L'altrui mestiere
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1985 - Categoria: letteratura
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Che un pensionato o una pensionata abbiano il diritto e il bisogno di una attività nuova, disinteressata e divertente, è oggi acquisito: ci sono ormai agenzie turistiche, stazioni climatiche e alberghi che lavorano solo per gli anziani. Per gli anziani che intendano sottrarsi a questo larvato sfruttamento, o che non abbiano i mezzi per fruirne, propongo uno sport domestico che ho sperimentato, che non presenta pericoli, non costa quasi nulla ed è alla portata di tutti. Per esercitarlo basta un dizionario; esso consiste nell' andare alla ricerca di quei nomi comuni che erano in origine nomi propri, nomi di persona, e che poi, per qualche motivo, hanno perduto l' iniziale maiuscola. Ma, perché il ritrovamento sia valido, occorre che, nella coscienza di chi parla, il nome proprio originario sia cancellato, sopraffatto dal nome comune finale. Si tratta, insomma, di andare per minuscole, allo stesso modo come si va per funghi. Mi spiego subito con un esempio. Leggendo non so più quale romanzo sono caduto sulla parola siluetta, condannata dai puristi come inutile francesismo, che avevo probabilmente incontrata chissà quante altre volte senza che mi provocasse né curiosità né sintomi di intolleranza. I puristi suggeriscono di sostituirla con sagoma, profilo, contorno, figura; non sono un purista, e se ne avrò l' occasione, o se me la procurerò, scriverò tranquillamente siluetta, o tutt' al più risalirò alla forma francese originaria silhouette, perché il termine mi piace. È una parola che dipinge: è snella e leggera, affusolata (forse perché viene inconsciamente associata al siluro, o al francese sillon?), ed ha tutta l' aria di un grazioso diminutivo femminile, prezioso per descrivere, ad esempio, il corpo di una bagnante adolescente che si staglia contro il cielo tuffandosi da un trampolino. Diminutivo di che cosa? Diminutivo di nulla. Non è un diminutivo, non è femminile che in apparenza, non ha niente a che vedere con siluro né con sillon, e l' iniziale minuscola è un artefatto. Su qualsiasi vecchio "Larousse" si può trovare la vera storia di *étienne de Silhouette, di Limoges, ispettore generale delle dissestate finanze francesi nel 1759. pare che avesse eccellenti intenzioni ma mano pesante: ossessionato dall' austerità, emanò decreti talmente frettolosi e cervellotici da rendersi subito impopolare, tanto che il re lo esonerò dal suo incarico solo pochi mesi dopo averglielo affidato; forse anche perché l' incauto funzionario aveva proposto di ridurre gli stessi appannaggi della famiglia reale. Di lui si occuparono i fogli satirici, e su lui si coniarono barzellette, proverbi e modi di dire. Si cominciò col definire "fatto à la Silhouette" qualunque decreto approssimativo, goffo o sciocco; poi si designò così qualunque oggetto male adatto alla sua funzione o disegnato con troppa parsimonia, e si dissero in specie "fatti à la Silhouette" i ritratti ridotti al solo contorno. Si finì col chiamare silhouette il contorno stesso, e per questa lunga via, persa per tutti i secoli l' iniziale maiuscola, l' ispettore passò paradossalmente alla storia non già a dispetto della sua balordaggine, ma grazie ad essa. Tuttavia, non c' è dubbio che se il suo nome fosse stato meno elegante questa evoluzione sarebbe stata diversa o sarebbe finita prima. Non è questo il solo caso in cui la minuscola viene a perpetuare una fama negativa: viene detto correntemente un quisling chi collabora con l' oppressore del proprio paese offrendoglisi come governatore, e così verrà detto ancora quando nessuno ricorderà più Vidkum Quisling, il traditore norvegese della seconda guerra mondiale. Ma di regola la perdita della maiuscola iniziale è un omaggio alle virtù o all' ingegno del titolare. I mecenati di ogni tempo e luogo mantengono viva da quasi due millenni la fama di Mecenate, il dotto amico di Orazio e Virgilio. Per tutte le massaie del mondo, il nome di Justus von Liebig, famoso e versatile chimico tedesco, è legato all' estratto di carne, di cui è addirittura diventato sinonimo: il lièbig è nome comune di cosa. Il fatto non è privo d' ironia: Liebig fu un pioniere in tutti i campi della chimica pura ed applicata; è certamente uno dei padri fondatori della chimica moderna; eppure il suo nome va associato al suo unico successo di natura commerciale, anzi, poco meno che speculativa: in realtà, per ottenere l' estratto di carne dalla carne occorrono piuttosto capitali che spirito inventivo o dottrina. Del resto, i manuali del mio mestiere precedente brulicano di nomi già propri ed ora comuni, o usati come comuni: il kipp, il bunsen, il buchner, il soxhlet, oggetti ingegnosi nati nei laboratori chimici del secolo scorso, che godono della dignitosa semi-eternità che è stata negata ai loro inventori. Chi ricorda più il professor Soxhlet, chimico medico e filosofo moravo? È cenere da più di mezzo secolo, ma il geniale estrattore da lui ideato ("il soxhlet") lavora ancora oggi in tutti i laboratori, con quel suo ritmo lento, intermittente e silenzioso che lo fa simile ad un organo del nostro corpo. Ho provato, lo accennavo prima, il palpito allegro di chi trova un bel porcino quando ho appreso che i derrick, cioè quei tralicci metallici che servono a perforare il terreno per trovare ed estrarre il petrolio, traggono il loro nome da quello del signor Derryck, boia a Londra nel Cinquecento: era innamorato del suo mestiere, ed aveva inventato una forca di modello nuovo, in traliccio, alta e snella, che si vedesse bene di lontano. Questa trouvaille mi ha affascinato a tal punto che, in uno dei miei libri, le ho costruito intorno una storia. Il caso è significativamente parallelo a quello della ghigliottina, inventata dal dottor Guillotin, a quello dei fucili chassepot ed a molti altri: in ogni tempo gli strumenti per uccidere tendono a rinnovarsi ed a perfezionarsi. Un altro bel fungo, seppure più evanescente degli altri citati, è la Maria del bagno-maria: si vuole che l' inventrice del bagno sia stata la prima alchimista della storia, niente meno che Maria, ossia Miriam, la profetessa sorella di Mosè. Pochi francesi sanno che la poubelle, il bidone per le immondizie, eterna il nome del signor Poubelle, il prefetto che la inventò nel secolo scorso. In Italia, un certo tipo di scala, montata su un carrello e suddivisa in tronconi telescopici che si possono sfilare l' uno dall' altro mediante un argano, si chiama scala-porta, o anche, curiosamente, vedova-porta. Questi nomi non alludono al fatto che la scala è portatile, bensì ricordano (o dovrebbero ricordare) il signor Porta che la ideò cent' anni fa, e la sua vedova che ne detenne a lungo il brevetto; ma anche in questo caso, se il signor Porta avesse avuto in sorte un cognome meno appropriato non avrebbe avuto la ventura di perdere la maiuscola, e probabilmente la sua scala sarebbe stata battezzata ufficialmente con un nome pseudogreco dalle molte sillabe, come scala periplanetica o anaptittica.
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