Penombre
Autore: Praga, Emilio - Editore: - Anno: 1864 - Categoria: letteratura
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Tandis que, la tête inclinée, nous nous perdons en tristes voeux, le souffle de la destinée frissonne à travers nos cheveux. V. Hugo. Vorrei farmi carnefice, vorrei farmi becchino per lacerarti, o secolo, quel manto d'arlecchino; e sul tuo muto Golgota cacciarti col tuo Dio, e imprecarti l'oblìo dei posteri e del sol. Tu che inceppasti il fulmine, prosa lanciando in cielo, sicché alle stelle vergini hai lacerato il velo; tu che, buffon, le numeri, e batti la misura, mentre per l'aria pura movono a danza il vol, ov'è il tuo cielo? il Satana ov'è per cui bestemmi? Qual raggio il folto illumina bosco de' tuoi dilemmi? E le tue muse ?...attendono forse, per ricantare, che poggi il mobiliare una cima immortal? Tuo forse è il Dio cui volano il paternostro e l'ave, culle derise e sucide di coscienze ignave? Tra i fili del telegrafo, col fischio del vapore, ti sparvero dal cuore l'ostia e il confessional! Bella commedia!...e trassero in clinica Maria, e alle genti bandirono, dogmatica autopsia - Olà, madama è vergine! - Essi l'avean violata, e la folla beata osanna al ciel mugghiò. Tu, tu, fatal pontefice, vecchio dal cor di bronzo, tu, mitrata putredine, sognante un'orbe gonzo, tu i vivi agghiacci, e i posteri travolgi a ignoto abisso: brandisti il crocefisso e la fede crollò. - O musa! a questo pallido tuo giovane poeta, o eterna dea, tu mormori il nome della meta; tu di Corani e Bibbie sdegni la inutil scola, tu parli la parola del bello e dell'amor. Ma vedi? è solitaria, vana la nostra gioia, il nostro salmo il secolo delle macchine annoia; cantiamo in ritmo algebrico del Cenisio le porte, cantiamo: o Roma o morte Tribuni o senator Forse se ha senso pratico o di attualità, forse se, posto in musica, al volgo piacer…, le vecchie note, o vergine, le troveranno ammodo, e ci diran sul sodo: - Bene, bene davver! - A1di là dei comignoli se tentiam batter l'ali, potrem fra noi benissimo dichiararci immortali, ma ricontando cedole e buoni el Tesoro, brontoleran fra loro: - E’ linguaggio stranier! - Musa! le notti volano quando vieni in famiglia; già la lucerna è pallida e la città sbadiglia... io stanco sono...oh il fulgido sole che spunta adesso, quello è sempre lo stesso da quando in cielo entrò! E a noi mutar coi secoli è legge e forma e ingegno; or giganti magnanimi, or fantocci di legno; poc'anzi io stesso un angelo, presto un verme dormente, una preda del niente, un uom che vaneggiò! Bando al livor...Crisalide forse è la nostra etade; già crolla il seggio ai despoti, e la maschera cade; già all'orizzonte tremola forse la grande aurora... dalla profonda gora la farfalla uscirà! Musa, quel dì la lapide peserà sul poeta: ma tu, prona al mio tumulo, di serti e incensi lieta: " Nei mesti giorni un tenero amante ci fu! " dirai, e l'orgoglio il mio scheletro a ritentar verrà!
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