La ricerca delle radici
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1981 - Categoria: letteratura
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Schalòm Alechém significa in ebraico "la pace sia con voi"; non è quindi propriamente un nome, bensì il curioso ed allusivo pseudonimo di Schalòm Rabinovic, ebreo ucraino nato nel 1.59, che fu dapprima rabbino e poi commerciante sfortunato, ma che in questo suo itinerario seppe raccogliere una tale somma di esperienze umane da diventare poi il più popolare degli scrittori in lingua yiddisch della sua generazione. Il suo tema è limitato: l' ebraismo orientale alla svolta del secolo, in crisi di transizione dall' isolamento nei villaggi all' integrazione urbana e borghese; ma nel suo microcosmo si riflettono (con colori peculiari) i grandi fermenti moderni, l' illuminismo, il socialismo, il nazionalismo, il naturalismo, l' espressionismo. La storia di Tewje il lattivendolo è il suo capolavoro: ne riporto il primo capitolo, leggermente abbreviato. Siamo nella Russia zarista, agli inizi del '900, in un mondo statico da secoli. Tewje ne fa parte: soffre, ma una lunga esperienza lo ha reso diffidente per i cambiamenti. Si riempie la bocca con parole di rassegnazione, il suo nome (che è la forma yiddisch di Tobia) è quello di un altro giusto che accetta il Male, ma non è un rassegnato. È rivelatrice, ed è un tratto di genio dell' autore, l' istintiva simpatia che, più avanti nel libro, quest' uomo pio proverà per il giovane rivoluzionario che sarà esiliato in Siberia con la sua seconda figlia. A modo suo, Tewje sente la spaccatura che divide il mondo, ed egli stesso è dolorosamente diviso; in quanto ebreo diasporico , il suo destino è la lacerazione. È russo per la vitalità paziente e per l' indifferenza allo spazio e al tempo; è ebreo nella mania talmudica di citare (ma cita quasi sempre a sproposito), e nel puntiglio per le distinzioni ("fra l' uomo e la bestia", "fra il tempio e il bosco"), che è una garbata parodia del divieto mosaico dei "kilàim", i miscugli illeciti. Tewje è un semplice, ma ha un' idea alta e nobile della vita dell' uomo sulla terra; è un sacerdote perché ogni ebreo è un sacerdote, ma insieme calza stivali, beve acquavite, frusta il suo povero cavallo, confitto nella miseria atavica delle campagne russe. Vive da uomo vivo questa sua contraddizione, ci si arrovella intorno, cerca il giusto e il vero col coraggio strenuo dei patriarchi, e in essi, come i personaggi di Thomas Mann, ravvisa se stesso, in una continuità che solo la strage ha troncato. Non c' è più, il loico indomito, il savio arguto ("Dio stesso non può soffrire chi non ha quattrini. E perché? Perché, se Dio amasse il povero, il povero non sarebbe più povero"). Tewje non esiste più: lo hanno ucciso il gas di Auschwitz e i Lager di Stalin.
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