L'altrui mestiere
Autore: Levi, Primo - Editore: - Anno: 1985 - Categoria: letteratura
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L' italiano, si usa ripetere da molto tempo, è una lingua ricca e nobile, ed insieme rigida ed impermeabile, restia ad accogliere voci nuove per le cose nuove. Ma da centocinquant' anni ad oggi, ed oggi con frequenza vertiginosa, cose nuove in numero sempre maggiore salgono sopra l' orizzonte, entrano nella vita quotidiana, e devono essere battezzate ed omologate. In massima parte, le cose e le idee nuove provengono dal mondo della scienza e della tecnica; ora, nel nostro paese pare manchi la fantasia semplificatrice degli anglosassoni, bravissimi a condensare concetti complessi in una sola parola attinta al linguaggio comune (jet, clutch, gear, kit, bit, il recente big-bang), o magari a coniare monosillabi estremamente pregnanti che diventano rapidamente d' uso universale. A tale scopo vengono messi in opera i procedimenti linguistici più spregiudicati: analogie, metafore, onomatopee, ecc.. Un esempio ben noto è smog, la nebbia urbana provocata dai fumi industriali o domestici, che è stato creato fondendo insieme i termini dei suoi componenti (smoke e fog): le parole ottenute così, che in inglese non sono poche, si chiamano portmanteau-words, parole-portamantello, alludendo a quelle valige destinate a contenere abiti, e che si aprono in due metà simmetriche. Di alcune si conosce l' atto di nascita: galumph, che significa galoppare (gallop) in trionfo (triumph) è stato coniato da Lewis Carroll, il famoso autore di "Alice nel paese delle meraviglie". Invece da noi (ma non solo da noi) le cose vanno diversamente. Proseguendo pesantemente e senza discrezione l' indirizzo umanistico, ricorriamo per le cose nuove alle lingue vecchie, al latino e al greco. Ora, non pare che i risultati siano sempre bene accetti agli utenti, cioè a tutti coloro che parlano; i quali si trovano di fronte a vocaboli palesemente "innaturali", imposti dall' alto, prefabbricati, troppo lunghi e poco chiari, privi di qualsiasi suggestione di analogia, spesso carichi invece di suggestioni ed analogie false. A giudicare dagli effetti, noti a chiunque abbia frequentato un ambulatorio o un laboratorio chimico o un' officina, appare evidente la ripugnanza con cui l' uomo parlante accoglie le parole che è costretto ad usare ma che gli giungono nuove. Esse rappresentano per lui dei veri corpi estranei, intrusi a forza nella sua lingua o nel suo dialetto, e il forzato utente cerca inconsciamente di aggiustarli: si comporta insomma come l' ostrica, che, inseminata con un granello di sabbia a spigoli aguzzi, non lo tollera e lo espelle, oppure lo rigira, lo cova, lo liscia, e a poco a poco ne fa una perla. Tipicamente, il parlante si sforza di ricostruire il "vero" significato della parola deformandola più o meno profondamente: questo fenomeno, la cosiddetta falsa etimologia o etimologia popolare, è un meccanismo onorato dal tempo, presente in tutte le lingue, illustrato da esempi antichi (melancolia, cioè "bile nera", alterato in malinconia per falso accostamento a "male"), da dozzine di altri splendidi, golosamente acchiappati al volo da Giuseppe Gioacchino Belli (brodomedico per protomedico, mormoriale per memoriale, formicare per fornicare, sgrassazione per grassazione), fino ai più recenti, che ogni giorno nascono intorno a noi o addirittura dentro ciascuno di noi. Di questi, alcuni sono di umile estrazione, e comportano una elaborazione inconscia ovvia ed elementare; altri sono più arditi, ed attestano associazioni ad un livello più alto; altri, infine, contengono un lampo di poesia, o di sarcasmo, o di riso. Riflettario, mobildeno, "acqua portabile" sono di origine artigiana e scaturiscono da puro buon senso. Riflettario (per refrattario all' azione della fiamma) è talmente appropriato, ad esempio nei forni a riverbero, che potrebbe essere tranquillamente adottato, e forse lo sarà. Mobildeno (per molibdeno) risente di mobile, dato l' uso del metallo negli acciai speciali, e del ribrezzo del parlante italiano per l' accostamento bd che gli sembra da rettificare. L' acqua portabile contiene un implicito atto d' accusa contro i violentatori del linguaggio. Dal momento che il verbo latino potare ("bere") in italiano non esiste più, perché la burocrazia del secolo scorso ha riesumato questo termine astruso, ignoto ai classici, di origine alchimistica ("aurum potabile")? Non bastava "acqua da bere", che era anche più corto? Di qui l' incomprensione e la non insensata correzione: l' acqua portabile è quella che ti viene portata a domicilio dalle condutture, senza alcuno tuo sforzo. Spesso, e soprattutto quando si tratta di parole di pertinenza della medicina, il neologismo rifiutato reca una forte carica affettiva, di ribrezzo ancora, ma non più per la parola, bensì per la cosa; o di sfiducia, o d' irrisione. Molti di questi termini "sbagliati" rispecchiano una situazione tipica: quella del paziente a bocca aperta davanti al medico che parla difficile, come Don Abbondio e come il dottor Azzeccagarbugli, e poi si fa anche pagare; ed è inevitabile il sospetto che parli difficile apposta, per mascherare la sua ignoranza ed impotenza, per cui il pagare è un di più, un qualcosa di non dovuto. In fondo, chi soffre è lui, il paziente, e non l' oracolo incomprensibile; l' indennizzo, il prezzo del dolore, spetterebbe a lui. "Raggi ultraviolenti". La deformazione allude ai noti effetti di una esposizione troppo prolungata; inoltre, non sono affatto violetti. Puz, in luogo di pus, si spiega dolorosamente da sé. "Iniezioni indovinose": perché bisogna indovinare la vena, e non sempre ci si riesce al primo colpo; e si deve ricordare a questo proposito che nel linguaggio corrente "diagnosticare" viene reso con "indovinare la malattia", e che il medico viene sentito come un indovino. Intercolite (per enterocolite) sembra contenere un concetto assai diffuso ed arcaico di patogenesi, secondo cui ogni malattia è una confusione, un miscuglio, una intercomunicazione aberrante di fluidi che dovrebbero stare separati: la bile nel sangue, il sangue nelle urine e così via. Allo stesso modello, naturalmente a livello subconscio, è da ricondurre mescolazioni. Il verme solitario viene spesso detto salutario o sanitario, perché appare più sensato ricollegarlo al concetto di salute che non a quello della sua solitudine: da una logica analoga è nato il termine "tifo pidocchiale" (in luogo di petecchiale: le petecchie sono gli esantemi caratteristici della malattia), perché esso viene diffuso attraverso i pidocchi degli abiti. Flautolenze, comunissimo, contiene una movenza di comicità insieme crassa e sottile, sconcia ed innocente. Si direbbe opera non collettiva e anonima, ma di un poeta arguto e strambo. I "dolori areonautici" alludono alla nota influenza delle condizioni atmosferiche sui reumatismi (meno chiara è la forma gemella "dolori aromatici"). È evidente il sigillo del rifiuto in "tintura d' odio". Analoghi rifiuti si ravvisano in molti termini della chimica, che designano sostanze nocive o ritenute tali: "cloruro demonio" per "cloruro d' ammonio", stelerato per stearato. Allo stesso modo, al tempo delle Crociate, il nome di Maometto, il gran nemico della Cristianità, era stato distorto in Malcometto, e nel tardo Cinquecento le pestilenze erano popolarmente dette pistolenze, quasi ravvisandovi la nocività di un' arma. Ritornando alla chimica, in bacalite è evidente l' accostamento fra la veterana delle materie plastiche, rigida giallastra e puzzolente, e il pesce di poco prezzo, talmente irrigidito dal sale di cui è imbevuto da meritarsi il nome di "pesce bastone" (Stockfisch in tedesco, da cui, ancora per etimologia popolare, ed insistendo sulla rigidità, è venuto l' italiano stoccafisso). Si noti del resto l' espressione stereotipa "duro come un baccalà". Leprite sta per iprite, l' aggressivo chimico collaudato ad Ypres nella prima guerra mondiale. Il termine non avrebbe potuto nascere nell' Italia del nord, dove sia l' iprite sia la lebbra si conoscono solo di nome. È stato coniato negli anni '30 in una fabbrica degli Abruzzi, dove veniva segretamente prodotta questa sinistra sostanza, e dove la memoria dell' altrettanto sinistra malattia, che dà luogo a piaghe vagamente simili, non è ancora spenta. In alcune miniere del Canavese, la pirite si chiama perite. Si noti che in piemontese "pera" vale "pietra": anche la pirite, con tutto il suo falso splendore che la rende simile all' oro, non è che una pietra. Adelaide, per aldeide, è un esempio curioso, perché, a differenza da tutti quelli citati finora, sembra nato da un errore di lettura anziché di ascolto. Ma si direbbe che contro il termine aldeide esista una sorta di ostilità preconcetta, dovuta forse al suo suono inconsueto e poco italiano: in una fabbrica in cui ho lavorato a lungo, la formaldeide (aldeide formica) veniva correntemente chiamata "Forma Dei", splendido termine dal sapore teologico. Ancora ad un errore di lettura è dovuta la distorsione di Prosérpina in Prosperìna: in effetti, la fanciulla rappresentata negli affreschi è rosea e prosperosa, e non ha nulla che ricordi una serpe. Lo spostamento dell' accento dimostra che il cicerone che così pronunciava il nome della dea lo aveva letto male su qualche trattato, e non lo aveva mai sentito pronunciare da altri. Anche bestemmia è frutto di falsa etimologia. È stato ricavato dal latino e greco blasfemia, che vale press' a poco ingiuria, per trasparente accostamento con bestia, trattandosi di un' azione ritenuta più degna della bestia che dell' uomo. "Lingua sinistrata" (per salmistrata) non si sente ormai più dire: è del tempo di guerra, ed esprime la diffidenza per gli scatolami autarchici allora reperibili. "Aria congestionata" è più recente, ed esso pure è frutto di un atteggiamento di rigetto per le diavolerie del progresso in blocco, gli architetti innovatori, le case con troppi piani e le finestre che non si aprono. Concedenza sta per coincidenza (ferroviaria). La coincidenza fra l' arrivo di un convoglio e la partenza di un altro viene garantita in termini enigmatici dall' orario delle ferrovie. Spesso manca: perciò, quando è rispettata, è un dono del destino, una benevola concessione. In anellina, anitrina, borotalcol non c' è rifiuto, ma semplicemente il tentativo di interpretarli accostandoli al termine italiano più prossimo: stanno, rispettivamente, per anilina, anidride e borotalco. Sanguis è pressoché universale per "sandwich", tramezzino per i puristi. Il tramezzino ha poco a che vedere col sangue (forse attraverso "bistecca al sangue"), ma nulla con le sillabe ruvide che compongono il nome del suo inventore, Lord Sandwich, che, secondo la leggenda, era talmente ossesso dal gioco delle carte che non dormiva mai, e mangiava solo tramezzini continuando a giocare con la mano libera. Del resto, la "rettifica" di parole straniere è fenomeno comunissimo in tutte le lingue. Il nome latino di Milano, Mediolanum, e cioè (probabilmente) "in mezzo al piano", non fu compreso dagli invasori di stirpe e lingua germanica, e venne rettificato in Mailand, ossia "terra di maggio", gentile termine che i tedeschi hanno conservato. Nel Cinquecento, davanti al termine italiano partigiana (un tipo di pugnale) i francesi non hanno esitato a mutarlo in pertuisane accostandolo a pertuis, pertugio, dal momento che un pugnale è fatto per perforare. Ancora in Francia, il nome tedesco del cavolo acido, Sauerkraut, data la nota tendenza francese a pronunciare le parole straniere secondo la loro propria fonetica, è stato pronunciato press' a poco come sorcròt; ma poiché si trattava pur sempre di cavolo, quest' ultimo nome è stato distorto in choucroûte, cioè letteralmente "cavolocrosta", benché di crosta non abbia traccia. Non so se Defoe conoscesse l' italiano o lo spagnolo certo attribuisce l' ignoranza delle due lingue al suo eroe Robinson, a cui fa scrivere runagate in luogo di renegade (parola, appunto, di origine italiana e spagnola): ora, ad un orecchio inglese runagate viene a dire qualcosa come "scappa al cancello". Il "vero" senso del termine è così ristabilito. Viturinari e fastudi, per veterinario e fastidio, sono ingegnosi tentativi del dialetto piemontese di dare un senso a due termini poco intelligibili, accostandoli rispettivamente a vettura e a studio: coi quali, secondo le etimologie accertate, non hanno nulla a che vedere. Vorrei ricordare infine, che Mauthausen, il nome del tristo Lager, in Italia suona esclusivamente come Matàusen, probabilmente per accostamento con mattatoio; e che nel non dimenticato memoriale di Piero Caleffi, "Si fa presto a dire fame", si racconta che il termine Stubendienst, "(addetto al) servizio di camerata", dagli italiani che non conoscevano il tedesco veniva italianizzato in stupidino o stupendino.
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