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Storie naturali

Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1966 - Categoria: letteratura

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Già ho accennato altrove alla pallida vita culturale di questo paese, tuttora impostata su basi mecenatistiche, ed affidata all' interessamento di persone facoltose, od anche solo di professionisti ed artisti, specialisti e tecnici, che sono pagati piuttosto bene. Particolarmente interessante è la soluzione che è stata proposta, o per dir meglio che si è spontaneamente imposta, per il problema della censura. Verso la fine dello scorso decennio il "bisogno" di censura, per vari motivi, subì in Bitinia un vivace incremento; in pochi anni gli uffici centrali esistenti dovettero raddoppiare gli organici, e quindi stabilire filiali periferiche in tutti o quasi i capoluoghi di provincia. Si incontravano tuttavia crescenti difficoltà nel reclutare il personale necessario: in primo luogo perché il mestiere di censore, come è noto, è difficile e delicato, e quindi comporta una preparazione specifica di cui mancano spesso anche persone altamente qualificate sotto altri aspetti; inoltre, perché l' esercizio della censura, a quanto dimostrano recenti statistiche, non è privo di pericoli. Non voglio qui alludere ai rischi di rappresaglie immediate, che l' efficiente polizia bitiniese ha ridotto a ben poca cosa. Si tratta di altro: accurati studi di medicina del lavoro colà svolti hanno messo in luce una forma specifica di deformazione professionale, assai molesta ed apparentemente irreversibile, che dal suo scopritore è stata denominata "distimia parossistica" o "morbo di Gowelius". Essa si manifesta con un quadro clinico dapprima vago e mal definito, poi, col passare degli anni, con disturbi vari a carico del sensorio (diplopia, turbe dell' olfatto e dell' udito, reattività eccessiva ad esempio ad alcuni colori o sapori), e sfocia di regola, dopo remissioni e ricadute, in gravi anomalie e perversioni psichiche. Come conseguenza, nonostante gli stipendi elevati che venivano offerti, il numero dei candidati ai concorsi statali si è andato rapidamente assottigliando, ed il carico di lavoro dei funzionari di carriera è aumentato in proporzione, fino a raggiungere limiti inauditi. Le pratiche inevase (copioni, partiture, manoscritti, opere figurative, bozze di manifesti) si accumularono in tale misura negli uffici censoriali da bloccare letteralmente non solo gli archivi di fortuna all' uopo predisposti, ma perfino gli atrii, i corridoi, i locali adibiti ai servizi igienici. Fu registrato il caso di un caposezione che fu sepolto da un crollo, e morì soffocato prima che giungessero i soccorsi. Si provvide in un primo tempo con la meccanizzazione. Ogni sede venne dotata di moderni impianti elettronici: essendo io profano in materia, non ne potrei descrivere con esattezza il funzionamento, ma mi è stato detto che la loro memoria magnetica conteneva tre distinti elenchi di vocaboli, hints, plots, topics e sagome di riferimento. Quelli del primo elenco, se riscontrati, venivano automaticamente elisi dall' opera in esame; quelli del secondo comportavano il rifiuto integrale della medesima; quelli del terzo, l' immediato arresto ed impiccagione dell' autore e dell' editore. I risultati furono ottimi per quanto riguarda la mole di lavoro che poteva essere svolto (in pochi giorni i locali degli uffici furono sgomberati), ma assai scadenti sotto l' aspetto qualitativo. Si ebbero casi di evasioni clamorose: "passò" e fu pubblicato, e fu venduto con strepitoso successo, il "Diario di una capinera" di Claire Efrem, opera di valore letterario dubbio ed apertamente immorale, la cui autrice, con artifizi assolutamente elementari e trasparenti, aveva mascherato mediante allusioni e perifrasi tutti i punti lesivi della morale comune del momento. Si assistette per contro al doloroso caso Tuttle: il colonnello Tuttle, illustre critico e storico militare, dovette salire il patibolo perché in un suo volume sulla campagna del Caucaso la parola "reggimento" era comparsa alterata in "reggipento", per un banale refuso in cui tuttavia il centro di censura meccanizzata di Issarvan aveva ravvisato una allusione oscena. Allo stesso tragico destino sfuggì miracolosamente l' autore di un modesto manuale di allevamento del bestiame, che ebbe modo di riparare all' estero e di ricorrere al Consiglio di Stato prima che la sentenza passasse in giudicato. A questi tre episodi, che furono resi di pubblica ragione, se ne devono aggiungere altri numerosissimi di cui corse voce di bocca in bocca, ma che rimasero ufficialmente ignorati perché (come ovvio) la loro notizia cadde a sua volta sotto le forbici della censura. Ne scaturì una situazione di crisi, con diserzione quasi totale delle forze culturali del paese; situazione che, nonostante qualche timido tentativo di rottura, permane tuttora. È però di queste ultime settimane una notizia che dà adito a qualche speranza. Un fisiologo, il cui nome viene tenuto segreto, a conclusione di un suo ampio ciclo di esperienze, ha rivelato in una discussa relazione alcuni aspetti nuovi della psicologia degli animali domestici. Questi, se sottoposti ad un particolare condizionamento, sarebbero in grado non solo di apprendere facili lavori di trasporto e di ordinamento, ma anche di eseguire vere e proprie scelte. Si tratta indubbiamente di un campo vastissimo ed affascinante, dalle possibilità praticamente illimitate: in sostanza, da quanto è stato pubblicato dalla stampa bitiniese fino al momento in cui scrivo, il lavoro censoriale, che nuoce al cervello umano, e che le macchine sbrigano in modo troppo rigido, potrebbe essere affidato con profitto ad animali opportunamente educati. A chi ben guardi, la sconcertante notizia non ha in sé nulla di assurdo: poiché non si tratta, in ultima analisi, che appunto di una scelta. È curioso che, per questo compito, siano stati trovati meno adatti i mammiferi più vicini all' uomo. Cani, scimmie e cavalli, sottoposti al processo di condizionamento, si sarebbero dimostrati cattivi giudici appunto perché troppo intelligenti e sensibili: si comportano, secondo l' anonimo studioso, in modo troppo passionale; reagiscono in modo mal prevedibile a minimi stimoli estranei, peraltro inevitabili in qualsiasi ambiente di lavoro; mostrano strane preferenze, forse congenite e tuttora inesplicate, per alcune categorie mentali; la loro stessa memoria è incontrollabile ed eccessiva; insomma, essi rivelano in queste circostanze un esprit de finesse che ai fini censoriali è senza dubbio dannoso. Risultati sorprendenti si sono invece ottenuti dal comune pollo domestico: tanto che già quattro uffici sperimentali sono stati notoriamente affidati ad équipes di galline, beninteso sotto controllo e sorveglianza di funzionari dalla provata esperienza. Le galline, oltre a tutto facilmente reperibili, e di costo moderato sia come investimento iniziale, sia come manutenzione, sono capaci di scelte rapide e sicure, si attengono scrupolosamente agli schemi mentali che vengono loro imposti, e, dato il loro carattere freddo e tranquillo e la loro memoria evanescente, non vanno soggette a perturbazioni. È opinione diffusa in questi ambienti che entro pochi anni il metodo verrà esteso a tutti gli uffici censoriali del paese. Verificato per censura:

Il versificatore

Storie naturali 1966