplicazione, nella esatta posizione di ogni singolo atomo del modello viene fissato un atomo analogo estratto dalla miscela di alimentazione: carbonio dov' era carbonio, azoto dov' era azoto, e così via. A noi agenti, naturalmente, non è stato rivelato pressoché nulla del meccanismo di questa ricostruzione a distanza, né ci è stato spiegato in qual modo venga trasmessa da una cella all' altra la enorme mole di informazione in gioco. Tuttavia siamo autorizzati a riferire che nel Mimete si ripete un procedimento genetico recentemente scoperto, e che il modello "è legato alla copia dallo stesso rapporto che lega il seme all' albero": mi auguro che per lei tutto questo abbia un senso, e la prego di scusare la riservatezza della mia Casa. Comprenderà: non tutti i particolari dell' apparecchio sono finora coperti da brevetto. Contro ogni sana norma commerciale, non mi riuscì di nascondere la mia ammirazione. Si trattava veramente di una tecnica rivoluzionaria; la sintesi organica a bassa temperatura e pressione, l' ordine dal disordine in silenzio, rapidamente e a buon mercato: il sogno di quattro generazioni di chimici. _ Non ci sono arrivati facilmente, sa: a quanto si racconta, i quaranta tecnici addetti al progetto Mimete, che avevano già risolto brillantemente il problema fondamentale, e cioè quello della sintesi orientata, non ottennero per due anni che copie speculari, intendo dire ribaltate, e perciò inservibili. La direzione della NATCA era già sul punto di mettere ugualmente in produzione l' apparecchio, che pure avrebbe dovuto essere azionato due volte per ogni duplicazione, con doppia spesa e doppio tempo; il primo esemplare a riproduzione diretta sarebbe stato realizzato per caso, grazie ad un provvidenziale errore di montaggio. _ Questa storia mi lascia perplesso, _ dissi io: non esiste invenzione per la quale non venga messa in circolazione la storiella del felice intervento del caso Probabilmente da parte dei concorrenti meno ingegnosi. _ Può essere, _ disse Simpson: _ ad ogni modo, molta strada resta ancora da fare. È bene che lei sappia già fin d' ora che il Mimete non è un duplicatore rapido: per un modello di un centinaio di grammi non occorre meno di un' ora. Esiste poi un' altra limitazione, in sé ovvia: non si possono riprodurre, o solo imperfettamente, modelli che contengano elementi non presenti nel pabulum di dotazione. Altri pabula speciali, più completi, sono già stati realizzati per esigenze particolari, ma pare si incontrino difficoltà con alcuni elementi, principalmente coi metalli pesanti. Ad esempio (e mi mostrò una deliziosa pagina di codice miniato), non è finora possibile riprodurre le dorature, che infatti mancano nella copia. Tanto meno è possibile riprodurre una moneta. A questo punto diedi un secondo balzo: ma questa volta non erano le mie viscere di chimico che reagivano, bensì quelle, coesistenti e strettamente commiste, dell' uomo pratico. Una moneta no, ma una banconota? o un francobollo raro? o, più decentemente e più elegantemente, un diamante? Forse che la legge punisce "i fabbricatori e gli spacciatori di diamanti falsi"? Forse che esistono diamanti falsi? Chi può vietarmi di infilare nel Mimete qualche grammo di atomi di carbonio, di riordinarli in onesto assetto tetraedrico, e di vendere il risultato? Nessuno: non la legge, e neppure la coscienza. In queste cose, l' essenziale è arrivare primi, poiché non v' è fantasia più solerte di quella degli uomini avidi di lucro. Così troncai ogni indugio, contrattai moderatamente il prezzo del Mimete (che d' altronde non era eccessivo), ottenni uno sconto del 5% e il pagamento a 120 giorni fine mese, ed ordinai l' apparecchio. Il Mimete, insieme con 50 libbre di pabulum, mi fu consegnato due mesi dopo. Natale era vicino; la mia famiglia era in montagna, ero rimasto solo in città, e mi dedicai intensamente allo studio e al lavoro. Per cominciare, mi lessi più volte con attenzione le istruzioni di impiego, fino a saperle quasi a memoria; poi presi il primo oggetto che mi cadde sottomano (era un comune dado da gioco) e mi accinsi a riprodurlo. Lo misi nella cella, portai l' apparecchio alla temperatura prescritta, aprii la valvolina tarata del pabulum, e mi posi in attesa. Si sentiva un leggero ronzio, e dal tubo di scarico della cella di riproduzione usciva un debole getto gassoso: aveva un curioso odore, simile a quello dei neonati poco puliti. Dopo un' ora, aprii la cella: conteneva un dado esattamente identico al modello, sia nella forma, sia nel colore, sia nel peso. Era tiepido, ma acquistò in breve la temperatura ambiente. Dal secondo ne feci un terzo, e dal terzo un quarto, senza difficoltà né intralci. Ero sempre più incuriosito del meccanismo intimo del Mimete, che Simpson non aveva saputo (o voluto?) spiegarmi con sufficiente precisione, e di cui nelle istruzioni non era fatto alcun cenno. Staccai il coperchio ermetico della cella B; vi praticai una finestrella col seghetto, vi adattai una lastrina di vetro, ben sigillata, e rimisi il coperchio a posto. Poi introdussi ancora una volta il dado nella cella A, ed attraverso il vetro osservai con attenzione quanto avveniva nella cella B durante la duplicazione. Avveniva qualcosa di estremamente interessante: il dado si formava gradualmente, a partire dal basso, per sottilissimi strati sovrapposti, come se crescesse dal fondo della cella. A metà della duplicazione, metà del dado era perfettamente formata, e si distingueva bene la sezione del legno, con tutte le sue venature. Sembrava lecito dedurre che, nella cella A, un qualche dispositivo analizzatore "esplorasse", per linee o per piani, il corpo da riprodurre, e trasmettesse alla cella B le istruzioni per la fissazione delle singole particelle, forse degli stessi atomi, ricavati dal pabulum. Ero soddisfatto della prova preliminare. Il giorno seguente comprai un piccolo brillante, e ne feci una riproduzione, che riuscì perfetta. Dai primi due ne feci altri due; dai quattro altri quattro, e così via in progressione geometrica finché la cella del Mimete non fu piena. A operazione finita, era impossibile riconoscere il brillante capostipite. In dodici ore di lavoro avevo ottenuto 212-1 pezzi, ossia 4095 nuovi brillanti: la spesa iniziale di impianto era ampiamente ammortizzata, e mi sentivo autorizzato a procedere ad altri esperimenti, più interessanti e meno interessati. Il giorno dopo duplicai senza difficoltà una zolletta di zucchero, un fazzoletto, un orario ferroviario, un mazzo di carte da gioco. Il terzo giorno provai con un uovo sodo: il guscio risultò sottile ed inconsistente (per carenza di calcio, suppongo), ma albume e tuorlo erano di aspetto e sapore in tutto normali. Ottenni poi una replica soddisfacente di un pacchetto di Nazionali; una scatola di svedesi era apparentemente perfetta, ma i fiammiferi non si accendevano. Una fotografia in bianco e nero diede una copia estremamente sbiadita, per mancanza di argento nel pabulum. Del mio orologio da polso non potei riprodurre che il cinghietto, e l' orologio stesso, da allora, risultò inservibile, per ragioni che non saprei spiegare. Il quarto giorno duplicai alcuni fagioli e piselli freschi e un bulbo di tulipano, dei quali mi ripromettevo di controllare il potere germinativo. Duplicai inoltre un etto di formaggio, una salsiccia, una pagnotta e una pera, e consumai il tutto per colazione senza percepire alcuna differenza dai rispettivi originali. Mi resi conto che era anche possibile riprodurre liquidi, predisponendo nella cella B un recipiente uguale o maggiori di quello che conteneva il modello nella cella A.. Il quinto giorno andai in soffitta, e cercai finché trovai un ragno vivo. Era certamente impossibile riprodurre con precisione oggetti in movimento: perciò tenni il ragno al freddo sul balcone finché fu intorpidito. Poi lo introdussi nel Mimete; dopo un' ora ne ottenni una replica impeccabile. Contrassegnai l' originale con una goccia d' inchiostro, misi i due gemelli in un vaso di vetro, poi questo sul termosifone, e mi posi in attesa. Dopo mezz' ora i due ragni iniziarono simultaneamente a muoversi, e subito presero a lottare. Erano di forza e abilità identiche, e lottarono per più di un' ora senza che alcuno dei due potesse prevalere. allora li separai in due scatole distinte: il giorno dopo entrambi avevano tessuto una tela circolare con quattordici raggi. Il sesto giorno smurai pietra per pietra il muretto del giardino, e trovai una lucertola in letargo. Il suo doppio era esteriormente normale, ma quando lo riportai a temperatura ambiente notai che si muoveva con grande difficoltà. Morì in poche ore, e potei constatare che il suo scheletro era assai debole: in specie le ossa lunghe delle zampette erano flessibili come la gomma. Il settimo giorno mi riposai. Telefonai al signor Simpson, e lo pregai di venire da me senza indugio: gli raccontai le esperienze che avevo eseguito (non quella dei diamanti, naturalmente), e, col tono e col viso più disinvolto che riuscii ad esibire, gli feci alcune domande e proposte. Qual era esattamente la posizione brevettuale del Mimete? Era possibile ottenere dalla NATCA un pabulum più completo? che contenesse, magari in piccola quantità, tutti gli elementi necessari per la vita? Era disponibile un Mimete più grosso, da 5 litri, capace di duplicare un gatto? o da 200 litri, capace di duplicare .... Vidi il signor Simpson impallidire. _ Signore, _ mi disse, _ io ... io non sono disposto a seguirla su questo terreno. Io vendo poeti automatici, macchine calcolatrici, confessori, traduttori e duplicatori, ma credo nell' anima immortale, credo di possederne una, e non la voglio perdere. E neppure voglio collaborare a crearne una con ... coi sistemi che lei ha in animo. Il Mimete è quello che è: una macchina ingegnosa per copiare documenti, e quello che lei mi propone è ... mi scusi, è una porcheria. Non ero preparato ad una reazione così impetuosa da parte del mite signor Simpson, e cercai di indurlo alla ragione: gli dimostrai che il Mimete era qualcosa, era molto di più che un duplicatore per ufficio, e che il fatto che i suoi stessi creatori non se ne rendessero conto poteva essere una fortuna per me e per lui. Insistetti sul duplice aspetto delle sue virtù: quello economico, di creatore d' ordine, e perciò di ricchezza, e quello, dirò così, prometeico, di strumento nuovo e raffinato per l' avanzamento delle nostre conoscenze sui meccanismi vitali. Alla fine accennai anche, velatamente, alla esperienza dei diamanti. Ma fu tutto inutile: il signor Simpson era molto turbato, e sembrava incapace di seguire il senso delle mie parole. In evidente contrasto con il suo interesse di venditore e di funzionario, mi disse che "erano tutte storie", che lui non credeva ad altro che alle notizie stampate sull' opuscolo di presentazione, che a lui non interessavano né le avventure del pensiero né gli affari d' oro, che in ogni modo lui voleva restare fuori di quella faccenda. Mi sembrò che volesse aggiungere altro; ma poi mi salutò seccamente e se ne andò. È sempre doloroso rompere un' amicizia: avevo ferma intenzione di riprendere contatto col signor Simpson, ed ero convinto che una base di accordo, o magari di collaborazione, si sarebbe potuta trovare. Dovevo telefonargli o scrivergli, certo; tuttavia, come purtroppo avviene nei periodi di lavoro intenso, rimandai di giorno in giorno fino ai primi di febbraio, quando trovai fra la mia corrispondenza una circolare della NATCA, accompagnata da un gelido biglietto dell' agenzia di Milano firmato dal signor Simpson in persona: "Si porta a conoscenza della S.V.I. la circolare NATCA che alleghiamo in copia e traduzione". Nessuno mi leva dal capo che sia stato lo stesso signor Simpson a provocarne la diffusione da parte della società, mosso dai suoi sciocchi scrupoli moralistici. Non ne riporto il testo, troppo lungo per queste note, ma la clausola essenziale suona così: "Il Mimete, e così pure tutti i duplicatori NATCA esistenti o a venire, sono prodotti e messi in commercio al solo scopo di riprodurre documenti di ufficio. Le agenzie sono autorizzate a venderli solo a Società commerciali o industriali legalmente costituite, e non a privati. In ogni caso, la vendita di tali modelli avrà luogo solo contro dichiarazione dell' acquirente, in cui egli si impegni a non servirsi dell' apparecchio per: riproduzione di carta moneta, assegni, cambiali, francobolli od altri analoghi oggetti corrispondenti ad un controvalore monetario definito; riproduzione di dipinti, disegni, incisioni, sculture od altre opere d' arte figurativa; riproduzione di piante, animali, esseri umani, sia viventi che defunti, o di parte di essi. La NATCA declina ogni responsabilità circa l' operato dei suoi clienti, o degli utenti a qualsiasi titolo dei suoi apparecchi, in contrasto con le dichiarazioni da essi sottoscritte". È mia opinione che queste limitazioni non gioveranno molto al successo commerciale del Mimete, e non mancherò di farlo osservare al signor Simpson se, come spero, avrò ancora occasione di incontrarlo. È incredibile come persone notoriamente accorte agiscano talora in modo contrario ai propri interessi.
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